Vocabolario Arc. Delpini - Parrocchia Santi Fermo e Rustico - Cusago - Parrocchia di Cusago Santi Fermo e Rustico

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Mario Delpini
“Padre nostro che sei nei cieli, concedi alla nostra Chiesa di essere libera, lieta, unita.”
(Mario Delpini - Arcivescovo di Milano)
Domenica 9 Agosto 2020

"Distrarre"

La predica è una cosa importante per don Franco. L’ha detto anche il Papa, l’ha detto anche il vescovo. Don Franco ne è più che convinto. La prepara con cura e studiando e pregando, al mattino presto, quando il telefono è tranquillo. C’è anche da dire che don Franco predica bene, è originale, brillante, incisivo. E spesso riceve apprezzamenti e complimenti. Non diciamo che se ne vanti, ma, insomma, gli fa piacere.
Capita però che in prima fila si sieda la Pinuccia. La Pinuccia, dopo la prima frase della predica, comincia a sfogliare il libro dei canti, perché è incaricata di intonare il canto dopo il Vangelo. Capita poi che nell’altra panca ci sia il Pino. Il Pino, dopo il primo minuto, estrae il cellulare e controlla i messaggi ricevuti.
Capita che sulla seconda panca si installi il Peppino. Il Peppino è un brav’uomo, ma dopo qualche secondo, chiunque sia il predicatore, inevitabilmente comincia a ciondolare la testa, per una invincibile sonnolenza.
Capita che alla Pina una frase di don Franco, o qualsiasi altra cosa, faccia sorgere un pensiero che non riesce a tenere per sé e che deve necessariamente confidare all’amica seduta accanto e la confidenza si prolunga per tutta la predica.
La Peppa poi, non si sa perché, visto che non ha niente da fare, ogni tre minuti deve guardare l’orologio.
Don Franco predica volentieri, si è preparato bene, è convinto che la gran parte dei presenti segua con attenzione e aspetti una parola buona e vera. Ma quando si radunano la Pinuccia, il Pino, il Peppino, la Pina e la Peppa don Franco perde il filo e la voglia. Non so se si può dargli torto. Certo rimane male quando alla fine della Messa qualcuno gli dice: «Che cosa aveva oggi? Mi è sembrato un po’ confuso e nervoso mentre predicava...».
Domenica 2 Agosto 2020

"Deprimersi"

Il papà di Marco fa un tifo così scalmanato prima, durante e dopo le partite del figlio che Marco si è convinto che le sue vittorie siano la cosa più importante della vita. Il fatto è che la squadra di Marco spesso perde e lui non è un campione. Si sente perciò una delusione per suo papà. E si deprime.
Le amiche di Colette si confidano su tutto, si mandano messaggi ogni minuto, ma l’argomento più ricorrente è come si diventi una bella donna. Si scrivono di centimetri, si scambiano foto di modelle, discutono di trucchi e di pettinature, di pantaloni e di tatuaggi. Tanto che Colette si è convinta che la cosa più importante per una ragazza della sua età sia la bellezza. Il fatto è che Colette non è una modella. E si deprime.
Siccome la mamma di Kevin è una professoressa, si immagina che Kevin sia un genio e se non riesce a risolvere i problemi di matematica la colpa deve essere di quell’antipatica della collega che non sa spiegare. Ogni insufficienza è una tragedia, ogni nuovo argomento di matematica è un tormento. Il fatto è che Kevin non è un genio e lui sa che la colpa non è della prof. E si deprime.
Gli idoli del successo sportivo o scolastico o estetico sono esigenti e i loro adoratori sono spesso indotti in depressione. Per i ragazzi depressi sovrabbondano i rimedi: c’è la psicologa che è tanto brava, c’è quella pastiglia che è tanto efficace, c’è la birra che tiene allegri, c’è la compagnia del fumo che “ti diverte un sacco”.
Il giorno dopo, però, i ragazzi depressi sono più depressi di prima.
Non sarà per caso che sia saggia quella parola che consiglia a costruire la casa sulla roccia?
E se si insegnasse ai ragazzi a pregare come ha insegnato Gesù?

Domenica 26 Luglio 2020

"Correggere"

Solo il correttore automatico può agire indisturbato, senza suscitare indignazione, rabbia, insofferenza, reazioni aggressive. E pensare che spesso il correttore automatico corregge le cose giuste e nel testo restano sciocchezze e storpiature!
Invece la maestra Rosa, se si azzarda a correggere il comportamento di Riccardo che è maleducato e non lascia in pace i vicini di banco, sa già che in giornata l’aspetta una visita o una telefonata del papà o della mamma per protestare: «Non si permetta più di insultare il mio Riccardo dicendo che è maleducato! Mai più!».
E se la catechista Giusy, esasperata dalla vivacità indisciplinata di Alberto, lo “manda dal don” e minaccia di non ammetterlo alla Cresima, è certo che la mamma di Alberto l’aspetta all’uscita e la insulta: «Se lei non sa fare il catechismo, cambi mestiere, ma non faccia piangere il mio Alberto!».
Se poi don Franco richiama i quattro sfaccendati che bivaccano sulla panchina del parco tra birre e sigarette e li invita a combinare qualche cosa prima di sera, «con tutto il bene che c’è da fare e con tutto il tempo che avete», non è sicuro che la passi liscia. A ogni modo si può star certi che non lo saluteranno con parole gentili. Se poi ne facesse parola a qualche genitore, si sentirebbe rispondere: «Cosa vuole, sono ragazzi!».
Tuttavia la maestra Rosa, la catechista Giusy e il don Franco, per quanto possono non smettono di rendersi impopolari insistendo nel correggere chi sbaglia. Hanno infatti imparato che anche “ammonire i peccatori” è un’opera di misericordia, per quanto sia la più impopolare e la meno praticata.
Domenica 19 Luglio 2020

"Consolare"

Non si discutono né la buona volontà né le buone intenzioni della Luigia detta “gazzettino”. Da quando è in pensione si fa carico di un “ministero di consolazione”. Appena viene a sapere di un malato dimesso dall’ospedale e chiuso in casa per la convalescenza, o di un anziano che non esce di casa per timore del freddo e degli acciacchi, Luigia “gazzettino” si precipita a consolare. Luigia “gazzettino” è informata su tutto e su tutti.
Il suo modo di consolare, però, è spesso un po’ sconcertante. Quando la Maria confida: «Ho mal di testa, oggi» la Luigia attacca: «Oh, non me ne parli! Soffro di mal di testa da dieci anni: e con tutte le medicine che prendo non c’è rimedio. Mi tocca tenermi il mio mal di testa!». E così la Maria, che cercava un po’ di comprensione, si trova a dover consolare la Luigia e a compatirla.
La Teresa si lamenta perché il figlio viene di rado a trovarla. Allora la Luigia “gazzettino” fa la recensione di tutte le situazioni del paese: «...e pensi che la mia vicina di casa ha cinque figli e l’hanno messa al ricovero! Ah che gente!». E la Teresa, che voleva confidare una tristezza, deve riconoscere di essere, al confronto, addirittura fortunata.
«Mi è capitata grossa - racconta la nonna Pina -, mio nipote ha fatto un incidente con il motorino che gli ho regalato io: ne avrà per due mesi!». A Luigia “gazzettino” non sembra vero di poter fare un riepilogo di tutti gli incidenti della provincia, di morti tragiche e di danni irreparabili, per concludere: «A tuo nipote è andata ancora bene, cara nonna Pina!». Cosi che alla nonna Pina sembra d’aver detto una sciocchezza.
Insomma alcuni sostengono - ma certo esagerano - che in paese ci siano di quelli che cercano di non ammalarsi per evitare la visita di Luigia “gazzettino”.
Domenica 12 Luglio 2020

"Collaborare"

Il sacrista Peppino ha già la sua età e si lamenta: «Qui nessuno che dia una mano! Tutti pronti a parlare e a criticare, ma quando c‘è da lavorare hanno sempre scuse. Finite le feste, a sistemare le cose resta il Peppino sacrista e buona sera». Il Giovanni neo pensionato è rimasto impressionato dall’amarezza del Peppino e si è fatto avanti. «Ah, bene, bene!» ha dichiarato il Peppino. Ma poi non andava bene niente: «No, non è così che si fa! No, quei busti non vanno messi lì! No, non adesso, ma dopo la terza di luglio!». Insomma Peppino sacrista s’è messo in mente che Giovanni voleva portargli via il posto. La collaborazione è finita dopo qualche settimana: «Meglio che me ne stia a casa con i nipotini - ragionava  Giovanni - se devo essere un fastidio, invece che un aiuto!».
«Non ne posso più - confida al vescovo il don Luigi - passo più tempo nelle pratiche amministrative che nel ministero pastorale: tutti questi adempimenti, permessi, lungaggini, burocrazie!». «Ponemmo nominarti un segretario amministrativo» propone il ve­scovo. «Buona idea! Però non voglio correre rischi: la firma non gliela do. E che non abbia la procura per trattare con i fornitori. In curia è meglio che ci vada io, altrimenti non ti ricevono nemmeno. Il commercialista poi è mio nipote e quindi faccio io: è più semplice!». «Ma tu vuoi un aiuto o un soprammobile?» commenta il vescovo.
In effetti i turni al bar sono un po’ pesanti. Perciò il don Marco ha pensato di affiancare alla Martina la Teresina. Ma la Martina, che pure aveva tanto lamentato d’essere stanca, quando arrivava lei Teresina riprende vigore e commenta: «No, il caffè che fa non è buono».
Il saggio potrebbe commentare: «Se vuoi che entri in casa tua un collaboratore, almeno apri la porta!».
Domenica 05 Luglio 2020

"Adorare"
 
Non si era mai visto Marco dare via un euro.
Non lo commuovevano né i mendicanti che incrociava mentre andava all’università né degnava di uno sguardo l’incaricato di raccogliere le offerte durante la Messa. Tanto meno prestava orecchio agli appelli per raccolte fondi per disgrazie planetarie e nazionali. Ma per il concerto si ritenne addirittura fortunato di sborsare i suoi 80 euro.
Marco era impaziente. Non sopportava di aspettare: se c’era coda per svolgere una pratica allo sportello del comune o alla segreteria dell’università si innervosiva fino all’esasperazione.
Ma per entrare nello stadio si inserì nella folla che aspettava e trovò persino divertente fare conoscenze tra gli altri esaltati in attesa.
In genere era piuttosto un “orso”: non salutava nessuno, non esprimeva emozioni, non aveva tempo da dedicare al fratellino o alla nonna. Ma nella massa vociante e plaudente sembrava trasformato: gridava, fischiava, ballava, e gli uscivano dalla bocca parole che non avrebbe osato ripetere altrove.
Amici e parenti credevano che Marco non avesse interessi: un ragazzo amorfo, né buono né cattivo. Ma nella cerchia ristretta dei fans di quella band disquisiva e litigava, sdottorava e puntualizzava come se ci fossero questioni di vita o di morte.
Finito il concerto tornò a casa a un orario impossibile con mezzi di fortuna, si buttò sul letto spossato con la persuasione di aver avuto il privilegio di partecipare a un evento memorabile: aveva adorato il suo idolo!
La differenza tra l’idolo e Dio consiste nel fatto che l’idolo ti sfrutta, ti chiede sacrifici, ti porta via soldi, tempo, pensieri ed energia. Dio invece ti libera, ti dona, si offre in sacrificio per te. Pensaci, Marco!
Parrocchia SS. Fermo Rustico Cusago - C.F.: 80063510152
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