Una Lettera da don Bruno - Parrocchia Santi Fermo e Rustico - Cusago - Parrocchia di Cusago Santi Fermo e Rustico

Parrocchia di Cusago
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Don Bruno
“Al di fuori della misericordia di Dio non c'è nessun'altra fonte di speranza per gli esseri umani.”
(San Giovanni Paolo II)
   Anno 2022 - "Una Lettera da don Bruno"
Lettera di don Bruno del 19 Giugno 2022

Carissime e Carissimi,
 
Questa lettera conclude il percorso compiuto insieme nell’anno pastorale 2021-2022.
 
Con la festa del Corpus Domini, entriamo nel tempo delle vacanze e anche il  nostro settimanale riduce  la  sua pubblicazione per riprendere alla fine di agosto, così da iniziare  insieme, il nuovo anno pastorale, ricevendo dal nostro vescovo,  la  nuova  lettera pastorale che  ci accompagnerà nel nostro nuovo cammino di comunità.
 
Vorrei, prima di tutto ringraziare il Signore, per il dono che ci ha fatto di don Francesco, bella è stata la giornata vissuta insieme a tante persone che si sono unite alla nostra Comunità nella condivisione della Festa.
 
Pensando a lui, mi è tornata alla mente una delle tante immagini di montagna, quando, sul cammino roccioso solitario, piantata in un po’ di terra una stella alpina, tutto attorno era roccia ma era bastata un piccolo avvallamento con un po’ di terra, perché potesse nascere un fiore.
 
Grazie a don Francesco per la testimonianza che ci ha donato e a lui auguriamo di ricevere, il 23 Giugno, la nuova destinazione dove possa vivere, gioiosamente e con entusiasmo, il proprio ministero trovando una comunità viva e coinvolta.
 
Sabato 28 giugno avremo la gioia di avere tra noi, per la celebrazione  delle ore 18:00,  un altro sacerdote novello: don Massimo Locatelli che è  stato nella nostra parrocchia come seminarista durante la presenza di don Germano.  Si tratta del prete novello più anziano, come età, ma giovane nel cuore.
 
Cercheremo di condividere con lui l’inizio del ministero nel luogo che gli verrà comunicato dall’Arcivescovo.
 
La prima novità di questo tempo, è il cambiamento degli orari delle Sante Messe che tengono presente la  diminuzione dei  fedeli  nel periodo estivo, e anche l’assenza dei sacerdoti per determinati intervalli.
 
Da lunedì 20 giugno, fino alla fine di Agosto, quelle poche persone che saranno a casa, dovranno adattarsi alle variazioni. Si riprenderà l’orario consueto alla fine di Agosto.
 
Continua l’esperienza dell’Oratorio Feriale e, dopo le quattro settimane, un gruppetto di 40 ragazzi  e adulti  vivranno  una esperienza a Santa Caterina Valfurva.
 
Intanto ringrazio i miei collaboratori per il settimanale e ci risentiremo con la mia lettera l’ultima settimana di Agosto.    
 
Buona Vacanza
 
Don Bruno
Lettera di don Bruno del 12 Giugno 2022

Quando ero seminarista le ordinazioni sacerdotali dei “fratelli diaconi” segnavano la fine degli esami e il ritorno alle relative parrocchie di origine, per immergerci subito nel ritmo sfrenato dell’oratorio feriale.
Dalle ore del mattino, che veniva aperto dalla partecipazione alla Santa Messa, poi al tempo del gioco, fino allo stare insieme la sera quando con l’arrivo dell’ora di cena, mamma mi chiamava dal balcone.
Tornano ogni tanto alla memoria quei giorni spensierati, quei ricordi di giornate senza cellulare, scandite solo dal suono delle campane e dalla voce del don che ricordava gli appuntamenti della giornata.
Allora, erano rigorosamente oratori divisi: i maschi in oratorio e le ragazze negli ambienti della scuola materna insieme alle suore.
Solo nei primi anni di sacerdozio, ho incontrato la realtà dell’oratorio misto, un po’ per mancanza di spazi sufficienti ad accogliere una presenza numerosa di ragazzi e ragazze, un po’ perché piaceva quella condivisione che ormai era presente in diversi oratori.
Poi, la tradizione si è allargata fino a diventare quella di oggi che viviamo nei nostri oratori spesso svuotati se non in occasione di qualche evento particolare.
Anche quest’anno siamo alla vigilia di quel tempo d’insieme che la parrocchia propone per alcune settimane con l’aiuto di educatori e animatori entusiasti.
Ma questo momento, tanto atteso, segna anche il termine dell’anno pastorale; abbiamo celebrato le prime comunioni e, in questa domenica, inizia un tempo di grazia che ci farà vivere un evento che ritorna dopo 65 anni: l’ordinazione sacerdotale di un giovane della nostra comunità, don Francesco.
Per un anno intero, abbiamo scandito con i “mensilari”, il passare dei mesi. In questa domenica, don Francesco sarà con noi, insieme a tante persone che lo hanno conosciuto e apprezzato durante il cammino seminaristico e non solo. Ora, attraverso l’imposizione e l’invocazione dello Spirito Santo è sacerdote della Chiesa di Dio che è nella Diocesi di Milano.
Desidero, attraverso questa lettera, riassumere il grazie della nostra Comunità, prima di tutto al Signore che chiama, poi a don Francesco che ha risposto con il suo , augurando al novello sacerdote, un’esperienza piena di soddisfazioni in un mondo che cambia ma che lascia, per fortuna, intatti la Sua presenza e il suo monito: "Io sono con voi!"
Auguri, don Francesco, anche ai tuoi compagni di ordinazione e buon cammino!
Don Bruno
Lettera di don Bruno del 05 Giugno 2022

Carissime e carissimi,
 
siamo arrivati alla Pentecoste, festa del dono dello Spirito Santo.
 
La liturgia ci porta nel cenacolo dove gli apostoli erano tornati dopo la aver visto Gesù alzarsi verso il cielo e ritornare al Padre e dopo aver dato loro il comando di restare in città fino al momento in cui avrebbero ricevuto il dono dello Spirito Santo.
 
É una festa che ha sapore della universalità e unità della Chiesa voluta da Gesù e frantumata dalla divisione, nei secoli, dagli egoismi umani e specialmente da coloro che avevano trovato posto nella preghiera di Gesù al Padre: che siano una cosa sola perché il mondo creda.
 
Il dono dello Spirito è fonte di una molteplicità di doni che ci sono stati trasmessi dalla Parola di Dio; in realtà sono molti di più, perché lo Spirito non si limita ma è fantasioso e suscita continuamente doni nuovi secondo le opportunità per il bene della Chiesa e dell’umanità.
 
É san Paolo nella seconda lettura, scrivendo ai Corinti, a ricordarci che ci sono ci sono diversità di carismi e manifestazioni particolari dello Spirito Santo nella comunità di allora e quelle di oggi. Non parlo di abilità umane ma di Carismi che il Signore concede a ognuno per il compito da lui affidatoci di annunciare il suo Vangelo.
 
Quante belle situazioni si scoprono nelle Comunità cristiane e che sono frutto dello Spirito vere e proprie modalità di vivere la fede e il servizio con generosità nel quotidiano.
 
Vorrei in questa domenica chiedere allo Spirito Santo di donare alla Chiesa e alla nostra comunità molte "scintille di pentecoste", come le chiamava il carissimo Padre Baj rivolgendosi a noi seminaristi nelle omelie; cercavamo di sapere in cosa consisteva quella scintilla di pentecoste ma la risposta l’ha portata con sé quando è tornato al Signore. Penso che fosse un desiderio sincero che teneva nel cuore e che desiderava si compisse attraverso lo Spirito Santo.
 
Scriveva don Tonino Bello: "Sentiamo il bisogno di implorare dal cielo il Fuoco della festa perché la tristezza non prenda il sopravvento". Allora voglio concludere questa lettera con una preghiera allo Spirito fatta da don Tonino e vi invito a farla echeggiare nel vostro cuore:
 
Spirito Santo, donaci il gusto di sentirci estroversi. Rivolti cioè verso il mondo che non è una specie di chiesa mancata, ma l’oggetto ultimo di quell’incontenibile amore per il quale la Chiesa è stata costituita. Se dobbiamo attraversare i mari che ci distanziano da altre culture, soffia nelle vele perché, sciolte le gomene che ci legano agli ormeggi del nostro mondo antico, un più gene-roso impegno missionario ci solleciti a partire.      
 
Se dobbiamo camminare all’asciutto, mettici le ali perché, come Maria, raggiungiamo in fretta la città. La città terrena. Che tu ami appassionatamente. Che non è il ripostiglio dei rifiuti, ma il partner con cui dobbiamo organizzare perché giunga a compimento l’opera della redenzione. Amen
 
don Bruno
 
Lettera di don Bruno del 29 Maggio 2022

Carissime e carissimi,
Domenica dopo l’ascensione! É una di quelle circostanze che creano una sensazione di quel vuoto che si sperimenta quando qualcuno che ci è caro ci viene sottratto e anche se sappiamo che questo non avviene per sempre; usando le immagini bibliche come "un battito di ciglio".
Questa sensazione lascia l’amaro in bocca e qualche spina nel cuore come ci ricorda il mese di giugno  che tra  pochi giorni inizierà con  la presenza del Sacro Cuore di Gesù.
La festa dell’ascensione ci racconta di una partenza, nel nostro caso quella di Gesù, che dopo la sua Resurrezione ritorna al Padre.
Gesù ha dato appuntamento ai suoi discepoli in cima al monte per congedarsi da loro e salire al Cielo. Sappiamo da Gesù che sarà sempre con noi, come ci ricordano i prossimi novelli sacerdoti con il loro tableau: “Io sono con voi!”
Ma ci sono altre partenze che toccano le nostre vite e possono essere quelle dei nostri cari che ci lasciano per fare ritorno a Dio, ma anche di persone che lasciamo o ci lasciano  per  andare in altri paesi per scelte di vita, per motivi di lavoro o altre motivazioni.  Si tratta sempre comunque di partenze che lasciano il loro segno nella vita di ognuno.
C’è una partenza che mi preoccupa un pò, è quella di tante persone che non vedo più presenti alla cele-brazione eucaristica, sono giovani e adulti che si sono allontanati dalla vita della comunità staccandosi da questa per rivolgere lo sguardo verso altre cose. Prego perché Dio metta nel loro cuore il desiderio della ricerca e del ritorno.
C’è però una partenza che mi rallegra e, tuttavia, mi da quella sensazione di separazione, necessaria ma è segno di separazione che sentiamo dolorosa e ormai vicina.
In questi giorni abbiamo avuto a casa don Francesco; sono i giorni che precedono gli esercizi spirituali preparatori all’ordinazione sacerdotale.
Tra le notizie che mi sono arrivate c’è ne è una che mi ha colpito. Don Francesco mi anticipava una notizia che riguardava il rettore, il quale mi dovrebbe comunicare circa la mia presenza al momento della consegna della destinazione al novello presbitero.
So, con certezza, che in quel momento vorrei essere altrove perché sentirò quella nuova destinazione come una separazione.  Ma anche la partenza di don Jean, pur rassicurata dall’arrivo di un altro sacerdote, mi ha provocato qualche difficoltà come lo è stato per diversi parrocchiani.
La Festa dell’Ascensione, che ci invita a non stare con gli occhi al cielo ma a essere  annunciatori come ricordava don Tonino Bello: “Oggi si evangelizza grazie i veri testimoni della fede, che parlano con la vita, in ogni occasione, giocando con se stessi, per aprire cammini di comunione e suscitando il desiderio e la fragranza di cose concrete, genuine, alte. Siamo troppo attaccati alle certezze, ci attira l’intimità del  nido ci terrorizza l’idea di rompere gli ormeggi e uscire in mare aperto".
don Bruno
Lettera di don Bruno del 22 Maggio 2022

Carissime e carissimi,
domenica 22 maggio è la IV di Pasqua.
In questa domenica cade la festa liturgica di una Santa che ho imparato a conoscere e ad amare profondamente, durante gli anni in cui sono stato parroco della località di Bettolino in Pogliano Milanese.  È Rita, la santa delle cose impossibili, che molti invocano per la sua fama taumaturgica.
La sua vita è stata segnata da episodi molto particolari fin dalla sua nascita a Roccaporena.
Nacque da una famiglia economicamente povera ma ricca di generosità e di Pace. Infatti, la famiglia di Santa Rita, svolgeva nella comunità, il ruolo di Paciere, che Rita apprese e sperimentò negli anni del breve matrimonio, accanto ad un marito spesso coinvolto in situazioni di scontro violento, che perse la vita in un attentato.
Fin dalla nascita, Santa Rita fu segnata da un prodigio: attorno alla sua culla furono viste delle api bianche che entravano e uscivano dalla sua bocca, forse fu un segno, questo, dell’impegno futuro, riguardo all’uso mirabile della parola, che essa gestiva in favore della pace.
Dopo la morte del marito e dei due figli, questi venuti meno a causa di una malattia, ella sentì forte il desiderio di farsi monaca agostiniana ma le suore ritennero prematura questa sua scelta.
Occorse un intervento dal cielo, per opera dei santi ai quali era devota: San Giovanni Battista, San Agostino e San Nicola da Tolentino.
Questi tre santi che ella invocò con fiducia una mattina, a porte chiuse, la condussero nel chiostro durante la preghiera mattutina delle suore, le quali davanti all’evento prodigioso, l’ammisero al convento.
Durante i primi anni sperimentò la prova dell’obbedienza e la ricerca della perfezione evangelica. Passava molto tempo a contemplare la passione del Signore e, durante una di queste occasioni, ricevette in dono una spina che le provocò una piaga dolorosa che l’accompagnò per tutta la sua vita.
Sorvolando su diversi episodi relativi alla vita di questa santa, arriviamo alla sua morte. Ella, prima di morire, chiese al Signore due segni: Il primo quello di una rosa e il secondo quello di due fichi, richiesta impossibile per il periodo dell’anno segnato dal rigore dell’inverno. Una parente decise di assecondare la richiesta e si recò nell’orto della casa di Rita a Roccaporena. Giunta sul luogo, vide tra la neve una bellissima rosa e due fichi maturi.  Li raccolse e li portò a Rita, la quale vide in quei segni la certezza della salvezza del marito (la rosa rossa segno del suo amore) e (i due fichi) quella dei figli. Figlia, moglie, madre e suora: una vita che ha attraversato varie fasi per raggiungere la vetta della santità.
Era il 22 maggio 1447 quando, all’età di 70 anni, Rita tornò a Dio.
È una storia di santità che mi fa sempre riflettere e rinnovare l’affetto che ho per Santa Rita e trovo, nella frase di Gesù a conclusione del Vangelo di questa domenica, quello che testimonia la promessa del Signore e che in Santa Rita raggiunge il suo compimento: “Voi siete nel dolore ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia!”
Così è stata la vita della Santa di Cascia che vi invito a invocare e ad imitare.
Buona settimana
don Bruno
Lettera di don Bruno del 15 Maggio 2022

Carissimi e Carissimi,
martedì 10 maggio, ho partecipato alla festa della “Madonna dei fiori”, che si celebra in seminario e diventa l’occasione per festeggiare i candidati prossimi all’ordinazione e tutti quei sacerdoti e vescovi che ricordano qualche anniversario significativo.
È stata l’occasione per un’autentica “boccata di ossigeno”, ritornare in un luogo che ha visto e contribuito alla maturazione della propria vocazione al sacerdozio. Poter rivedere ambienti consolidati e anche quei segni di rinnovamento che sono stati realizzati in questi ultimi decenni.
Ha presieduto la solenne celebrazione il Cardinale Coccopalmerio, mio originario professore di Diritto Canonico con il quale, ancora oggi, sussistono rapporti di stima reciproca e che ricorda, quest’anno, il proprio 60° di ordinazione sacerdotale.
Ha preso poi la parola il nostro Arcivescovo Mario, che ha ricordato in alcuni passaggi, la necessità di ringraziare e sostenere con la preghiera a Maria, la propria vocazione.
L’arcivescovo ha toccato il verbo “celebrare” declinandolo in questo modo:
* Celebro la grazia di questo momento!
* Celebro la bellezza della Parola
* Celebro la grazia della semplicità
* Celebro la grazia dello sconcerto
* Celebro la grazia dell’ammirazione
* Celebro la grazia della libertà!
Questa libertà mi fa dire ancora, Si!
Dopo la Santa Messa, si è tenuta la presentazione dei diaconi e un avventuroso inseguimento di pericolose bestie - erano 4 povere galline - che, lasciate in libertà, sono state catturate con una caccia all’ultima piuma tra gli alberi e i cespugli del giardino.  È seguito il pranzo e quindi il ritorno a casa.
Tutto è raccontato nel sito della Diocesi che potete visitare e leggere con attenzione. Vi auguro una buona settimana.
don Bruno
Lettera di don Bruno del 8 Maggio 2022

Carissime e carissimi,
tutti noi sappiamo della fantasia pastorale del nostro Vescovo Mario, che spesso utilizza metafore della vita e racconti legati alle vicende e al cammino della Chiesa nella storia.
Se questa è la strada scelta dal Maestro, anche a me è venuta l’ispirazione di mettere sul foglio un racconto che riguarda la nostra Parrocchia. Si sa, che il discepolo, non è più del maestro, ma cercherò di mettermi alla sua ombra per parlare un po’ di noi.
Ho fatto un sogno, di quelli inusuali, ma che ti rimangono in mente. Ho sognato il Paradiso e, come dice l’Apocalisse, ho visto una moltitudine di gente che cantava e lodava il Signore.  
Tuttavia, anche in Paradiso c’è il “tempo” per le relazioni perché ogni angelo custode e ogni santo, ha le proprie preoccupazioni per vigilare, intercedere per quanti sono loro affidati e verso quelle comunità che sono state a loro dedicate dall’Amore misericordioso di Dio.
San Pietro vigila con benevolenza su tutto il Paradiso e conosce tutte le preghiere che, dalla terra, arrivano in cielo. Sempre nel sogno, ho potuto vedere un gruppetto di santi e beati che si comunicavano le varie suppliche ricevute per risolverle e presentarle al Signore Gesù. Avvicinatosi sentiva la voce, di uno di quei santi, che raccontava agli altri quanto era successo in quei giorni in un paese dell’hinterland milanese, famoso per il suo castello. Proprio in quei giorni si faceva una grande festa proprio per quel Santo, che pur non essendo titolare, tuttavia aveva volentieri condiviso l’occasione con gli altri, ai quali era stata intitolata la Parrocchia, per essere compartecipi di una festa di quella Comunità, solidali nell’essere ugualmente martiri della Fede. In Paradiso, non ci sono rivalità, ma comunione e condivisione e, pertanto, terminata la grande festa, tutti erano contenti e raccontavano le proprie sensazioni.
San Vincenzo era pieno di gioia: dopo due anni di pandemia ci voleva proprio questa boccata di ossigeno e manifestava a san Fermo e a san Rustico, la riconoscenza verso tutti quelli che hanno collaborato a rendere bella la loro festa.
Tutti gli altri ascoltavano commossi il racconto dell’amico santo che raccontava delle celebrazioni che erano state programmate che, favorite dal bel tempo, hanno visto la partecipazione di numerose persone, non certo quelle di prima della pandemia, ma tuttavia un numero rispettabile per una festa patronale.
Raccontava di come era stata allestita la Chiesa fuori e dentro, per i bellissimi fiori come ogni anno vengono offerti dalla famiglia Ardeghi, dal globo ben preparato dall’abilità della signora Rosanna, dal coro che ha animato le varie celebrazioni, dalla processione con la Banda di Gaggiano, contattata dall’esperienza e competenza di Albino che ringraziamo e, come il coro Gospel, abbia dato un tocco di universalità e di gioia alle persone che sono state presenti all’evento.
Sono giunte inoltre, alle sue orecchie, le belle parole di Padre Patrizio dei Padri di Rho che ha presieduto la Santa Messa Solenne della domenica ma, anche tutti quegli interventi, che partendo dalla parola di Dio, hanno sottolineato la grandezza della Vita quando è testimoniata e donata al Signore.  
Non sono mancate parole di ammirazione e gratitudine per quelle persone che si sono prodigate per sostenere la parrocchia nelle sue necessità economiche: la signora Emi e le collaboratrici che hanno allestito il Banco di Beneficienza e alla carissima  Signora  Bambina, sempre in pista, nel dare una mano con il banchetto dei ricordini religiosi.
Infine, manifestò particolare gratitudine verso il diacono e i sacerdoti che con la loro presenza hanno garantito lo svolgersi delle funzioni, ai chierichetti, pochi ma buoni, al coretto dei bambini che hanno collaborato alternandosi al coro maggiore per animare le Sante Messe.
Come dice il proverbio “tutti i Santi finiscono in gloria” e presero la parola anche san Rustico e san Fermo che volentieri avevano condiviso questa festa consapevoli che a giugno, quando sarebbe toccato il loro turno, in Parrocchia ci sarà un avvenimento   di grande importanza al quale non vogliono mancare; un giovane della Comunità quel giorno celebrerà la sua Prima Messa dopo 65 anni dall’ultima ordinazione.
Grande consenso da parte di tutti i presenti e anche da San Pietro che era rimasto in silenzio ad ascoltare e annuiva con soddisfazione. Perché la gioia di Pietro, è la gioia di tutta la Chiesa di cui è stato posto come pietra e lui, che è titolare della Chiesa di Roma, non può che gioire per quanto accade nelle varie chiese del mondo.
Poi, al suono delle campane, mi sono svegliato e, anche se con qualche riserva, ho ringraziato il Signore per quanto mi ha permesso di vivere in questi giorni di festa.
Ringrazio inoltre l’Amministrazione Comunale per la presenza ai momenti celebrativi e alla collaborazione con la Parrocchia per il bene di tutta la Comunità di Cusago e Monzoro.
Non posso concludere senza riportare un pensiero che prendo dalla Parola di Dio di questa IV domenica dopo Pasqua, nella quale si celebra la Giornata Mondiale per le Vocazioni, precisamente dalle parole di Gesù nel Vangelo: “Non voi avete scelto me ma io ho scelto voi e vi costituito perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga! Questo vi comando che vi amiate gli uni gli altri!”
Alla prossima!  
Buona settimana e un augurio grande ai bambini e alle bambine del primo gruppo di IV Elementare che sabato, 7 Maggio, riceveranno per la prima volta Gesù Eucarestia.      
Cordialmente don Bruno
Lettera di don Bruno del 1° Maggio 2022

Carissime parrocchiane e carissimi parrocchiani,
dopo l’impegno pasquale, siamo all’inizio del mese di maggio, mese mariano e ricco di momenti parrocchiali che cercheremo di vivere con tanto entusiasmo.
Il mese inizia con i festeggiamenti dei santi patroni Vincenzo, Fermo e Rustico, quest’anno uniti in una unica celebrazione.
Dopo la festa, ogni sabato mattina saremo coinvolti dalla celebrazione dei nostri ragazzi e ragazze e della prima Comunione.  Con loro vivremo la gioia di un incontro, quello con Gesù Eucarestia che riceveranno per la prima volta.
Saranno quattro occasioni per vivere, come Comunità, la vicinanza ai nostri ragazzi di IV elementare che, a questo momento, si sono preparati con la partecipazione alla catechesi e, mi auguro, alla celebrazione domenicale della Santa Messa.
Ma, essendo il mese di maggio, proponiamo il momento serale della preghiera del Santo Rosario, con riferimento alla Terra Santa dove sono accaduti gli avvenimenti pregati nel Rosario.
Da Nazareth, a Betlemme, al Giordano e a Gerusalemme, una preghiera a tappe sul cammino della Terra dove è vissuto, morto e risorto, Gesù e dove ha mosso i primi passi la Chiesa.
Quest’anno cambieremo posto ogni sera, a seconda dei misteri che andremo a meditare, come potrete vedere dal calendario che è stato affisso.
Altri momenti verranno proposti e, dei quali, vi daremo aggiornamento in seguito.
Veniamo al pensiero liturgico di questa domenica: la prima lettura ci mette in ascolto della testimonianza di Paolo riguardo il suo arresto a Roma e dove subisce un’interrogazione durante la quale dà testimonianza di Gesù.
La Seconda lettura è ancora San Paolo nella lettera ai cristiani di Roma e per la loro fede che è nota in tutto il mondo.
La testimonianza accompagna il cammino di questa comunità cristiana che troverà il martirio di tanti suoi figli e figlie tra i quali lo stesso Paolo e San Pietro il primo papa.
Il Vangelo è un forte confronto tra Gesù, gli scribi e i farisei che lo accusano di agire senza autorizzazione e idoneità e che, Gesù, mette a confronto con la testimonianza che viene dal Padre.
Carissimi viviamo questo tempo di grazia, dopo la Pasqua, con impegno e collaborazione.
Vi invito, inoltre, a fare l’iscrizione alla festa parrocchiale che verrà fatta in occasione della prima Santa Messa di don Francesco Alberti, iscrivendovi presso la segreteria parrocchiale entro il 15 maggio (non oltre per motivi organizzativi) e, se lo volete, potrete dare il vostro contributo per il regalo di una casula, che don Francesco ha scelto, che sarà il nostro regalo! Chi contribuirà verrà scritto con il nome su una pergamena che doneremo al novello sacerdote a ricordo dei suoi comparrocchiani, per questo è importante scriversi in segreteria al più presto, grazie.
Augurandovi una serena e gioiosa festa vi saluto nel Signore!
Fraternamente don Bruno
Lettera di don Bruno del 24 Aprile 2022

Carissime e carissimi parrocchiani,
la domenica dopo Pasqua è detta anche in Albis; in questa occasione, quanti avevano ricevuto il Battesimo a Pasqua, deponevano la veste bianca che avevano indossato per tutta la settimana.
Abbiamo rivissuto l’evento della Pasqua e abbiamo ripreso il nostro cammino lavorativo e scolastico anche se il 25 Aprile ci donerà ancora un giorno di festa.
Ci accompagna, e lo farà per tutto il tempo pasquale, la figura del Risorto come guida al nostro cammino di Comunità e di cristiani.
Ci prepariamo a vivere con fede la festa Patronale di San Vincenzo che quest’anno viene associata a quella dei santi Patroni Fermo e Rustico, poiché la loro festa tradizionale coinciderà con la Prima Messa di don Francesco Alberti.
Ci attendono momenti importanti nella festosa memoria dei santi martiri venerati da secoli nella nostra Comunità.
Il programma, steso in collaborazione con l’Amministrazione Comunale, che ringraziamo per il sostegno anche economico, sarà occasione per rinnovare le belle tradizioni che rimangono ancora, almeno per ora, momenti di condivisione e di comunità anche se i tempi sono cambiati; c’è stata di mezzo una pandemia e si fanno insistenti gli eventi bellici davanti ai quali non possiamo restare né sordi e né indifferenti.
Tuttavia, si è lavorato insieme, parrocchia e comune, per una festa comunitaria e di ricerca del tempo perduto che, sappiamo, non tornerà più ma ci spinge a cercare il bene e fare il bene come ci insegnano i nostri santi patroni.
Per il programma vi rimando tutti all’informatore settimanale, per conoscere e vivere al meglio i diversi momenti liturgici e di comunità che sono in locandina.
Purtroppo, dobbiamo rimandare a un’altra domenica di maggio il pellegrinaggio a Rho per motivi logistici in quanto cade proprio in questa domenica la Festa della Lacrimazione che richiama una moltitudine di persone al Santuario. Una data passibile potrebbe essere il 15 maggio, ma comunicheremo con più precisione sul prossimo numero dell’informatore. Comunque, chi volesse in modo privato, potrà partecipare alla Festa della Lacrimazione presieduta dal Cardinale Bagnasco.
Ora però, una parola sulla liturgia di domenica.
L’evangelista Giovanni ci descrive l’esperienza vissuta la sera del giorno di Pasqua quando, al calar delle ombre, i discepoli si trovano insieme nel cenacolo e Gesù viene a visitarli: entra a porte chiuse e si mette nel mezzo così che tutti possano vederlo e la prima parola che dice a loro è Shalom: “Pace a voi!”. E di pace ne hanno veramente bisogno quei cuori smarriti e spaventati da quella straordinaria avventura. Soprattutto hanno bisogno che lo Spirito Santo rifondi in loro la speranza e la certezza che Gesù è vivo ed è in mezzo a loro.
Giovanni ci racconta di una assenza quella sera, si tratta di Tommaso detto didimo, per qualche motivo è fuori casa e, al suo rientro, viene avvolto dall’entusiasmo degli altri: “Abbiamo visto il Signore!”.
Questo è troppo per Lui. Manifesta, così, la propria incredulità: Devo poter vedere quello che mi raccontate, rivedere il maestro vivo come dite voi.
Tommaso viene accontentato e, otto giorni dopo, anche lui è presente quando Gesù appare ai discepoli e viene coinvolto da una esperienza forte di Fede: Gesù lo invita a toccare le sue piaghe ma soprattutto a non essere più incredulo ma CREDENTE.
Carissimi, tutti noi abbiamo avuto momenti di sconforto e di incredulità, quando siamo toccati da esperienze forti, sentiamo anche il vuoto della presenza di Dio. Allora vogliamo toccare e vedere il Signore, fare un’esperienza significativa che tocchi la nostra vita e, anche a noi, Gesù dice: Rafforza la tua Fede e fai in modo che le situazioni non ti travolgano perché sono Beati quanti pur non avendo visto crederanno.
La fede si rafforza all’interno di una comunità cristiana, nel dialogo fraterno e della gioia di condividere una esperienza di testimonianza. La fede donandola si rafforza. Dove questa manca, viene meno la serenità la libertà, la forza contro ogni violenza. La Fede, è guardare la vita con gli occhi di Dio!
Auguro a tutti voi di fare una grande e bella esperienza di Dio, lo auguro a ogni persona ma in particolare ai ragazzi e ragazze, ai giovani della nostra Parrocchia che hanno bisogno di incontrare adulti che parlino e testimonino a loro la certezza della Fede e la gioia del Vangelo. Il Signore Misericordioso doni sollievo alla nostra vita!
Buona settimana e aiutiamoci a vicenda a gioire nel Signore Gesù.
Un augurio particolare a quei fratelli e sorelle che sono tra noi e celebrano in questa domenica la Pasqua ortodossa, anche a loro l’augurio di Gesù: Sia Pace a voi!
Fraternamente, Don Bruno
Lettera di don Bruno del 17 Aprile 2022
AUGURI PER LA SANTA PASQUA 2022

Carissimi e Carissime
eccoci giunti a Pasqua!
Abbiamo, lo spero, camminato per quaranta giorni nel deserto della vita, ma non certamente in un deserto desolante anche se, le immagini della guerra, ci hanno e ci stanno accompagnando creando angoscia in tante persone.
Perché il deserto non è solo desolazione ma è un mondo pieno di vita, a volte nascosta, che è capace di trasformarsi in un giardino fiorito alle prime gocce di acqua piovana.
Vi garantisco che è uno spettacolo straordinario e io ne sono stato testimone durante uno dei viaggi in Terra Santa.
Abbiamo camminato attraverso il Triduo di Passione, per giungere a quel giardino dove Gesù era stato sepolto in fretta, per via del sabato di Parasceve: qui le donne, il giorno seguente di buon mattino, erano andate per completare i rituali dell’inumazione.
Così, mentre si chiedevano di trovare qualcuno che con la forza muovesse la pietra che chiudeva la tomba, videro il sepolcro spalancato e vuoto.
I vangeli ci raccontano dell’incontro di Gesù con queste donne, del mandato affidato a loro di annunciare la sua Risurrezione ai discepoli, in particolare a Pietro e Giovanni, che corrono al sepolcro e trovano come avevano detto le donne.
La Pasqua è sempre stata considerata la vera festa della Chiesa: “Il giorno fatto dal Signore”.
Una simile frase ci richiama la creazione e ci coinvolge in quella nuova. Nella prima, ad agire è la Parola di Dio, che crea e si compiace per la bellezza delle cose fatte; nella seconda creazione, Dio mette in gioco suo figlio che, facendosi uomo, compie la volontà del Padre testimoniando con la sua vita e i segni compiuti, l’Amore di Dio verso l’umanità e compiendo ogni cosa nella sua Passione Croce e Risurrezione, riconciliando in sé ogni cosa.

Pasqua è la festa che dà origine a tutte le feste, è la grande festa della Chiesa, una festa che si ripete ogni domenica e dà gioia a tutti noi. Auguriamoci che la Pasqua del Signore faccia fiorire il deserto del mondo, che i fiori prendano il posto dei proiettili, delle bombe distruttrici di luoghi e di persone.
Concludo con il tradizionale inno pasquale che invito a recitare il giorno di Pasqua e che sia l’augurio per tutti voi.
  
“Alla vittima pasquale, s'innalzi oggi il sacrificio di lode.
L'agnello ha redento il suo gregge,
l'Innocente ha riconciliato noi peccatori col Padre.
«Raccontaci, Maria: che hai visto sulla via?».
«La tomba del Cristo vivente, la gloria del Cristo risorto,
e gli angeli suoi testimoni, il sudario e le sue vesti.
Cristo, mia speranza, è risorto; e vi precede in Galilea».
Sì, ne siamo certi: Cristo è davvero risorto.
Tu, Re vittorioso, portaci la tua salvezza.”
Ancora un augurio sincero di una serena e gioiosa Santa Pasqua.
Don Bruno
Lettera di don Bruno del 10 Aprile 2022

Carissime e carissimi,
eccoci giunti al termine del cammino pasquale entrando con Gesù nella Città Santa alla vigilia della sua Passione, Croce e Resurrezione.
La settimana inizia con la domenica detta “Delle Palme” e Gesù che cavalca un asinello. C’è aria di festa a Gerusalemme e, forse, la gente non sa che in quel contesto sta acclamando al profeta Gesù: il Messia. La voce dei bambini proclama: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore”.
È la voce dei piccoli e quell’agitarsi fa persino tenerezza, e commozione.
Non solo i bambini, ma anche gli adulti, acclamano agitando i loro rami di ulivo come speranza, quella speranza di vedere segni di pace in questo tormentato mondo.
Una volta benedetti i rami si dividono fino a diventare poche foglie che vengono consegnate alle mani degli amici, dei passanti e dei vicini, per augurarsi volontà di amicizia e di pace.
Non c’è posto oggi per grida di guerra.
Cosa rappresentava per loro Gesù? Un uomo venuto da un paese che, a detta dei Farisei, non dava garanzie di qualcosa di buono, un uomo che non aveva il potere tra le mani, un uomo che predicava le beatitudini della povertà, della misericordia, della sofferenza, della persecuzione e della fame di giustizia. Quale fiducia potevano vedere in lui? Poteva assicurare loro la pace che desideravano?
Quella gente osannante, affida a Gesù, l’impegno di essere uomo di Pace ma è molto per un solo uomo che indica la via dell’Amore come unica strada per sconfiggere il male e chiede la nostra collaborazione.
Sperimentiamo anche oggi la presenza di tanta violenza, che ha raggiunto forme gigantesche anche nella sua organizzazione; proviamo a pensare alle mafie, alle guerre, ad ogni tipo di guerra ma, specialmente, a quella in corso oggi tra Russia e Ucraina, che sta spargendo migliaia di morti e feriti e creando sofferenze in tanti cuori.

Con Gesù, entriamo in pace in Gerusalemme, per condividere con altre persone l’invito e il desiderio di pace, viviamo insieme il triduo liturgico dal giovedì, con la cena in cui Gesù si dona ai suoi, lasciamoci coinvolgere dal segno del crocifisso e in particolare viviamo la Sua e nostra Pasqua condividendo quel messaggio di amore che da essa scaturisce. Se vogliamo sconfiggere il male, passiamo prima da noi stessi e, con una buona confessione sacramentale, entriamo con fede e gioia nella Settimana Santa.
Carissimi fratelli a voi l’augurio che questi giorni siano veramente Grandi.
Buona settimana
Don Bruno
Lettera di don Bruno del 3 Aprile 2022

Carissime e carissimi,
la liturgia di questa quinta domenica di quaresima, comunica un forte messaggio di speranza.
È il Vangelo della resurrezione di Lazzaro, carico di annunci significativi e temi forti, che parlano di amicizia, di malattia, di morte e di vita, di invito e di rimando, di rimproveri e di rassicurazioni: insomma, è una pagina che permette, a seconda di come la legga, di entrare in quel mondo che è preludio alla Pasqua.
Betania: il villaggio di Marta, Maria e Lazzaro, porta in sé un messaggio di amicizia tra questi tre fratelli e Gesù di Nazareth. In questa casa il Signore trovava un clima di accoglienza, di amicizia, di servizio e di speciale attenzione.
Il messaggio portato a Gesù dalle sorelle di Lazzaro, è significativo: “Il tuo amico è malato!”
È pensabile che la famiglia abbia ricevuto una diagnosi allarmante, per aver sentito la necessità di avvisare Gesù, che era fuggito da Gerusalemme perché volevano ucciderlo, e che ora si trovava in un luogo che il Vangelo non dichiara ma, certamente, un posto lontano dalle intenzioni malvagie dei Giudei.
Gesù si attarda, forse noi avremmo affrettato la partenza; quante volte sono stato chiamato al capezzale di un ammalato, di solito chiedevo notizie sulla situazione ma poi, anche davanti alle rassicurazioni dei parenti, ha sempre prevalso il desiderio di essere vicino per portare il dono dei sacramenti, ma anche per una parola di conforto a chi sentiva l’avvicinarsi della dipartita di una persona cara.
Gesù attende due giorni prima di muoversi, rassicura gli apostoli che la morte di Lazzaro diventerà un segno di resurrezione e di vita.
Gesù arriva a Betania dopo tre giorni dalla morte di Lazzaro. Prima ha l’incontro con Marta e poi con Maria, che sembrano avanzare un rimprovero nei confronti di Gesù: “Se tu fossi stato qui!”
Il Vangelo dice che molte persone erano giunte da Gerusalemme per consolare le due sorelle ma, ad esse era mancata la presenza di Gesù, la presenza di un amico di famiglia e non tardano a sottolinearlo.
Sappiamo che Gesù piange e condivide il dolore di Marta e Maria ma poi fa rimuovere la pietra del sepolcro e, dopo aver pregato, richiama Lazzaro alla vita.

Questa settimana, vorrei con voi, unirmi alla preghiera che sento necessaria davanti alla morte di tante persone, non tanto per essere solidale con una parte, ma perché sappiamo bene che, molti di loro, hanno dovuto, contro la propria volontà, imbracciare un fucile e sparare ad altri uomini. Ne avrebbero fatto volentieri a meno.
Vorrei pregare per quanti sono morti e per le loro famiglie, esprimere così, il desiderare del dono della Pace per tutti.
 
Ci salutiamo e, continuiamo uniti al Papa e a tutta la Chiesa, a domandare il bene dell’umanità perché, agli occhi di Dio, siamo tutti fratelli e sorelle.
Buona settimana!
Fraternamente
Don Bruno
Lettera di don Bruno del 27 Marzo 2022

Carissime e Carissimi,
siamo giunti, quasi portati dal vento di questo periodo primaverile, alla IV domenica di Quaresima.
Protagonista di questa tappa evangelica è un uomo, cieco dalla nascita, che chiedeva l’elemosina davanti al muro del tempio di Gerusalemme.
In ogni sua giornata, egli si affidava alla generosità della gente che viveva o arrivava nella Città Santa per una visita personale o per i riti liturgici che in essa si svolgevano. Anche Gesù, con i suoi discepoli, spesso sostava a Gerusalemme per pregare.
Passando osservano, con stupore, le belle pietre che formavano il tempio di Salomone anche se Gesù preannuncerà la sua distruzione.
Ma non passano inosservate quelle persone che chiedevano aiuto. Oggi noi li chiameremmo, emarginati e, tra questi, colpisce la loro attenzione quel cieco che, silenzioso, chiedeva un aiuto.
 
Chi è un cieco nato?
 
È uno che non conosce cosa sia la bellezza che lo circonda: il sole che gli splende sopra la testa, un fiore con i suoi colori. È un essere che, specialmente ai tempi di Gesù, doveva rassegnarsi alla monotonia delle proprie giornate anche se doveva, in qualche modo, collaborare alle spese della sua famiglia cercando di trovare qualche moneta.
Ma a loro non interessa la sua situazione ma la risposta a una domanda: “Chi ha sbagliato? Lui o i suoi genitori per ritrovarsi in quella situazione?”.
Sono categorici gli apostoli: qualcuno deve essere il colpevole, ma chi lo è?  Sono convinti che alla base di quella situazione, qualcuno abbia commesso un errore. Anche gli apostoli, vivono una sorta di cecità: non vedono oltre quello che appare ai loro occhi umani.
La cecità oggi è una realtà presente, anche se la scienza e la tecnica hanno sollevato la situazione di questi fratelli e sorelle.
Ma sappiamo che c’è una cecità più forte, che tocca tante persone ed è la mancanza di Fede, che impedisce di vedere il mondo sotto una luce giusta che permetta di vedere la realtà.
Chi rompe questa cecità è Gesù con quel gesto del fango sugli occhi e l’invito, rivolto al cieco nato, di recarsi alla piscina di Siloe. Da quel momento, l’uomo inizia a vedere e scopre la bellezza del mondo che lo circonda e tuttavia fa esperienza della testardaggine dei Farisei che non vogliono vedere il segno che Gesù ha compiuto e, anziché glorificare il Signore per quello che ha fatto, scacciano il cieco nato dal tempio come fosse un bestemmiatore.
Il brano si conclude con l’incontro di Gesù, e con la professione di Fede dell’uomo che afferma: “Io credo”.
 
Vorrei invitarvi a pregare con me in questa settimana per tutte quelle persone che non credono, che si definiscono atee, specialmente per quelle che ho incontrato in occasione della visita alle famiglie.
Vorrei dire loro, che non conoscono la bellezza della Fede, che auguro di poter incontrare Gesù per recuperare la gioia della fiducia in Dio.
Chi è salito almeno una volta al Sacro Monte di Varese, percorrendo il sentiero che unisce tutte le cappelle fino al santuario, ha visto certamente un dipinto raffigurante la fuga in Egitto.
Autore del murales è un pittore conosciuto a molti: Renato Guttuso.
Fece notizia la sua conversione che scandalizzò molti, ma altri si rallegrarono e, la maggior parte, si pose delle domande di vita.
Leggendo i diversi commenti sulla fede dell’artista, ritrovata o solo conservata, sembra di leggere il Vangelo di questa domenica.
Quasi un processo alle intenzioni. Ci fu chi non ammetteva il fatto e chi, invece, lo criticò e lo giudicò fuori dal tempo. Lui non rispose mai a queste critiche. Di bellezza, questo pittore, se ne intendeva e lo testimoniano i suoi quadri pieni di colore e di gioia, quando l’arte non è acqua ma vita!
Carissime e Carissimi, accompagnandovi con la preghiera, vi auguro una buona settimana con l’invito di impegnarci nel cercare di vedere, tra le pieghe di questo tempo difficile, i colori della Fede che accompagnano e rendono più serena la vita.
A presto,
Don Bruno
Lettera di don Bruno del 20 Marzo 2022

Carissimi e Carissime,
con questa domenica siamo a metà del percorso quaresimale. L’argomento proposto dal Vangelo è molto importante e significativo e prende, come riferimento, la figura di Abramo padre nella Fede.
 
È uno scontro in piena regola tra Gesù e i Giudei e colpisce il fatto che, scrive San Giovanni, erano persone che avevano iniziato a credere in Lui, sulle quali Gesù pensava di poter contare ma, sappiamo bene, che a volte i “vicini” o coloro che riteniamo tali, sono quelli che facilmente deludono (lo è stato anche per gli apostoli) e forse, così come a me anche a voi, è capitato di pensare di avere accanto amici pronti a condividere una o più esperienze.
Quello che poi mi impressiona, è il non sapere la propria paternità spirituale e le falsità che portano per avvallare la propria tesi.
Così nella narrazione arriva Abramo, l’uomo che è uscito dalla propria terra in obbedienza a quel Dio che non conosceva e che gli aveva detto di fidarsi di Lui.  Gesù ricorda la sua grande Fede e le opere che ha compiuto così, presi in castagna, si appellano a un’altra paternità che è quella di Dio.
Gesù, ricorda loro che forse quella paternità che proclamano ha un’altra origine più demoniaca che Divina.
Molta confusione e poca memoria, come il dimenticare che il popolo ebraico ha vissuto più volte l’esperienza dell’esilio e, quindi, della schiavitù? Eppure hanno il coraggio di dire: “noi non siamo stati schiavi di nessuno!”

E noi, di chi ci sentiamo figli?

In occasione del 19 Marzo, festa di san Giuseppe, possiamo abbracciare un insegnamento che ci viene da questo “padre putativo”, che Dio mette accanto a Maria per formare, con lei, la famiglia dove porre la presenza del proprio Figlio.
Gesù stesso, a Gerusalemme, dichiarerà ai suoi genitori che il suo compito è fare la volontà del Padre Celeste.
Vorrei anche, a nome della mia paternità spirituale che mi unisce a tutti i sacerdoti e consacrati, rivolgere un fraterno augurio a tutti i papà, specialmente a quelli della nostra Comunità e accompagnare il loro compito educativo con la preghiera.
Scrive Mons. Bregantini:
Non è facile presentare agli uomini, ai papà la figura di San Giuseppe, non si possono ingannare! Giuseppe è come uno di loro, con il proprio progetto di amore in testa e nel cuore. Dio entra nella sua vita e la sconvolge e gli chiede l’impossibile per un uomo vero: rinunciare alla sua prerogativa di padre biologico per assume il compito di custodire e far crescere quel bambino di nome Gesù che è dono e presenza di Dio.

A tutti i papà, raggruppati sotto questo appellativo, rivolgo il mio grazie e prego per loro perché possano svolgere con gioia e entusiasmo il proprio compito in una società complessa.
A loro unisco il ricordo di tutti quei papà, che non sono più visibilmente tra noi, a questi fratelli nella Fede che hanno, con noi condiviso, un tratto di strada e sono stati partecipi della nostra vocazione cristiana e ai quali va la nostra riconoscenza e il nostro ricordo.   
 
Alla prossima e buona settimana
Don Bruno
Lettera di don Bruno del 13 Marzo 2022

Carissime e Carissimi,
 
seconda domenica di quaresima, dove emerge la figura “dubbia” della donna di Samaria che verrà scomunicata per aver deciso di porre il proprio riferimento spirituale sul monte Corazim dove, Giacobbe, aveva visto in sogno, Dio e i suoi angeli scendere da una scala e dove aveva scavato un pozzo.
È caldo, quando la donna esce di casa, il sole è alto nel cielo, la gente si è chiusa nelle proprie case per cercare un po’ di frescura e, vista l’ora, per pranzare con la propria famiglia.
Si tratta di una donna che ha sete, apparentemente di acqua del pozzo ma, in realtà, è il suo cuore che è assettato di verità e di amore.
Nella Bibbia il cuore ha un valore assoluto, in pratica con esso si intende l’intera persona e la sua coscienza più profonda.
La situazione personale della donna, era segnata da un percorso affettivo faticoso e in quel momento, forse, era ancora alla ricerca della gioia vera e del significato della propria vita.
Non sa che sta andando all’incontro con una persona che, sola, può dargli quello che cerca, quell’acqua che zampilla per la vita eterna.
È sincero e fraterno il discorso che, Gesù, ha con quella donna, cosa che farà meravigliare i discepoli al loro ritorno, ma sentiamo che gli ha toccato il cuore, a tal punto, che lascia la “preziosa” brocca che aveva portato con sé, per attingere acqua dal pozzo, e va a portare ai propri compaesani un lieto messaggio: “Ho trovato colui che mi ha rivelato chi sono e forse è lui il Messia che aspettavamo!”
 
Quanto è importante l’acqua? Ne hanno parlato in tutti i telegiornali e programmi d’informazione, ci hanno descritto, tra le tante insufficienze, anche quella che riguarda le persone chiuse per giorni nei rifugi senza acqua e viveri ma, ne sono certo, assettati di pace e serenità, violate dalla forza tremenda delle bombe.
 
Speriamo che questa terribile esperienza possa terminare presto, a noi il compito della preghiera e della solidarietà che ho visto presente anche nella nostra Comunità e ringrazio, a nome della Caritas, tutti quelli che hanno aperto il loro cuore alle necessità di fratelli e sorelle nel bisogno.

Voglio concludere con alcuni versetti di un canto che dedico a tutti coloro che vivono in situazioni “difficili”, per piantare nel loro cuore semi di speranza e di fraternità.
“Dove sei? Abbracciarti vorrei, raccontare di te. Chi mai ti coprirà?  Chi mai ti nutrirà? Ti consolerò con la mano di Chi per te ha portato la croce e con il sorriso ti aspetterò!”
 
A quanti hanno sete di gioia e di speranza… siamo al loro fianco, sempre!
Buona settimana, fraternamente
Don Bruno
Lettera di don Bruno del 06 Marzo 2022

Entriamo anche noi in Quaresima! Non in quella delle quarantene che ci hanno accompagnato in questi due anni di pandemia e che, purtroppo, non sono ancora finite. Tempo di rinunce e di solitudine per tante persone. Ma, intendo, quella quarantena che ci vuole educare ad aprirci agli altri, aiutandoci a riscoprire la gioia del seguire il Maestro, in un itinerario di cambiamento (conversione), un cammino di trasformazione interiore, di mentalità e di atteggiamento, che diamo per scontati ma ci hanno allontanato dal Vangelo e dai fratelli, per creare spazi e abitudini faticosi e tristi.  Scriveva papa San Paolo VI, che tutti abbiamo bisogno di convertirci e portava un paragone dove si riferisce al navigante il quale deve, di continuo, aggiustare la guida del timone e verificare che la direzione sia quella esatta indicata dalla bussola.
 
La prima domenica “Ambrosiana”, attraverso il rito dell’imposizione delle ceneri, ci invita a “Convertirci e aderire al Vangelo” che è per il cristiano, la bussola che guida la Navigazione della sua vita.
 
Monsignor Tonino Bello, parlando della Quaresima, usava questa espressione: “Cenere in testa e acqua ai piedi”, sono questi i due riti che stanno uno all’inizio del cammino quaresimale e, l’altro, al termine con il gesto della lavanda dei piedi.
Diceva che “questo percorso, che segna il cammino quaresimale è, in scala, il cammino di tutta la vita: pentimento e servizio". Sono le due grandi prediche che la Chiesa affida alle ceneri e all’acqua. Non c’è credente che non sia affascinato da queste due omilie. Le altre, fatte dai pulpiti, forse si dimenticano subito. Queste invece, no!  Perché espresse con simboli che parlano con un linguaggio che dura. È difficile sottrarsi all’urto della cenere che pur essendo leggera, scende sul capo con la “violenza” della grandine e richiama alla conversione o all’acqua che versata diventa segno del servire Gesù nel fratello…” (Mons. Tonino Bello)
 
Non tutti sanno che quelle ceneri sono ricavate dai rami degli ulivi benedetti e richiamano all’impegno per la Pace che oggi è messa in difficoltà e che sollecita tutti noi.  Preghiamo perché il gesto che riceveremo sia impegno per tutti ad una conversione alla Pace e al cambiamento del cuore. Il Pentimento, insieme al servizio, sono binari per viaggiare verso il ritorno alla casa paterna. Cenere ed acqua: ingredienti fondamentali per il bucato di un tempo ai lavatoi dei fossi e ma, soprattutto simboli di conversione: Se mi purifichi sarò più bianco della neve! Si cantava una volta.  Vi auguro un cammino spirituale e fraterno verso la Pasqua.   
Con affetto
Don Bruno
 
Lettera di don Bruno del 27 Febbraio 2022

Carissime e carissimi
La liturgia ci invita a celebrare questa ultima domenica, dopo l’Epifania, preparando il nostro cuore all’esperienza della Quaresima: tempo di conversione e di perdono.
Dopo aver presentato la figura di Levi che, chiamato da Gesù, diventa uno dei dodici, in questa domenica troviamo un’esperienza simile nella vicenda di Zaccheo.
Zaccheo trascorre la propria vita svolgendo il compito di capo esattore delle tasse ma, a suo dire, arricchendosi con frodi e furti “legalizzati”.
Di Zaccheo ci ricordiamo con più facilità della sua caratteristica fisica, la bassa statura e la particolare curiosità. Si dimentica che, quest’uomo ricco e potente, incontra Gesù e da quel momento la sua vita cambia.
È un uomo abituato ad avere tutto ciò che è possibile ottenere con il danaro, ma non riesce a raggiungere quella serenità e quella dignità che non si acquisiscono con i beni materiali ma solo con una vita onesta e rispettosa nei riguardi del prossimo.
Gli giunge notizia che, a Gerico, è arrivando un uomo di cui ha molto sentito parlare, Gesù, ma che non ha mai incontrato e vorrebbe vederlo.
Zaccheo è di bassa statura, questo non gli permette di identificare Gesù tra la folla e nessuno si preoccupa di trovargli un posto in prima fila, tuttavia, non vorrebbe compromettersi troppo.
Prende una decisione e precede il passaggio di Gesù arrampicandosi su un albero che, anche se non è molto alto, gli permette una posizione privilegiata e non rischia di essere notato.
Gesù sembra sapere quello che Zaccheo ha fatto e, giunto davanti alla pianta su cui è seduto Zaccheo, si ferma, sembra ignorare la moltitudine delle persone che lo circondano e, in quel momento, ha a cuore solo la vicenda di un uomo che ha un forte bisogno di riconciliazione. Gesù lo chiama, come se lo conoscesse da sempre, gli chiede di scendere dalla pianta e si autoinvita a per pranzo, casa di Zaccheo.
Cosa si siano detti mentre erano a tavola, il vangelo non lo riferisce, si stratta di parole coperte dal “segreto confessionale” ma possiamo credere che, al termine di quel colloquio, Zaccheo abbia mostrato tutto il suo cambiamento.
Nel racconto di Luca non manca una punta di amarezza: solo i “benpensanti” criticano il Maestro perché è andato a casa di un peccatore. Ma quel peccatore accoglie con gioia Gesù e, annuncia al termine, i segni del suo ravvedimento “darò metà dei mie beni ai poveri e se ho rubato restituisco quattro volte.” Gesù riconosce la conversione avvenuta e proclama l’ingresso della salvezza nella casa i Zaccheo il quale, da ricco e curioso, è diventato un fedele discepolo di Gesù e un testimone gioioso, pronto a riconoscerlo nei poveri e fratelli più cari.

Vado a concludere: quanti uomini e donne del nostro tempo possono essere paragonati al Zaccheo prima dell’incontro?  
      
Zaccheo, oltre ad alcuni aspetti negativi, ci suggerisce altri atteggiamenti che, usati bene, possono definirsi positivi:
-       Il primo è la curiosità, il voler vedere e incontrare Gesù, a volte ci si ferma davanti alla fatica o alle perplessità e alla paura di mettersi in gioco e perdere la propria autorevolezza umana, ma abbiamo bisogno di fare esperienza di Dio e del suo amore.
-       Il secondo consiste nel lasciarci affascinare dalla figura di Gesù, dalla sua proposta di vita e, passare così, da un incontro ad uno stile di vita cristiana che chiede coraggio e impegno nella vita di ogni giorno.
Sappiamo che il desiderio di incontrare Gesù è presente in tante persone di diversa età, condizione sociale e culturale. Una aspirazione che a volte è soffocata da mille altre esigenze.
Scriveva Sant’Agostino: “Ci hai fatti, Signore, tutti orientati a Te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te.”

Sulla figura di Zaccheo ci salutiamo e ci auguriamo che la sua esperienza diventi stimolo alla nostra vita e buona settimana che ci conduce alla prossima Quaresima.
A presto!
Don Bruno
Lettera di don Bruno del 20 Febbraio 2022

Carissime e carissimi parrocchiani
 
Mi è capitato più volte nella mia vita di prete di raccogliere la testimonianza di persone, uomini e donne, che dopo anni di “lontananza” dalla fede, hanno potuto ritrovare l’esperienza dell’incontro con essa e verificare un cambiamento radicale nella propria vita che ha portato molti frutti anche alle comunità cristiane dove vivevano dando contributo alla ricerca della esperienza cristiana.

Il Vangelo di questa domenica ci racconta di una storia simile a quelle che ricordo, la storia di un uomo che svolgeva il compito di esattore delle tasse, in Gerusalemme. Un lavoro, oggi diremmo, come tanti anche se, allora, era giudicato come ignobile per i legami che creava con quelli che erano definiti usurpatori e dominatori: I Romani!  Il tributo era per Cesare e il suo impero e, quindi, ogni collaborazionista era giudicato come nemico del popolo Ebraico.
Levi certamente sapeva della “fama” che gli era attribuita a tal punto che lo racconta nelle pagine del vangelo, a lui attribuito, al Capitolo 9 di Matteo.
Gesù, passando, lo vede mentre svolge il proprio lavoro e lo chiama, lo invita a seguirlo cosa che Levi fa immediatamente, diventando così, uno dei discepoli del maestro di Nazareth.

Ricordo diverse esperienze in questa direzione, come quella di Enzo, una giovane promessa del partito a cui apparteneva il padre che era conosciuto per le proprie idee e come “non simpatizzante” della Chiesa e dei preti. Spesso, discuteva con gli altri giovani, sostenendo le idee trasmessegli dal padre, ma senza mancare di rispetto e prestandosi alle iniziative che l’oratorio proponeva.
Correva l’anno 1986, si organizzò un viaggio ad Assisi, sui passi di Francesco, il grande santo che si convertì allo sguardo del crocifisso e a quello dei poveri. A questa iniziativa oratoriana, anche Enzo volle partecipare aggregandosi alla comitiva. Qualche tempo dopo, mi raccontò di quanto fossero stati importanti quei giorni per lui e come fosse giunto ad una decisione presa contro il parere dei genitori: farsi frate!
Lo accompagnammo con gioia nel monastero dove svolse i primi anni del cammino… Dopo qualche tempo, decise di offrire la propria vita per Gesù, la Chiesa ed i poveri.
Di storie come questa, dove come Gesù ha chiamato giovani a seguirlo nonostante le premesse del loro passato, ce ne sono tante così come quella di Luigi, oggi Padre Luigi, che ho conosciuto negli anni in cui sono stato parroco di Santa Rita a Pogliano, dove accoglievo i seminaristi dei Servi del Cuore di Gesù per una collaborazione oratoriana estiva. Raccontava, egli stesso, della propria vita di adolescente, scugnizzo che correva con il suo motorino per le vie della sua città di Montecassino, spesso inseguito dalle forze dell’ordine per aver commesso qualche infrazione. Ebbene, l’incontro con un sacerdote che gli parlò di Dio, lo convinse ad iniziare un percorso che lo ha portato a scegliere di seguire Gesù e, racconta con simpatia, la meraviglia di quei carabinieri che, avendolo conosciuto negli anni precedenti, lo rivedevano con l’abito da prete.

Ma ci sono storie che riguardano non solo frati preti o religiosi, ma anche persone comuni, magari con qualche giudizio negativo sul “patentino della vita” ma che, per itinerari diversi, hanno incontrato Gesù e lo hanno seguito sulla strada della propria personale risposta.

Nel ricordare tutti questi fratelli e sorelle, vi invito a ringraziare il Signore che non smette mai di ricordarci che lui è venuto non per i sani ma per i peccatori e tra questi ci siamo anche noi.  
Buona settimana
Don Bruno
Lettera di don Bruno del 13 Febbraio 2022

Carissime e Carissimi,
 
siamo giunti alla VI domenica dopo l’Epifania, ancora al centro del compiacimento di Gesù è la manifestazione della Fede questa volta da parte di un lebbroso guarito insieme ad altri compagni di sventura.
Siamo ancora sull’onda della scorsa domenica dove, ricordate, era un Centurione che chiedeva a Gesù la guarigione del proprio servo malato.
Il Vangelo fa notare che questa volta la richiesta è di gruppo, erano dieci e tutti e dieci vengono risanati da Gesù che li invita ad andare dal sacerdote e, mentre questi vanno, si ritrovano guariti.
Ma sappiamo che occorreva il riconoscimento ufficiale da parte del sacerdote che riammetteva nella comunione della Comunità familiare e sociale.
La nota dolente, che viene fatta emergere, è che su dieci uno solo si sente in dovere di ritornare da Gesù per ringraziarlo e si tratta ancora una volta di uno straniero cioè estraneo al popolo ebraico.
Gesù fa notare ai discepoli e a chi gli sta attorno questa, diremmo, mancanza di educazione umana che non ritiene la guarigione, o anche altro, un diritto ma spesso si tratta di un dono che riceviamo.

Papa Francesco, nel discorso in occasione della giornata mariana dell’anno della Fede, 13 ottobre 2013, consegnò 3 parole indirizzate alle famiglie ma adatte a tutti:
Indicando Maria nel momento dell’annunciazione, testimoniò la propria gratitudine con il vivere il servizio diretto verso la cugina Elisabetta.
Poi, in occasione dell’incontro esplose nel canto del Magnificat che potrebbe essere sintetizzato in tre parole: Permesso, Scusa e Grazie! E domandava: “Quante volte diciamo grazie in famiglia (ma potremmo dire anche in altre situazioni dove viviamo scuola, lavoro, pubblici uffici, parrocchia ecc.) Riconoscendo la bellezza del gesto di chi ci aiuta e ci è vicino. Spesso diamo tutto per scontato, di dovuto! E questo avviene anche con Dio.   È facile andare dal Signore e chiedere qualcosa, ma andare a ringraziare non sempre è facile.
Ho notato con piacere, in alcuni bambini, (un bravo ai loro catechisti) che, in occasione della Confessione, iniziano volentieri il momento del Sacramento con il ringraziamento al Signore per il bene sperimentato e poi con pentimento chiedono scusa per le mancanze che hanno commesso.
Penso che questo approccio sia importante nella formazione cristiana di ognuno di noi e che possa essere l’atteggiamento che accompagna le nostre relazioni con gli altri e con Dio. Bello concludere un dialogo o uno scambio con un Grazie che non costa nulla ma trasforma ogni gesto in cortesia.
Sarebbe bello, è un suggerimento, trovare ogni giorno una occasione per ritrovarci in famiglia o con il vicinato…  per entrare in relazione: (permesso o visita) o per domandare scusa se ci sono stati momenti di difficoltà (Scusa) oppure per ringraziare. E sarebbe ancora più bello, celebrando il sacramento della Riconciliazione dove Gesù ci libera dalla “lebbra” del peccato che ci separa dagli altri, ci guarisce ma dice: vai dal sacerdote perché questa guarigione ha bisogno della conferma: “A chi perdonerete sarà perdonato!”   

Vi ringrazio tutti per quello che condividete con me e domando scusa se ci sono volte in cui, senza volerlo, ho dato occasione di sgarbo e poca attenzione.
Auguro a tutti una buona settimana.
Don Bruno
Lettera di don Bruno del 06 Febbraio 2022

Carissime e Carissimi,
celebriamo la V domenica dopo l’Epifania: “Giornata nazionale per la vita”.
Notiamo, con tristezza, che la vita spesso non è vista come un dono, ma come uno strumento da adoperare a piacimento, utilizzerei il termine “giocare”.  
Ogni giorno, assistiamo, attraverso gli organi di informazione, a come la vita sia messa a repentaglio dal suo sorgere al suo tramontare.
Anche nelle nostre case, a volte, capitano situazioni dove la vita viene manipolata,
tradita e offesa da fatti dolorosi che si presentano tra le mura domestiche, così come nei luoghi di lavoro, per le strade delle nostre città, senza toccare il dolente problema delle guerre e delle vite lasciate in balia dell’egoismo umano; la mercificazione delle vite nel nome del potere e delle false ricchezze, di vite umane usate per perpetrare traffici illeciti che portano morte e violazione di ogni diritto.
 
Gesù annuncia il Vangelo della Vita, non solo ricordando che essa è sacra e nessuno ha il diritto di violarla ma, attraverso i suoi miracoli, mostra il volto di un Dio a cui è caro ogni uomo e, in modo particolare, quando questo è toccato dalle prove della sofferenza.
Il brano Evangelico di questa domenica mi pare vada proprio in questa direzione: un centurione romano e pagano che chiede a Gesù un gesto di attenzione per uno dei suoi servitori che è ammalato, mostrando (e questo è sottolineato da Gesù) come nel suo cuore Dio non sia lontano e, addirittura, viene lodato per la sua fiducia che in Israele non ha paragone.

In questa settimana la nostra Comunità vivrà le Giornate Eucaristiche: le abbiamo fatte coincidere con il Mensilario in vista dell’ordinazione sacerdotale di Francesco; la frase che le accompagnerà è quella presa dalle parole di Maria a Cana di Galilea: “FATE QUELLO CHE VI DIRÀ!”. La Madonna sarà la nostra guida in questi giorni, ci aiuterà ad arrivare al cuore di Gesù e a fidarci di Lui, questo lo vediamo anche nella scelta di Francesco: il desiderio di esprimere un SÌ all’invito del Signore “Vieni e seguimi!”
Saranno giorni intensi per la nostra crescita personale e comunitaria, da gustare e valorizzare, com’è stato auspicato dagli interventi del Consiglio Pastorale nell’ultimo incontro di lunedì 31 Gennaio.  
In questi giorni cade anche la memoria della Madonna di Lourdes e abbiamo pensato anche di vivere una celebrazione con Lei, tramite il Santo Rosario, la Santa Messa di Lourdes e l’aspersione con l’acqua proveniente dalla grotta delle apparizioni. Celebreremo, il giorno 11 febbraio, anche la “Giornata del malato”, con la Santa Messa e l’Unzione sacramentale con l’Olio degli infermi e, per questo appuntamento, occorrerà dare il proprio nominativo per poter gestire al meglio questo momento.
Sabato coinvolgerà tutti, piccoli e grandi, nei vari momenti di preghiera e vivendo con semplicità la celebrazione del Sacramento della Confessione.
Domenica mattina ore 11:00 la Santa Messa sarà presieduta dal nostro Vicario Episcopale Mons. Michele Elli, che chiuderà le Giornate Eucaristiche con la benedizione del Santissimo Sacramento.   
Chissà se il Signore potrà dire, al termine di queste giornate: Ho trovato in questa Comunità una fede grande!  è un augurio fraterno e sincero.
Don Bruno
Lettera di don Bruno del 30 Gennaio 2022

Carissime e Carissimi
 
Siamo alla fine del mese di gennaio e la tradizione pone qui i giorni più freddi (detti “della merla”) e in questa domenica si festeggia, secondo la tradizione ambrosiana, la santa Famiglia nella quale Gesù ha trovato quel clima familiare e caloroso che gli ha permesso di crescere, non solo come figlio di Dio, ma anche come uomo.
Cosa aveva di speciale questa famiglia? Vivere nella terra promessa ad Abramo? Appartenere alla gloriosa discendenza del Re Davide?  Forse anche questo ed altro, ma ciò che ha reso un modello di riferimento questa famiglia, ce lo suggerisce il prefazio di questa domenica: La presenza di Gesù ha reso questa famiglia un luogo dove potesse essere esaltata la bellezza e la dignità originaria alta della famiglia umana.
E dove la parola “amore”, ha potuto essere veramente tale. Là, dove Dio che è Amore, ha posto la sua presenza non solo spirituale, ma anche umana.
È bello, che almeno una volta all’anno, la liturgia metta al centro la comunione che si stabilisce tra le persone attraverso l’unione del matrimonio, attraverso le promesse vicendevoli di fedeltà, unità e indissolubilità che fanno, di due o più persone, una cosa sola nell’Amore.
Gesù nel Vangelo prende le difese della famiglia. Nel brano del Vangelo troviamo l’episodio che racconta il suo rimanere al Tempio di Gerusalemme, a soli dodici anni e all’insaputa dei suoi genitori, ma questa esperienza familiare viene conclusa ricordando che: “… tornati a Nazareth visse in età e grazia davanti a Dio e agli uomini”.
Ma Gesù porterà sempre con sé l’esperienza familiare, e se di Giuseppe non si hanno notizie; di Maria, si parla spesso nel Vangelo, come madre silenziosa ma presente in ogni momento. E Gesù vorrà ricordare che: chi fa la volontà di Dio è per lui madre, padre, fratello e sorella.

Voglio ricordare, ora, le nostre famiglie, che sono state per noi un luogo di esperienza, a volte parte di un cammino particolare e faticoso ma, per lo più, luogo e tempo di crescita e cammino umano e cristiano.
 
Desidero, in conclusione, menzionare un grande santo, san Giovanni Bosco, che la liturgia ricorda il 31 Gennaio, con lui ricordiamo la sua mamma Margherita che lo ha cresciuto ed educato all’amore verso Dio… quando le famiglie non sono solo il luogo dove si concedono cose materiali, compaiono anche i santi. A tutte le famiglie, il mio l’augurio di essere luogo e segno dell’Amore di Dio.        
 
Alla prossima.
 
Don Bruno
Lettera di don Bruno del 23 Gennaio 2022

Carissime e Carissimi,
terza domenica dopo l’Epifania, domenica della Parola Di Dio.
Vi confesso che questa domenica mi provoca un po’ di allarmismo.  Sapevo che per noi cattolici la Bibbia non fosse un punto di riferimento costante ma che bisognasse dedicare una domenica a questo, quando ogni giorno, oltre alla domenica, la liturgia della Parola fa parte del nostro ritrovarci a celebrare la Cena del Signore. Una volta si parlava di mensa della Parola e mensa dell’Eucarestia fortemente collegate tra loro.
Ogni giorno si celebra una giornata particolare, per questa o per quella malattia, per le piante o per l’acqua e, questo, per ricordarci il cattivo uso, che spesso facciamo, del creato o per sensibilizzarci verso quelle patologie che segnano la vita di tante persone e delle loro famiglie.
Ma che ci fosse la necessità di dedicare una giornata alla Parola di Dio potrebbe significare che i cristiani di oggi hanno perso il contatto con il Testo Sacro e questo è, nelle nostre case (quando c’è), un testo spesso presente ma poco letto e meditato.

Se questa è la situazione, ben venga una giornata di riflessione che riporti il Testo Sacro al centro della nostra preghiera e meditazione e, come ci ricorda San Paolo, “Colui che da il seme al seminatore e il pane per il nutrimento, darà e moltiplicherà anche la vostra semente e farà crescere i frutti della vostra giustizia.

1) Ricordando la parabola del Seminatore che semina, ci auguriamo che, anche la giornata della Parola, possa risvegliare quel seme che è in ognuno di noi e portare molti frutti.

2) Stiamo vivendo anche la settimana di preghiera per l’unità dei Cristiani, occasione per prendere coscienza che la Parola di Dio, che è il testo comune per tutte le religioni cristiane, sia il punto di partenza per ritrovare la via dell’unità e il mondo creda in Gesù il Signore.

3) Ma c’è una terza necessità, che segna questo mese di gennaio, ed è la Settimana dell’educazione, che si svolge dal 21 al 31 gennaio. In seguito ai dolorosi fatti che  sono accaduti a Milano (ci riferiamo su questi) a partire dal capodanno e dalla violenza manifestata su alcune ragazze, ma anche ai fatti di sangue che la televisione ci  ha narrato e che hanno coinvolto gruppi  di ragazzi  della “movida milanese”, gruppi rapper ecc. Raccolgo le parole di don Gino Rigoldi, ex cappellano del carcere che, intervistato, ha confermato che oggi molti giovani mancano di quella educazione che favorisce una convivenza pacifica in quanto sono i social a dare le direttive educative o comportamentali.

La Comunità cristiana è sensibile a questo problema che si ripercuote anche su quelle strutture educative (come gli oratori) che per anni sono state punto di riferimento per il cammino di tanti ragazzi, adolescenti e giovani, e che oggi sono a volte luoghi deserti, un po’ per mancanza della presenza del sacerdote dedito alla pastorale giovanile, ma anche dell’assenza di figure educative laicali.
Occorre che si torni a trovare proposte educative significative per i nostri ragazzi e si possano evidenziare figure formate e importanti, che possano affiancare i sacerdoti, ai quali, spesso, vengono affidate due o tre oratori con la fatica di essere presenti sul campo, creando spesso la condizione di favorire situazioni a rischio di crisi.

Visto che è un po’ di tempo che non riporto qualche notizia sui Padri del deserto, concludo questa lettera con una nuova arguzia:
Un anziano chiese ad un altro anziano: «Secondo te, fratello, è meglio seguire il cuore oppure l’intelligenza?»
Rispose l’anziano: «Il cuore!»
«E per quale motivo?» chiese l’altro.          
Disse l’anziano: «Per il semplice motivo che il cuore, se è educato, detta i doveri, mentre l’intelligenza fornisce i pretesti per eluderli!»

Buona settimana
Don Bruno
Lettera di don Bruno del 16 Gennaio 2022

Carissime e carissimi,
 
il giorno del matrimonio è, per tanti, un momento importante da vivere con un po’ di apprensione che, superata dalla gioia, riempie il cuore. Proviamo ad immergerci nel clima evangelico di quelle nozze celebrate a Cana di Galilea dove tra gli invitati c’è Maria, Gesù e gli apostoli.
Un giorno di festa e di condivisione durante il quale, ci ricorda Giovanni, viene a mancare il vino. L’intervento di Maria presso Gesù, fa sì che Egli compia il suo primo miracolo mutando l’acqua in vino.
Quante coppie hanno scelto questo brano evangelico per il loro matrimonio! Più volte ho fatto osservare che il soggetto del brano non sono gli sposi, ma è Gesù. Lui è il vino nuovo che riempie di gioia la festa, che trasformata una situazione critica in una occasione di serenità.
Le presenze di Gesù e di Maria unite al miracolo di Cana, sono una nuova epifania: il segno che Dio è presente nella storia degli uomini.
Questo brano sarà al centro della nostra riflessione e della nostra preghiera, in occasione delle giornate eucaristiche del Mensilario, di Febbraio con la presenza di Gesù Eucarestia e di Maria Santissima, nei giorni in cui la chiesa, ricorda l’apparizione a Lourdes dove Maria ci ha invitato, come a Cana, a fare quello che Lui ci dice, a rispondere con fiducia con il nostro , al suo progetto di salvezza; quel sì che sta alla base di ogni vocazione matrimoniale, ministeriale, religiosa o laicale.
Questo pensiero mi offre l’occasione di ritornare alla mia lettera in occasione del Santo Natale dove, come secondo dono, avevo chiesto il regalo di comprendere la volontà di Dio per servire al meglio questa nostra comunità.
Mi viene in mente, parafrasandola, quella significativa affermazione del presidente degli stati uniti d’America J. F. Kennedy: “Non chiedetevi cosa la vostra comunità può fare per voi, chiedetevi cosa voi potete fare per la vostra Comunità!”.
Quante volte negli anni trascorsi ho dovuto ascoltare lamentele e critiche sul modo di agire delle diverse comunità: troppo avanguardista, troppo antica, senza progetti, con progetti improponibili!
(Mi è rimasta nel cuore, e l’ho riferita al C.P.P, una frase di una giovane coppia, che pur non essendo credente, ha accolto con rispetto la visita del sacerdote.  Uscendo dalla casa, il Papà mi ha detto: “Grazie per quello che fate per la comunità”. Credete, mi ha fatto tanto bene!)
Con serietà e coinvolgimento, mi sono chiesto cosa potevo fare per quelle comunità; a volte con l’aiuto di persone volonterose abbiamo messo in pratica progetti importanti; in altre occasioni, la scarsità di collaborazione, ha portato a fare poco anche se, quel poco, è rimasto e continua ancora oggi. Più volte mi sento dire che i tempi sono cambiati, e ne prendo personale coscienza, ma ritengo che si possa fare oggi ancora tanto bene per la gente e, per questo, mi rallegro quando vedo un piccolo segno di speranza, quando incontro persone che sono disponibili a collaborare e a rivelare con segni concreti di presenza, il volto di una comunità che ama.
Prego ogni giorno per questa comunità, come prego ancora per quelle Parrocchie che ho incontrato in questi anni. Prego ma non mi fermo li, San Benedetto nel suo motto ha detto “prega e lavora”. Cosa uno può fare, deve capirlo di persona…
Quanti lavori possono essere fatti nella tua comunità ma non si possono portare a termine per mancanza di collaborazione? Ma partendo sempre dalla preghiera dove il Signore parla al nostro cuore.
Mi ha colpito una testimonianza su San Giovanni Paolo II che, prima di ogni incontro, sostava in preghiera e poi trovava la forza di dire a sé e al popolo romano “Damose da fare!” - Diamoci da fare - e lui è stato di esempio fino all’ultimo.
Prego personalmente, in questo tempo confuso, ma lo faccio anche per ognuno di voi, che si possa individuare qualcosa di bello da fare per la nostra comunità secondo i carismi, le intuizioni e i desideri che sentiamo importanti.
 
Alla prossima settimana
Don Bruno
Lettera di don Bruno del 09 Gennaio 2022

Carissime e Carissimi,
sono terminate le feste natalizie, nelle case è iniziato la spogliazione dell’Albero e il rimettere via statuine del Presepe, questi sono i segni del ritorno alla quotidianità, quasi normale, vista la situazione sanitaria ancora critica.
Quando ero bambino, la nostra abitazione era piccola e non avevamo tanto posto e, tantomeno, soldi per acquistare le statuine per il presepe. Allora, il nostro Presepe, con quelle in carta ritagliate e che erano riproduzione dei dipinti: questo era il massimo possibile. Disfare il presepe era cosa di qualche minuto, tutto si concludeva in pochi istanti.
Rimaneva il dispiacere e la sensazione della fine di un tempo felice, che aveva favorito il respirare un’atmosfera di gioia che solo i bambini sanno sperimentare.
In settimana ho incontrato una persona che aveva letto la mia ultima lettera con l’elenco dei doni chiesti a Gesù Bambino per il Natale.  Mi ha rivolto la parola con una domanda specifica: “Ma come si trova a Cusago?” A parte le situazioni di salute che ogni tanto mi hanno portato a far visita agli ospedali della zona, ho imparato a dire che la situazione non sempre è facile per i problemi che devo affrontare, mi sto abituando a vedere sempre il bicchiere mezzo pieno, vedere il buono che c’è nella Comunità.
Il primo dono che ho chiesto (ricordate?) è quello di una Comunità viva, non perfetta perché la perfezione non esiste ma solo l’impegno utile nella condivisione, in un cammino che trovi nei quattro pilastri: Eucarestia, preghiera, perdono, carità, il percorso da fare.
Il libro degli atti degli Apostoli descrive la Comunità iniziale: Come un cuor solo e un’anima sola ma non mancavano discussioni e fatiche del camminare insieme questo accade in ogni famiglia, in ogni comunità, dove le posizioni possono essere diverse… ma poi occorre trovare una situazione di concordia e di collaborazione.
In trentotto anni di sacerdozio - senza contare quelle dove ho svolto servizio durante gli anni di seminario -  ho  incontrato  diverse  comunità, ognuna ha rappresentato per me un’ occasione unica per collaborare insieme con i laici o i sacerdoti  presenti  sul  territorio, oppure, nella mia stessa collocazione. Se dovessi metterle una sovrapposta alle altre non troverei concordanze ma diversità a volte profonde e a volte lievemente differenti, ma tutte con ricchezze umane e strutturali diverse.
In ognuna, si possono individuare le orme del passaggio di sacerdoti e collaboratori che hanno partecipato con la propria sensibilità e i propri doni, alla formazione e crescita di quelle comunità e, qualche volta, anche a posizioni che non hanno favorito il loro cammino spirituale e comunitario.
Chiedere il dono di una Comunità viva non è sminuire il cammino fatto, ma sollecitare il coinvolgimento di persone che hanno potenzialità grandissime ma a volte preferiscono stare ai margini della Parrocchia in spirito di osservazione, a volte di critica ma senza un impegno personale.
Quando fui destinato a Cusago, non conoscevo questa comunità, né la sua storia e le sue vicende. La mia conoscenza risaliva a tanti anni fa quando mi ritrovai a portare a casa, dopo aver fatto insieme gli esercizi spirituali, l’allora parroco don Carlo ma poi non ho avuto altre occasioni.
Una mia ex parrocchiana mi disse che la nuova destinazione presentava diversi problemi che ho potuto verificare di persona ma, come sempre, ho conosciuto persone che si erano messe a disposizione della Parrocchia con don Germano e che avevano dato disponibilità a continuare il loro prezioso compito.
La mia permanenza sul territorio, ha potuto verificare la reale situazione di questa comunità e che il cammino è a volte difficile e incomprensibile, che occorrerà un percorso formativo perché aiuti le persone a prendere coscienza del proprio ruolo di uomo e donna credente.
All’inizio di un nuovo anno, prendendo l’occasione di un augurio a tutti, penso che ci possa essere un rinnovato proposito a sentirsi pietre vive di una comunità che deve crescere sempre di più nell’amore fraterno e nella diaconia. Mi auguro che il Consiglio Pastorale faccia proprio questo impegno e cerchi di concretizzarlo non solo con le parole, ma suggerendo percorsi che partendo dalla propria posizione, suscitando nella comunità, l’entusiasmo e il desiderio di camminare insieme come invita il nome con il quale si è voluto chiamare questo nostro settimanale.
Ancora a tutti Buon Anno!
Don Bruno
  Anno 2021 - "Una Lettara da don Bruno o da don Jean"
Lettera di don Bruno del 31 Dicembre 2021

LETTERA DEL PARROCO… DI FINE ANNO 2021
 
 
Carissime e carissimi parrocchiani,
 
dopo il “volontario” silenzio durante l’Avvento torno ascrivere su Camminiamo insieme per concludere questo anno 2021 che termina e per prenderci per mano in un cerchio di gioia per entrare insieme nel nuovo anno 2022.
Spero che abbiate trascorso il Santo Natale con serenità; una pausa da tutte le preoccupazioni che purtroppo ogni giorno ci assillano e ci fanno angustiare e soffrire.
Chissà quanti doni avete ricevuto e condiviso con gli altri, io ne ho ricevuti diversi e ringrazio quanti hanno voluto farmene omaggio.
Ma non sono mancati nella mia “lettera a Gesù Bambino”, che parte dal cuore e arriva diretta al Suo cuore, che non ha bisogno di buste, fogli di carta e tanto meno di francobolli. Mi auguro che siano presi a carico della posta del cielo e diventino realtà concrete in quanto necessarie.
 
In questa lettera ho chiesto doni per la nostra comunità… in fondo Gesù ci ha detto: “Chiedete e vi sarà dato”, ed io, a Gesù, ci credo più che a tante altre storie che, se pur belle, sanno di fantasia e sono adatte più ai bambini e al loro mondo fantastico.
 
Ho chiesto, tra i tanti doni, il dono di una Comunità Cristiana, che sia di esempio e impegno per il bene comune, che superi i rancori del passato, le divisioni personali, e trovi la gioia di essere segno di sincera convivenza.
 
Ho chiesto di aiutarmi a capire e servire questa Comunità cercando, insieme, la via migliore per restituire ad essa quel lustro che viene ricordato da alcuni e che appartenente di più alla storia della Comunità degli anni passati e che non è più esperienza di oggi.
 
Ho chiesto il dono di Collaboratori sinceri e operosi, che non svolgano solo il ruolo di rappresentanza, ma siano presenti nella vita della Comunità con il desiderio di essere protagonisti e non semplici uditori e spettatori.  Mi è stato detto che queste persone fisicamente sono disponibili ma poi trovo in loro la fatica di mettersi in gioco.
 
Ho chiesto accanto a tutti gli ammalati e anziani, una vivace presenza fraterna di una comunità sensibile e vicina alle loro attese e paure.
 
Ho chiesto di poter riuscire a dare alla nostra chiesa un tetto nuovo, per ora ci siamo limitati a spendere in parte quei pochi contributi raccolti con pazienza per rattoppare le ferite più profonde che facevano sì che l’acqua, entrando dalle fenditure, provocasse alcuni problemi alla struttura.
 
Infine ho chiesto a Gesù, la presenza in oratorio di adolescenti, giovani, genitori ed educatori che contribuiscano a rendere questa struttura un luogo importante e permanente per la formazione delle nuove generazioni non solo durante l’oratorio feriale, ma per tutto l’anno.
 
Ma la lettera non finisce qui, ci sono scritte tante altre richieste un po’ personali che solo Gesù Bambino ora conosce e, se vorrà, potrà prenderle in considerazione, se non per questo anno, anche per il prossimo che mi auguro sia migliore di quello che finisce.
A tutti l’augurio sincero per il 2022, per ognuno di voi, i vostri familiari e amici…
 
Con amicizia don Bruno parroco.
 
Lettera di don Bruno del 7 Novembre 2021

Carissimi e crissime,
con la solennità di Cristo re dell’universo si chiude, per noi ambrosiani, l’anno liturgico e domenica prossima inizierà il tempo liturgico dell’Avvento che ci porterà, nel cammino di sei settimane, al Santo Natale.
Gabriele diacono ed Io abbiamo iniziato la  visita  alle famiglie, un’esperienza che in  questa parrocchia non ho potuto ancora sperimentare, per le varie situazioni che ho vissuto e che mi vede a volte un po’ smarrito nel capire le zone  che  mi  sono  state  affidate, ma  poco a poco imparerò ad orientarmi anche grazie alla collaborazione di tutti.
Scrivevo che in questa domenica cade la festa di Cristo Re, che è forse una immagine difficile  da  contemplare anche  se  Gesù  stesso  lo afferma nel processo davanti a Pilato e ancor prima i Magi venuti dall’oriente chiedono a Erode dove sia nato il Messia, il Re dei Giudei.
Un Re senza regno terreno perché il suo non è di questa terra ma è Celeste e al quale si accede con caratteristiche particolari tra le quali il perdono e la misericordia come ricordano le parole sul Golgota.
Un Re con un trono a forma di croce, una corona fatta di spine, un vestito che rivela la sua nudità e spogliato della sua dignità. Sul trono la citazione  voluta da Erode: Questi è il Re dei Giudei!
San Paolo ci invita a guardare a questo Re condividendo gli stessi sentimenti e ad inginocchiarci davanti a lui per proclamare che “Gesù Cristo è Signore a Gloria di Dio Padre.
E’ bello sapere che il nostro riferimento è verso un “Re” che non manifesta desiderio di potere ma di servire  con il desiderio di averci tutti con se nel suo Regno.
Ma ci sono regole che ci aiutino a vivere il tempo dell’Avvento?
Traggo da Mons. Bregantini queste tre indicazioni :
Primo: il tuo cuore sappia accontentarsi giorno per giorno per compiere un passo alla  volta. Non  puntare troppo in alto, Cristo ha assunto la condizione di servo, non procedere in fretta, con avidità e voglia di dominio. Avanza invece sicuro, calmo, con tanta mitezza nel cuore. Soprattutto con perseveranza, la virtù per l’Avvento.
Secondo: è permesso solo andare  avanti e non tornare indietro, fedeli tenaci e forti. L’Avvento è un cammino particolare dove i personaggi che lo caratterizzano diventano non solo profeti ma anche maestri di vita e di fede.
Terzo: ricordiamo che  quando si arriva in alto, tutto cambia. Dalla vetta ogni cosa la vedi in modo diverso  ma non lasciare che il successo ti vada alla testa e soprattutto al cuore ma mantieni la semplicità dello Spirito.
Carissimi abbiamo vissuto i primi giorni di Novembre in modo intenso e nel  ricordo dei defunti e  in  particolare  la  celebrazione  serale  del  2 novembre alla quale sono stati invitati i parenti di quanti ci hanno lasciato dal novembre scorso all’ottobre 2021.
Grazie a quelle persone (sono purtroppo poche), che mi hanno aiutato a rendere quel momento un incontro di famiglia e di preghiera.
Sabato prossimo possiamo partecipare al secondo momento del nostro cammino sacerdotale verso l’ordinazione di don Francesco, sarà una bella occasione per mettere insieme due figure quella di Monsignor Giancarlo Boretti  e don Francesco attraverso i canti eseguiti dalla “scola cantorum” del Santuario di Rho. Tutti sono invitati e rivolgo in particolare l’invito ai membri del C.P.P e C.A.E.P. quali espressioni elette o nominate della nostra Comunità.
Domenica invece la santa Messa sarà presieduta da don Riccardo Miolo che svolge in Diocesi il compito di “responsabile musicale”.
Termino attingendo dalle fonti dei padri del deserto.
Un giovane monaco disse a un anziano: Non mi è sempre facile sapere qual è il mio dovere, i miei compiti da fare nella comunità!                
Rispose il saggio anziano: invece è facile, è ciò che meno si desidera fare!
Buona settimana!
don Bruno
Lettera di don Bruno del 31 Ottobre 2021

Carissimi e carissime,
il destino funesto mi accompagna nel ministero, mettendo alla prova non solo la Fede ma anche la serenità della mia presenza tra voi, e questa volta ci ha pensato un virus costringendomi ad un ricovero in ospedale dove sono stato curato per una settimana ma, per fortuna,  le  cure premurose  dei  medici  e  del  personale  infermieristico hanno permesso il mio rientro a casa da dove gradualmente spero di riprendere con fiducia i miei impegni. Grazie a coloro che mi sono stati vicini con  la  preghiera, con qualche messaggio o telefonata. Un grazie ancora a tutti.
Si conclude con questa domenica il mese di Ottobre con la sua proposta missionaria e Mariana ed entriamo nel mese della memoria dove faremo ricordo della nostra vocazione alla Santità, ma anche di preghiera, per tutti i nostri defunti ed in particolare per quanti hanno ci lasciato, nel periodo novembre 2020 - Ottobre 2021.
Una parola sulla liturgia di questa domenica che è un invito all’accoglienza ed al  riconoscerci.
Scrive  San Paolo nella seconda lettura: "Attraverso  Gesù  gli  uni  e  gli  altri al padre in uno solo spirito. Non ci sono più stranieri e ospiti ma concittadini dei santi e familiari di Dio".     

Riscoprire l’importanza dell’accoglienza come valore importante per tutti noi per rispondere all’invito del Signore riportato nel Vangelo, che è  un'esperienza importante, che mi è stata data nelle situazioni pastorali passate, in occasione della visita alle famiglie della comunità; un’occasione che è incontro e conoscenza reciproca venuta meno nelle circostanze che si sono succedute in questi anni. Spero, unitamente a don Jean e il Diacono Gabriele, che ci possano essere occasioni positive di incontro e, dove non sarà possibile ritrovarci negli orari fissati, certamente concordare altri orari più consoni.

Vorrei concludere riportando, se mi è permesso, una breve riflessione sull’esperienza che ho vissuto senza averla programmata, nella scorsa settimana:
Dalla “solitudine”  della  mia camera  d'ospedale, ho potuto condividere e riflettere su quanto sentivo emergere dalle camere vicine: racconti di vita, esperienze familiari o, in un caso,  anche  di  riferimenti  alla  comunità parrocchiale di provenienza. Spesso si trattava di critiche verso  i sacerdoti o la domestica, ai cambiamenti in bene o in sofferenza che sono avvenuti. Due fatti mi hanno particolarmente coinvolto emotivamente: la prima è stata l’attenzione verso un “povero” ospitato in reparto che aveva bisogno di assistenza. Poi ho assistito a una “lezione a distanza” di un padre che, attraverso il cellulare, dava indicazioni pedagogiche alla figlia più grande, ormai ventenne, verso  il  fratello  più  piccolo che ritengo frequentasse le classi elementari e che, da quanto ho capito si mostrava restio verso gli impegni scolastici.
Quanta pazienza e diplomazia per risolvere problemi normali ma importanti, per un sereno cammino familiare...
Ma non voglio stancarvi anche se penso che molti far noi, potrebbero riferire fatti simili e magari più stimolanti per la riflessione. Chiudo con la consueta pillola di umorismo "conventuale".  

Accanto, l’uno all’altro, vivevano due monaci. Uno era un grandissimo lavoratore mentre l’altro preferiva la quiete e la lettura. Il primo un giorno disse al secondo: "Il lavoro, se fatto con amore, addolcisce la vita!  L’altro rispose: "…ma non a tutti piacciono i dolciumi!"
Alla prossima e buona festa di Tutti i Santi
don Bruno
Lettera di don Bruno del 17 Ottobre 2021

Carissimi e carissime,
oggi è una festa importante per noi ambrosiani perché ci porta, con la mente e il cuore, a quella che è detta Chiesa Madre di tutte le chiese di rito ambrosiano: il Duomo sede della cattedra del Vescovo e caro a tutti i fedeli ambrosiani e in particolare a noi sacerdoti che in esso siamo diventati tali e che ci vede spesso convocati, insieme alle nostre comunità per vivere alcuni momenti del cammino diocesano.
A prima vista rimaniamo tutti colpiti dalla sua bellezza e grandezza dalle statue che lo adornano e il nostro sguardo vola in alto all’immagine della vergine, la madonnina che, dalla vetta della guglia più alta, domina la città e veglia su tutta la Diocesi.
Oggi è la sua festa, il giorno in cui si ricorda la sua Dedicazione e consacrazione, ma soprattutto ci ricorda che il Duomo, come ogni chiesa, è immagine di quella Chiesa costruita da pietre vive che siamo noi, tutti i battezzati che pur fragili, come le pietre di marmo di Candoglia, siamo chiamati a essere un segno di bellezza e di lode a Dio.
È festa! E mentre scrivo mi viene alla mente una canzoncina che negli anni ‘80, si cantava negli oratori e ricordo che fu cantata durante il mio saluto a Pioltello prima di passare a una nuova esperienza pastorale in quel di Paderno Dugnano.
Ricordo ancora le parole anche se di anni ne sono passati veramente tanti e diceva così: “Festa è stare insieme, festa è volerci bene, vestire di bontà e sorriso e i giorni miei, festa è una canzone, festa è un grazie, un dono un fiore è la mia vita tutta una festa se Dio è con me!”
Quanti ricordi portano le canzoni nella nostra vita ma soprattutto ci ricordano la bellezza della presenza di Dio tra noi. Scrive San Giovanni nel suo Vangelo: “La parola si è fatta carne e ha posto la sua tenda in mezzo a noi”.
Fare festa, per una Chiesa, parrocchiale, diocesana è fare memoria che Dio è in mezzo a noi, suo popolo!
Carissimi, ricordiamoci di essere noi le pietre che Dio utilizza per costruire un tempio che è eterno e segno della sua presenza.
Augurandovi una buona settimana vorrei chiudere con la consueta perla di saggezza dei padri del deserto ma sembra utile anche oggi per una nostra personale riflessione.
Disse un giovane monaco a uno anziano: “Come è difficile, amare il nostro prossimo!” “Certo”, rispose il sant’uomo, “noi abbiamo ricevuto il comando di amare il nostro prossimo come noi stessi, e il nostro prossimo fa di tutto per rendere le cose difficili.”     
Essere buone pietre chiede impegno a tutti
A presto
Don Bruno
Lettera di don Bruno del 03 Ottobre 2021

Ottobre mese missionario e del Santo Rosario, inizia con la memoria della patrona delle missioni Santa Teresa del Bambino Gesù e trova il suo cuore missionario nella figura di Maria Regina del Santo Rosario e delle missioni.
Esorto tutti a trovare uno spazio nella propria giornata per recitare e “sgranare” il Rosario mentre per la comunità verrà proposta la recita prima della Santa  Messa  delle ore 18:00 nei giorni feriali compreso il sabato.
 
Poi la preghiera e la vicinanza a quanti sono stati chiamati a svolgere un servizio al Vangelo nei luoghi di missione per far sentire loro la nostra solidarietà nella preghiera.
A loro rivolgiamo la domanda del Vangelo: “In base alla vostra esperienza chi è il mio e nostro prossimo?”
Forse la loro risposta riguarderà i luoghi dove hanno vissuto o sperimentato la  missionarietà  e,  verso  i quali, sentono nel cuore il desiderio di condivisione e annuncio del Vangelo, ma tutti certamente diranno: “Il mio e vostro prossimo è colui che il Signore  ci mette  accanto,  che ci coinvolge e che ci chiede di mostragli il volto  vero di Dio”.
Santa Teresina non è mai stata in missione, era entrata giovanissima in convento ma, da quel luogo che appare chiuso al mondo, teneva un forte collegamento attraverso le lettere ai missionari e trasformava ogni informazione ricevuta, in una preghiera per loro.
È probabile che nessuno o pochi di noi, abbiano vissuto un’esperienza missionaria ma ci arricchiscono le testimonianze di chi ha potuto vivere queste esperienze e che sono diventate un tesoro prezioso a cui attingere.
 
Vorrei, senza dilungarmi, prendere a riferimento una di queste esperienze, riassunte da compagni di viaggio a conclusione della loro vita.
 
Scrive un missionario: “Non è facile sintetizzare l’esteriore quello che hai dentro il cuore. Prioritaria resta l’esperienza evangelica. Cercare di vivere, per quanto possibile, il Signore Gesù e il suo stile “rivoluzionario”, aperto a tutti ed a ciascuno senza distinzione alcuna; tutto ciò fa maturare la vocazione alla missione verso gli altri. Gesù aveva un Cuore aperto capace di fare propri i drammi degli altri e ti fa conoscere l’altro (il mio prossimo) chiunque sia e dove sia!”
Mese missionario e mese del Rosario, dedichiamo una decina della corona alle intenzioni missionarie, saremo con loro  cuore  a  cuore  e  sentiremo il loro battito generoso e universale.
 
Concludo con la gratitudine a quanti si sono impegnati per animare la festa dell’oratorio e la prima celebrazione, come diacono, di don Francesco e ci impegniamo a vivere con lui il tratto di strada che porta alla  sua ordinazione sacerdotale, celebrando con gioia i Mensilari che segnano lo scandire dei giorni verso l’11 giugno 2022.
Buona settimana
Don Bruno
Lettera di don Bruno del 26 Settembre 2021

È una domenica particolare per la comunità di Cusago e Monzoro perché segna una data importante nel nostro cammino. Infatti, condividiamo la grande gioia di un figlio che il Signore ha chiamato per essere segno di speranza e al servizio della Chiesa di Milano.
Con il suo: “Sì, lo prometto!” e la risposta del Vescovo: “Dio porti a compimento quanto ha iniziato in te!”  don Francesco decide per la sequela di Gesù iniziando un tempo da vivere come Diacono per poi prendere per sempre la decisione di essere tutto di Dio, al servizio della comunità dove il Vescovo lo invierà per svolgere il suo ministero come sacerdote.
Leggiamo in questa domenica il vangelo di Giovanni al capitolo sesto dove Gesù si definisce il Pane vivo disceso dal cielo; è il pane che nutre la fame spirituale dell’uomo di ieri e quello contemporaneo sempre più affamato e che spesso si nutre di un cibo che sembra saziare, in realtà crea dipendenza.
I Giudei contestano Gesù per quanto ha detto e obiettano: “Come può costui darci il suo corpo da mangiare?”
Gesù risponde con sette affermazioni, sette battute nel dialogo ripetendo sempre lo stesso concetto: “Se non mangiate la carne del figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue non avrete la vita eterna!”
In conclusione, Gesù vuole ribadire che l’uomo è chiamato a nutrirsi della Parola fatta carne. In termini semplici Gesù è la vita dell’uomo che è fatto per vivere in, con e per Gesù.
San Giovanni Paolo II diceva che la vita del Cristiano è sospesa tra due vertici: la Parola di Dio e l’Eucarestia. La Parola è il punto di partenza e l’Eucarestia è il culmine.
Don Francesco al pari del suo omonimo e santo di Assisi, che non volle mai diventare prete restando semplice Diacono, è con il Diaconato investito dell’autorevolezza di annunciare il Vangelo, prima con la vita e poi con le parole, in attesa di poter accostare alla Parola la possibilità di celebrare l’Eucarestia e  donarla  ai  suoi  fratelli e sorelle  quale  pane  vivo che dà la vita eterna.
Ci uniamo a Francesco e alla sua famiglia per partecipare insieme come comunità alla festa che unita a quella dell’inizio dell’anno oratoriano è una GRANDE FESTA.
Auguri don Francesco, ti siamo vicini e con te ci rallegriamo nel Signore.
 
Per prepararci alla Ordinazione Sacerdotale dell’11 giugno, ogni mese vivremo il mensilario che consisterà in due momenti, uno di ascolto e riflessione al sabato sera e quello eucaristico che sarà presieduto ogni volta da un sacerdote che ha accompagnato il cammino di Francesco. Prima tappa il 2 ottobre con la proposta di lettere scritte da seminaristi e dalla collaborazione del Coro Musica Laudantes di Cesano Boscone che ringraziamo anticipatamente per la disponibilità.
Don Bruno
Lettera di don Bruno del 19 Settembre 2021

Carissimi e carissime,
Scrivo la mia lettera settimanale in questo venerdì 17 settembre in cui la nostra Chiesa ambrosiana ricorda un santo forse sconosciuto alla maggior parte della gente ma familiare nostro perché si tratta del fratello di sant’Ambrogio e di Santa Marcellina.
Nella liturgia è ricordato come collaboratore del Vescovo Ambrogio nell’amministrazione dei beni ecclesiastici, nella cura pastorale e dice, il prefazio, collaborando nelle fatiche ne agevolò e nobilitò il ministero edificando la santa Chiesa milanese con lo spirito di povertà, castità e mitezza.
Mi suggerisce questa liturgia il ricordare quanti nella comunità, qui si tratta non della casa del vescovo ma del sacerdote, si spendono per aiutare il parroco o il vicario parrocchiale in Oratorio, nel compito che       il Vescovo gli ha affidato.
È bello pensare che in una società come la nostra, dove dicono gli esperti, la situazione pandemica ha contribuito a chiudere, a difesa la vita di molte persone, ci siano esperienze di uomini, donne e giovani che si propongono come aiutanti del Parroco e dei suoi collaboratori nei vari compiti che hanno, come fondamento, il volontariato e il servizio libero e generoso verso la comunità.
Certo, prendiamo atto, che alcuni hanno fatto un passo indietro, e hanno preso al volo l’occasione per non impegnarsi più (gratuitamente) ma non voglio fare l’elogio negativo di costoro, non tocca a me giudicare ma voglio ringraziare di cuore tutte quelle persone che si sono a me affiancate, che in parte ho ricevuto da chi mi ha preceduto e altre che si sono unite al gruppo e, ogni giorno, dedicano un po’ del loro tempo per la comunità. Sono i “Satiro” di oggi che hanno deciso di fare i catechisti, i collaboratori nella liturgia, gli operatori manuali ecc.
Ringrazio anche quelli che, pur non essendo della nostra parrocchia, danno una mano preziosa e a loro siamo riconoscenti; qualche giorno fa mi sono sentito dire di una persona, questa è una catechista in prestito - e questo mi ha sorpreso ma anche fatto pensare - che il prezioso compito di formare cristianamente le nuove generazioni è messo in difficoltà dalla carenza di catechisti: questo è doloroso e spero che venga superato.
Carissimi, non posso terminare senza gioire con voi in questa settimana che precede l’ordinazione diaconale di Francesco il prossimo 25 settembre, sarà l’inizio di una anno significativo e bello che ci vedrà partecipi di un cammino che ha come meta l’Ordinazione sacerdotale di don Francesco, perché dal Diaconato transeunte - così si dice - assume il titolo ecclesiastico mentre viene inserito nel primo momento del sacramento dell‘ordine.
Purtroppo, non potremo partecipare tutti alla celebrazione in Duomo che verrà trasmessa sul canale della Diocesi e poi con lui vivremo la festa in Oratorio alla quale tutti siamo invitati.
Buona settimana e grazie Francesco per questa bella occasione di sentirci comunità amata dal Signore.
Don Bruno
        
Lettera di don Bruno del 12 Settembre 2021

Carissimi
Celebriamo la seconda domenica dopo il martirio di San Giovanni Battista, ma è anche la festa liturgica del nome di Maria e nella nostra Comunità celebriamo la festa di Monzoro che è una porzione della nostra Parrocchia.
Celebriamo dunque con gioia la festa di Maria Nascente che è venerata nella chiesa di Monzoro e il nostro Vicario Episcopale nella sua riflessione della Messa di giovedì ha ricordato come Maria sia la fonte dalla quale scaturisce la Vita che è Gesù e alla quale siamo invitati ad abbeverarci.
In questa settimana riprende  la scuola  anche se per alcuni è già iniziata, l’oratorio ha concluso le due settimane di vita insieme e non sono mancate, in alcuni casi, le lacrimucce di qualche bambino  o bambina che avrebbe voluto che questa esperienza continuasse…. Ma rassicuro, per tutti ci sarà la proposta dell’oratorio domenicale con il progetto di un cammino… basta non perdere l’occasione!
 
Le letture di questa domenica non sono facili da commentare, il  Vangelo mostra la replica  di Gesù a un gruppo di giudei che lo avevano criticato perché aveva guarito un uomo in giorno di sabato. Gesù respinge al mittente le accuse  e li invita a meravigliarsi della loro chiusura e della falsa idea che portano di Dio nel cuore.
 
Per il nuovo anno pastorale l’Arcivescovo ci invita a far emergere un volto della chiesa che sappia mostrare il volto di Dio: “In questo tempo segnato dall’inedita tribolazione: la pandemia ha ferito, sospeso, inquietato gli animi di tutti i paesi diventando una ossessione e ha costretto a concentrare l’attenzione sulla cronaca quotidiana e locale fino a far dimenticare il resto del mondo e le tragedie che continuano a tormentare popoli, famiglie, persone.” (dalla lettera pastorale)
 
L’Arcivescovo si domanda: “Come attraversiamo il tempo che viviamo, noi discepoli del Signore?”
 
I vescovi lombardi hanno dato alcune indicazioni:
 
1) Imparare a pregare: alla presenza del Signore, docili allo spirito di Gesù praticando in forme inedite la celebrazione comunitaria, la preghiera familiare, e quella personale.
 
2) Imparare  a pensare:  liberi da slogan e notizie selezionate da chissà chi, esercitando un modo critico sulla situazione presente.
 
3) Imparare a sperare oltre la morte: affermando la fede nella risurrezione di Gesù e nella nostra risurrezione, per contrastare la visione disperata di una mentalità diffusa arrendevole di fronte alla morte, che ritiene saggezza la rassegnazione e cura palliativa la distrazione.
 
4) Imparando a prendersi cura apprezzando le varie forme di solidarietà che sono presenti in ambito ecclesiale e laicale, fino all’eroismo.
 
Conclusione: in questo tempo di prova  e di grazia la proposta pastorale intende convocare  la comunità cristiana perché non venga meno all’essere segno che aiuta la fede, la speranza proponendo il volto di una Chiesa unita, libera e lieta come la vuole Gesù, il pastore che vogliamo seguire.
 
Invitando a leggere la lettera che è scaricabile anche da internet auguro a tutti una  serena settimana.
Don Bruno
Lettera di don Bruno del 9 Settembre 2021

Carissimi e carissime,
ben ritornati dai luoghi  di  vacanza  per riprendere insieme il cammino della vita parrocchiale , decanale e  diocesano.
 
Riprendiamo anche il nostro incontro settimanale attraverso l’informatore parrocchiale “Camminiamo Insieme” per crescere in vera sintonia tra pastore e comunità cristiana di Cusago e Monzoro.
Un primo momento importante è la festa patronale di Monzoro che si pone all’inizio del mese con inizio il 9 fino al 12 festa del nome di Maria. Il programma lo potete trovare sui manifestini che  sono  stati  stampati già nel mese di luglio e pubblicati ancora sul settimanale.
In questi giorni solenni di pone l’inizio dell’anno pastorale con la consegna alla  diocesi  da parte del  Vescovo della lettera pastorale che viene consegnata in  particolare ai  membri attivi  nella  pastorale  parrocchiale  e che sarà la guida per il cammino personale e comunitario.   Titolo della lettera è “Unita, libera, lieta. La grazia e la responsabilità di essere Chiesa”.
 
* una Chiesa unita segno di comunione
 
* una Chiesa libera per una testimonianza coraggiosa
 
* una Chiesa lieta della gioia Cristiana.
 
Cercheremo insieme di riflettere su questi tre indicazioni.
 
Con il 25 Settembre inizierà per la nostra Parrocchia un anno particolare che abbiamo chiamato “Anno Sacerdotale” che ha lo scopo di aiutare la nostra Comunità a prepararsi alla  Ordinazione presbiterale di  Francesco Alberti che sarà l’11 giugno 2013.      Per questo il  Consiglio Pastorale ha voluto proporre un cammino con tappe mensili (mensilario ) per condividere con il futuro sacerdote la gioia di questo dono prezioso che arriva alla parrocchia dopo 65 anni e cioè dalla ordinazione di Mons. Giancarlo Boretti .
Ma  prima  di  tutto vivremo  la  penultima  tappa  del cammino che vede nella Ordinazione Diaconale l’ingresso al   primo grado dell’Ordine Sacro.
Questo il prossimo 25 Settembre in Duomo e il giorno dopo, festa dell’Oratorio, ascolteremo con gioia la prima omilia del novello Diacono.
Vogliamo esprimere a Francesco la nostra vicinanza e preghiera accompagnandolo in questo momento importante per lui e la sua famiglia e naturalmente per la nostra Chiesa di Milano.
Nel prossimo numero del settimanale pubblicheremo le tappe del cammino che domani il CPP varerà.  Cominciamo a far risuonare il nostro grande GRAZIE al Signore per questo dono.
 
Buona settimana e buona ripresa.
Don Bruno
Lettera di don Bruno del 13 Giugno 2021
 

Carissimi e carissime,
 
siamo giunti al termine di questo anno pastorale e dopo aver celebrato le ultime solennità del calendario liturgico, chiudiamo in bellezza con la festa, tutta nostra, dei Santi Patroni Fermo e Rustico che, nella nostra chiesa parrocchiale, sono ricordati in tre dipinti: il primo è quello del gonfalone appeso a fianco dell’altare maggiore e che raffigura i due martiri in preghiera davanti alla Eucarestia; gli altri due si trovano ai lati del presbiterio e li raffigurano nel gesto di distribuire il pane ai poveri e nel momento cruento del martirio.
 
Due Santi che con il martirio hanno dato testimonianza della propria fede e della propria sequela al Signore Gesù.
 
Le informazioni che possediamo è il loro inserimento nell’antico martirologio geronimiano. Essi erano di origine africana e perirono in occasione delle persecuzioni contro i cristiani; Fermo lasciato morire di fame presso Cartagine e Rustico ucciso, con altri cristiani, nell’attuale Algeria. I loro resti arrivarono a Verona presso il complesso di San Fermo maggiore dove vengono venerati.
Possiamo rileggere la vicenda dei due martiri patroni della nostra Parrocchia alla luce del tema della liturgia della parola di questa domenica dove il tema è quello della sequela di Gesù, ogni battezzato è chiamato a dare valore alla propria vocazione nel contesto del progetto originario del creatore.
 
È bello leggere in questa ottica l’avvenimento che coinvolge tutta la nostra Diocesi che in preghiera accoglie e partecipa con festa grande i nuovi Sacerdoti che in questa domenica celebrano nella propria comunità la Prima Santa Messa.
 
 
Mi piace usare una affermazione di un prete che scrive commentando le letture di questa domenica che esse parlano di un Dio che rompe la solitudine. Forse, per molte persone tra noi, la scelta fatta da questi dieci giovani è una pazzia, una scelta di solitudine in un mondo affamato di condivisione, dal desiderio di liberazione da un virus che ha chiuso le porte delle case, delle chiese e di tanti altri luoghi dove la gente era abituata a incontrarsi.
 
Ma in realtà questi giovani vogliono dire proprio il contrario: Non siamo soli! Abbiamo scelto Gesù come senso profondo della nostra vita, lo vogliamo dire con la nostra scelta accanto a quelle di altri giovani che hanno fatto altre scelte, non meno importanti, di sequela.
 
Diventare prete non è oggi una scelta di solitudine ma di comunione e condivisione di un progetto d'Amore dove loro stessi hanno scritto di voler camminare.
 
 
Cari fratelli nel sacerdozio, vi auguro un cammino pieno di gioia, non mancheranno le prove e i momenti di buio ma il Signore sarà al vostro fianco per aiutarvi a essere, nelle comunità alle quali il Vescovo Mario vi ha destinati, segni di vicinanza e di servizio per il popolo di Dio.
 
Anche la nostra comunità ha pregato per voi e vi ringrazia augurandovi tanto bene.    
 
Grazie da tutti noi!
 
 
Don Bruno e la comunità di Cusago e Monzoro
 
Lettera di don Bruno del 06 Giugno 2021

Carissimi e carissime,
 
celebriamo in questa domenica la solennità del Corpus Domini, in realtà è una festa che è quotidiana in ogni comunità cristiana anche se in moltissime, purtroppo, per l’accorpamento delle parrocchie, e il venir meno della presenza del sacerdote, fa si che questo dono prezioso sia celebrato saltuariamente e in molto alternato nelle diverse chiese.
 
Tuttavia, la Messa rimane lo specchio di una comunità cristiana: basta guardare come una comunità celebra la Messa per comprendere il livello della sua fede.
 
La festa del Corpus Domini è l’occasione per una verifica sincera sul nostro modo di partecipare all’Eucarestia.
 
Tenendo conto delle privazioni causate dalla pandemia, che ha portato a trasformare la partecipazione all’Eucarestia ad un puro momento televisivo, quasi fosse uno spettacolo che ci vede, non invitati alla Cena ma semplici spettatori e quando si partecipa in presenza a volte si è distratti e spazientiti se la Messa dura qualche minuto in più del consueto. Il cellulare è di moda anche a Messa e volentieri si vedono persone che lo fanno scorrere per abitudine alla ricerca di notizie più stimolanti di quelle ormai conosciute del sacerdote, e diventano una vera benedizione le parole del diacono: Andiamo in pace!
 
Mi tornano alla mente le parole di Gesù alla donna Samaritana: “Se tu concrescessi il dono di Dio!”
 
La Messa è anzitutto una volontà di Gesù “Fate questo in memoria di me!” Alla Chiesa è affidato il compito di custodirla e di celebrarla.
Alla Messa si va, non per far piacere al Parroco o al catechista, ma per obbedienza a Gesù e al suo comando.
Per questo Gesù ha voluto istituire il Sacerdozio che nasce dal suo Unico sacerdozio e ha voluto affidare ad alcuni prescelti l’onere del Ministero sacerdotale per il popolo di Dio. Nessun prete diventa tale per sé stesso, ma per un servizio nella Comunità a cui è mandato.
Desidero ricordare che in questa domenica i nostri dieci diaconi iniziano a Rho gli esercizi spirituali che li porteranno sabato 13 giugno a ricevere, per l’imposizione delle mani del Vescovo Mario, l’Ordine sacro del presbiterato.
Il moto scelto da questi fratelli nella fede è “Camminate nell’Amore”.
 
Per la nostra Diocesi il motto, unito al tableau con le fotografie dei candidati del vescovo e superiori del seminario che hanno accompagnato il loro cammino, è una lunga e vera tradizione che accompagna il cammino di ogni classe di ordinazione nel lungo e, speriamo fecondo, cammino sacerdotale.
Nelle loro mani consacrate dal Vescovo si rinnoverà il dono della presenza di Gesù pane donato per nutrire la fede di quanti verranno loro affidati.
 
Li accompagnamo in questo ultimo tratto di strada con la preghiera da loro stessi composta:

“Padre Santo, nel tuo figlio Gesù, via verità e vita
ci hai reso figli e fratelli amati.
Effondi il tuo Spirito su questi tuoi servi
perché siano testimoni del Tuo Comandamento:
Camminate nell’amore!
Maria, madre della Chiesa custodisca il loro ministero
Amen.

A tutti una buona settimana.
Don Bruno
 
Lettera di don Bruno del 30 Maggio 2021

Carissimi e carissime,
celebriamo in questa domenica la festa della Santa Trinità, in breve festeggiamo il volto del Dio Trinità di Amore rivelato da Gesù, il figlio di Dio fatto uomo per mostrarci il volto del Padre    e per avvolgerci del suo Spirito di Risorto.
 
Certamente non è semplice parlare di Dio e tanto meno di descrivere il suo volto; a questo proposito racconto un aneddoto: una bambina, rientrando dal catechismo disse alla mamma: “Vorrei dipingere Dio. Com’è Dio?”
La mamma tentò di dire qualcosa facendo appello a quanto aveva studiato al catechismo: “Dio? Non saprei: è ciò che di più bello, di più grande, di più luminoso ci sia.” La bambina, dopo un momento di silenzio cambia parere: “Non voglio più dipingere Dio. Ho paura di sciuparlo!”
 
Nella storia dell’Arte molti artisti si sono cimentati nel difficile compito di raffigurare il Volto di Dio, ognuno con il proprio estro e la conoscenza personale ma in particolare con la profondità del proprio animo e sincera esperienza del Mistero che avvolge la conoscenza di Dio.  Forse è per questo che Gesù ha detto che solo i piccoli riescono a vedere il volto di Dio grazie alla loro semplicità.
 
Scriveva quello che per molti di noi è stato maestro e guida spirituale, il Cardinal Martini: “Il nostro cuore umano vive sempre la ricerca di Dio; cerca e non trova, trova e gli sembra di perderlo di nuovo, per cui torna a cercare e poi ritrova! Il Signore ama la tensione costante del cuore umano e si nasconde per farsi trovare. Il suo è un gioco d’Amore. Interessante è lasciarci prendere da Lui per vivere un’avventura meravigliosa.
 
Carissimi si è conclusa la tornata delle prime Comunioni, rimangono ancora tre bambini che hanno dovuto rimandarla a questa e all’altra domenica, ma in generale la maggior parte di loro ha ricevuto per la prima volta Gesù nell’Eucarestia.
Personalmente è sempre un’esperienza straordinaria che vorrei condividere con voi tutti augurando a questi fanciulli di continuare l’Incontro con Gesù nelle prossime domeniche. Rimanere uniti a Lui come i tralci sono uniti alla Vite e per questo sono in grado di portare frutti veri e abbondanti.
 
Si conclude anche il mese di maggio, nelle serate alcuni della comunità si sono ritrovati con fedeltà a pregare il santo Rosario in chiesa nelle giornate piovose o davanti alla sua statua in parrocchia.
Ringrazio don Jean che ha prestato la sua collaborazione subentrando a me nel compito di guidare la preghiera e grazie a quelle persone che sono state presenti fisicamente alla recita della preghiera mariana, che la Madonna vigili sulla nostra comunità insegnandoci sempre a fare quello che Lui ci dice e ci dirà. Entriamo nel mese di giugno dedicato al Sacro Cuore e a lui affidiamo i dieci giovani che prossimamente saranno ordinati sacerdoti per la nostra Diocesi.
 
Augurandovi una serena settimana con affetto concludo questa lettera. A tutti voi, gioia e pace nel Signore.
Don Bruno
Lettera di don Bruno del 16 Maggio 2021

Carissimi e carissime,
 
Vi comunico che il nostro seminarista accolito Francesco Alberti ha indirizzato al Vescovo Mario la domanda per essere ammesso all’Ordine sacro del Diaconato e Presbiterato.

Inizia così l’ultimo tratto del discernimento operato con il Vescovo e che coinvolge anche tutta la nostra comunità parrocchiale.
Infatti, attraverso l’indagine di una specifica Commissione Arcivescovile (Ad Promovendis ad Ordines) deputata allo scopo, incontreremo un suo rappresentante che ci verrà a visitare. Egli raccoglierà le testimonianze sul candidato unitamente alle pubblicazioni che sono state apposte all’albo della Chiesa da domenica 9 fino al 16 maggio come richiesto dal Diritto canonico (can 1041 e 1042) e comunicando eventuali notizie di irregolarità e impedimenti.
All’incontro, che avverrà domenica 23 maggio 2021 alle ore 15.00 sono invitati innanzitutto i membri del Consilio Pastorale Parrocchiale; l’incontro è aperto a coloro che lo desiderano, secondo il numero consentito dalle attuali disposizioni previste dalle norme di prevenzione pandemica.
Non facciamo mancare la nostra preghiera per Francesco e invochiamo lo Spirito Santo in tal modo preparandoci a onorarlo per la prossima festa di Pentecoste.

Il Fuoco Divino scenda su ciascuno di noi, ci rafforzi, ci spinga ad annunciare gioiosamente il Vangelo e a rispondere prontamente alle chiamate di Dio nel mondo bisognoso della sua Parola.
Affidiamo a Maria Madre di dio e della Chiesa questo suo figlio in cammino e tutti i giovani chiamati da Cristo ad amarlo.
Don Bruno
Lettera di don Bruno del 9 Maggio 2021

 
“Vi trasmetto, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto”

E’ bello sentirsi portavoce di una tradizione ricevuta, non ci appartiene ma ci è stata trasmessa dalla fede di chi ci ha preceduto, che è stata alimenta per la propria vita cristiana ed è passata di mano in mano fino a noi, anche San Paolo lo scrive ai Corinti nella seconda lettura, naturalmente si tratta del dono della testimonianza su Gesù morto e risorto che rende ogni persona unica nella fede.
 
Ringrazio il Signore per l’impegno e la testimonianza dei sacerdoti che mi hanno preceduto sullo “sgabello” (mi pare tanto dire sulla cattedra che è propria del Vescovo) di questa comunità dei Ss. Fermo e Rustico, unitamente a San Vincenzo, che la volontà di Dio ha voluto associare nella santità e nel martirio, e li ha affidati alla devozione di questa porzione del popolo di Dio che è in Cusago.
 
Ringrazio tutti quelle persone che, con un po’ di fatica, hanno voluto contribuire anche quest’anno ad animare e sostenere la festa patronale, come ho già detto, ho qualche difficoltà a ricordare il nome di tutti ma, a ognuno, rivolgo la mia riconoscenza che vorrebbe essere espressione di tutta la Comunità Parrocchiale, in particolare a quanti mi hanno coadiuvato nell’organizzazione, non semplice, di un programma che in parte voleva raccogliere l’esperienza del passato ma anche con qualche piccola variante che tenesse conto della situazione pandemica ancora in corso e, diciamolo, anche di tempi nuovi.
 
Grazie a chi ha svolto il compito di vigilare sull’urna del santo e sulla presenza numerica in Chiesa, tra questi ricordo i Templari, la signora Bambina, Mauro e i tanti collaboratori preziosi.
 
Grazie al Coro Parrocchiale e a tutti i gruppi che hanno animato le celebrazioni Eucaristiche, a quanti hanno permesso la processione a tappe che abbiamo riproposto,  il veterano Albino, e  le nuove reclute  chiamate a continuare  il suo impegno.

Grazie a Sua Eccellenza Mons. Luca che ha presieduto alla Messa di apertura che è stata molto  apprezzata, e don Gianluigi parroco di Rho che ha presieduto solennemente la celebrazione “ventosa” della domenica ricordando l’anno di presenza come seminarista nel 1981-82.

Grazie alla segreteria con Giorgio e Susanna che hanno preparato volantini, manifesti e libretti celebrativi, alla famiglia ARDENGHI che ha offerto il decoro floreale della Chiesa, che insieme ai due vasi di gladioli commissionati da Marinella, che pur in bocciolo, hanno fatto una stupenda figura davanti all’altare.
Infine un ringraziamento per la gentile presenza al Signor Sindaco e Vice sindaco, al Comandante  dei vigili, alla vigilanza e alla protezione civile che hanno collaborato per il buon andamento della festa.

Come si scrive solitamente GRAZIE a tutti e speriamo che il prossimo anno vada meglio.

Vorrei concludere con una preghiera presa da “Preghiere” di Michel Quoist, per ricordare l’importanza anche di quelle persone che pur nell’ombra sono rilevanti per le realtà dove operano, come tante mamme, di cui oggi è la festa e che sono le colonne della loro famiglia e alle quali diciamo il nostro grazie.
 
Il muratore posava il mattone sul letto di cemento.
Con gesto preciso della sua cazzuola vi gettava la copertura, e senza chiedergli il parere posava su un nuovo mattone.
A vista d’occhio le fondamenta salivano. La casa poteva così elevarsi alta e solida per ospitare uomini e donne.
Ho pensato, Signore, a quel povero  mattone  interrato nella  notte alla  base del grande  edificio. Nessuno lo vede ma lui fa il suo lavoro e gli altri hanno bisogno di lui.
Signore, non conta che io sia in cima alla casa o nelle fondamenta,  purché  io  sia fedele,  al  mio  posto, nella tua costruzione. Amen.

Don Bruno
 
 
 
Lettera di don Bruno del 2 Maggio 2021

Maggio mese mariano, ma per la nostra comunità è in particolare la festa di san Vincenzo co-patrono  della  Parrocchia  che  quest’anno  cade  il due del mese. Si tratta certamente di una occasione significativa anche se, lo scorso anno, non si è potuta celebrare ma che, a dire di quanti hanno i capelli bianchi, ha perso molto del suo fascino e coinvolgimento sia da parte del paese (che ha visto mutare i suoi abitanti) sia per i comuni limitrofi che partecipavano  in modi  diversi e a volte folcloristici alla festa, con pellegrinaggi e fervente devozione popolare.
Oggi, a parte le nostalgie di alcuni, questa solennità ha subito profondi mutamenti anche se l’affetto e la devozione verso il corpo santo del martire rimane nella tradizione e nel cuore di tante persone.

La liturgia domenicale ci propone il tema delle ultime parole, quelle di Santo Stefano con il suo discorso che precede il martirio del diacono, leggiamo anche le ultime parole (non ultimissime) di Gesù durante l’ultima cena, quasi un testamento espresso in forma di preghiera al Padre.
Mi hanno sempre colpito le ultime parole dei personaggi biblici come Isacco dopo aver benedetto il figlio Giacobbe o di Giuseppe, viceré di Egitto, che fa promettere, qualora il popolo di Israele fosse ritornato in Palestina, portare con loro il suo corpo.
Ma ricordo  anche  le  ultime  parole  di  Pietro,  che  chiede di essere crocifisso a testa in giù perché indegno di essere crocifisso come il maestro Gesù.
Così sono giunte a noi, attraverso gli atti del processo, le ultime parole dei martiri dei primi secoli e come non ricordare le ultime parole di don Bosco: “Vi aspetto tutti in paradiso!”. Oppure del beato don Gnocchi  che  prima  di  chiudere  gli  occhi  si  rivolse ai suoi collaboratori affidando quella che chiamava  simpaticamente “la sua baracca”, Il centro dove custodiva i suoi mutilatini.
Non ci sono pervenute le ultime parole del martire patrono ma penso che, come Stefano e Gesù, avrà perdonato i suoi carnefici dando testimonianza di fede e di amore.
Oggi, 2021 la Chiesa testimonia ancora la propria fede nel Signore e il servizio all’uomo attraverso il martirio. Notizia di questi giorni è il martirio della laica consacrata Nadia  De Munar, uccisa in Perù… è  l’ultima  di una lunga  serie  di  uomini  e  donne  che sono stati uccisi perché scomodi e provocatori per l’impegno al servizio dei più poveri.

Tante Parrocchie hanno, nel proprio vivere la fede, la memoria di uno o più martiri e in diverse per vari motivi, vengono conservati corpi santi il cui esempio viene proposto alla devozione popolare e spesso sono motivo di fede contagiosa e propositiva.
Il mio esempio, è uno dei tanti, ma mi ha accompagnato negli anni della fanciullezza, dell’adolescenza e da giovane mi ha aiutato nella scelta del sacerdozio.
Nella mia, così la sento ancora, chiesa di Barbaiana è conservato il corpo di santa Virginia, una piccola martire dodicenne che da più di 400 anni è lì venerata, dono alla Comunità da parte del Cavalier Galeazzo Verga, milanese del 1666, verso la quale da sempre viene espresso il sentimento di affetto e devozione ed è festeggiata la terza domenica di settembre.

Vorrei concludere questa lettera con l’invito a celebrare, per quanto possibile, la festa del  Santo chiedendo per sua intercessione il dono di sante vocazioni e di un cammino di comunione fra tutti i Cusaghesi per una testimonianza vera e sincera di fede che è fecondata dal sangue dei martiri e diventa testimonianza, come scriveva il mio parroco  don Giulio Vegezzi: ”Penso che ai nostri giorni, segnati dalla decadenza religiosa, la presenza di questa reliquia susciti una nuova ventata di impegno e di coraggio religioso nella nostra parrocchia”.
 
Termino con una frase di San Giovanni Paolo II: “…i santi non invecchiano praticamente mai, che essi non cadono mai in proscrizione. Essi restano continuamente i testimoni della giovinezza della Chiesa”.

Buona Festa in comunione fraterna
Don Bruno

Lettera di don Bruno del 25 Aprile 2021

Carissimi e carissime,
eccoci giunti ad una nuova lettera e quindi ad un nuovo incontro tra il Parroco e la Comunità parrocchiale.
Siamo ormai nella settimana che da l’avvio alla Festa di San Vincenzo Martire conservato nella nostra Chiesa, onorato e venerato da tante persone della Parrocchia e dei paesi vicini.
La situazione pandemica, ancora presente, ci  invita alla cautela e a limitare i momenti  celebrativi o a modificarne la struttura organizzativa e noi faremo tutto quello che sarà possibile.
Insieme ad alcune poche volonterose persone abbiamo, sulla falsa riga delle celebrazioni passate, steso un breve programma che ci auguriamo di poter svolgere con serenità e fede.
La celebrazione avrà inizio venerdì 30 aprile alle ore 20:45  con la Santa Messa presieduta da S.E. R. Mons. Giovanni Luca Raimondi,  neo Vescovo ausiliare e Vicario della zona limitrofa di Rho.
Conosco Sua Eccellenza dai tempi del seminario e per un breve periodo anche come Vicario Episcopale della mia ex Comunità di Bernate /Casate e lo ringrazio per avere accolto l’invito ad aprire solennemente i giorni della festa.
 
Inoltre avremo la gioia di condividere la celebrazione di Domenica 2 Maggio, con la presenza del prevosto di Rho, mio compagno di Messa che, a Cusago nel tempo del seminario con il parroco don Luigi Lesmo, ha prestato la propria collaborazione al servizio dell’oratorio. Anche a lui il mio e vostro grazie.
 
Alle celebrazioni abbiamo invitato il Signor Sindaco, la Vice Sindaco e le altre autorità civili, sia alla Messa del 2 Maggio che a quella di apertura con la presenza del Vescovo Giovanni Luca Raimondi.
Il programma lo trovate sul volantino preparato per la distribuzione e vi aspetto tutti ad onorare San Vincenzo e a stringerci attorno a lui e al Signore Gesù che è fonte di Santità.

Vorrei concludere questa breve lettera con un racconto di Bruno Ferrero che mi pare esprima bene tutte quelle realtà che vorrei condividere con voi, il racconto parla di due arditi e coraggiosi cavalieri che avevano affrontato battaglie e messo a repentaglio la propria vita per nobili cause e, tra queste, una delle diverse crociate.
 
Una sera, uno dei due disse: “Mi resta un’impresa da fare! Salire sulla montagna dove la punta tocca il cielo per parlare con Dio”.
“Per quale motivo?” chiese l’altro cavaliere.
“Voglio sapere perché ci carica di pesi e fardelli gravosi per tutta la vita e continua a pretendere sempre di più?”
Insieme i due si avviarono per il sentiero che portava alla cima del monte. Salivano in silenzio e, quando videro da vicino la vetta, sentirono anche una voce, quella di Dio che diceva: “Prendete con voi tutte le pietre che trovate sul sentiero!”
“Lo vedi?” Protestò il primo cavaliere. ”E’ sempre la stessa storia… ancora fatica, Dio ci vuole oberare ancora”.
 
L’altro cavaliere fece quello che la voce gli aveva ordinato… ci mise molto tempo, per tutta la notte. Ma quando il primo raggio di sole del giorno lo sfiorò, le pietre ammassate sul cavallo brillarono di luce limpidissima. Si erano trasformate in splendidi diamanti di inestimabile valore.
 
Preghiera

Signore, faccio più domande di quelle che fai tu.
Credo che il rapporto sia dieci a uno.
Io ti chiedo:
Perché permetti la sofferenza?
Per quanto tempo posso sopportarla?
Che scopo ha?
Hai dimenticato di essere misericordioso?
Ti ho stancato?
Oppure offeso?
Mi hai rigettato?
Vedi la mia disperazione?
Tu mi chiedi: hai fiducia in me?

Questa domenica è dedicata alle Vocazioni,  vogliamo pregare per tutte le vocazioni in cammino e quelle che sono giunte al traguardo, preghiamo per i candidati della nostra diocesi i cui volti sono appesi presso l’altare della madonna che è madre delle vocazioni, preghiamo per Francesco che si prepara al grande passo ricevendo a settembre (Dio volendo) il Sacramento del Diaconato .
Grazie e auguri.
Don Bruno
Lettera di don Bruno del 18 Aprile 2021

A volte le nostre comunità sembrano quelle città che sorgono su antichi resti del passato  delle  quali  ogni  tanto in seguito a scavi o lavori metropolitani, emergono i segni  gloriosi del passato, e che, a un certo punto, si è concluso lasciando la testimonianza nostalgica che il tempo non riesce a cancellare. Questa nostalgia rischia di creare una spaccatura e crea fatica nel proporre cose nuove e costruire rapporti veri tra le persone.
Penso alle parole di Gesù che sentiamo proclamare in questa terza domenica di Pasqua. Il suo richiamo ai discepoli: “non sia turbato il vostro cuore”, non lasciate che entri dentro di voi la nostalgia e la desolazione, ma apritevi alla fiducia aiuti a camminare su strade nuove annunciando la gioia del Vangelo.
Penso alla gioia di Paolo e Sila nel vedersi liberati dalle catene del carcere e del poter battezzare  un’intera famiglia .
Nella lettera ai Colossesi San Paolo esorta a vivere il momento della prova con fiducia per annunciare, ammonendo e istruendo ogni uomo, per farlo incontrare con Gesù.
 
Carissimi Gesù ci invita a non lasciare che il cuore venga turbato: “Il turbamento è dato dalla presenza di qualcosa che ci spaventa, ci schiaccia; non è un semplice timore ma lo proviamo quando non vorremmo pensare a qualcosa, perché non sappiamo che cosa ci può capitare, abbiamo paura! Ma il turbamento può nascere dentro di noi quando ci sembra che Dio ci sia ostile e nasconda trucchi o trappole contro di noi. Infine Turbamento può essere anche personale, quando abbiamo dentro caverne nelle quali non siamo penetrati e che ci danno fastidio, ci pesano (paure, rimorsi ecc.). Occorre esaminarsi e vedere quali turbamenti ci toccano perché essi possono andare a segnare fortemente la vita interiore. Alcuni per esempio sono molto turbati dalla situazione sociale, politica, e hanno anche ragione, purché questo però non renda il cuore come avvilito. Davanti a queste situazioni occorre alzare il capo e risollevarsi.” (C. M. Martini - Parole per vivere - Paoline 2010).
Come sento attualissime le parole di Gesù e le indicazioni dell’amato Vescovo nostro, parole che toccano il cuore e ci fanno pensare.
 
Carissime/carissimi stiamo ancora vivendo il tempo e la gioia pasquale e ci stiamo preparando a celebrare, per quanto sarà possibile, la Festa di San Vincenzo Martire. Certamente lo faremo con la liturgia Eucaristica e gli altri momenti che verranno messi in programma. Comunicheremo al più presto la proposta di calendario mentre chiedo a tutti di mettersi in gioco, non come spettatori bensì come protagonisti di una pagina di vita Comunitaria che richiede l’impegno di ciascuno per sanare quelle “ferite” che la situazione pandemica ha aperto nella vita di ognuno di noi mentre partiranno quelle iniziative  che  dovranno sensibilizzarci sul problema ormai urgente della sistemazione del tetto della Chiesa parrocchiale .
 
Grazie a tutti per quella goccia di solidarietà che sapremo versare nel contenitore comunitario a beneficio specialmente (e mi auguro non sarà l’unica) delle tegoline.
Grazie e buona settimana.
Don Bruno
Lettera di don Bruno del 11 Aprile 2021

DOMENICA IN ALBIS

Nella domenica detta in albis, la liturgia ci fa entrare nel cenacolo dove sono riuniti i discepoli per paura dei giudei e qui ricevono la visita di Gesù risorto.
Manca Tommaso e non può partecipare a questo straordinario incontro.
Tommaso è paragonabile a uno specchio dentro il quale noi tutti ci riflettiamo, specialmente in certi momenti della nostra vita, quando la fede si manifesta difficile e vorremmo vedere e capire la volontà di Dio e sentire la sua presenza viva e confortante.
Lo specchio sappiamo mette in evidenza le positività ma anche le lacune che ognuno individua in se.
C’è chi si vede affascinante altri invece pieni di difetti da correggere o eliminare.
Tommaso è il nostro fratello incredulo che davanti alla  testimonianza degli altri discepoli: “abbiamo visto il Signore!” pensa che il dolore  e la paura li porti a essere poco razionali, mentre lui vuole vedere, toccare, mettere il dito nelle piaghe.
Quanta pazienza occorre avere davanti all’incredulità e lo si sperimenta quando ci si trova davanti alla convinzione di alcuni che Dio non esiste e quello che dicono i Vangeli sono pure invenzioni e divagazioni di discepoli delusi, fantasie di una comunità che ha bisogno di trovare il proprio riferimento e sicurezza.
Nel caso descritto dal Vangelo possiamo pensare al gruppo dei discepoli che vedono Gesù e da lui ricevono il dono della pace e il potere di perdonare i peccati con il compito di annunciare a tutti il fatto della resurrezione guidati dall’ azione dello Spirito Santo.
Sette giorni dopo Gesù appare ancora ai discepoli e questa volta è presente anche Tommaso.
Ci pare di vedere la faccia dell’Apostolo che aveva dubitato, il suo stupore e il timore di essere rimproverato, ma Gesù  lo invita a essere non più incredulo ma credente.
C’è in questo dialogo tra Gesù e Tommaso tanta tenerezza e il sentirsi soggetto della misericordia di Gesù.

Papa  Gregorio Magno ha scritto che a noi ha giovato più il dubbio di Tommaso che la fede degli altri discepoli.
Non dobbiamo condannare  Tommaso ma sentirlo uno di noi  perché il suo atteggiamento lo sentiamo nostro in tanti momenti della nostra giornata… vogliamo vedere il Signore e ci lamentiamo perché non lo vediamo ne sentiamo e ci sembra di essere da lui abbandonati . Tommaso grazie perché ci sentiamo parte di una nuova beatitudine , quella che ci tocca tutte le volte che pur non vediamo  ma ci fidiamo di Dio e poniamo la nostra vita nelle sue mani.

Carissimi, vorrei invitarvi a pregare con me per tutti quei fratelli e sorelle nei quali la fede è diventata un piccola fiamma fumigante, nei quali la fatica di credere è diventata indifferenza o ricerca, a noi è dato il compito di indicare a loro il Signore con la nostra testimonianza semplice ma allo stesso tempo segno della misericordia di Gesù .                   
Vi auguro una settimana di serenità e gioia vera.
Don Bruno
Lettera di don Bruno del 04 Aprile 2021

PERCHÉ CELEBRARE LA PASQUA?

Ringrazio don Jean per la sua collaborazione  durante la Quaresima e per i preziosi suggerimenti che ha condiviso con noi.
Ricevo ancora una volta il ”testimone” per camminare insieme in questi prossimi mesi lasciandoci illuminare dalla Parola di Dio che verrà  proclamata  nella liturgia  domenicale  da  Pasqua  fino alla prossima Pentecoste.
Parto da una domanda che sento forte nel mio cuore da alcuni anni e che pongo a ciascuno di voi: "PERCHÉ FARE PASQUA?"
Parto da questa domanda che ritrovo nella tradizione Ebraica in occasione della festa di Pasqua che gli ebrei celebrano in primavera, riuniti nelle loro case, in gruppi di 12 e non più di 20 persone. La cena pasquale era un momento solenne che durava dal tramonto fino alla mezzanotte e oltre.
Durante la Pasqua essi raccontavano gli avvenimenti della liberazione e con preghiere, canti, segni e simboli e, così, ringraziavano il Signore Dio per il suo intervento in loro favore e per rinnovare l’alleanza e l’amicizia con Lui.
In questa celebrazione il più piccolo della famiglia chiedeva spiegazioni e il Padre rispondeva alle sue domande.
Sono domande interessanti che cercavano di tenere viva la memoria di una storia vissuta in passato dal popolo Ebraico ma che toccava anche il presente e animava spiritualmente la vita del cammino del popolo di Dio.
Ecco le domande del bambino e le risposte del genitore:
Perché questa sera è diversa da tutte le altre sere?”
Noi eravamo schiavi del Faraone, in terra d’Egitto, ma il Signore nostro Dio, con mano forte e braccio potente ci ha fatto uscire da lì e ci ha condotto in questo paese ordinandoci di celebrare di generazione in generazione questo giorno.
Perché il pane azzimo?
Questo pane non lievitato ricorda la fretta della partenza, quella sera infatti la pasta dei nostri padri non ebbe il tempo di lievitare perché la partenza era imminente.
Perché queste verdure amare?
Si mangiano con il sale, l’aceto e il charoset e sono un ricordo della tristezza e della sofferenza vissuta nella schiavitù in Egitto.
Perché la salsa?
Questa salsa dall’aspetto denso, richiama il cemento e la malta che veniva usata per fabbricare i mattoni e costruire le città del faraone.
Mangiavano sempre l’agnello?
Si perché in quella notte oltre a mangiare l’agnello il suo sangue servì per segnare le case degli ebrei così che l’angelo del Signore, passando, risparmiasse i figli primogeniti di Israele.
Ma c’era anche l’uovo?
L’uovo sodo fu aggiunto in seguito, esso contiene il germe della vita e la sua superficie è simbolo dell’eternità .
Perché 4 coppe?
Le coppe non furono usate nella notte della liberazione ma introdotte in un secondo tempo: esse indicano le quattro espressioni della liberazione:
Vi farò uscire”; Vi salverò”; Vi libererò”; “Vi prenderò come mio popolo”.
Ma per noi?  La Pasqua è memoria della nuova ed eterna alleanza sancita dal Corpo e dal Sangue di Gesù  che ha voluto lasciarci se stesso come dono.
Certamente nelle nostre case non avviene il rituale ebraico ma, per noi cristiani,  è la festa più importante e il cuore di tutta la vita liturgica. Abbiamo a volte trasformato questa festa, come altre occasioni, per vivere momenti di svago e di convito dimenticando che la Pasqua è vittoria, è memoria dell’amore di Dio che, nel figlio Gesù, si è donato a noi.
Auguro a tutti che questa Pasqua sia occasione per rimettere la celebrazione domenicale al centro della nostra vita di discepoli del Signore che ci ha lasciato questo comando: ”Fate questo in memoria di Me!”
Buona Pasqua
Don Bruno
Lettera di don Jean del 28 Marzo 2021

GESÙ È IL NOSTRO RE

Fratelli e sorelle in Cristo oggi celebriamo la Domenica delle Palme. I testi liturgici ci invitano da una parte ad accogliere Gesù come il re atteso e dall’altra a capire che questo re conoscerà la passione e morirà per salvarci.
 
Gesù è il re. Il re che era atteso dal popolo di Israele: "Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d'Israele”! (Gv 12, 12-16). In effetti questo gesto del ritorno di Gesù a Gerusalemme su un asino, acclamato dalla folla che esultava di gioia nel vedere finalmente il suo liberatore, evocò la speranza di un intero popolo che davvero aveva bisogno di un re salvatore come disse il profeta Zaccaria: “Esulta grandemente, figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d’asina. Farà sparire il carro da guerra da Efraim e il cavallo da Gerusalemme, l’arco di guerra sarà spezzato, annuncerà la pace alle nazioni, il suo dominio sarà da mare a mare et dal Fiume fino ai confini della terra” (Zc 9, 9-10). L'aspettativa messianica di Israele, quindi, era basata sulla figura di un re politico-religioso. Ma era il contrario; Gesù era il messia atteso, il re del popolo di Dio, tuttavia la sua regalità non è di questo mondo.
Gesù è il re nel modo più scandaloso agli occhi dell'umanità, è un re crocifisso per il suo popolo. La liturgia di oggi ci fa vedere questo contrasto: Gesù acclamato Re e Gesù che parla della sua morte ai suoi discepoli.
Fratelli e sorelle in Cristo, Gesù è il nostro re, ma non un re come quelli di questo mondo che amano comandare e usare il popolo per scopi ideologici personali, è il nostro re nell'umiltà e nel sacrificio di sé: "Non sono venuto per essere servito, ma per servire e dare la mia vita per il riscatto dell'umanità". Così il nostro re, accettando di soffrire la sua passione, di morire e risorgere per noi, rimane re per sempre. Questa regalità è prima della sua nascita, Cristo è il nostro capo ci dice San Paolo: “Egli è principio, primogenito di quelli che risorgono dai morti, perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose. È piaciuto infatti a Dio che abiti in lui tutta la pienezza e che per mezzo di lui e in vista di lui siano riconciliate tutte le cose, avendo pacificato con il sangue della sua croce sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli” (Col 1, 15-20).
 
Cristo ci lascia un esempio di amore: amarci l'un l'altro in uno spirito di umiltà e donazione reciproca. Questo amore deve essere basato su Gesù. Dobbiamo amare profondamente Gesù come le due sorelle Marta e Maria. Gesù ha anche bisogno di vedere il nostro affetto per lui, questo è molto importante. Da questo amore di Gesù nasce nei nostri cuori la vera carità. L'amore di Dio trasforma il nostro servizio in un dono. Il dono viene dal cuore, non è soltanto l'oggetto dato, ma è tutta la volontà e l'amore che lo accompagnano. Ricordate la donna nel tempio di cui parla Gesù che offrendo tutto quello che aveva anche se poco è come se avesse dato più di tutti gli altri. L'amore di Dio apre i nostri occhi al mondo e ci spinge a fare come Gesù. Non chiudiamo gli occhi sulla sofferenza di questo mondo perché il giudizio di Dio è basato sull'amore.
 Buona festa delle palme a tutti!
Don Jean
Lettera di don Jean del 21 Marzo 2021

"SONO LA RISURREZIONE E LA VITA!"

Fratelli e sorelle in Cristo, la risurrezione di Lazzaro nel Vangelo di Giovanni (Gv 11, 1-53), ci invita a credere nella potenza divina di Cristo che è in grado di liberarci da tutte le situazioni angoscianti e liberaci dalla morte. Per capire questo brano, vi suggerisco di meditare sulle tre espressioni di Gesù in questa storia originale della risurrezione del suo amico Lazzaro: “Questa malattia non porterà alla morte”, “Io sono la risurrezione e la vita”, “liberatelo e lasciatelo partire”.
 
1.“Questa malattia non porterà alla morte”: Gesù era fuori dalla Giudea quando riceve i messaggeri delle sue amiche, Maria e Marta, raccontandogli della malattia del suo caro amico Lazzaro, fratello delle due sorelle. Pensando che subito sarebbe tornato a Betania per curare il suo amico, ha detto piuttosto questa sorprendente parola: "questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio". Due giorni dopo, è lui che informa i suoi discepoli che il suo amico Lazzaro è morto: “Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma vado a svegliarlo”. Siamo tutti mortali nella nostra carne. Tuttavia, la nostra amicizia con Gesù ci rende immortali nell'anima. Nessuna malattia può uccidere la nostra amicizia con Cristo (questa malattia non porterà alla morte). San Paolo lo dice molto bene; “Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore”. la fede in Gesù Cristo quindi è il rimedio alla malattia che conduce alla morte.
 
2. “Io sono la risurrezione e la vita”: la risurrezione del suo amico Lazzaro è il segno che dà a tutti coloro che credono in lui. Ci dice: "Io sono la risurrezione e la vita, chi crede in me, anche se muore, vivrà, e chi vive e crede in me non conoscerà la morte eterna". Gesù è entrato nella nostra storia umana per combattere la morte e aprire la porta della vita eterna. Ora attraverso il nostro battesimo siamo morti e siamo risorti con Colui che è vivo per sempre. Camminiamo sulla terra come figli di Dio, liberi e vivi cioè cittadini del Cielo sulla terra. La morte non è più la fine ma un passaggio. Ecco l’autorità di Gesù sulla morte: “Lazzaro, vieni fuori! Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario”.
 
3.Liberatelo e lasciatelo andare”: Ecco il compito del nostro Maestro; liberare et lasciare andare. Gesù invita anche noi a non rinchiuderci nelle nostre tombe cioè a vivere da soli le nostre difficoltà. Gesù viene da noi per dire di fidarci a lui. Viene da noi per dirci di non aver più paura, che è vivo, che è la risurrezione e la vita. Dobbiamo avere il coraggio di amarlo veramente e di avere fiducia in lui. Ricordiamoci di questa parola del Signore: “Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero”. Infine, fratelli e sorelle in Cristo, Gesù ci invita anche ad andare a liberare coloro che sono rinchiusi nelle loro tombe della miseria, della malattia, delle sofferenze di ogni tipo. Dobbiamo dare gioia a chi non ride più, dare speranza a chi non ce l'ha più. È così possiamo resuscitare tante persone dalle loro tombe.  Cristo ci invia per continuare le sue opere nel mondo, per dare pace, gioia di vivere e felicità a tutti.
 
Don Jean
Lettera di don Jean del 14 Marzo 2021

GESÙ È LA LUCE DEL MONDO!

Il miracolo della guarigione del cieco dalla nascita al tempio è di grande importanza per l'evangelista Giovanni (Gv 9, 1-38). Gesù è la Luce per tutti gli uomini. Come si manifesta la luce di Gesù in noi? Tre gradi per arrivare alla vera luce: lo stato delle tenebre, il contatto con la luce e dubbi, la fede completa in Gesù come vera luce.
 
1. Lo stato delle tenebre: L'uomo guarito era nato cieco e non aveva la possibilità di guarire, non era né colpa sua né dei suoi genitori, ma così aveva voluto Dio, ci dice Gesù: “Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio”. Quindi egli ha agito su quest'uomo in modo che potesse recuperare la sua vista. Gesù con questo miracolo dimostra il suo potere divino: “Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo”. Gesù viene sempre ad incontrarci per aiutarci a vedere di più nella nostra vita e vedere il mondo in modo diverso. Siamo come questo cieco che aspetta che Gesù venga per essere guarito. Lasciamoci nelle sue mani e vedremo chiaro come il cieco dalla nascita nel vangelo ha si è lascato nelle mani di Gesù.
 
2. Il contatto con la luce e i dubbi: Perché questo miracolo ha messo in movimento i farisei e gli scribi? Sapevano che colui che ha guarito questo uomo, nato cieco, dovrebbe essere un inviato di Dio. Però non volevano riconoscerlo perché erano orgogliosi e preoccupati di salvaguardare i loro vantaggi religiosi. Riconoscere pubblicamente questo miracolo, era come riconoscere l'autorità di Gesù su di loro; poiché non erano pronti a farlo, trovarono i motivi per accusare Gesù di infrangere la legge del sabato: “allora alcuni dei farisei dicevano: quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato”. I farisei volevano intimidire l'uomo guarito da Gesù dicendo che è solo un peccatore quindi incapace di compiere un gesto del genere: “Da gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è peccatore”. Ma l'uomo guarito sapeva solo una cosa: “Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo”. Poi aggiunge: “che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato”. La storia di quest'uomo con i farisei possiamo paragonarla così: spesso quando incontriamo la luce di Cristo e facciamo sapere agli altri, certe persone vengono e ci dicono che ciò che crediamo è falso. Fanno di tutto per scoraggiarci perché sono gelosi di noi. Sono loro a mettere dei dubbi nella nostra testa. Dobbiamo restare saldi in questa meraviglia che il Signore ci ha mostrato.
 
La fede in Gesù come vera Luce: Tuttavia, l’uomo guarito aveva bisogno di vedere oltre. Gesù, mostrandosi a lui come il Cristo, il messia atteso, gli chiede se crede: “Tu, credi nel Figlio dell’uomo?" rispose l'uomo: “E chi è, Signore, perché io creda in lui? Gli disse Gesù: “Lo hai visto: è colui che parla con te”. Ed egli disse: “Credo, Signore!” Il cieco ha avuto la possibilità di vedere, ma in più, entra in una dinamica di fede per lasciare definitivamente le tenebre.
Fratelli e sorelle in Cristo, Gesù è la luce del mondo, l'unico in grado di illuminare l'oscurità dei nostri cuori. Gesù permise all’uomo guarito di vedere doppiamente: vedere le cose visibili e quelle invisibili, che meraviglia per quest'uomo! Questo prodigio è per tutti coloro che credono in Gesù; quello di vedere le cose di questo mondo con la luce di Gesù e anche di comunicare con l’invisibile nell'Eucaristia. Così in colui che crede in Gesù c'è questo duplice aspetto: lo sguardo delle cose visibili e lo sguardo dell'invisibile. Dio non è lontano da noi, vive in mezzo a noi, non è in uno spazio al di fuori dello spazio degli uomini, ecco perché sentiamo la sua presenza in alcuni momenti. Lasciamoci illuminare da Gesù, lasciamo il nostro oscurantismo e spalanchiamo i nostri cuori a Gesù ora e per sempre, amen!
Don Jean
Lettera di don Jean del 07 Marzo 2021

"IO SONO"

Questa piccola espressione composta da due parole è il motivo principale della condanna di Gesù. Davanti ai giudei che lo ascoltavano, Gesù ha rivelato la sua vera identità: "In verità, in verità vi dico, prima che Abramo fosse, Io Sono" (Gv 8, 31-59). "IO SONO" è il nome di Dio. Questo è il nome che Dio ha dato a Mosè quando si è rivelato a lui: "Tu parlerai così ai figli d'Israele: IO SONO mi ha mandato a voi". (Es 3, 13-14). Il nome di Dio in quattro lettere, in ebraico: YHWH. Questo tetragramma è il nome più sacro per gli ebrei e solo il sommo sacerdote potesse pronunciarlo. Gesù, identificandosi con questo nome, si fa uguale a Dio. Gesù quindi si rivela agli ebrei com’è: dall'eternità, ha preso carne e ha vinto la morte. Per loro è uno scandalo. Per noi Gesù è il Salvatore.

1. Gesù dall’eternità: San Giovanni ha questa particolarità di dire la verità su Gesù dall'inizio del suo vangelo, questa verità che è dall'eternità e per mezzo di lui tutto è stato fatto: "In principio era il Verbo e il Verbo era rivolto a Dio, e il verbo era Dio (Gv 1. 1-14). Gesù si è sempre presentato agli ebrei come il figlio di Dio Padre. Ha detto che viene da Dio ed è da Dio suo Padre che ottiene la sua missione. Nel libro della Genesi, il Signore Dio si presenta ad Abramo in tre uomini, ci dice la Scrittura (Gen 18: 1-2). E Gesù si riferisce a questo incontro dicendo: “Abramo vostro padre, esultò al pensiero di vedere il mio giorno: lo vide e ne fu felicissimo”. E la lettera agli Ebrei identifica Gesù con sacerdote al modo di Melchisedek, re di Salen (re della pace) che benedisse Abramo (Eb 7,1; Gen 14, 18-20).

2. Gesù ha preso carne: diciamo nel nostro credo che; “Per noi uomini e per la nostra salvezza è discese dal cielo”. Per salvare l'uomo dal peccato della morte ci voleva qualcuno, come il figlio di Dio, per vincere la morte. “Dio ha tanto amato il mondo che ha mandato il suo unigenito affinché chiunque crede in lui possa avere la vita eterna. (Gv 3, 14-15)”. Gesù prese davvero il nostro corpo mortale in tutto tranne che nel peccato ci dice la Scrittura. Solo Gesù aveva il potere di liberarci da questo peccato come lui stesso disse molto chiaramente: “In verità vi dico, chi commette il peccato è schiavo del peccato. Lo schiavo non sta sempre in casa, il figlio vi resta per sempre. Quindi, se è il Figlio che vi rende liberi, sarete veramente uomini liberi”.

3. Gesù ha vinto la morte: "In verità, in verità, io vi dico, se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno". (Gv 8:51). Il nostro Maestro ha vinto la morte. San Pietro, dopo aver guarito un paralitico con il nome di Gesù, disse: "il Principe della vita che avete ucciso, Dio lo ha risuscitato dai morti - noi ne siamo testimoni" (At 3: 15). La forza del Risorto opera nel corpo dei suoi discepoli. Questo è il motivo per cui la prova della vittoria di Cristo sulla morte non è nella dimostrazione scientifica, è nella forza e nella santità che accompagnano i seguaci di Cristo in tutto il mondo. Il nome di Gesù scaccia i demoni e gli spiriti impuri; il nome di Gesù guarisce i malati e soprattutto il nome di Gesù dà alla luce nuovi figli di Dio in tutto il mondo.
Le ultime parole della Bibbia sono quelle di Gesù che disse: “Ecco, io vengo presto e ho con me il mio salario per rendere a ciascuno secondo le sue opere. Io sono l'Alfa e l'Omèga, il Primo e l’Ultimo, il Principio e la Fine. "(Ap 22, 12-13).
Don Jean
Lettera di don Jean del 28 Febbraio 2021

Signore “dammi da bere".
 
In questa seconda domenica di Quaresima siamo invitati ad andare alla fontana per attingere acqua viva come la Samaritana nel Vangelo secondo San Giovanni nel quarto capitolo. A Locate Triulzi si trova il Santuario di Santa Maria alla Fontana. Questo santuario ha una fontana sotterranea. Per accedere alla fontana bisogna scendere una scalinata fino alla fonte d'acqua. Nella nostra riflessione in questa seconda domenica di Quaresima, prenderemo le scale per scendere alla fonte di acqua viva. Tre gradini per accedere alla vera acqua, Gesù Cristo, nell'episodio della Samaritana che lascia intravedere un'immersione nella ricerca di questa acqua viva. Guardando più da vicino, notiamo: l’incontro con Gesù, il desiderio di conoscere la Verità, la scoperta della Verità e l'annuncio.
 
1. L’incontro con Gesù: Gesù è l'iniziatore dell’incontro con la donna di Samaria nel Vangelo. Chiede alla donna di dargli da bere; "Dammi da bere". Con questa richiesta, il Signore introduce il dialogo con la donna che aveva più bisogno di vera acqua viva per avere una vita più serena liberata dall'angoscia che aveva in fondo al cuore. Infatti, nel dialogo con il Maestro, si apre a Gesù dicendogli la verità sulla sua vita privata; “Io non ho marito”. E Gesù le disse: “Dici bene: non ho marito; ne avevi cinque e l'uomo che hai adesso non è tuo marito. In questo hai detto la verità”. Dio non ci chiede di essere santi prima di iniziare una relazione con lui, ci chiede semplicemente di essere sinceri con lui. Ci viene incontro così come siamo. Ci conosce già molto prima che gli parliamo. Quindi il rapporto profondo con Dio inizia con sincerità di cuore. Una volta che mostriamo a Dio la volontà di chiarezza, allora ci dirà tutto sulla nostra vita e così sorgeranno domande reali nei nostri cuori.
 
2. Il desiderio di Verità: dopo questo primo passo che consiste nello stabilire un rapporto di fiducia, rassicurata di trovarsi di fronte a un uomo come nessun altro, coglie l'occasione per saperne di più. Vuole scoprire la verità: “Signore”, gli disse la donna, “vedo che sei un profeta. I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare”. Fratelli e sorelle, non esitiamo a fare domande al Signore. È il nostro confidente per eccellenza ed è pronto a risponderci. La Samaritana ponendo questa domanda a Gesù che è giudeo, quindi che adora Dio nel tempio, lo mette alla prova. Gesù gli risponde orientando la risposta in una nuova direzione più interiore: “Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità”. Gesù guida la donna verso una nuova forma di adorazione che soddisfa i criteri di spirito e verità. Questa nuova prospettiva di culto si riferisce ai tempi nuovi, cioè la venuta del Messia, in cui tutti credevano fermamente e attendevano con ansia la venuta. Questo è il motivo per cui la donna risponde a Gesù dicendo: “So che verrà un Messia chiamato Cristo. Quando verrà, ci dirà tutte le cose ".
 
3. La scoperta della Verità e l'annuncio: Quando Gesù si presenta alla donna per dirle che è il Messia atteso: “Sono io, che parlo con te”, allora lei capisce tutto. Si rende conto che quando parlava con lui, aveva la sensazione di parlare con qualcuno che è uomo e divino allo stesso tempo. Corre e va in città per condividere la buona notizia.
 
Fratelli e sorelle in Cristo, la Samaritana scopre la Verità dopo essersi lasciata incontrare da Gesù. Ha aperto il suo cuore a Gesù e ha mostrato il desiderio di conoscere la Verità. Siamo invitati, durante questo tempo di Quaresima, a incontrare Gesù. È l'acqua viva che disseta la nostra sete di Verità. Cerchiamo di conoscerlo di più. Entriamo nel suo mistero perché è vivo e presente in mezzo a noi. La Chiesa è quel luogo dove la fonte della salvezza donata da Cristo non si prosciuga mai. In lei la fonte della grazia del Signore è donata in abbondanza e gratuitamente.
Don Jean
Lettera di don Jean del 21 Febbraio 2021

La Quaresima nella “quaresima”! Imploriamo la misericordia di Dio.
 
Eccoci di nuovo nel tempo di preparazione verso la Pasqua: La Quaresima.
La Quaresima è sempre un momento favorevole per avvicinarci a Dio ed implorare la sua inesauribile misericordia. Però viviamo già nella “quaresima” dal 21 febbraio 2020, quando abbiamo saputo della presenza dei primi casi di COVID19 in Lombardia.
 
Siamo in “quaresima” da un anno, cioè da un anno facciamo penitenza accettando le restrizioni che ci impediscono di vivere normalmente perché la lotta contro questa pandemia ci obbliga a farlo. Se la Quaresima è un tempo di penitenza, lo siamo già da un anno. Così, dopo un anno di "quarantena" (per la maggior parte degli anziani) e sentendo le notizie di una nuova variante del virus, la nostra serenità resta turbata. Ma è proprio con tutte queste preoccupazioni che ricominciamo un tempo di Quaresima, un tempo di cammino con il Signore, come Mosè nel deserto ha guidato gli israeliti verso la terra promessa, così anche noi con il nostro Maestro Gesù Cristo verso la Pasqua.
 
La nostra Quaresima è un tempo favorevole per chiedere la misericordia del Signore. Mi piace questa bellissima definizione della misericordia di Dio del Papa Francesco: “la Misericordia è il cuore del Vangelo! Non dimenticate questo: la misericordia è il cuore del Vangelo! È la buona notizia che Dio ci ama, che ama sempre l’uomo peccatore, e con questo amore lo attira a sé e lo invita alla conversione”. (Dixit, Coroncina e novena alla DIVINA MISERICORDIA, ed. Shalom 2008). Definire la Quaresima come un tempo in cui imploriamo la misericordia di Dio ci consola, nonostante l'angoscia suscitata da questa presenza della pandemia. Dobbiamo implorare con fervore la misericordia di Dio, le nostre vite sono nelle sue mani. Come implorare questa misericordia di Dio in questo tempo di Quaresima? Nella preghiera, nella carità e nel digiuno.
 
Primo, la preghiera; la preghiera ci avvicina a Dio. Le domeniche di Quaresima sono molto importanti per il nostro cammino quaresimale, quindi è fortemente consigliato non perdere questo tempo favorevole. Anche in questo periodo di Quaresima è richiesta la preghiera in famiglia per implorare insieme la misericordia di Dio sulla famiglia e sulla casa. Mi è piaciuta molto questa bella preghiera del cardinale Martini: O Dio "Fa’ che nella nostra preghiera vinciamo ogni paura che ci impedisce di deciderci per te, per i fratelli, per ciò che ci costa, per ciò che ci spaventa;  fa’ che la nostra preghiera sia una vittoria della nostra fede: in essa trionfi la tua potenza che ha vinto la paura della morte."

Secondo, la carità o l’elemosina; Dio ci mostra la sua misericordia ogni giorno a nostra volta per mostrare misericordia attraverso la carità. La carità non dovrebbe essere un atto isolato nella nostra vita, ma uno stile di vita che si inserisce nel nostro cammino quotidiano. Carità nel parlare, nel guardare, carità in tutto ciò che facciamo. San Paolo ci dice nella sua lettera ai Gàlati: “Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Che questa libertà non divenga però un pretesto per la carne; mediante l’amore siate invece a servizio gli uni degli altri”. (Ga5, 12)
 
Infine, il digiuno o la penitenza; Papa Francesco definisce il significato del digiuno nel suo messaggio sulla Quaresima di quest'anno in questi termini: “il digiuno vissuto come esperienza di privazione porta quanti lo vivono in semplicità di cuore a riscoprire il dono di Dio e a comprendere la nostra realtà di creature a sua immagine e somiglianza, che in Lui trovano compimento. Facendo esperienza di una povertà accettata, chi digiuna si fa povero con i poveri e “accumula” la ricchezza dell’amore ricevuto e condiviso”. Il Papa ci invita nel suo messaggio a fare il digiuno di tutto ciò che ci ingombra, per aprire i nostri cuori al dono di Dio.
 
Fratelli e sorelle in Cristo, siamo quindi chiamati in questo periodo di Quaresima 2021 a implorare con più vigore la misericordia di Dio sul nostro mondo e su noi stessi. Con la grazia di Dio osiamo di nuovo sperare perché la speranza è la nostra forza vitale. Dobbiamo sempre tenere presente che usciremo vittoriosi dalla paura e dall'angoscia con Cristo che ha vinto la morte.
 
Vi auguriamo buona Quaresima e buona fortuna nella marcia verso la Pasqua del Signore e la nostra propria Pasqua, amen!
Don Jean
Lettera del 14 Febbraio 2021

Carissimi e carissime,
stiamo vivendo i “Giorni del cuore”, perché Gesù Eucarestia è veramente il centro di ogni persona e di ogni comunità cristiana e al centro del nostro corpo c’è il cuore che è fonte di vita, se questo ha problemi e si ammala la vita diventa difficile e complicata. Sono consapevole che per molti, anche credenti dichiarati, il cuore pulsa per altre cose, ma non mi scandalizzo più perché Dio stesso ci lascia liberi anche di sbagliare per poi poterci convertire.

La Parola di Dio spesso prende riferimento dal cuore, lo definisce a volte “fatto di pietra” e il Signore si presta a togliere questo cuore e darcene uno di carne.
Gesù stesso vede nel cuore il luogo simbolico da cui escono i sentimenti belli ma purtroppo anche quelli meno belli e invita a vigilare su di esso, è significativo che questa domenica coincida con la festa di san Valentino patrono degli innamorati che fanno del cuore il simbolo del loro affetto reciproco. Ci auguriamo che anche in questo caso il “cuore & amore” sia vivo e sincero.
Di cuore parla il Vangelo, quello di due uomini che vivono la propria esperienza in modi diversi ma la meta è la stessa: il tempio dove si incontra il volto di Dio. Uno è fariseo, ha un cuore orgoglioso e pieno di sé perché si sente a posto con la vita, in lui palpita un cuore “osservante e generoso”.  L’altro uomo è un pubblicano in lui batte un cuore che si rimprovera tanti sbagli, per questo si percuote il petto con la mano  e  sta in fondo al tempio e non davanti come il fariseo.
Qui avviene la distinzione più forte, il primo si vanta della propria vita il secondo vive quella che recita il salmo: ”un cuore affranto e umiliato tu Dio non disprezzi.”
Conclude il Vangelo il fariseo tornò a casa non giustificato mentre il secondo con un cuore riconciliato.
Stare alla presenza del Signore per sentirsi toccare nel cuore e sperimentare la gioia dell’essere perdonati e in comunione con Dio e i fratelli nella fede.

Vorrei concludere con una fraterna esortazione che attingo  da  Mons. Bregantini anche se la adeguo alla nostra riflessione:
"Carissimo e carissima  nella tua vita non vivere solo di appuntamenti con gli amici ma vivi anche l’esperienza dell’appuntamento con Dio.
Fissa un tempo nella tua giornata per ritrovarti a tu per tu con lui perché possa parlare al tuo cuore e lì imparare a crescere ed amare veramente.
Fidati di Dio, che sempre provvede, oltre le nostre forze.
Impara a ringraziare, sempre, anche delle piccole cose quotidiane. Valorizza ciò che sei e che fai senza vantarti e sminuire quello che fanno gli altri ma mettilo in comunione, i doni condivisi si moltiplicano. Il mondo diventa un prato verde come le colline di Galilea e il tuo cuore sarà un giardino fiorito."

Alla prossima, prima domenica di quaresima.
Don Bruno
Lettera del 7 Febbraio 2021

Carissimi e carissime,
desidero per prima cosa ringraziarvi per la vostra presenza e collaborazione  al  fraterno  momento  di   ringraziamento che abbiamo vissuto domenica scorsa durante la Messa delle 11:00, quando il diacono Renato ha concluso ufficialmente il suo servizio ministeriale nella nostra Comunità.

Grazie  al  gruppo  “Sorrisi  e  Consolazione” che vede un cambio di guida (ancora da fissare la successione) riconoscente a Renato per la sapiente animazione  e  sostegno dato in questi anni anche come responsabile della Caritas insieme a Luisa e altri validi collaboratori e collaboratrici.

Grazie a quelle persone che hanno collaborato con me per pensare a gesti che avevano lo scopo di sottolineare il grazie della Comunità intera a Renato.
Grazie al coretto dei bambini e bambine che hanno animato la Santa Messa con le chitarriste che li seguono con attenzione, ai Diaconi del nostro Decanato che erano presenti per l’occasione, grazie all’Amministrazione Comunale per  la  gradita  presenza  del Sindaco e Vice Sindaco, nell’aver riconosciuto il  prezioso  lavoro  che  il nostro  Renato ha svolto al servizio  della  Comunità, anche civile, nell’attenzione ai bisognosi e a chi manifestasse qualche necessità.

Grazie anche  alla  presenza  numerosa  dei  Templari  Cattolici Italiani per il prezioso servizio di vigilanza.

Grazie a tutti quelli che in modi diversi hanno voluto essere vicini alla Comunità in questo sereno e fraterno saluto.

Domenica 7 febbraio, penultima dopo l’Epifania o detta della Divina Clemenza e Giornata nazionale in difesa della Vita, un impegno grande per ogni uomo e donna specialmente se credente e che  ritiene  la Vita  di  ogni  persona, sacra e inviolabile, in un momento dove non trascorre giorno in cui sentiamo di vite tolte,  soppresse anche negli ospedali, là dove la vita di ogni persona deve essere salvaguardata anche nella debolezza  dalla malattia e che sarà al centro della XXIX giornata del malato che verrà celebrata giovedì 11 Febbraio  memoria della Madonna di Lourdes. Pregheremo per tutti gli ammalati e in particolare quelli della nostra Comunità affidandoli alla Mamma di Gesù e mamma nostra.
Mi è a cuore ricordarvi le prossime Giornate Eucaristiche che prenderanno avvio giovedì 11 febbraio al pomeriggio fino a domenica  14 con le celebrazioni Eucaristiche.

Abbiamo scelto come linea guida la frase evangelica che conclude l’esperienza del Tabor : “E NON VIDERO CHE GESU’!  Il calendario dei momenti proposti sono riportati sul programma esposto e inserito anche in questo informatore settimanale oltre che leggibile nelle Bacheche della Parrocchia.
Nonostante la pandemia, vi invito a trovare spazi da vivere nell’incontro personale e comunitario con Gesù Eucarestia, un bene prezioso per l’anima e la vita personale.
Noi sacerdoti e diacono saremo a disposizione per aiutarvi nella riflessione e nella preghiera e, i sacerdoti,  saranno disponibili, seguendo con attenzione le indicazioni di sicurezza, a celebrare il Sacramento della Confessione  nello spazio riservato della “Cappellina della Riconciliazione”.
Buona settimana a tutti
Don Bruno
Lettera del 31 Gennaio 2021

Carissime e carissimi parrocchiani,
in questa domenica celebriamo la festa della Santa Famiglia di Nazareth, è posta al termine del mese di gennaio, mese della pace, forse perché la Famiglia oggi ha bisogno di trovare veramente la sua pace, in un mondo dove questa prima cellula della società è disattesa nelle sue necessità fondamentali spesso menzionate da quanti a parole gli dedicano attenzione ma poi fanno scelte che la impoveriscono e “minacciano” perché non favoriscono quegli strumenti necessari alla serenità della famiglia stessa. Tra questi il lavoro, la giustizia sociale, la salute fisica, il benessere complessivo, l’appagamento del bisogno di amore, l’esperienza di legami saldi e solidali, il riscatto dalla sofferenza, la solidarietà davanti alla morte ecc. Io come Cristiano ho il compito di collaborare e essere, senza smanie predicatorie e furbizie di proselitismo, segno dell’inquietudine che come una spina è conficcata nel cuore dell’uomo (Mons. Tonino Bello).
 
La liturgia ci consegna l’icona di una famiglia non esente da quelle difficoltà e sofferenze che accomunano ogni famiglia umana; le pagine evangeliche ci trasmettono la testimonianza di una famiglia particolare e grande, dice il prefazio, non tanto per la proprie origini regali e discendenza dal casato di Davide, ma piuttosto per la presenza del Figlio di Dio che rende quella semplice casa il luogo dove Gesù, obbediente a Maria e Giuseppe, è il segno dell’Amore del Padre celeste per ogni uomo e donna.
 
In questa domenica vorrei pregare con voi, per tutte le famiglie della nostra comunità e non solo, per quelle che vivono in “buona salute” e per quante hanno il cuore ferito, per quelle che camminano guardando nella stessa direzione e per quelle che possono aver perso la rotta, tutte sono nel cuore del Padre perché sono care a Lui .
 
Ringrazio il Signore per la famiglia in cui sono venuto al mondo e dove ha avuto origine la mia vocazione e penso debba essere per tutti il luogo particolare dell’esperienza del sentirsi amati e dove ognuno può individuare la propria strada .
 
Vorrei con voi innalzare questa preghiera da recitare insieme :
 
Signore, dona alla nostra famiglia pace, gioia e benedizione. Aiutaci a volerci bene, ad essere generosi e accoglienti a rispettarci ed aiutarci in ogni necessità, a godere delle piccole cose, ad essere laboriosi per guadagnare quanto basta per vivere dignitosamente, aiutaci a perdonarci gli uni gli altri, pronti ad ascoltarci reciprocamente e attenti alla tua voce che ci chiama a crescere nell’Amore e rendere preziosa la nostra vita. Amen.
 
Ma in questa domenica cade anche la festa liturgica di un grande uomo,  San Giovanni Bosco indimenticabile educatore di giovani che hanno, grazie a lui, scoperto la propria vocazione al sacerdozio, alla missione e alla vita matrimoniale.
 
Voglio invocarlo in questo giorno perché rinnovi in ciascuno di noi la gioia che dà sapore alla fede. Scrive nelle proprie memorie, che il giorno in cui fece ingresso in Seminario trovò in una scritta posta sulla meridiana  che fece diventare il proprio programma di vita: Afflictis lentae, celeres gaudentibus horae  (per chi soffre le ore sono lente, sono veloci per chi ha il cuore contento).
 
Ricorderò nella sua memoria  con gioia, nella Eucarestia,  tutte le famiglie, presenterò al Signore le loro attese e desideri, affiderò ancora una volta quelle famiglie che ho accompagnato nei primi passi della loro unione presiedendo al loro matrimonio, rinnoverò la mia vicinanza a quelle toccate dalla prova della morte. Il Signore accompagni tutti sulla strada da Lui tracciata. Un ultimo pensiero lo rivolgo al carissimo diacono Renato con il quale ho camminato in questi primi anni di parroco: grazie di tutto e che il Signore ti ricompensi per tutto il Bene che hai fatto a questa Comunità di Cusago e Monzoro nei 15 anni del tuo servizio generoso .  
Grazie a tutti e buona settimana
Don Bruno
Lettera del 24 Gennaio 2021

Carissime e carissimi parrocchiani
 
è già trascorso un mese dalla celebrazione del Santo Natale e 24 giorni dall’inizio del nuovo anno, il cammino continua con l’invito a dedicare questa domenica  alla  centralità  della  Parola di  Dio, nel clima  fraterno della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani.
Un Vangelo ricco di  riferimenti e di invito a sentirci tutti sulla Barca di Pietro, chiamati per vocazione battesimale a  essere  pescatori di uomini, non in un compito di  proselitismo,  ma  di  accoglienza  di tutti gli uomini e donne sotto la guida di un solo Pastore che è Gesù.
E’ una domenica in cui il riferimento al cibo è presente nelle letture proposte dalla Liturgia e in particolare nel Vangelo di Matteo nel brano molto conosciuto della moltiplicazione dei pani e dei pesci.
Ma anche le altre letture ci parlano di cibo: nel deserto Israele vive un momento di nostalgia e di criticità. Dal cielo ogni giorno veniva a loro donata la Manna, ma il popolo si stanca subito di quel cibo e rimpiange il tempo trascorso in Egitto, tempo di schiavitù, certo,  ma con abbondanza di cibo diversificato, testualmente: ”Ci ricordiamo dei pesci che mangiavamo in Egitto, dei cocomeri, dei porri, delle cipolle e dell’aglio“ e ora chi ci darà la carne da Mangiare?
 
Nostalgia canaglia, la gente preferisce il cibo alla libertà e si fa  portavoce nostalgica del passato che diventa riferimento per piangere il passato che, non ricordavano, erano stati anni di prova e di privazioni. Dio ascolterà l’intercessione di Mosè e manderà sull’accampamento  le quaglie.
San Paolo scrivendo ai cristiani di Corinto ricorda il percorso del popolo ebraico nel deserto dove misero alla prova il Signore con la mormorazione e per questo, non solo per questo, non entrarono nella terra promessa.
Ma ritorniamo al Vangelo quello di Matteo, l’episodio è ricordato anche dagli altri evangelisti anche se con qualche differenza:
 
Mi piace sottolineare alcuni passaggi che ci fanno sentire vicini alla folla di allora e ai discepoli:
  1. La necessità di staccare ogni tanto dalla vita ordinaria, di fare qualcosa di nuovo e di bello, anche se le disposizioni vigenti vanno in altro senso e ci chiudono dentro le nostre case e i nostri paesi. Tra le cose che potremmo fare è cercare un luogo e un tempo per pregare e meditare, non sia lasciato questo privilegio ai monaci o alle claustrali, Gesù parte dalla città per stare in disparte con i suoi discepoli.
  2. L’esperienza della condivisione, del mettere se stessi e le nostre doti umane nel grande contenitore della Comunità, direbbe San Paolo: al servizio del bene comune, per andare incontro alle necessità degli altri.
  3. La compassione che Gesù ha per la gente, egli è segno di quell’Amore  che  si  fa vicinanza e concretezza nei rapporti tra persone, della famiglia, del vicinato, della Comunità in cui viviamo. Gesù si prese cura di loro e degli ammalati.
  4. La fame! È una sensazione tremenda che tormenta, fiacca, rende a volte irritabili …50.000 persone erano presenti quel giorno, non bandierine che erano state piantate per rappresentare la gente che in America, per motivi di sicurezza, non hanno potuto essere presenti al grande evento! Ma gente in carne e ossa accorsi per dare sollievo a una fame che era interiore, la fame di Dio e della sua Parola. Ma se è vero che di solo pane non vive l’uomo ma della parola che esce da Dio, quella moltitudine aveva certamente anche fame di cibo.
  5. Gesù coinvolge i suoi discepoli, anche questa volta, come a Cana Gesù chiede aiuto ad altri e questa volta sono i più vicini, proprio gli apostoli, che lo invitavano a congedare la folla perché in qualche modo si arrangiassero a trovare qualcosa da mangiare.
  6. La responsabilità verso gli altri è di tutti, ce lo ha ricordato anche il nostro Arcivescovo nel discorso alla Città dell’ 4 Dicembre 2020. Dove in conclusione ringraziava, elogiava e incoraggiava tutti quelli che si fanno avanti e dicono “Eccomi! Tocca a me!”…sanno di essere servi e anche bersagli, talora di critiche fondate e costruttive, talora polemiche ingenerose, aggressive e offensive .Ma si fanno avanti perché sono convinti che tocca a noi! (Mons. Delpini pp.39-40).
  7. Gesù prende quel po’ il pane e i pochi pesci donati, li benedice e li fa distribuire alla folla… essi mangiarono a sazietà e portarono via dodici ceste di pane. Impariamo anche noi dal Vangelo e invece di lamentarci che siamo rimasti in pochi a collaborare e non vediamo persone più giovani affacciarsi alla porta per dire “avete bisogno?”. Impariamo da Gesù a mettere il nostro poco a disposizione e lasciamo fare a lui… lo scrivo per tutte quelle persone che soffrono per la situazione comunitaria, di loro, come l’Arcivescovo faccio l’elogio, esprimo la gratitudine, incoraggio il loro compito.

Il Signore vede e provvede, lasciamo a Lui il compito.
Buona settimana.
Don Bruno
Lettera del 17 Gennaio 2021

Carissime e carissimi parrocchiani,
in questa III domenica di gennaio la liturgia ci invita a partecipare a una festa di nozze a Cana di Galilea. Due giovani coronano il sogno della loro unione matrimoniale insieme a parenti e amici. Tra gli invitati ci sono due personaggi di particolare spessore, Maria e Gesù e pensiamo anche alla presenza dei discepoli visto che a ricordare l’avvenimento è uno dei dodici, appunto Giovanni Evangelista autore del IV Vangelo, presumiamo la presenza anche degli apostoli.
Questo episodio posto all’inizio del ministero pubblico di Gesù, è un’altra occasione, la prima attraverso un miracolo, per manifestare la presenza del Regno di Dio nel Verbo fatto uomo.
La festa è occasione di gioia ma rischia di essere turbata dal venire meno del Vino e la narrazione sembra portare a una situazione di particolare imbarazzo per i festeggiati e le loro famiglie.
   Giovanni mette “in gioco” Maria, la madre di Gesù, questa si rende conto della situazione e interviene chiedendo al figlio di evitare che i due giovani sposi si trovino nel mezzo di critiche e giudizi che possano contaminare la gioia di quella bella occasione. Sappiamo tutti cosa significhi essere sulla bocca della gente, specialmente di quella parte di critici della serenità degli altri. Gesù è in un primo momento titubante ma poi agisce facendo il suo primo miracolo (segno), mutando l’acqua messa nelle giare per la purificazione rituale in ottimo vino lodato da chi dirigeva il banchetto e che nemmeno si era accorto della situazione di difficoltà.
Vorrei aprire una breve parentesi per un invito a pregare per quelle giovani coppie che avevano messo in programma di celebrare la propria unione sacramentale ma hanno dovuto rinviarla a causa della situazione pandemica.
A loro il nostro affetto e il nostro fraterno augurio perché questo desiderio, che hanno nel cuore, si possa realizzare al più presto.
Sento, nel parlare comune, che oggi abbiamo bisogno di segni, ci mancano tantissimo quelli che erano i comuni gesti di famiglia o di amicizia, gli abbracci, le strette di mano che sancivano anche gli accordi e le relazioni in atto, ecc.
   Augurandoci ancora una volta che la situazione possa cambiare facciamo nostro il messaggio di questa domenica impegnandoci a essere uomini e donne: segni di speranza e di gioia vera. Con questo desiderio nel cuore, ci uniamo alla preghiera per l’unità di tutti i cristiani che inizierà lunedì 18 gennaio e si prolungherà per otto giorni: tema per quest’anno: “Rimanete nel mio amore: produrrete molto frutto”.
Perla di saggezza: Un giorno un giovane chiese ad un anziano: “Come è possibile sapere se si è saggi, bravi e virtuosi?” Rispose l’anziano: “Sapere cosa fare è saggezza; sapere come farlo è bravura; farlo veramente e fino in fondo è virtù!”.
Carissimi, buona settimana a tutti e che il Signore vi accompagni e soprattutto impariamo ad ascoltare la voce di Maria che dice ai servi (e anche a noi) “fate quello che lui vi dirà!”
Alla prossima.
Don Bruno
Lettera del 10 Gennaio 2021

Un anno vecchio è finito, uno nuovo è iniziato ma che ne sarà? Da cosa dipenderà?
Dal nostro impegno! Dal nostro coinvolgimento personale magari espresso con maggior entusiasmo di come lo stiamo vivendo? …
Penso da tutto questo e anche da altre cose, ma come Comunità Cristiana come pensiamo di costruire il cammino che è davanti a noi? Personalmente considero che tante belle cose si hanno nel cuore e solo la situazione attuale ci impedisca di realizzarle e dobbiamo procedere passo dopo passo. In questa domenica si celebra la festa del Battesimo di Gesù al Giordano, quante cose aveva nel cuore il maestro che vedeva nel mondo attorno a sé, alcune cose le riteneva importanti altre le aveva certamente guardate con occhi pieni di amore ma anche di desiderio di poterle cambiare o almeno riconsiderare perché non erano scelte fatte per il bene delle persone, ma puramente tattiche, per salvaguardare il potere di chi comandava.

Giovanni Battista lo riconosce come l’Agnello di Dio e come colui che avrebbe dovuto continuare il processo di rinnovamento da lui iniziato ma, il suo grande zelo e la sua volontà di snidare le vipere che erano tra la gente lo hanno, portato al sacrificio della sua vita. L’occasione per noi è importante, è fare memoria del dono del battesimo che abbiamo ricevuto, per molti senza decisione personale, ma per diversi è il punto di partenza o ripartenza per le scelte importanti della vita. Ringraziamo i nostri genitori per averci portato al fonte battesimale, per essersi impegnati in prima persona per collaborare con Dio a costruire un cammino di umanità santificata dalla grazia e, ogni tanto, fermiamoci davanti al fonte battesimale, forse non è proprio quello della chiesa dove abbiamo ricevuto il Battesimo ma è certamente il “segno” di quei tanti fonti dal quale ogni giorno rinascono i figli dell’uomo e della donna a una vocazione di Gioia e di Santità.

Il mio ricordo battesimale è assente da testimonianze viventi, per le regole di allora il Battesimo era conferito entro gli otto giorni, e in quel tempo ero ancora in ospedale, mamma non c’era e non può ricordarselo, papà non c’è più e con lui sono venuti a mancare il mio padrino e la mia madrina e di quel giorno neanche una fotografia ricordo… allora assai rare. Di quel giorno solo uno scritto inviato dalla Clinica Mangiagalli alla Parrocchia per registrare l’avvenuto Sacramento. Qualche anno fa mi ritrovavo per una visita medica presso l’ospedale e ho potuto pregare davanti al fonte che mi ha reso cristiano.
Tuttavia, ho fatto sempre del fonte battesimale delle chiese dove sono  strato mandato, un luogo privilegiato per sostare, ringraziare e benedire coloro che sono stati artefici della mia vita spirituale. Penso che ognuno possa fare questo gesto fermandosi, oltre che davanti al tabernacolo, anche davanti al fonte per pregare e ritornare con la mente e il cuore alle fondamenta della propria vita Cristiana. In questa domenica faremo Festa insieme a quei bambini che il Battesimo lo hanno ricevuto da alcuni mesi, altri avrebbero dovuto riceverlo ma i genitori hanno preferito rimandarlo a tempi migliori. Li accompagniamo con la preghiera e la vicinanza di una comunità che è presente e cammina, anche con qualche limite, nel desiderio di dare testimonianza della propria fede.

Concludo con un fatto che assomiglia molto a episodi che mi sono capitati nelle varie parrocchie dove sono stato.
“In un paesino si sparse la voce che era cambiato il parroco della parrocchia. Subito si presentò alle porte della Parrocchia un povero male in arnese che individuato il parroco gli si avvicinò: - Padre - gli disse - conoscevo bene il vecchio parroco che era molto generoso con me. Spero che lo sia anche lei?... - Certamente, fratello. Solo che, vedi, io sono il vecchio parroco.

Il nuovo arriverà tra una decina di giorni! Solo Dio ci conosce veramente, perché ci ha adottati nel giorno del Battesimo! Lui sa chi siamo e conosce il nostro cuore e ci riconosce anche in mezzo a tanta folla e si ricorda sempre di noi. In ogni momento.
Buona domenica.
Don Bruno
Lettera del 1° Gennaio 2021

BUON ANNO 2021

Buon Anno 2021
 
Abbiamo da poco salutato l’anno 2020 e iniziato il 2021 con il desiderio che il vecchio porti con via con  se quello che di negativo ci ha donato e il nuovo possa essere un tempo di ripresa e di speranza per tutti .
Le restrizioni imposte dalle autorità hanno limitato i festeggiamenti comunitari limitandoli  a nuclei  piccoli ma la speranza non ha confini e sa superare i muri, e le montagne perché, anche senza WhatsApp, è in grado raggiungere il cuore di ognuno e nel signore Gesù ogni augurio diventa certezza di benedizione.
Con augurio abbiamo teso le mani verso le persone vicine con l’intenzione di abbracciare tutti quelli che conosciamo o sappiamo bisognosi di un ricordo e di una preghiera ma che erano fisicamente lontani.
 
“Non c’è nulla di più sacro di quelle mani tese a un abbraccio perché esprimono una volontà di amore, di apertura, di dialogo, di impegno a costruire un comunione di solidarietà tra tutti gli uomini, nella giustizia e nella fratellanza” (monsignor Tonino Bello)
 
Se ognuno di noi, per rendere il mondo più umano, mettese, nel corso di tutto l’anno lo stesso impegno e la stessa forza con cui ha donato e riceve gli auguri, la causa che cerca la pace nel mondo sarebbe già in parte risolta.

Tocca a noi, tocca a me, a tutti, essere messaggeri di speranza in un mondo che soffre di indifferenza e egoismi; che ha bisogno che ognuno si impegni a costruire un mondo diverso da quello che abbiamo tra le mani e che non è certamente quello che dio ha voluto agli inizi della creazione Insieme costruiremo questo nuovo anno perché sia migliore di quello passato perché ognuno si impegnerà a essere migliore di come è adesso.   auguri fraterni.   
Don Bruno
   Anno 2020 - "Una Lettera da don Bruno"
Lettera del 20 Dicembre 2020

LA MIA RICETTA PER UN NATALE VERO E SERENO PER QUANTO SIA POSSIBILE

Carissimi  e Carissime,
desidero, in occasione del Santo Natale, rivolgere a tutti voi il mio semplice e fraterno augurio e lo faccio attraverso un racconto a tema che desidera esprimere il sincero sentimento che ho nel mio cuore… ascoltate!

Cerca un angolo vuoto nel tuo cuore, non tanto grande, non serve strafare, ma che sia veramente libero da ogni compromesso e in particolare dai vincoli del tempo: deve poter viaggiare in tutto il mondo, dall’oriente all’occidente, come recita il nuovo testo della preghiera eucaristica della Messa, essere aperto all’oggi e al futuro. Cerca un angolo vuoto e costruisci il tuo presepe. Riempi il laghetto di azzurro profondo, come gli occhi di un neonato e fai in modo che in esso anneghino tutte le tue tristezze e paure.
Dal lago fai partire un sentiero di ghiaia sottile, che non renda difficoltoso il cammino del viandante, circondalo di un pascolo e di piante ombrose per il riposo dei pastori e anche per te stesso.
Alla fine del sentiero costruisci una grotta di cartapesta e all’interno mettici una mangiatoia abbastanza grande da ospitare un bambinello e accanto fai posto a due genitori pronti ad accoglierlo. Fai in modo che uno dei due abbia il tuo viso.
Sopra la capanna c’è una stella, se la vedi seguila ed esprimi un desiderio, ma che sia grande e bellissimo. Adesso apri la tua mano e lascia cadere farina bianca, fa che nevichi nel tuo presepe, lascia che i fiocchi leggeri coprano tutti i dolori e i mali del mondo e li congelino in un freddo abbraccio che neppure il sole d’estate possa scioglierli. E lascia che il sentimento di pace con tutti scenda nel tuo cuore … allora sarà un vero Natale.  
Auguri a tutti!
Il vostro parroco
Don Bruno
Lettera dell' 8 Novembre 2020

Carissimi e carissime,
 
l’anno liturgico Ambrosiano si conclude con qualche domenica d’anticipo rispetto al Rito Romano e con la celebrazione della Regalità del Signore Gesù che, risorto da morte e asceso al cielo, ha ricevuto dal Padre “ogni potere in cielo e in terra”.
Sappiamo che non si tratta di una regalità umana, terrena, perché Gesù stesso dice a Pilato che il suo regno “non è di questo mondo”.
Certamente ci domandiamo di che regalità si tratta, anche perché ne siamo coinvolti anche noi in quanto “popolo sacerdotale, profetico e regale”.
Gesù parlando ai suoi discepoli mette a confronto i Re della terra che si fanno servire e riverire… “ma tra voi non sia così!”
L’invito di Gesù è quello di una regalità che si fa servizio dei fratelli, che si mette a disposizione delle necessità degli altri “perché nessuno resti indietro”.

Mi sembra di rivedere alcune scene che ho vissuto qualche anno fa quando accompagnavo l’oratorio in montagna. Quelle stupende passeggiate sui monti del Trentino. Ma c’era sempre il solito problema… chi aveva la gamba lunga andava avanti quasi correndo e chi faceva più fatica e aveva il fiato corto camminava a rilento e arrivava in cima dopo qualche ora rispetto ai primi, a volte derisi dai provetti “camosci” della montagna.
 
Ma la cosa bella che si vedeva era il mettersi a diposizione di chi faceva fatica offrendosi di portare lo zaino dell’altro fino in cima e cercando di mantenere lo stesso passo del compagno di viaggio.
Interpreto così quella regalità che oggi ci viene mostrata da Gesù, Lui che era Dio si è messo al passo nostro, rispettando il cammino di ognuno, portando sulle sue spalle i nostri “pesi” perché, appunto, ”nessuno” resti indietro.
In questa domenica la Comunità rinnoverà ad alcune persone il Mandato Caritativo, riconoscendo il servizio prezioso che svolgono nella comunità.  Non riceveranno statuette, targhe, o altri riconoscimenti ufficiali ma verrà rinnovata la fiducia e la gratitudine dell’intera Parrocchia per la solidarietà  e l’impegno verso le persone che fanno fatica a camminare sulla strada della vita quotidiana.
Il regno di Dio si ritrova nelle opere di misericordia attuate verso i deboli, gli ultimi ed gli esclusi.  
 
Concludo questo ultimo incontro dell’anno liturgico, mi prendo un po’ di tempo per riflettere, visto che ci è imposto una sosta forzata, per preparare il Santo Natale. Ci sentiremo in prossimità della festività, per ora auguro a tutti di vivere un sereno tempo di attesa “nel lungo” Avvento Ambrosiano.
P.S. “Come non c’è amore verso Dio senza carità verso il prossimo, così non è facile arrivare a Dio se un prossimo non ci mostra un segno qualsiasi della divina bontà.”  Don Primo Mazzolari    
Alla prossima
Don Bruno                           
      
Lettera del 1° Novembre 2020

Carissimi e  carissime,
si conclude il mese di Ottobre, mese dedicato alla Beata Vergine del Santo Rosario ed entriamo in novembre, mese della memoria e d’inizio di un nuovo anno liturgico con il tempo di Avvento.
Ma restiamo a questa domenica 1° Novembre che fa un tutt’uno con il giorno dopo: la memoria di tutti i defunti.
Un decreto dell’Arcivescovo nella sua qualità di Capo rito ha previsto che la domenica 1° Novembre,  liturgicamente la “II Domenica  dopo  la  dedicazione del Duomo”, si possano celebrare più Messe nella festa di tutti i Santi.
La liturgica della parola ci propone alcuni testi biblici che mettono in evidenza il concetto di Santità, che il Vangelo definisce Beatitudine, quale naturale conseguenza di una vita fatta di opere di misericordia o di sincera spiritualità evangelica.
Così leggeremo nella pagina delle Beatitudini, secondo l’Evangelista Matteo,  dove la  conclusione  è una esortazione a rallegrarsi nel Signore perché grande è la ricompensa nei cieli.
Ma come realizzare questa Santità nella vita? Vediamo che di Santi proposti dalla Chiesa ce ne sono a migliaia, e ognuno con proprie caratteristiche, sensibilità, scelte personali o di comunità per il bene della Chiesa e delle persone.
Il nostro Arcivescovo Mario, indica una strada per raggiungere  questa  meta  ed  è  il  vivere  con  pienezza la propria vocazione e richiama l’importanza di ogni vocazione che porta  a sentirsi pienamente realizzati.
Ma tu lo hai mai incontrato un Santo? Penso a una risposta positiva… c’è chi ricorda di aver conosciuto il Beato Cardinal  Schuster, chi ricorda di aver ricevuto la Cresima da San Paolo VI e chi, come me, ha avuto la gioia di incontrare personalmente per due volte (una alla vigilia dell’ordinazione sacerdotale e l’altra qualche anno dopo) il Santo Giovanni Paolo II. Incontri straordinari e significativi, ma la Santità non è per poche migliaia di persone, è una chiamata per tutti e la festa di tutti i santi ce lo ricorda ogni anno e certamente di Santi “normali“ ne abbiamo incontrati diversi, persone del vicinato, o del nostro nucleo familiare, impegnati nella Parrocchia o nella vita sociale. Testimoni di una Amore che si è fatto presente nelle famiglie, nelle comunità dove viviamo dove sono stati  uomini e donne di comunione e di pace alla luce del Vangelo. La Chiesa non li conosce tutti, ma li venera e invoca con fiducia, ce li indica come modelli di vita cristiana.
Accanto alla memoria dei Santi la Chiesa unisce anche quella di tutti i defunti e in questi giorni si svolgono diverse celebrazioni a suffragio di quanti ci hanno lasciato per fare ritorno alla “Casa del Padre di Tutti”.
Vorrei concludere riportando un testo di un sacerdote già citato in altre lettere, Giuseppe Magrin, la poesia si intitola  la Vita è uno spartito:
“La vita è uno spartito senza note,/ne scrivi alcune e poi ti trovi al termine/senza fiato/per riprovarne il canto senza udito, per rigustarne l’eco.
Quaggiù la vita/resta pur sempre un’opera incompiuta/un inno inevidente o zoppicato/un inno impoverito dal peccato…
Quel Dio che ti genera ogni giorno/riempirà di note tutte sue i vuoti che hai lasciato nel cammino…/lo rivedrai lassù nel tuo spartito cantate dall’intera umanità…
Allora finalmente esploderà/nell’armonia di un’agape infinita/ il coro dei frammenti ricomposti/ e riconoscerai che pure tu sei stato sulla terra per alcuni una voce inconfondibile d’un canto riscritto dalla sua misericordia..."
Alla prossima
Don Bruno
Lettera del 25 Ottobre 2020

Carissimi e Carissime,
celebriamo in questa domenica 25 ottobre, nella nostra Diocesi di Milano, la Giornata Missionaria. Il titolo proposto dal papa nel suo messaggio è espressamente vocazionale: ECCOMI, MANDA ME!     
E’ la risposta generosa alla richiesta del Signore: ”Chi manderò?”
La risposta nasce da una lettura della storia presente,  che chiede che sia il cuore a guidare la nostra vita in un tempo in cui l’attuale crisi mondiale interpella tutta l’umanità e la Chiesa stessa.
Come i discepoli nel Vangelo, siamo stati presi alla sprovvista da una  tempesta inaspettata,  furiosa e ci siamo trovati a sperimentare le  nostre  fragilità, il  disorientamento e le paure, confortandoci a vicenda; ci siamo messi a gridare “Siamo perduti” e, sperimentando che ognuno ha bisogno degli altri - dei fratelli e delle sorelle - li abbiamo cercati,  chiamati,  desiderati con i social o dai balconi delle case. In questo contesto il messaggio missionario è un invito a non chiuderci ma a renderci disponibili ad annunciare la vicinanza e la presenza di Dio.
Questo vuoto lo hanno sentito anche gli apostoli dopo la Pasqua di Gesù, che apre loro la mente perché comprendano quanto hanno sperimentato e promette loro lo Spirito Santo perché li accompagni nel loro compito di Testimoni e Missionari del Vangelo.
Qualche tempo dopo Pietro testimonierà, nella sua predicazione, l’esperienza dolorosa e poi gioiosa, che ha vissuto fino a comprendere che “Dio non fa preferenze di persona ma accoglie tutti coloro che lo temono e praticano la giustizia”.
Ogni battezzato riceve dal Signore un mandato che chiede una risposta generosa e libera per il Vangelo.
In settimana, insieme al gruppo Sorriso e Consolazione, abbiamo ascoltato la testimonianza di don Jean, dell’origine della sua vocazione nata in una famiglia cristiana, di giovani radici, in una terra dove la maggior parte della popolazione è costituita da persone di altre religioni.
L’incontro con un sacerdote missionario ha segnato profondamente la sua vita fino a condurlo alla scelta di diventare sacerdote.
La sua presenza, tra noi,  è segno di uno scambio di chiese sorelle la nostra di antica tradizione e la sua che sta muovendo i primi passi, con qualche fatica e difficoltà, ma sperimentando nel cammino la vicinanza del Signore.
Di esperienze simili ce ne sono tante, ogni missionario potrebbe raccontare vicende ambientate in quelle terre dove sono stati inviati per annunciare il dono del Vangelo.
La Giornata Missionaria, a mio semplice parere, ci ricorda che ogni uomo ha diritto di conoscere Gesù e la sua Parola di Vita Eterna!
Invito tutti voi, e me per primo, a rinnovare nella preghiera la risposta al Signore: manda me!  Guidami nella vita di ogni giorno a essere segno di fraternità e di comunione
Concludo con un breve scritto di Mons. Bruno Maggioni biblista: “Il primo annuncio che devi fare è là dove non conoscono Cristo! Ma ti accorgi che devi farlo anche qui perché molti non lo conoscono ancora. Ma non solo: comprendi che l’annuncio deve essere continuamente fatto anche ai credenti, perché non è una cosa fatta una volta per sempre e devi continuamente ripeterlo."
Alla prossima
don Bruno

Lettera del 18 Ottobre 2020

Carissime e carissimi,
dopo le indicazioni preziose date dal diacono Gabriele su come curare le patologie di quei terreni che sono i nostri cuori, ringraziandolo per averci donato il testo della sua omilia fatta domenica in occasione dei festeggiamenti del suo XX di ordinazione Diaconale, ci imbattiamo nella  Festa  liturgica  “del  Cuore” di  tutta  la  Diocesi; la dedicazione della Chiesa Cattedrale casa di tutti gli ambrosiani che in comunione col Vescovo  celebrano  e  fanno festa per quel luogo,  che è  il  simbolo  non  solo  per  i  credenti  ma  il riferimento per  tutti coloro che abitano in terra ambrosiana.
Vorrei, come al solito, partire dalle letture proposte per questa celebrazione,  con San Giovanni che contempla la città santa, la nuova Gerusalemme che scende dal cielo, dimora e tenda di Dio tra gli uomini.
Il Duomo non scende dal cielo ma è costruito da mani di uomo per raccontare la bellezza della presenza di Dio tra noi ed essere un riferimento, sia perché è la sede del Vescovo, ma anche perché luogo di incontro e di preghiera per tutte le genti,  anche per quelle che vi entrano solo per gustare la festosità delle sue opere e bellezze artistiche.
San Paolo ricorda che abbiamo bisogno di solide fondamenta e che resistano alle intemperie. Fondamenta sulle quali è costruita la casa dove ogni pietra porta il sigillo che fa si che apparteniamo al Signore.
E’ bella coincidenza che in questa festività, nella nostra Parrocchia, si celebrino le Cresime:  su  ogni cresimando il ministro recita queste parole: “Ricevi il sigillo dello Spirito Santo che ti è dato in dono.”
Così ci viene ricordato che tutti noi siamo pietre preziose con le quali viene costruito il “tempio santo” dove ognuno è chiamato a essere collaboratore di Dio a gloria sua e beneficio nostro.
Infine il Vangelo: che parte dalla domanda della città di Gerusalemme: “Chi è costui?” E la gente rispondeva: “É il profeta Gesù!”  Poi il suo entrare nel Tempio, quel luogo santo e sacro per gli Ebrei, dove almeno una volta all’anno vi si recano in pellegrinaggio gli ebrei devoti... entra e se la prende con i venditori che occupavano una parte del tempio ricordando che il Tempio è Casa di preghiera.
Molti mi dicono che trovano sollievo, nelle ore del giorno, sostando nel  silenzio  della  Chiesa per  pregare e riflettere, altri però fanno presente che spesso è un luogo di confidenziali e inutili chiacchere, che più che luogo di preghiera diviene  un mercato recando disturbo a chi cerca il silenzio della preghiera e del ringraziamento.
Lodando e incoraggiando i primi a far diventare preziosi quelle occasioni  di  silenzio  mattutino  o  pomeridiano per colloquiare un po’ con il Signore, inviterei quanti hanno forse perso il significato della casa-chiesa come luogo di preghiera. Con  spirito fraterno e non di facile condanna a cercare all’esterno il luogo dove fare commenti o  chiacchiericci  che possano disturbare chi cerca di pregare.
Lo so che si tratta di un malcostume che è presente in quasi tutte le chiese, ma penso che sia importante trovare il modo di evitarlo, in quello spirito fraterno e dovrebbe accompagnare il cammino delle nostre comunità.
Concludo facendo un augurio a tutti i cresimandi che hanno o dovranno  ricevere  la  Cresima  in questo  sabato  17  Ottobre o  Domenica 18. Un augurio anche ai loro padrini e madrine che si assumono il compito importante e significativo di guide nel cammino dei ragazzi e ragazze loro affidati.
 
Alla prossima
Don Bruno
Lettera del 11 Ottobre 2020

Carissime e carissimi,
eccoci al consueto incontro settimanale su questa prima pagina dell’informatore parrocchiale…
Voglio parlare del Vangelo di questa strana pagina del seminatore, una parabola seguita da altre parabole per parlare del Regno di Dio.
Parlava da una barca in mezzo al lago di Tiberade perché tutti potessero sentirlo, un pulpito strano da dove, con immagini vive, annunciava l’Amore grande del Padre e la sua proposta di salvezza.
Gesù parte dalla vita quotidiana, quella scuola che tutti potevano vedere e capire … “E’ difficile”, scriveva il Cardinal Martini, “capire il Vangelo, Dio e il suo messaggio senza immagini che lo spiegano.” E Gesù parlava in Parabole anche se non tutti, compresi i discepoli, le comprendevano subito… e lui, con pazienza, le spiegava a loro e oggi a noi.
Questa parabola parla di un agricoltore, uno come quelli che hanno contribuito a costituire Cusago e Monzoro, che abitavano e abitano nelle cascine circondate dai campi coltivati con cura e duro lavoro.
Anche a me, nipote di contadini della bassa bresciana, è capitato di vivere i momenti significativi della semina e del raccolto, del taglio dell’erba e della sua essicazione, per il nutrimento degli animali che stavano nelle stalle.
La semina del frumento e del granoturco che non seguiva il modo del Vangelo ma fatto con cura perché ricordo che il terreno era preparato con attenzione perché la semente potesse trovare una condizione ottimale per crescere e portare molto frutto.
Il Vangelo tiene presente che in Palestina i terreni non sono tutti uguali e accoglienti come i nostri ma spesso occorre strappare una manciata di terra sottraendola alle pietre o ai rovi.
Ma Gesù usa le immagini per parlare di terreni che sono in realtà persone in carne ed ossa. Parla di un contadino che lancia con fiducia e larghezza i semi su terreni diversi dove il seme caduto forse potrà crescere oppure verrà soppresso senza arrivare a maturazione. Avviene così nella vita e così nelle storie di Fede…  Il seme che Dio generosamente dona potrà trovare terreno fertile o verrà meno tra le difficoltà del suo percorso.
Ma all’origine c’è il desiderio di Dio di giungere a tutti sperando che il seme gettato trovi accoglienza e porti frutto.
Se il terreno è ingombro, in preda alla superficialità delle cose materiali. Alle ambizioni della carriera, all’inganno della ricchezza, la Parola non troverà spazio o, se lo troverà, subito morirà.
Ognuno si chieda … “Che ne è della Parola che mi è donata? Dei doni che il Signore mi ha dato?”
Vorrei avere nel cuore, in questo momento, quella magnanimità che Gesù mi insegna e mi dice di non preoccuparmi tanto di dove va la Parola seminata, ma di seminarla con fiducia e coraggio e di sostenere, con le mie povere capacità, il cammino di ogni fratello e sorella che mi è stato affidato. Madre Teresa mi suggerirebbe: “Hai seminato con troppa fiducia... tu continua a seminare perché in fondo a raccogliere sarà il Signore”.
Concludo con una breve poesia di un Sacerdote poeta, don Giuseppe Magrin:
SPIGHE
Le spighe di frumento
ormai mature                        
si lasciano cullare al primo vento,  
sognando già un morbido abbandono                                                    
che  accolga i loro chicchi e li destini                                                                                      
ad un futuro nuovo…

Alla prossima.
Don Bruno
Lettera del 4 Ottobre 2020

Carissime e carissimi,
vorrei comunicare a voi, questa settimana, alcune considerazioni prendendo come spunto  l’intervento del nostro Arcivescovo .
Il riferimento è all’omelia  pronunciata in occasione delle ordinazioni  Diaconali di sabato 26 Settembre.
L’Arcivescovo partendo dal motto scelto dai diaconi per la loro ordinazione “Camminate nell’Amore!” prende in considerazione tre parole:
 
1)La prima alla Chiesa stanca!
che vive la delusione perché soltanto alcuni dei suoi figli camminano nella verità. La Chiesa è stanca perché le sue molte iniziative l’hanno logorata, i secoli della sua storia le gravano addosso e sembra che la costringano a portare il peso di tutti gli errori della storia e ad affrontare tutti i pregiudizi. La Chiesa è stanca e ogni  proposta  sembra  suscitare una sorta di insofferenza, ogni  cosa che viene proposta alla comunità crea sofferenza, ogni cosa che si propone trova la comunità sulle difensive “ancora una cosa da fare! Ancora un altro impegno!”...
A pensarci bene anche questa nostra comunità, come tante altre risentono di questa stanchezza e sono sempre meno quelle persone che si rendono disponibili per collaborare e fare un cammino di Comunità e a servizio di questa.
 
2) La Parola ai battezzati vecchi.
(non per età) ma quelli che hanno scelto di vivere nell’uomo vecchio, ma dice il Vescovo, siamo un po’ tutti uomini vecchi rassegnati alla mediocrità, inclini a conformarsi alle abitudini mondane, a essere nel mondo più portati a una certa omologazione che a seminare la parola del Vangelo…
Siamo chiamati a essere nuovi in Cristo, a essere testimoni della resurrezione. Chiamati a lasciarsi rinnovare e camminare nella vita nuova…
Mi piace ricordare una frase del prossimo beato Carlo Acutis, quando diceva che ognuno di noi nasce originale ma si rischia di vivere come fotocopie…
 
3)  Parola il Messaggio ai cristiani muti.
Non siamo muti noi cristiani, parliamo un po’ di tutto, abbiamo valutazioni e  giudizi  su  quello  che capita, abbiamo, come tutti, lamentele  e  critiche  per chiunque, ci  fermiamo volentieri  per chiacchierare e per scambiarci luoghi comuni e informazioni che tutti già sanno perché tutti attingono agli stessi strumenti di informazione. Ma i cristiani diventano muti quando devono parlare dell’essenziale. Quando ci viene chiesto: “Ma in sostanza cosa dite voi cristiani alla gente di questo tempo? Cosa dite di cristiano ai vostri colleghi di lavoro, ai vostri compagni di scuola, ai vostri vicini di casa? Allora c’è il rischio di essere cristiani muti.
 
Conclusione:
Una parola alla Chiesa stanca: non c’è niente in più, niente di nuovo da fare, solo camminare nell’Amore.
Una parola ai battezzati vecchi: camminate su una vita nuova, vivere come Gesù servi gli uni degli altri.
Una parola ai cristiani muti: abbiate una parola da dire agli altri: abbiamo trovato il Messia, abbiamo trovato Gesù.
 
Il Vangelo di questa domenica ci parla di servi inutili, non perché  il nostro lavoro non abbia valore,  ma perché lo si è fatto con gioia,  con impegno e generosità.

Cari amici e amiche in questa domenica accogliamo in modo ufficiale don Jean per inserirlo nella nostra Parrocchia dove cercheremo di fargli sentire l’affetto di casa con la nostra stima e amicizia.
Alla prossima
Don Bruno
 
                                                                   
 
 
Lettera del 27 Settembre 2020

Carissime e carissimi,
RICOMINCIAMO! Diceva il testo di una canzone e lo facciamo alla grande, anche perché tra feste e oratorio feriale la Comunità ha sospeso solo per  qualche  settimana  il suo ritmo  per  riprendere  con  le  celebrazioni che non si sono potute tenere a maggio: le Prime Comunioni, due turni già celebrati sabato e domenica scorsi mentre in questo fine settimana vivremo il III e IV turno e ad Ottobre celebreremo solennemente  il  Sacramento della Cresima.
Ora, con l’inizio della scuola e delle varie attività possiamo dire di aver ripreso il cammino e auguro a tutti di poter vivere in serenità questo nuovo anno pastorale che il nostro Arcivescovo Mario ha voluto porre sotto il segno della Sapienza.
La parola di Dio che ascolteremo nella domenica IV dopo il martirio di San Giovanni il Battista, ci consegna il Comandamento principe dell’Amore: Ama il Signore tuo Dio con tutto il cuore, la tua mente e le tue forze e ama il tuo prossimo come te stesso”
“Gesù, da bravo ebreo, conosceva quanto diceva la Legge e i profeti anche perché, per ben due volte viene interrogato sull’argomento e in tutte due le volte supera benissimo l’esame.
La prima volta a interrogarlo è un giovane, uno di quelli ai quali piace viaggiare sicuri dal momento che la vita terrena l’aveva assicurata con un conto in banca di tutto rispetto, voleva garantirsi anche quella eterna.
Gesù vuole fargli capire che la vita dell’uomo è un tutt’uno e gli dice: “se vuoi entrare nella vita (né eterna, né terrena: vita e basta!) osserva i comandamenti! Il giovane insiste “Quali?” e lui li snocciola anche se, con un po’ di attenzione, non li dice in fila e non ricorda i primi che riguardano Dio, ma Gesù li conosceva benissimo e lo dimostra nel secondo interrogatorio questa volta per opera dei professori ufficiali, come fosse un esame di maturità,  i farisei, che volevano prenderlo in errore e fare la brutta figura dei sadducei ai quali Gesù aveva chiuso la bocca, loro vogliono andare sul sicuro: Maestro qual è il più grande comandamento della legge? E Gesù risponde con sicurezza “amerai il Signore Dio tuo, con tutto il cuore, con tutta l’anima e la tua mente. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso.”
Gesù osservava i comandamenti? Certamente ma liberandoli dalla muffa, dal ritualismo esteriore dei sacerdoti, scribi e farisei che non erano in accordo con Gesù.
Gesù riempie di novità e freschezza i comandamenti che non sono una gabbia o un peso da caricare sulle spalle degli altri, ma li colora di Amore, dono del Padre per i suoi figli e vuole indicare la strada per arrivare a Lui.
Certamente occorre dare a questa Parola un giusto contenuto senza fermarci a puri significati poetici e sentimentali.
Gesù declina questo amore nel Discorso della Montagna riassunto nelle Beatitudini.
In settimana abbiamo letto nella Messa le lettere di San Giacomo, e ho proposto che diventino contenuto delle prossime giornate Eucaristiche 2021, per aiutarci a comprendere come la fede sia una risposta d’amore che allarga il cuore verso Dio che non vediamo e il prossimo che ci è vicino, vedremo se ci verrà permesso celebrarle dalla situazione in corso.
Auguro una buona settimana e vorrei terminare con alcuni auguri:
Il primo al Diacono Gabriele che mercoledì ricorderà i 20 anni di Ministero Diaconale il secondo al carissimo Renato che domenica ha festeggiato l’anniversario di matrimonio, e infine auguri al carissimo Lorenzo… nominato Presidente Nazionale della Fuci, Universitari Cattolici, auguriamo un buon lavoro al servizio della Chiesa Italiana.

Alla prossima.
Don Bruno

Lettera del 28 Giugno 2020

 
Carissime e carissimi parrocchiani di Cusago e Monzoro
questa lettera era iniziata con  uno scopo particolare, quello di essere vicino a voi durante il tempo della pandemia, quindi,  ho scritto una lettera settimanale che veniva pubblicata sul notiziario  che poteva essere letto solo sul nostro sito internet o sui social;  poi, con la riapertura,  abbiamo ripreso anche la  stampa cartacea che poteva essere ritirata in chiesa.   Questo è  l’ultimo numero di giugno e con questo terminiamo , per ora, l’appuntamento settimanale che riprenderemo  a settembre dopo le vacanze. Ringrazio quanti mi hanno aiutato in questo compito, a volte non facile, in particolare il diacono Gabriele, Susanna e Giorgio che hanno svolto il compito affidato di norma a una redazione. Grazie di vero cuore e anche a voi tutti un giusto meritato tempo di tranquillità.
Invito tutti, in queste domeniche, ad immaginare la visita a un castello dove si incontrano ritratti di personaggi di famiglia e vengono narrate le loro gesta, più’ o meno famose, ma che tracciano il percorso di una storia che noi chiamiamo storia della salvezza.
Ci accompagna in questa domenica la vicenda di Noè, scelto da Dio, per costruire una grande arca dove potessero salire le varie specie di animali prima che il diluvio distruggesse ogni cosa sulla terra . La motivazione di questa decisione, da parte di Dio - e descritta dal testo della Genesi: “Noè vive in un mondo dove la malvagità degli uomini è grande e che ogni intento del loro cuore era male, sempre”.
Da qui l’intento di Dio: liberare la terra da ogni creatura compresa l’umanità .
Per fortuna Noè si evidenziava tra tutti per la propria giustizia e integrità: camminava con Dio.
La decisione di Dio davanti alla condotta degli uomini,  giunta alla perversione,  è quella di distruggere ogni cosa ma, per fortuna nostra, individua in Noè e la sua famiglia  la possibilità di un nuovo inizio e lo invita a costruire l’arca e ad eseguire le indicazioni da lui volute.
Tutti conosciamo come prosegue la storia e cosa avvenne ma tutto è racchiuso in un segno, quell’arco che dopo giorni di pioggia collega un estremo all’altro della terra:  segno di riconciliazione e di pace ritrovata.
San Paolo, nella seconda lettura,  invita a seguire le indicazioni dello Spirito Santo e rifiutando quelle opere della carne che distruggono l’uomo,  per accogliere quei frutti che rendono l’uomo libero e pieno di gioia e corrispondente al cuore di Dio.
Gesù, nel vangelo,  istruisce i suoi discepoli, curiosi di sapere quanto riguarda la fine dei tempi, a vivere ogni giorno con sapienza,  usando dei beni ma non diventandone schiavi  delle cose materiali, ma vivere la propria vita con semplicità e impegno,  contrassegnandola con quelle virtù che fanno di un uomo e di una donna,  creature grandi agli occhi di Dio, così come ci ha ricordato San Paolo nel prezioso elenco consegnato ai cristiani della Galazia,  ma ancora attuali per noi cristiani del 2020.
Cari amici è l’ultima mia  lettera prima delle vacanze, auguro a tutti voi un periodo di serenità, augurandoci che, il prossimo Anno Pastorale, sia occasione di una maggiore collaborazione pastorale e iniziandolo sotto la materna protezione di Maria Bambina,  patrona del nostro Duomo e, per quanto ci riguarda,  anche della porzione di quella chiesa di Dio che è in Cusago-Monzoro.
A settembre, ci attende una ripresa non facile, ma importante per ridare alla nostra Parrocchia uno slancio e una testimonianza forte e fraterna.
Vorrei affidare a voi l’invito di una preghiera particolare ( come quella che mi sento richiedere da tante persone per loro intenzioni ) una preghiera che raggiunga con fiducia il cuore del Padre per due intenzioni:
*la prima è per due sacerdoti che domenica riceveranno l’ordinazione episcopale per un particolare servizio nella chiesa e, in specifica, nella nostra diocesi come Vescovi Ausiliari  del nostro Arcivescovo Mario, e sono Sua Eccellenza Monsignor  Giuseppe Vegezzi (mio compagno di ordinazione) e  Sua Eccellenza Monsignor Luca Raimondi.
*La seconda è per i 23 diaconi che si preparano all’ordinazione sacerdotale rinviata ai primi giorni di settembre.
Accompagnamo questi fratelli verso il pronunciamento del loro “si” al Signore con la preghiera dei candidati 2020:
Padre, Dio vivo e vero,
hai glorificato il figlio tuo Gesù Cristo
perché  il mondo creda che Tu lo hai mandato.
Con il dono dello Spirito Consolatore,
santifica nell’unità questi tuoi figli,
perché  siano fedeli testimoni
dell’amore che salva.
Maria, umile serva del Signore,
li renda docili all’ascolto della Tua Parola.
Amen

Auguri a questi amici e a tutti  noi un “a presto”, su questo Settimanale,  cercando di non perderci di vista durante l’estate.        
Don Bruno
Lettera del 21 Giugno 2020

Carissimi e carissime,
dopo la ripresa delle celebrazioni delle Sante Messe, anche l’oratorio ha “ripreso” il suo corso pur gestendosi tra i limiti della situazione di un virus che ancora fa sentire la sua presenza e molti non riescono a uscirne e ad uscire da casa. Comunque la piccola ripresa degli ambienti oratoriani è simile al seme che, dopo  l’inverno, inizia il suo percorso di crescita, anche se il risveglio è tristemente accompagnato dalle lamentele e dall’intolleranza di alcuni  vicini  che vorrebbero l’oratorio simile a una  casa  di  riposo e che si lamenta  se  si  fa qualche momento di gioiosa ricreazione (come se non fossero bastati i tre mesi di forzato silenzio).
 
La Parola di Dio in questa III domenica dopo la Pentecoste riprende e rimette al centro l’uomo continuando la riflessione iniziata domenica scorsa.
L’uomo è  secondo Genesi 2, 4b-17, il vertice della creazione chiamato da Dio ad amministrare il Creato con l’impegno di custodirlo e trasmetterlo alle generazioni future facendo meno danni possibili.
 
Papa Francesco nella sua “Laudato sii” ci ricorda che siamo custodi del disegno di Dio, scritto nella creazione,  custodi del prossimo e dell’ambiente. Custodire il creato vuol dire avere rispetto e amore per ogni creatura di Dio. Lodarlo e avere cura di tutto, rendere l’ambiente più bello,  affinché tutti possano sentirsi bene, a casa. Una bella indicazione che ci viene dalla Sacra Scrittura e anche dall’esperienza e vita di San Francesco D’Assisi.
 
Il papa si pone e ci pone la domanda: “Quale mondo vogliamo?  Non è forse un mondo dove regna l’armonia, la pace con noi stessi e con gli altri? Pace nella famiglia,  nell’ambiente in cui viviamo, nella società?”
Se l’uomo pensa solo a se stesso, si mette al posto di Dio e rompe l’armonia e rovina le relazioni. Il mondo voluto da Dio è quello dove ognuno si sente responsabile dell’altro.
Ma c’è un altro tema che sta facendo preoccupare non poche persone e famiglie ed è  la dignità del lavoro che è minacciato dal rischio di chiusure delle ditte e quindi  di ventilati  licenziamenti.
Papa Francesco,  rileggendo il racconto della creazione,  dove Dio ha affidato all’uomo e alla donna il compito di coltivare la terra,  richiama alla dignità e all’importanza del lavoro, anche questo fa parte del piano amorevole di Dio:
Il “coltivare e custodire” i beni del creato ci rende collaboratori di Dio e, fra noi, ci fa partecipi dell’opera della creazione.

In conclusione ci sono due inviti:
1) quello di imparare a perdonare, Papa Francesco continuamente sollecita a chiedere misericordia. Il Signore è Padre buono,  ricco di bontà e di pazienza. Non dobbiamo stancarci  di pregarlo, perché lui non si stanca di perdonarci. Sperimentare la misericordia di Dio ci rende misericordiosi verso i fratelli e le sorelle.

2) Custodire il cuore. Ci esorta il Papa a vigilare sui sentimenti!
Non dobbiamo avere paura della bontà e della tenerezza. Custodiamo il nostro cuore perché da lì, nascono le buone opere e le buone intenzioni.

Scriveva San Francesco: “Lodate e benedite il Signore, ringraziatelo e servitelo con umiltà!”  (alcuni passi sono stati presi dal testo “Custodi del creato” edizioni paoline)
Carissimi sentiamoci vicini a quanti vivono situazioni di difficoltà e, se possiamo,  facciamo  qualche  gesto di vicinanza,  segno  di  persone  e di una comunità che è viva e attenta al bene del mondo in cui agisce.
 
Buona settimana!  
Fraternamente  don Bruno
Lettera del 14 Giugno 2020

Carissime e carissimi,
la solennità della Pentecoste e quella del Corpus Domini che abbiamo festeggiato giovedì nel modo più bello e grande che avevamo a disposizione: la Celebrazione dell’Eucarestia  e l’Adorazione  nelle due Chiese della Parrocchia,  la preghiera serale fatta sul sagrato della Chiesa  voluta, sia per ricordarci che quello spazio è - come diceva S. Ambrogio - terra santa che introduce nel luogo privilegiato dove la comunità o la singola persona possono incontrare, nel silenzio, la presenza di Dio e quindi  va rispettato da tutti. La bellezza, scriveva Monsignor Tonino Bello,  non è qualcosa di effimero ma sarà quella che salverà il mondo. Dio è la bellezza che salverà il mondo.
Ma anche come gesto di testimonianza a chi, passando, si è interrogato su quel sostare di persone a distanza che fissavano, con fede e consapevolezza, l’Ostensorio con Gesù Pane di Vita.
 
La liturgia del tempo dopo la Pentecoste ci invita a meditare sul grande progetto d’amore del Padre che, attraverso Gesù, raggiunge ciascuno di noi rendendoci protagonisti di una Storia di Salvezza  che ci coinvolge,
Per iniziare questo cammino viviamo le prime due tappe, questa e la prossima domenica, dove ci fermeremo a riflettere sul soggetto fondamentale di questo progetto: L’uomo!
Si tratta della creatura più bella e grande del Creato, fatta per essere immagine di Dio: Li rivestì di una forza pari alla sua e a sua immagine li formo”( Siracide 17,3).
Dio ha fatto dono all’uomo dell’intelligenza per apprendere, discernere e scavare nel mistero della vita: delle orecchie per mettersi in ascolto; del cuore per amare.
Ma qual è la facoltà dell’uomo che lo rende di più immagine di Dio ?  Guardatevi da ogni ingiustizia, dice il Siracide che declina il messaggio del Vangelo che oggi suona così “Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate  figli del Padre vostro che è nei cieli”
L’uomo è immagine di Dio quando applica la legge dell’amare come fa Dio stesso. Certamente il nostro sarà un cammino faticoso e difficile perché l’Io prende spesso il posto di Dio e, come ci spiega, san Paolo nella seconda lettura, il motivo per cui l’uomo non segue il progetto di Dio è il ritenere non importante la sua presenza nella propria vita, di poterne fare a meno  costruendo così un mondo che soffre per la sua continua distruzione e per lo sfruttamento incontrollato.
E’ necessario trovare uomini e donne che aderiscono al progetto di Dio e diventino esempio e sappiano essere testimoni attraverso la propria umanità vera che possa  costruirsi ogni giorno ad immagine di Gesù.

Ecco allora l’importanza che la Chiesa attribuisce ai Santi e ai Martiri, la loro vita è piena di immortalità e diventano, non tanto coloro che distribuiscono grazie come le macchinette delle bibite ma, piuttosto, coloro che ci indicano una strada di perfezione e di comunione che si fonda sulla Parola e sull’Eucarestia: fonti di amore e di pace.
Ecco il significato della festa che celebriamo in memoria dei santi martiri Fermo, Rustico e Vincenzo, associati nello stesso martirio che li ha resi cari a Dio ed esempio per tutti di vita cristiana, nel servizio generoso, nell’attenzione ai fratelli e alle sorelle più fragili e poveri.

La vita dei santi Fermo e Rustico  giungono a noi  tramandate la leggenda e realtà. Si sa che subirono il martirio sotto l’imperatore Massimiliano, per essere cristiani, a Verona dove sono custodite le loro reliquie .
I Santi Patroni, di cui facciamo memoria e festa in questa domenica, ci aiutino a camminare sulla strada dell’amore vicendevole e ci insegnino a dare, alla vita di ognuno, il valore grande che Dio ha dato ad essa.
Ma vorrei concludere con un ultimo riferimento ai numerosi martiri del nostro tempo che, nel mondo, hanno dato la vita per il Vangelo e per i fratelli. Ricordiamoli in questa nostra festa
Buona FESTA!   
Don Bruno
Lettera del 7 Giugno 2020

"Santa Trinità"
Carissimi e carissime,
stiamo vivendo il tempo liturgico dopo la Pentecoste che abbiamo celebrato domenica scorsa e in questa prima dopo la Pentecoste, la Chiesa ci invita a volgere il nostro sguardo all’Amore trinitario. Questo è  un mistero che completa il messaggio cristiano che l’anno liturgico ci ha fatto vivere e gustare fino a questo momento.
La Chiesa, che il dono della Pentecoste ha generato, vive ponendosi in ascolto della Parola di Dio, amandola e approfondendola, cercando di comprendere cosa il Signore dice e invita a vivere in questo momento.
Chi è Dio? È questa una domanda fondamentale che scaturisce in ogni uomo e donna  di ogni epoca e che è stata declinata in diversi modi,  cercando  di  identificare  e riconoscere la sua presenza nella storia e nella vita di ogni essere umano.
La questione del Mistero di Dio emerge nell’episodio di Mosè e nella sua chiamata a essere strumento per far uscire Israele dall’Egitto.
È una richiesta impossibile per un uomo che si sente fallito, costretto ad andare in esilio e che, ormai,  ha posto la propria tenda nel deserto e vive la propria vita come pastore nella famiglia di Ietro. Tuttavia, proprio in questa situazione,  Dio si rivela  e ascolta il grido del suo popolo e intende liberarlo.
In questa Chiamata c’è la rivelazione del mistero di Dio, egli è il Dio della promessa fatta ai patriarchi, ad Abramo, Isacco e Giacobbe e a tutto il popolo di Israele.
È un legame che mostra la sua misericordia e il desiderio di fare una alleanza con quel popolo fragile e prezioso ai suoi occhi.
Al termine di questa rapporto di Amore c’è il grande mistero della Incarnazione: “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna”. (Gv 3 – 16 - 17)
Se c’è un figlio, c’è anche un Padre che lo ha generato e lo ha rivelato presente nel mondo come al Giordano e sul monte della Trasfigurazione e il Figlio ci ha mostrato il volto del Padre: “chi vede me vede il Padre”
Ma il mistero di Dio ci ha rivelato la presenza dello Spirito Santo che è Dio ed agisce nella storia della Chiesa; dice Gesù nel Vangelo di questa domenica: “Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità”.
Parlare di Dio è difficile, noi ci proviamo con umiltà e cautela perché siamo dentro di Lui e viviamo immersi in Lui.

Amo le Icone  ma ce  ne è una  in particolare ed è quella della Trinità di AndreJ Rubief figlio spirituale di San Sergio: un dipinto che, come tutte le icone, nasce dal cuore e dalla contemplazione di chi la dipinge. Questa è un’Icona molto conosciuta perché spesso riprodotta ed è stata definita l’Icona delle Icone dal Concilio dei Cento Capitoli del 1551.
Tre personaggi seduti attorno a una mensa con al centro un calice.
I tre angeli, di colore diverso sono iscritti in una circonferenza e pertanto nella stessa  successione  rotatoria.
Punto centrale è quel calice posto al centro. Secondo il giudizio di alcuni studiosi (interpretazione che a  me  piace) l’autore ha voluto porre in quel calice, simbolo della Eucarestia,  il proprio volto per dichiarare di voler essere dentro quella Comunione Divina, al centro del suo Grande Amore. Naturalmente altri danno diverse interpretazioni.
La Festa di oggi ci ricorda proprio questo grande Mistero di Comunione in cui ognuno di noi è entrato a far parte dal momento in cui qualcuno (Diacono, sacerdote e volte un semplice fedele) facendo quanto la Chiesa insegna, ha riversato per tre volte sulla nostra fronte l’acqua  nella quale siamo rinati e diventati figli di  Dio nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Auguro a tutti noi di sentirci sempre al centro dell’Amore di Dio in quella comunione che ci rende fratelli e sorelle.

Buona Domenica e buona settimana durante la quale vivremo momenti importanti in occasione della festa dei Santi Patroni  Fermo e Rustico e di San Vincenzo e vi invito a partecipare con gioia e ad invocare la loro intercessione sulla nostra Comunità.
Don Bruno
Lettera del 31 Maggio 2020

Carissime e carissimi,
siamo a Pentecoste,  festa delle genti. Cinquanta giorni dopo la Pasqua , come  Gesù  aveva  promesso,  giunge  sugli  apostoli riuniti con Maria nel cenacolo, il dono dello Spirito Santo perché accompagni la Chiesa nel cammino che sta iniziando e che la vede protagonista dell’Annuncio del Vangelo a ogni uomo.

Come si presenta questo dono importante?
La Bibbia usa un linguaggio particolare quello del “come” e ne rivela la presenza come  vento  impetuoso libero e generoso, come  fuoco  d’amore sorgente di vita , e in altre pagine dei Vangeli come una colomba.
In un piccolo testo di catechesi, il sacerdote Pino pellegrino, lo definisce Il Gigante invisibile.
Far entrare quotidianamente l’invocazione dello Spirito fa sì che ci si apra innanzi, la presenza di Dio che accompagna e guida la storia di ognuno di noi e della Chiesa intera.
 
Certo che lo Spirito Santo ha bisogno di una buona campagna promozionale perché spesso lo abbiamo poco considerato e relegato  all’ultimo posto della Trinità.
Le pagine più belle che ci parlano dello Spirito Santo oltre a quella dell’Annunciazione a Maria, la sua presenza con il Padre al Giordano,  lo ritroviamo all’inizio del libro degli Atti degli Apostoli al capitolo secondo dove San Luca racconta i fatti del giorno di Pentecoste e gli effetti di quella immersione nello Spirito da parte degli Apostoli. È il giorno della rinascita dopo la Pasqua di Gesù, dove la paura si trasforma in coraggio ed entusiasmo, dove la Chiesa trova l’inizio ufficiale  del proprio mandato.
 
Forse la nostra difficoltà nasce dal non poterlo vedere ma tuttavia è possibile notare gli effetti importanti della sua azione nella vita e nella storia di noi uomini e donne, sempre tentati di essere i protagonisti principali di ogni evento.
Se pensiamo attentamente e per qualche volta deponiamo le nostre armature di artefici della storia, possiamo vedere come nel duplice millennio che la  Chiesa  ha vissuto, lo Spirito Santo ha suscitato nella storia dell’umanità  personaggi  rivoluzionari nella Verità e nell’Amore,  che hanno saputo attuare iniziative, edificare strutture e progetti al servizio dell’uomo e della società.
 
Chi si lascia guidare dallo Spirito e non lo riduce a semplici occasioni di festa familiare o parrocchiale - pensiamo alle nostre  celebrazioni  del  Battesimo  e della  Cresima - si mette in buone mani e trova nello Spirito Santo un buon alleato per camminare su quella strada che è la santità, i santi sono coloro che si sono fidati e affidati a Dio e di esempi ne abbiamo moltissimi. La devozione, per loro, è presente tuttora nella semplicità del cammino di ognuno.

In questa domenica di Pentecoste vorrei chiedere, vi invito ad unirmi a me, che lo Spirito Santo illumini il cammino delle nostre comunità, susciti vocazioni al servizio generoso della società e che ci aiuti ad uscire dal pantano in cui siamo finiti, per ritrovare acque pulite dove possiamo diventare persone in grado di scelte nuove e coraggiose.
 
In seminario ho avuto la gioia di avere come guida, figure di preti incisivi e innovatori, ricordo Padre Zanoni, lo stesso Cardinale Corti (recentemente scomparso) e una figura particolare che era Padre Baj.  Costui, tutte le volte che veniva a celebrare la Santa Messa tra noi seminaristi, terminava con questa richiesta: “Aiutatemi a chiedere al Signore una scintilla di Pentecoste”.
In verità non ho mai compreso in cosa consistesse questa richiesta e se alla fine sia  mai arrivata, ma ognuno dovrebbe coltivare in se, questa esigenza e richiedere  una  scintilla  di  Pentecoste, un dono dello Spirito Santo.
 
Concludo questa lettera invocando lo Spirito Santo su di noi e vorrei terminare con il ritornello di un canto che a me piace molto e ci indica lo Spirito Santo :  “Sei come vento che gonfia le vele, sei come fuoco che accende l’amore, sei come l’aria che si respira libera, chiara luce che il cammino indica”.
 
Buona festa della Pentecoste a tutti
Don Bruno
Lettera del 24 Maggio 2020

“Lo abbiamo atteso perché ce lo aveva detto!”               
 
Questo doveva essere nel cuore degli undici apostoli che, il giorno in cui Gesù risorto, davanti ai loro occhi ascese al Padre. Non era un fatto imprevisto, forse tenuto lontano fino al momento in cui tutto si sarebbe realizzato e avrebbero visto il Signore ritornare al Cielo ed era, a prima vista, un distacco  per sempre!

Celebriamo la festa liturgica dell’Ascensione di Gesù al Cielo come ci viene testimoniata dai Vangeli e dal Libro degli Atti degli Apostoli ed evidenziato in diversi passi delle Lettere Apostoliche.
 
Il Cielo è nella tradizione biblica il luogo in cui Dio aveva la Sua dimora… il salmista nel salmo 115,3  invita l’orante a guardare in Cielo: “Il nostro Dio è nei cieli” dove il Signore risiede con tutta la sua corte regale (1 Re 22,9).
Dio, per entrare in contatto con gli uomini, deve discendere dal Cielo, lo recitiamo anche nel Credo, per poi risalirvi.
 
Il desiderio dell’uomo è quello di salire al Cielo, ma ha bisogno di un aiuto, di una mano tesa che lo afferri per portarlo in alto. Gesù lo promette: “Tornerò e vi porterò con me!”
 
Il segno di Gesù che si alza verso l’alto indica che lui appartiene ormai al mondo divino e partecipa della signoria di Dio.
Riflettendo sulle pagine della Liturgia della Parola dedicata a questa festività, mi si riempie il cuore di gioia e di speranza.
Sappiamo che l’ascensione di Gesù è il momento del passaggio, “Vado ma vi manderò lo Spirito Santo!”, che noi accoglieremo nel giorno della Pentecoste.
È un giorno di congedo, ma anche di invito a diventare noi stessi messaggeri del Lieto Annuncio nel mondo.
 
Leggendo i messaggi scritti  da alcune persone nei giorni di pandemia, di chiusura e spesso di isolamento, ne ho trascritti sul mio quaderno “speciale” alcuni che mi sembrano significativi.
La prima frase la prendo dalla Divina Commedia ed è la conclusione del canto XXXIV dell’Inferno dove il sommo poeta Dante, uscendo da quella visione dannata, così si esprime: “E quindi uscimmo a rimirar le stelle!
È una visione liberatoria che apre lo spirito alla luce nascosta dalle ombre, rinchiusi per mesi nelle nostre case in un coprifuoco quotidiano e serale imposto per salvaguardare la salute di tutti, forse avevamo dimenticato la bellezza del cielo.
 
“Una realtà bella di Cusago - mi ha rivelato una persona - è la possibilità, a differenza della vicina città di Milano molto luminosa, di poter gustare, nelle serate limpide la bellezza del cielo e delle stelle… è una visione che apre il cuore alla contemplazione e alla speranza”.
 
Così prega il salmo: “Se guardo il cielo, opera delle tue mani, la luna e le stelle che tu hai fissato…”.
Una seconda frase la prendo da Cinzia Coppola: “Bisogna saper guardare il cielo con gli occhi del cuore per poterlo contemplare”.
E un’ultima citazione da Ilaria Spes: “Quando penso di avere perso tutto, il cielo mi riempie gli occhi di stelle”.
Siamo invitati a guardare al cielo non per dimenticare che abbiamo i piedi sulla terra ma per vedere in esso la nostra meta e la nostra gioia.
Pensando a quanti fratelli e sorelle della nostra comunità ci hanno lasciato per tornare al Cielo, lasciamoci guidare da questo pensiero scritto da Antonio Cuomo, è un messaggio di gioia che anche la festa dell’Ascensione ci consegna: “La gioia più bella della vita sta nel rivedere sorgere il sole, là, dove si era persa ogni speranza.”
 
Pensando a questo mese di maggio dedicato a Maria, voglio affidare ciascuno di noi specialmente quelli ammalati, a lei Stella del Mattino, che assunta in Cielo, come madre ci attende per stare con Gesù per sempre.
Buona settimana a tutti voi e prepariamo il cuore al dono della rinnovata effusione dello spirito santo nella pentecoste.
Don Bruno
Lettera del 17 Maggio 2020

Carissime e carissimi,
molte volte ci meravigliamo che il tempo scorra veloce e quando penso a questo mi vengono in mente tre immagini legate alla mia vita sacerdotale.

La prima è il traffico del Sempione dove ho fatto per la prima volta il parroco, non si fermava mai ed era un continuo via vai senza soste nemmeno durante le feste comandate o nelle domeniche ecologiche, inoltre, separava in due la parrocchia che poi io ribattezzai, in onore della santa Patrona Rita da Cascia, Rosa rossa e Rosa bianca.

La seconda immagine è quella delle acque del Canale Villoresi, quanta acqua è passata sotto i ponti… e ogni volta che nelle brevi passeggiate mi fermavo a guardare quello scorrere veloce, pensavo alle mie giornate, a quanto ero riuscito a fare di bello o di sbagliato in tutto quel tempo mentre l’acqua a volte chiara a volte torbida portava via con se quei pensieri e quei ricordi.

La terza immagine parla ancora di acqua ma quella del Naviglio  Grande  dove  il suo scorrere  veloce,  in  parte pericoloso, non impediva ai ragazzi di buttarvisi dal parapetto del ponte per un bagno ristoratore nei pomeriggi d’estate. Il Naviglio grande raccoglie, pur nel suo veloce andare verso Milano, memorie, racconti che ha potuto ascoltare dalla gente seduta sulle sue rive nelle sere calde  e dove storie e fantasia si intrecciavano per rendere più interessante la narrazione mentre, le stelle e la luna, si rispecchiano timidamente nelle sue acque.

Il tempo passa, che lo vogliamo o no e rimangono i sogni illusori, i progetti realizzati o abbandonati per tanti motivi, ma ci lascia ancora tanto spazio per le nostre azioni,  ai desideri e alle attese di eventi futuri che vorremmo accadessero.
 
Così il Vangelo di questa domenica.
La scena si svolge ancora nel Cenacolo durante la cena dell’addio, dove Gesù apre ai discepoli  il suo cuore  “Vi ho detto queste cose mentre sono ancora con voi”.
Certamente nella mente degli apostoli sarà tornato alla memoria quello che hanno vissuto per tre anni stando con Gesù; hanno ascoltato le sue parole, non sempre le hanno capite, hanno assistito  con stupore ai suoi miracoli, hanno passato con lui momenti belli e altri difficili; ma ora il loro cuore è in subbuglio, che ne sarà di loro dopo Gesù? Che ne sarà del tempo passato con lui? Tutto sarà, forse, disperso?
Gesù li rassicura, lo Spirito Santo che verrà mandato farà chiarezza dentro la loro mente  e li sosterrà nel momento della testimonianza . E mentre li rassicura,  invoca su di loro la pace perché sconfigga il turbamento che si annida nei loro animi.

La liturgia ci consegna un messaggio di fiducia e di speranza facendoci pregare con il salmo 117,  l’immagine della pietra scartata e diventata pietra angolare, perché l’Amore di Dio è per sempre.

Vorrei  concludere  con alcune parole  prese da una lettera che  mi ha scritto personalmente il nostro Arcivescovo Mario e che  sento di condividere, in parte, con tutti voi:
 
“Prego per te e ti benedico, confidando nella potenza dello Spirito Santo  perché possa trarre dalla prova tanto bene . Forse da questa situazione verranno tante forze e risorse che non  pensavamo di avere; e forse verranno disponibilità possibili. Il Signore ci aiuti. Pregheremo gli uni per gli altri. Gareggeremo nello stimarci a vicenda! (+Mario Delpini)

Augurandovi una settimana piena di gioia e di luce vi saluto nel nome del Signore Gesù. don Bruno

Ps. Desidero rivolgere un ringraziamento particolare :
 
a quanti hanno voluto essere presenti, in diversi modi, alla celebrazione in onore di San Vincenzo Martire che si è svolta a il 10 maggio a porte chiuse, con la presenza di alcuni rappresentanti della Parrocchia  anche se molti hanno potuto seguirla attraverso i social. Ringrazio il Sindaco e la Vicesindaco  per la loro presenza, Jacopo di Lainate e Francesco  seminarista, che hanno accompagnato con musica e canti la celebrazione. Ringrazio gli operatori che hanno fatto sì che la Santa Messa potesse arrivare in diretta nelle case. Grazie e speriamo che San Vincenzo sia stato contento della nostra manifestazione di affetto  un po’ ristretta sperando di poter celebrare solennemente la sua festa il prossimo anno.
Don Bruno
Lettera del 10 Maggio 2020 - V Domenica di Pasqua

V domenica di Pasqua. Siamo a metà della festa ci ha ricordato giovedì la liturgia della Parola.
 
Vorrei prima di tutto ringraziare quanti in queste prime sere di maggio si sono collegati con la parrocchia per recitare insieme il santo rosario e ringraziare anche il nostro seminarista Francesco che ci propone ogni sera uno schema nuovo per pregare e riflettere partendo dalle parole di alcuni personaggi noti e non della Chiesa che trasmettono il fervore e l’affetto per Maria la mamma di Gesù e madre nostra.

Se il vangelo di domenica scorsa ci proponeva l’immagine del buon pastore oggi quella immagine viene amplificata, l’amore di Gesù provoca una trasmissione dei suoi sentimenti, e conduce il discepolo ad amare come Lui ci ha amati aiutati dal dono dello Spirito Santo.
Veramente lo Spirito santo è autore di cose meravigliose che i nostri occhi possono contemplare e il nostro cuore gioire.

Vorrei in questa domenica raccontarvi un fatto vero che mi ha raccontato, ma è stati poi anche scritto in un libretto, Mons.  Virginio Pante un vescovo missionario in Kenia che ho conosciuto in questi anni quando era in Italia per cure, veniva a casa di un parrocchiano e volentieri celebrava una Santa Messa in una della due parrocchie e che abbiamo aiutato spesso con iniziative come l’ultima della costruzione di una scuola-fattoria.

Quando il 6 ottobre 2001 venne ordinato vescovo , come ogni nuovo episcopo ha dovuto scegliere il suo personale stemma.
Si è seduto con la Bibbia e ha aperto il libro del profeta Isaia 22,6-9 dove è scritto che Dio manderà il suo Salvatore che porterà la pace e la riconciliazione tra i popoli e persino tra gli animali. I leoni e i leopardi giaceranno pacificamente con i vitelli e gli agnelli (etc.).
Ritenne che questo fosse un messaggio per le tribù dei Samburu, Turkana, Pokot... sempre in lotta tra di loro una situazione che sembrava non trovare pace.
Il vescovo Pante da buon Friulano ideò il suo stemma con raffigurato un leone sdraiato accanto ad un agnello, con una colomba, simbolo di pace, che si alza sopra il monte Kenya.
Inizialmente quello stemma fu preso come oggetto di sorriso da parte degli anziani, e in effetti ogni pastore potrebbe dire con sicurezza che i leoni e i leopardi amano divorare sia gli agnelli che i vitelli.
 
Tuttavia, nulla è impossibile, specialmente a Dio. Tre mesi dopo la consacrazione del Vescovo fu segnalato uno strano avvenimento nella riserva di caccia. Il sette di gennaio una leonessa ha adottato una giovane antilope. Le guardie della riserva e perfino i turisti hanno potuto vedere con i loro occhi una leonessa che passeggiava e de ne stava sdraiata con una giovane antilope.
Il vescovo in visita alle parrocchie più lontane, dopo i cerimoniali di benvenuto fu avvicinato dal gruppo dei saggi anziani e gli hanno detto:
“Vescovo, il tuo Dio deve essere un Dio molto potente e forte. Lui ha fatto si che l’immagine dipinta sulla tua macchina si sia realizzata. Non abbiamo mai visto una leonessa adottare una giovane gazzella al posto di ucciderla e mangiarla. Questo non è mai successo prima. Il tuo Dio ama la pace e noi lo onoriamo. D’ora in poi i Samburu vivranno in pace con i Pokot. Gli animali selvaggi ci hanno dato un grande esempio “ogni cosa è possibile a Dio”. Se pensate che sia la fine della storia, vi sbagliate.
Quando il Vescovo Virgilio ha ricordato che questo miracolo ha aiutato lui e i suoi missionari a portare la pace in varie tribù nomadi che lottano costantemente per i pozzi e per la terra dove far pascolare il gregge.

Un grande e bell’esempio di amore che ci consegna la natura e le sue leggi , Gesù stesso ci ha dato le sue Parole e i suoi comandamenti, ci ha detto che se li osserviamo verremo amati dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo, cioè dalla Trinità che  entrando nella nostra vita la trasformerà, porterà la pace in essa e saremo in grado di accoglierci , stimarci e amarci nel nome di Gesù. Questo mi aspetto da una comunità cristiana che si definisce tale, perché dice Gesù: “da questo sapranno che siete miei discepoli, dall’amore che avrete gli uni per gli altri”. E’ un augurio e un impegno che  assumiamo forti del Battesimo che abbiamo ricevuto.
 
Pregiamo insieme allora, in questo mese di maggio, la mamma celeste perché aiuti la nostra comunità a uscire dalle paure della situazione presente e vivere l’attenzione reciproca con serenità   e amore fraterno e preghiamo San Vincenzo Martire che benedica e ci sproni sulla strada del servizio che come Diacono esercitò nella Chiesa del suo tempo ma   è esempio di testimonianza  anche per questa nostra Chiesa del 2020.
Un saluto a tutti voi.
Don Bruno
Lettera del 03 Maggio 2020 - IV Domenica di Pasqua

Carissime e carissimi parrocchiani,
eccoci giunti al nostro incontro settimanale che non ha grandi pretese ma solo quella di far sì che la comunità si senta unita nella fraternità, convocata dall’amore di Dio, considerata in ogni sua persona da tutti  e, specialmente, da  coloro che si sentono parte attiva  e in comunione con colui che il vescovo ha posto a guida della parrocchia per il servizio del Vangelo.
 
Ci accompagna in questa quarta domenica di pasqua l’icona del buon pastore, immagine che Gesù attribuisce a se. Certamente era, ai suoi tempi, una consuetudine vedere i greggi al pascolo  e, ci dice il Vangelo, che Gesù stesso guardando la gente che lo segue, soffre perché erano “come pecore senza Pastore”.
 
In questa domenica la chiesa tutta è invitata a pregare per il dono delle vocazioni  sacerdotali e consacrate. Il Buon Pastore che conosce le proprie pecore ha bisogno di persone che siano a lui  di aiuto e vicinanza nello stare in mezzo al gregge... papa Francesco direbbe che “abbiano addosso l’odore delle pecore...”.
 
Il messaggio del papa per la 57ª giornata ha come titolo: “Le parole della vocazione”.
 
Io mi limito a ricordarle in quanto il testo chiede di essere letto con calma.
 
La prima parola della vocazione è gratitudine: ogni vocazione nasce dallo sguardo amorevole con cui il signore ci è venuto incontro e ci rassicura: ”Coraggio sono io, non abbiate paura”
 
La seconda parola è dolore, che il papa traduce con fatica. Ogni vocazione comporta un impegno e il Signore ci chiama ad affidare la vita al servizio del Vangelo nei modi concreti e quotidiani che egli indica nelle diverse forme di vocazione laicale, presbiterale e di vita consacrata… e ci tende la mano quando, per la stanchezza o la paura,  rischiamo di andare  a fondo come gli apostoli nella barca sul mare in tempesta. Ci dona lo slancio necessario per vivere la nostra vocazione con gioia ed entusiasmo.
 
La nostra vita sperimenta così la presenza del Signore che ci tende la mano e, in questo modo, la vita si apre alla lode e al coraggio, ci invita a coltivare  l’atteggiamento interiore di Maria: grata per lo sguardo di Dio che si è posato su di lei che consegna nella fede le paure e i turbamenti per abbracciare con coraggio la chiamata di Dio, facendo della propria vita, un eterno canto di lode.
 
Il papa ci invita a pregare per le vocazioni perché’ sia possibile scoprire da parte di tanti giovani, la chiamata che Dio  rivolge a loro e, così, trovare il coraggio di dire “si” e vincere la fatica nella fede in Cristo Gesù. (Naturalmente vi invito a leggere il messaggio nella sua stesura completa).
 
Compito del Pastore è guidare il gregge che gli è stato affidato, difendendolo  e  amandolo, non  come  il  mercenario  che  fugge davanti  alle   difficoltà, mostrando  il  volto  dell’unico  e vero Pastore che è Dio, Egli ci incoraggia a camminare con fiducia sulla strada che ci indica.

La speranza! Vorrei riportare un breve scritto del nostro arcivescovo Mario Delpini, sulla speranza (vocabolario della vita quotidiana) stampato nel 2017 che sembra scritto oggi ai tempi del coronavirus... e che questa lettura ci aiuti a riflettere!

Adesso la speranza la vendono per poco. È crollata la fiducia nelle statistiche e nelle proiezioni che assicuravano la fine della crisi, la cosiddetta «ripresa» che dovrebbe chiudere come una parentesi da dimenticare anni di difficoltà e autorizzare a spendere e spandere «come prima» alla faccia dei poveri. Perciò adesso si dice: «Speriamo». Le promesse della scienza che assicurava di trovare un vaccino per tutto e di garantire una vita lunga e felice si sono rivelate piuttosto problematiche e a proposito della scienza si comincia a dubitare che sia tutto bene quello che riesce a fare e disfare. Perciò i malati dicono: «Speriamo». I discorsi dei politici sono venuti a noia a molti e quasi non si ascoltano più i progetti per rendere più sopportabili le cose, mentre si vive ingarbugliati in complicazioni irritanti. Perciò la gente dice (o piuttosto sospira): «Speriamo». La speranza si vende a poco: è un modo per dichiarare una aspettativa minima, una immaginazione piuttosto fantastica che domani le cose vadano meglio di come vanno oggi. Si dice «speranza» per intendere una maniera vaga di fidarsi della vita, un modo di dire per dare una scusa alla pazienza. La speranza che vale, la virtù cristiana che ha sostenuto i santi e generato i martiri, non è l’ingenua aspettativa a proposito del futuro, ma la fiducia nelle promesse di Dio e nella sua salvezza. Non riguarda l’indice della borsa, ma la gioia perfetta ed eterna; non si accontenta di una terapia che illude il medico e il paziente, ma vive nella certezza di un compimento; non confida nella diminuzione della tasse, ma aspetta il ritorno del Signore Risorto. E poiché si sente autorizzata a puntare il dito in alto non ha paura di niente e si appassiona alla missione.; come quel servo che vive aspettando il ritorno del Signore.” (Mons. Mario Delpini)
  
Carissimi tra pochi giorni entreremo nel mese di maggio che tradizionalmente è dedicato a Maria e le comunità erano solite celebrare  in  questo  periodo i sacramenti dell’Iniziazione Cristiana della Eucarestia e della Cresima, inoltre la nostra parrocchia viveva la gioia della Festa di San Vincenzo diacono e martire… Purtroppo, questi momenti verranno rinviati o limitati nella loro programmazione secondo i suggerimenti del Consiglio Pastorale Parrocchiale e del consiglio dell’Oratorio .

Tuttavia vorrei tenere viva la tradizione del “Rosario nel Cortile” della canonica davanti alla statua della Madonna di Lourdes.
Da casa, potremo metterci in collegamento spirituale alle ore 21:00, a partire dal 5 maggio, non essendo possibile ancora riunirsi in presenza.

Per altri momenti, fare riferimento alla Home Page del sito dove verrà pubblicato quanto stabilirà il Consiglio Pastorale Parrocchiale.
 
Tuttavia vorrei  tenere viva la tradizione del Rosario nel Cortile della canonica davanti alla statua della Madonna di Lourdes .
 
Concludo con questo pensiero/preghiera:

Signore,
se ci amiamo senza finzioni,
se fuggiamo il male,
se cercheremo il bene,
se gareggeremo a stimarci l’un l’altro
se cercheremo insieme la verità,                     
se invocheremo il tuo spirito
se canteremo lieti nella speranza
se resisteremo forti nelle tribolazioni
se saremo perseveranti nella preghiera.
Sapremo accogliere i fratelli,
costruire l’ospitalità,
gioire con chi è nella gioia
piangere con chi è nel pianto
aspirare alle cose semplici,
vivere in pace con tutti.
  
Questo è il mio augurio e invito per la IV settimana di Pasqua.
Don Bruno
Lettera del 26 Aprile 2020 - III Domenica di Pasqua

AI PARROCCHIANI DI CUSAGO E MONZORO
 
Sono vicino a tutti voi in questo difficile percorso che stiamo compiendo, in questo clima di chiusure e perdite, non solo economiche, ma soprattutto di persone che sono state vittime del tremendo virus che ancora contagia e crea smarrimento nel cuore di tante persone.
 
Stando alle promesse di chi è preposto a coordinare questo periodo, dovremmo iniziare presto a ritornare a una vita che non sarà, purtroppo, normale come prima, ma rivista e reiventata, e mi viene alla mente una frase: “Alzate i vostri occhi perché la vostra liberazione è vicina!” Ma quale liberazione?
 
Questa pandemia ci è cascata addosso e, poco a poco, ha preso silenziosamente piede in tutte le realtà; ha messo in crisi tanti progetti, ha portato a rivedere i rapporti tra le persone, ha diviso chi era abituato a stare molto tempo insieme. Penso ai nonni e ai nipoti. Ora tutto è cambiato, suscitando nel cuore tante domande che spesso restano senza risposta.
 
Come prete vi confesso di essermi messo in discussione più volte sul ruolo che, oggi, questa nuova situazione mi impone… Penso che la mia scelta di diventare sacerdote sia stata certamente una risposta ad una chiamata, quella di Gesù. A questa chiamata ho cercato, in questi anni, di corrispondere nonostante le situazioni di umana difficoltà che si incontrano strada facendo: una Parrocchia, un oratorio, una pastorale che mi permetteva di stare con la gente e che mi ha concedeva di vivere esperienze molto belle, in iniziative dove ho condividevo la mia fantasia e operosità con le persone che il Signore mi metteva accanto.
 
Di difficoltà ne ho affrontate tante, ma il Signore mi è sempre stato vicino e mi ha sostenuto con il suo aiuto.
 
Ma non volevo parlare di me, ma di noi, perché oggi siamo chiamati tutti a vivere insieme un cammino nuovo dove tutto sarà da rivedere e reimpostare ma senza rinunciare a quelle realtà che sono parte della nostra identità e personalità.
 
Quanto abbiamo pregato in questo tempo e ancora lo facciamo, in tante case, compresa la mia, si avvicendano Messe e Rosari quasi in successione, intervallate dai servizi speciali sulla situazione sanitaria del giorno.
 
Quante Messe celebrate a porte chiuse ma riprese e trasmesse in streaming e che, in tanti, hanno suscitato il rammarico e la sofferenza di non poter essere personalmente presenti. Tuttavia abbiamo sperimentato che il “silenzio” è un tempo importante che non conoscevamo più, per via del ritmo caotico della nostra società.
 
E le nostre famiglie?  Le hanno chiuse in casa, tra le mura domestiche che per molte di loro erano già strette per le dimensioni ridotte dei locali e per il numero degli residenti, dove ora è necessario l’alternarsi di momenti di lavoro e di vita scolastica e ludica dei bambini.
 
E quante coppie hanno dovuto confrontarsi, dopo anni in cui ci si vedeva un attimo al mattino per colazione e alla sera per la cena, verificando e rafforzando così la propria unione.
 
In tante famiglie si è riscoperta la bellezza di quella definizione dove si afferma che “la famiglia è la piccola chiesa domestica”.
 
Alle famiglie dedico questa mia lettera della III domenica di Pasqua con una preghiera che ho preso da un piccolo libretto: “Preghiere di Marito e Moglie” (Ed. Gribaudi), ma che contiene anche preghiere per i figli, i nonni, i nipoti e anche per i preti!
 
È una preghiera adatta al tempo odierno e parla della Pazienza, la vorrei riportare pensando anche a quel sacerdote milanese, don Diego Pirovano di 56 anni, che prima di buttarsi dalla finestra di casa aveva scritto esasperato su un foglio un messaggio per il proprio papà: “Non ce la faccio più!”
 
Preghiamo per lui e per quanti in questo tempo di prova hanno sentito la tentazione della disperazione e in alcuni casi sono diventati vittime di questa situazione che ha colpito tutto il mondo.
 
Alzo gli occhi verso il cielo da dove mi verrà l’aiuto? Il mio aiuto viene dal Signore che ha fatto cielo e terra!”
Sono parole del salmo per aprirci sempre alla pazienza che è fonte della speranza.

Ora la preghiera :      
Mio Signore,
la Pazienza è il sigillo del tuo amore.
Sia così anche per noi.
La Pazienza abbrevia le distanze,
fa fiorire il deserto,
addolcisce e tempera.
Così sia anche per noi.
La Pazienza è creatrice,
è la più forte seduzione,
nulla le può resistere.
Sia così anche per noi.
Pazienza di Dio Padre,
Pazienza della Carne di Dio che è Gesù
Pazienza dello Spirito di Dio,
siate ispiratrici della nostra sapienza,
sempre così sia.

A tutti auguro una buona settimana in attesa di ritrovarci ancora insieme.
Con affetto don Bruno

Lettera del 19 Aprile 2020 - Domenica in Albis

CARI AMICI VI SCRIVO, COSI MI RILASSO UN PO’

 
In questi  giorni di sosta forzata si prende l’occasione  per sistemare cassetti e armadi dove nel corso del tempo si sono accumulate scatole di ogni tipo e dimensione e può capitare che nel fondo di una di queste si ritrovino vecchie lettere del tempo in cui questa era una delle abitudini sostituite da messaggini o  WhatsApp che a volte, con fatica, si riescono a decifrare sia per gli errori di scrittura o, come  capita  al  mio  amico  Beppe, per i lunghissimi intervalli tra una risposta a una  sua domanda e un nuovo contatto e cosi ecc.

Ma è bello ritrovare le lettere che sono segno di una corrispondenza intrisa di amicizia e che descrivono stati d’animo belli o difficili come quelli che nascono da un cambiamento di parrocchia che spesso capita oggi a noi preti, ma che toccano anche le persone più vicine con le quali hai camminato insieme per un certo tempo.
 
Anche gli apostoli quando Gesù parlava della “sua Pasqua”, dopo una iniziale contestazione da parte di Pietro che si sentì dare del “satana” perché pensava secondo gli uomini e non secondo Dio, cambiavano discorso o facevano finta di non sentire.
 
Lo capiranno dopo la Pasqua, quando verranno arrestati e messi in prigione e affermeranno (vedi I lettura) che è più giusto obbedire a Dio piuttosto che agli uomini.
 
Così posso leggere lo sfogo di questa ragazza vedendo in queste parole quello che potrebbero aver pensato i discepoli ascoltando le parole del maestro, stando anche a quello che raccontano a Gesù risorto i due discepoli sulla via di Emmaus (Lc 24)

Così scriveva: “Ho aspettato fino all’ultimo prima di scrivere questa lettera perché credevo potesse esistere l’ultimo atto di quella speranza che rende i film a lieto fine, che fa tanto sospirare, ma poi tutto si aggiusta. Speravo che almeno una volta ciò che desideravo potesse avverarsi ma… non è successo! Anche questo è finito, tutte le cose belle finiscono lasciando solo un’esperienza fantastica di tanti ricordi, di tante esperienze passate tutti insieme come il primo capodanno o la prima castagnata o l’esperienza del campeggio dove facevamo a turno a portare il tuo zaino pieno di così tanta roba che sembrava contenesse sassi.
 
Questi sono parte dei miei ricordi e sono la mia predica, ne ho sentite tante da te e ora ascolta la mia; vorrei che non buttassi questo “lungo pensiero” perché magari tra molti anni ti potrà ricordare questa bella esperienza.”
 
Dopo trentasei anni in una busta ormai ingiallita dal tempo messa tra le varie lettere ricevute e accantonate (tra ingressi in parrocchia e cambiamenti ne ho accumulate diverse) mi ha fatto piacere rileggere queste e altri ricordi e alla luce della Parola di Dio ritrovato quei sentimenti che certamente gli apostoli hanno sentito nei giorni della Pasqua.                

La parola di Dio è ricca di Lettere specialmente nel Nuovo Testamento (ma anche nell’Antico Testamento); nei Vangeli come nelle Epistole apostoliche troviamo testi che consideriamo lettere importanti, che sono giunte fino a noi e parlano di esperienze significative che hanno cambiato la vita di molte persone. Queste lettere che sono espressione di testimonianza come scriveva San Paolo ai Corinzi Cap, 3, 3: “La nostra lettera siete voi scritta nei nostri cuori conosciuta e letta da tutti gli uomini.  È noto infatti che voi siete una lettera di Cristo composta da noi, scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, non incise su tavole di pietra ma sulle tavole di carne dei vostri cuori”

Essere messaggeri di Speranza e di Misericordia. Assomigliare a Tommaso che credendo dopo aver Visto i segni della passione ha riconosciuto in Gesù il proprio Signore e il proprio Dio.
 
Quel Signore Gesù che ha parlato a Santa Faustina colmi il nostro cuore di fiducia avvolgendolo di Amore e pregando con le parole, di questa Santa polacca davanti alla effige della divina Misericordia raccolte nel suo Diario, diciamo: “Misericordia di Dio che ci sollevi da ogni miseria e sei sorgente della nostra felicità e della nostra gioia dà riposo ai cuori e serenità in mezzo alla paura. (Dal quaderno di Santa Maria Faustina Kowalska 12.2.1937)

Vorrei concludere con delle frasi poste al termine della lettera citata che mi sembrano propizie per il nostro cammino di credenti:
 
*Dio scruta l’abisso e il cuore umano e penetra tutti i suoi segreti. (Eccli,42,18)
 
* Non essere finto con gli uomini e bada bene a quello che dici. (Eccli 1,37)
 
* Tutto ciò che ti manda Dio ricevilo, e tra le tue dolorose vicende, impara da Lui la Pazienza e la Misericordia.

Pace e bene e Buona settimana
Don Bruno
 

Lettera del 12 Aprile 2020

Carissimi Parrocchiani,
vorrei raggiungere tutti voi, volti conosciuti e altri ancora da incontrare, per augurarvi una Santa Pasqua.
Nonostante le limitazioni richieste, vorrei stringervi idealmente la mano per esprimere quella vicinanza che non ci è consentita fisicamente, ma che non può venir meno nella stima e nella fraternità che ci unisce e ci rende parte del popolo nuovo nato dalla Pasqua di Gesù.
 
San Paolo ci scrive nella prima lettera ai Corinzi cap. 5,8: “Togliete via il lievito vecchio perché siete pasta nuova”
 
Quanto sta succedendo non può che indicarci una nuova strada per stare insieme, dell’essere comunità che, nata dalla Pasqua di Gesù risorto, diventa testimone di vita nuova che tocca tutte le situazioni dell’esistenza.
Il mio pensiero e vicinanza nella preghiera è rivolto a coloro che questa Pasqua la vivranno senza la presenza di una persona cara, sia perché ammalata - a casa o in ospedale - oppure perché il lutto ha toccato la propria famiglia e il buio è calato come un velo sul cuore.

Cristo è la Pace! Cristo è la Vita! Cristo è la Resurrezione!
 
Il mio ricordo è anche per quanti soffrono per le ristrettezze economiche, conseguenza anche della chiusura di fabbriche, negozi o altre realtà lavorative. Sappiamo tutti che gli effetti già visibili, saranno più forti nei prossimi mesi e pertanto si rafforzi in tutti noi il valore cristiano della solidarietà.
Ma vorrei raggiungere tutti, anche i bambini e bambine, ragazzi e ragazze, adolescenti e giovani che vivono con fatica questa “clausura” richiesta dalle esigenze sanitarie.
Una vicinanza particolare ai bambini di IV che hanno nel cuore il desiderio di ricevere per la prima volta Gesù Eucarestia e vedono allontanarsi di qualche mese la data di questo incontro. Ai ragazzi e ragazze di V elementare che invito a invocare con fiducia il dono dello Spirito Santo che scenderà su di loro nella Cresima e che potranno ricevere nel pomeriggio del prossimo 18 di ottobre 2020.
Un augurio anche a tutti i collaboratori della Parrocchia a quanti sono guidati dal senso profondo della corresponsabilità, ai nostri Diaconi Renato e Gabriele a Francesco seminarista che ha dovuto confrontarsi, unito a tutto il seminario, con la quarantena. Ai membri del C.P.P. e C.A.E.P., ai catechisti e alla segreteria. A tutti insomma Auguroni!
 
Vorrei concludere con un testo preso da un libretto, è solo un parte ma molto bella per il modo singolare di augurarci una Buona Pasqua:
 
Corre veloce l’Amore, sempre!
L’amore fa correre Maria al sepolcro, ma il Signore non c’è, l’hanno portato via. Maria si sente persa. Nella sua disperazione non ricorda le parole del Signore: “Il terzo giorno Risorgerò!”. Ha ancora il ricordo della croce e della morte.
E’ venuta a cercare un uomo morto per vegliare su di lui.
E’ venuta a portare mirra e aromi a un cadavere!
Ha dimenticato le sue parole di assoluta speranza e sente l’assenza del suo Signore.
Che dolore tremendo! Andrà a cercarlo e griderà: dove Sei? Domanderà agli altri “dove lo avete nascosto?" E non smetterà di piangere finché l’assenza si trasformerà in incontro, l’infelicità in gioia piena. La grande missione della Chiesa è nata da un incontro con il Risorto che ci invita ad annunciare ai nostri fratelli quello che Lui ci ha detto in un mattino di Pasqua. (Tratto da “Chi cerchi?” di Prado Gonzales Heras – ed. Monache Agostiniane)
Don Bruno
Lettera del 4 Aprile 2020

Carissimi parrocchiani
Eccoci!   Dopo i giorni della Quaresima siamo giunti alla porta di Gerusalemme una delle sette che si aprivano nel grande muro che circondava la città di Davide e Salomone.
Non sappiamo quale di esse sia, ma rimane il significato dell’ingresso solenne di Gesù nella Città Santa nei giorni che precedono la Pasqua ebraica.
Nella liturgia ambrosiana di questa domenica si racchiudono due schemi di vangelo, uno legato alla narrazione dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme, l’altro è un invito a volgere lo sguardo sulla Cena che si tiene a Cafarnao narrata da Giovanni al cap.11,55-12,11.

L’invito della diocesi attraverso il vicario generale è quella di leggere nelle celebrazioni a porte chiuse, come richiede il tempo di clausura che stiamo vivendo, il vangelo del giorno e pertanto lascio alle riflessioni che ascolteremo dal nostro Arcivescovo e anche dal sottoscritto durante le omelie.
Mi soffermo pertanto sul testo del Vangelo, sempre di Giovanni al cap.12, nella celebrazione con il rito della benedizione degli ulivi e la processione che quest’anno non potrà tenersi.
La parola di Dio ci parla di un clima di festa! Accogliendo nella Città Santa Gesù come il Messia. Facciamo festa a un Dio che viene a trovarci che ha il forte desiderio di percorrere le nostre strade, di entrare nelle nostre case facendosi vicino a noi.
È Gesù il Signore della Vita, colui che ci dà luce, speranza, vita e coraggio e di questi tempi ne sentiamo fortemente il bisogno quando il cuore si riempie di tristezza e ci sentiamo partecipi di una situazione che ha bisogno di attingere alle fonti della Speranza.

Nonostante le limitazioni di questi giorni siamo invitati ad esultare ed essere nella Gioia. Le palme, che i fanciulli agitavano davanti a Gesù, rappresentano la vita, il coraggio del domani; rappresentano il desiderio di una mondo più bello, di un Dio che si fa vicino a noi perché possiamo cambiare, crescere, migliorare e fiorire.
Fiorire come fioriscono gli alberi in questi giorni, fiorire come fiorisce il cuore di chi è innamorato, di chi coltiva una speranza dentro di sè.
Ecco perché’ possiamo vivere questa festa come esperienza bella, sempre nuova e sempre fresca.
Veniamo da una Quaresima, ciascuno con la sua croce, la sua sofferenza, la propria fatica, le tribolazioni quotidiane e le paure emerse dalla situazione provocata dal diffondersi del coronavirus.
Ma il cristiano non vive fuori dal mondo e dalla sua realtà ma ha imparato da Gesù a leggere la vita in un modo nuovo per crescere e andare avanti affrontando con fiducia anche le difficoltà.
Pertanto ci invitiamo reciprocamente ad accogliere Gesù che entra in Gerusalemme. Ed i protagonisti non sono i sapienti, non sono i grandi, non gli studiosi ma coloro che sono semplici come i fanciulli.
E noi adulti lasciamoci trascinare dalla gioia e dalla fede dei giovani. In questa domenica dove viene celebrata la giornata della gioventù che, proposta a livello diocesano e che mette in pratica il messaggio di Papa Francesco: “Giovane, dico a te, alzati!” (Lc 7,14). I giovani che sanno guardare a Gesù Cristo, che non sceglie mezzi potenti per manifestarsi, ma semplici: umile cavalca un asino, Re di giustizia e di pace che porta e dona la Pace.

Con le palme gridiamo: "Hosanna al figlio di Davide!" e con fiducia ci introduciamo nella Settimana detta Autentica, la Settimana Santa che ci porterà a vivere e celebrare la Pasqua del Signore.
(Riferimento e libero adattamento del testo "La chiesa tra gli ulivi" di mons. Giancarlo Bregantini).

Come vivere la settimana santa?
In seguito alle limitazioni che sono giunte dalla diocesi per aiutarci a vivere al meglio questa Pasqua, potremo seguire le celebrazioni attraverso il canale 195, e se riusciremo cercheremo di rendere disponibili le celebrazioni che verranno fatte nella nostra parrocchia a porte chiuse.  Nelle festività sarà a disposizione il foglietto delle letture.
Il rito della Benedizione degli Ulivi viene sospeso e verrà celebrato quando la situazione sarà cambiata anche come gesto di ringraziamento e l’ulivo portato da una colomba sarà segno della serenità ritrovata.
Non essendo possibile accostarsi al Sacramento della Confessione le disposizioni ricevute sono di sostituirlo, provvisoriamente, con un Atto di Pentimento e si scelga un gesto di penitenza che in qualche modo ripari al male commesso e rinnovi il desiderio di seguire il Signore.
Appena la situazione cambierà si cerchi un confessore per la Confessione individuale che è il Sacramento dove Dio agisce con la Sua Grazia e il Suo Perdono.

In questo periodo difficile per tante persone, mancando le celebrazioni delle Sante Messe, sono venute meno anche le offerte dei fedeli per le necessità della parrocchia. Faccio appello alla generosità di tutti per aiutare la comunità a far fronte alle spese che non vengono meno anche in tempo di scarsità economica. È possibile portare in chiesa una busta con la propria libera offerta. (È possibile confrontare la situazione sul rendiconto del mese di marzo).

Auguro a tutti voi di vivere questa Settimana Santa con cuore sereno e fraterno.           
Don Bruno
Lettera del 29 Marzo 2020

V DOMENICA DI QUARESIMA
La lettura del brano della resurrezione di Lazzaro si inserisce quest’anno in un contesto di necessità, di speranza e di fede, pensando alle tante persone che sono morte a causa del coronavirus e per le quali preghiamo.
Cerchiamo di trasformare per un momento le case dove si sperimenta il lutto e un clima di sofferenza per il distacco dall’affetto dei propri cari, nella casa di Betania dove Gesù e i suoi discepoli sostavano per vivere momenti di tranquillità e di sana amicizia. Dove Gesù vivrà anche i giorni che precederanno la sua passione, in quella casa di consolazione com'è il significato del nome Betania.

Gesù è distante, lontano da Betania e gli viene comunicato che l’amico Lazzaro è gravemente malato. Ma Gesù risponde che “quella malattia non è per la morte ma per la Gloria di Dio”
Solo dopo alcuni giorni Gesù si avvia verso Betania dove trova che Lazzaro è morto ormai da tempo ed è stato già sepolto.
E' umanamente comprensibile, per le sorelle di Lazzaro, il rimprovero verso Gesù “Se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!”

Gesù le rassicura: “io sono la Resurrezione e la Vita chi crede in me, anche se muore, vivrà “credi tu questo?” e San Giovanni mette sulla bocca di Marta la risposta del credente: "io credo!".  Anche se le circostanze sembrano dire altro: Lazzaro è morto e il suo corpo, soggetto al disfacimento, è all’interno di un sepolcro scavato nella roccia e chiuso da una pietra.
Gesù sembra chiedere a Marta la collaborazione della Fede.  Egli, nel Vangelo, compie i miracoli là dove trova nel cuore la Fede, cioè la fiducia, perché la disperazione è la vera morte del cuore.
Si sente fortemente l’invocazione pronunciata da Gesù al Padre - parole di fiducia - accompagnate anche dalle lacrime, ma piene di certezza: "Lazzaro esci dalla tomba!" e ci dice il Vangelo che il mistero del Dio della Vita si rivela con il ”restituire” e ridonare colui che era morto a coloro che lo amavano.
 
Quante volte in questi 36 anni di sacerdozio mi sono trovato ad affrontare scene di vita familiare segnate dalla morte di una persona cara. Io stesso ho sperimentato questo “vuoto” con la perdita di persone amate, questo lo penso anche per la maggior parte delle persone per le quali il dolore non è di circostanza e le parole con le lacrime non sono protocollo e trovano nella Fede il luogo dove ricevere ristoro e sostegno.   Per questo, penso ai gesti da fare, anche insieme, quando la situazione ci garantirà la sicurezza.  Ma si può vivere quel cuore solo e un anima sola, di cui parla il testo degli Atti degli Apostoli, anche a qualche metro di distanza e sentire nostro il dolore di tante persone che conosciamo, condividendo con loro fraternamente sentimenti di comunione e di amicizia.
 
Questo Vangelo ci suggerisce qualche gesto che potremmo vivere una volta terminato questo tempo, limitandoci per ora alla preghiera personale, a una telefonata, a un biglietto affettuoso.
Il primo suggerimento: lo indico nello stare vicino a chi vive un lutto, spesso accade che dopo il primo momento si lascino le persone in una certa solitudine, motivati dalla paura di disturbare.
Pensare a un momento di preghiera del condominio, con gli amici e i parenti, anche a distanza di qualche giorno, potrebbe essere un modo per testimoniare la nostra vicinanza, rimane anche la classica partecipazione a qualche celebrazione eucaristica fatta celebrare durante l’anno.
 
Suggerisco anche un altro bel modo che ho applicato nella parrocchia di Santa Rita in Pogliano: una cassettina in chiesa durante il funerale e dove ognuno mette quanto si sente di dare.
Il ricavato da spedire ai sacerdoti ammalati perché celebrino Sante Messe per il defunto o defunta.  La conferma da parte dell’associazione garantisce l’avvenuta celebrazione a suffragio, oppure secondo la volontà della famiglia a qualche associazione conosciuta. (Oratorio, Caritas, Unitarsi ecc.)
 
Secondo suggerimento: la televisione ci ha mostrato gesti di vicinanza, di incoraggiamento attraverso cartelli, disegni fatti dai bambini, striscioni ai balconi per incoraggiare: "Andrà tutto bene!”
Personalmente, anche per disinnescare la miccia accesa da alcuni poco responsabili, suggerisco di aggiungere un altro cartello con quella scritta molto cara a don Milani “I caremi interessa! ho a cuore, cioè non alzo le spalle ma mi unisco con il mio comportamento responsabile a sostenere l’impegno di tante persone che sono sensibili al bene di tutti.
 
Carissimi parrocchiani, pur fisicamente lontano, vi sono accanto e ricordo tutte le persone della nostra parrocchia specialmente gli ammalati, gli anziani e i giovani e assicuro la mia vicinanza di pastore nella preghiera e invoco su di voi la benedizione del Signore.     
Fraternamente, don Bruno
Lettera del 22 Marzo 2020
 
Carissimi e Carissime,
siamo alla Quarta Domenica di Quaresima. L'Immagine che Gesù usa per definire se stesso è quella della Luce: IO Sono la luce del Mondo! Dice Gesù. (Gv 8,12)
Il Vangelo di S. Giovanni come le sue lettere hanno come sfondo e tema quello della Luce e la sua mancanza diventa cecità, il non poter vedere.
Giovanni ci dice che Gesù è a Gerusalemme per la festa delle capanne, festa dell’acqua e della luce e vede un uomo cieco che domanda l’elemosina. Lui vede mentre i suoi discepoli discutono di peccati. “Chi ha peccato, lui o i suoi genitori perché sia nato cieco?”  

Occorre sempre trovare il colpevole o la colpevolezza per definire un fatto. Ma per Gesù non è così, egli pone al centro la persona e, penso, anche la sofferenza che porta nel cuore. Il non poter vedere lo ostacola sulla via delle relazioni con gli altri facendo di lui un soggetto rassegnato al proprio stato di cecità, al ruolo di mendicante e il peso di essere giudicato come possibile causa della propria situazione o di scaricarla sui propri genitori. Mentre i discepoli, ma anche poi gli altri farisei, gli uomini della religione hanno a cuore le proprie tradizioni e, il Vangelo ce lo ricorda, si scandalizzeranno ogni volta che Gesù, rompendo le tradizioni degli uomini, ricorderà che al primo posto c’è il comandamento dell’Amore che chiede di amare Dio sopra ogni cosa ma anche il prossimo che incontriamo, come amiamo noi stessi.
In questa situazione di oscurità che sta vivendo, occorre portare la luce e Gesù inizia con quell’uomo un percorso di riabilitazione partendo da un gesto: “gli mise il fango sugli occhi e lo invitò ad andare alla piscina di Siloe per lavarsi. Questo andò, si lavò e tornò che ci vedeva”.
Ma è solo l’inizio di un percorso che lo mette a confronto con quelli che lo conoscevano, come il cieco elemosiniere, e che pongono solo domande e giudicano secondo i propri parametri “sei nato tutto nei peccati e vuoi insegnare a noi?”

Lui non sa dare risposte teologiche ma solo mette in evidenza che un tale ha plasmato i suoi occhi con del fango e a Siloe, dopo essersi lavato, ha riacquistato la vista. E’ un uomo concreto, parla di Gesù come di un profeta anche se di lui conosce solo la voce e quelle mani di compassione che si erano fermate sopra i suoi occhi fino al momento in cui, scacciato dal tempio, lo vedrà e lo riconoscerà come il Signore.
Carissimi, in questi giorni critici è facile cadere nel “buio” del pessimismo o dell’indifferenza… il pessimismo porta a chiudere il cuore alla speranza, l’indifferenza lo chiude agli altri e al bisogno di una collettività che soffre, e può soffrire, anche a causa della superficialità di alcuni.
A queste forme di chiusura si contrappone il cammino quaresimale che ha sempre letto nel brano del cieco nato, che dalle tenebre giunge allo splendore della luce, il modello di una fede in crescita e in maturazione, aperta alla fiducia e alla corresponsabilità.

Cosa possiamo imparare da questo Vangelo perché ci aiuti a vivere da “illuminati” questa settimana (ricordiamo che il Battesimo agli inizi era chiamato Illuminazione)?
Mi viene in mente, tenendo conto della situazione presente, che ci invita a non avere contatti fisici tra noi se non a distanza regolamentare, che potremmo fare un semplice esercizio alzando la cornetta o il cellulare per sentire le persone che conosciamo non solo quelle care e prendere atto della loro salute specialmente se sono malati.
Mi viene in mente il gesto di un giovane che, a casa per la chiusura delle università, ogni giorno telefona a una parte dei suoi compagni per prendere coscienza della loro situazione e mantenere i contatti. E questo ogni giorno! Un gruppo, e così via. Rompendo per qualche minuto eventuali solitudini forzate.
Oppure possiamo fare una lista delle persone che conosciamo per pregare ogni giorno per ognuna di loro, come fosse un rosario e a ogni grano corrisponda una persona.
Vi faccio l’esempio di come faccio io davanti a Gesù usando la formula breve dell’Ave Maria, quella del Vangelo per intenderci, le parole dell’Angelo. Solo la prima parte aprendo la decina con il Padre nostro e chiudendola con il Gloria al Padre al Figlio e allo Santo.
1) Ti saluto Maria, piena di Grazia il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno Gesù: ricordati di Mario e della sua famiglia…  
2) Ti saluto Maria… ecc. per 10 volte.

Per molti forse è strano recitare il rosario in modo non “canonico”, ma lecito e biblico, affidando alla Madonna e a Gesù i nostri cari, gli amici, i conoscenti e i nostri defunti.
Vorrei concludere con brevi racconti presi da testi senza pretese, ma che fanno sorridere un po’ e, come scrive l’autore:
"In un’epoca di nevrosi come la nostra, quale miglior medicina che la compagnia, sia pur immaginaria, di persone che, proprio perché tennero i piedi per terra, seppero toccare il cielo con ambedue le mani? "
(Dal libro: “Arguzie e facezie dei padri del deserto” R. Ken – Ed. Gribaudi) - (La Numerazione corrisponde a quella del testo)
214) Disse un santo anziano “Io non so pregare. Mi limito a fare i complimenti a Dio”
216) Voglio seguirti nella tua santità - disse un fratello al grande Giovanni - Rispose questi: bada che preferisco essere superato che seguito…
253) Al sacerdote che doveva fare la sua prima predica, un anziano disse: Ricorda fratello che un’omelia non è mai del tutto cattiva se chi l’ascolta la trova più breve di quanto si aspettava”

Buona e serena settimana a tutti e specialmente agli ammalati e ai ragazzi e ragazze dell’oratorio.
Don Bruno
Lettera del 15 Marzo 2020

Carissimi e Carissime,
la terza domenica di Quaresima ambrosiana ci porta ogni anno a leggere il dialogo/scontro tra Gesù e coloro che si dicono religiosi e frequentano il tempio, che sono pronti ad affermare anche il falso nel tentativo di mostrare che la verità è dalla loro parte, ma in realtà sono "schiavi" delle tradizioni e dei simboli che hanno svuotato la loro fede dell'autentico contenuto.
Gesù invita a tornare al Cuore del Padre, a una conversione che libera la vita e la rende esperienza di gioia e al sentirsi figli amati da Dio che diventa il nostro primo riferimento: "Io sono il signore Dio tuo!"
Forse in questo tempo di prova e di restrizioni facciamo esperienza delle nostre piccole o grandi schiavitù alla quali abbiamo legato il ritmo delle nostre giornate. Come è possibile fare a meno di alcune cose che abbiamo reso indispensabili per noi? Gesù ci direbbe: perché vi affannate e vi domandate che cosa mangeremo, come vestiremo? Guardate i gigli del campo, gli uccelli del cielo non tessono e non seminano ma a loro pensa il Padre celeste.

Abbiamo visto persone in coda davanti ai supermercati e uscirne con carrelli strapieni nonostante le rassicurazioni che i rifornimenti fossero garantiti, ho visto persone in fila, sempre più chiuse nel rapporto intimo con il proprio cellulare, e alzare la voce con il vicino se questo cercava di agire da furbetto e passare davanti.
Abbiamo visto persone alla finestra cantare insieme per un attimo di condivisione ma poi le finestre si sono chiuse e la vita ha ripreso il suo corso all'interno delle case dove il Coronavirus ci ha rinchiusi.
Ma ci sono anche gesti che vanno contro corrente di giovani che si rendono disponibili per fare la spesa a chi è anziano, chi si presta per fare da Tata ai bambini di genitori impegnati nel lavoro, e altri ancora e aggiungo in finale l'impegno di tanti ammalati che telefonandomi, mi assicurano la preghiera per la mia povera persona e per questa comunità di Cusago/Monzoro, grazie a questi fratelli e sorelle che si sentono parte viva della nostra parrocchia e dal loro letto di sofferenza offrono al Signore quello che sono e che hanno. Pensiamo anche a quanti, medici e infermieri e personale volontario stanno vicino a chi soffre negli ospedali.
Ma cosa centra con il Vangelo di questa Domenica? Gesù rimprovera ai suoi interlocutori di dichiararsi figli di Abramo, ma poi di non fare le opere di Abramo, le opere di una fede viva e concreta.
Mi sono posto la domanda? Che figlio sono? Ogni giorno invoco più volte Dio come Padre mio ma poi sono capace di essere all'altezza di questo ruolo? Sento come importante riconoscere le mie umane povertà e cercare in Dio quella salvezza e libertà dalle cose materiali che mi appesantiscono il cammino.

Scriveva una teologa: "Dovremmo imparare a non fermarci al crocifisso di legno che è appeso alla parete di casa, ma imparare a partire da questo per vedere i tanti crocifissi che camminano per le nostre strade e che non riconosciamo e degniamo di uno sguardo."
Che il Signore ci liberi dai nostri egoismi, dalle convinzioni che ci paralizzano e ci aiuti a camminare, con l'aiuto vicendevole, verso la grande esperienza della Pasqua.
Buona settimana a tutti
Don Bruno
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