Una Lettera da don Bruno - Parrocchia Santi Fermo e Rustico - Cusago - Parrocchia di Cusago Santi Fermo e Rustico

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Don Bruno
“Al di fuori della misericordia di Dio non c'è nessun'altra fonte di speranza per gli esseri umani.”
(San Giovanni Paolo II)
  Anno 2021 - "Una Lettara da don Bruno o da don Jean"
Lettera di don Bruno del 13 Giugno 2021

Carissimi e carissime,
siamo giunti al termine di questo anno pastorale e dopo aver celebrato le ultime solennità del calendario liturgico, chiudiamo in bellezza con la festa, tutta nostra, dei Santi Patroni Fermo e Rustico che, nella nostra chiesa parrocchiale, sono ricordati in tre dipinti: il primo è quello del gonfalone appeso a fianco dell’altare maggiore e che raffigura i due martiri in preghiera davanti alla Eucarestia; gli altri due si trovano ai lati del presbiterio e li raffigurano nel gesto di distribuire il pane ai poveri e nel momento cruento del martirio.
Due Santi che con il martirio hanno dato testimonianza della propria fede e della propria sequela al Signore Gesù.
Le informazioni che possediamo è il loro inserimento nell’antico martirologio geronimiano. Essi erano di origine africana e perirono in occasione delle persecuzioni contro i cristiani; Fermo lasciato morire di fame presso Cartagine e Rustico ucciso, con altri cristiani, nell’attuale Algeria. I loro resti arrivarono a Verona presso il complesso di San Fermo maggiore dove vengono venerati.
Possiamo rileggere la vicenda dei due martiri patroni della nostra Parrocchia alla luce del tema della liturgia della parola di questa domenica dove il tema è quello della sequela di Gesù, ogni battezzato è chiamato a dare valore alla propria vocazione nel contesto del progetto originario del creatore.
È bello leggere in questa ottica l’avvenimento che coinvolge tutta la nostra Diocesi che in preghiera accoglie e partecipa con festa grande i nuovi Sacerdoti che in questa domenica celebrano nella propria comunità la Prima Santa Messa.
Mi piace usare una affermazione di un prete che scrive commentando le letture di questa domenica che esse parlano di un Dio che rompe la solitudine. Forse, per molte persone tra noi, la scelta fatta da questi dieci giovani è una pazzia, una scelta di solitudine in un mondo affamato di condivisione, dal desiderio di liberazione da un virus che ha chiuso le porte delle case, delle chiese e di tanti altri luoghi dove la gente era abituata a incontrarsi.
Ma in realtà questi giovani vogliono dire proprio il contrario: Non siamo soli! Abbiamo scelto Gesù come senso profondo della nostra vita, lo vogliamo dire con la nostra scelta accanto a quelle di altri giovani che hanno fatto altre scelte, non meno importanti, di sequela.
Diventare prete non è oggi una scelta di solitudine ma di comunione e condivisione di un progetto d'Amore dove loro stessi hanno scritto di voler camminare.
Cari fratelli nel sacerdozio, vi auguro un cammino pieno di gioia, non mancheranno le prove e i momenti di buio ma il Signore sarà al vostro fianco per aiutarvi a essere, nelle comunità alle quali il Vescovo Mario vi ha destinati, segni di vicinanza e di servizio per il popolo di Dio.
Anche la nostra comunità ha pregato per voi e vi ringrazia augurandovi tanto bene.    
Grazie da tutti noi!
Don Bruno e la comunità di Cusago e Monzoro
Lettera di don Bruno del 06 Giugno 2021

Carissimi e carissime,
 
celebriamo in questa domenica la solennità del Corpus Domini, in realtà è una festa che è quotidiana in ogni comunità cristiana anche se in moltissime, purtroppo, per l’accorpamento delle parrocchie, e il venir meno della presenza del sacerdote, fa si che questo dono prezioso sia celebrato saltuariamente e in molto alternato nelle diverse chiese.
 
Tuttavia, la Messa rimane lo specchio di una comunità cristiana: basta guardare come una comunità celebra la Messa per comprendere il livello della sua fede.
 
La festa del Corpus Domini è l’occasione per una verifica sincera sul nostro modo di partecipare all’Eucarestia.
 
Tenendo conto delle privazioni causate dalla pandemia, che ha portato a trasformare la partecipazione all’Eucarestia ad un puro momento televisivo, quasi fosse uno spettacolo che ci vede, non invitati alla Cena ma semplici spettatori e quando si partecipa in presenza a volte si è distratti e spazientiti se la Messa dura qualche minuto in più del consueto. Il cellulare è di moda anche a Messa e volentieri si vedono persone che lo fanno scorrere per abitudine alla ricerca di notizie più stimolanti di quelle ormai conosciute del sacerdote, e diventano una vera benedizione le parole del diacono: Andiamo in pace!
 
Mi tornano alla mente le parole di Gesù alla donna Samaritana: “Se tu concrescessi il dono di Dio!”
 
La Messa è anzitutto una volontà di Gesù “Fate questo in memoria di me!” Alla Chiesa è affidato il compito di custodirla e di celebrarla.
Alla Messa si va, non per far piacere al Parroco o al catechista, ma per obbedienza a Gesù e al suo comando.
Per questo Gesù ha voluto istituire il Sacerdozio che nasce dal suo Unico sacerdozio e ha voluto affidare ad alcuni prescelti l’onere del Ministero sacerdotale per il popolo di Dio. Nessun prete diventa tale per sé stesso, ma per un servizio nella Comunità a cui è mandato.
Desidero ricordare che in questa domenica i nostri dieci diaconi iniziano a Rho gli esercizi spirituali che li porteranno sabato 13 giugno a ricevere, per l’imposizione delle mani del Vescovo Mario, l’Ordine sacro del presbiterato.
Il moto scelto da questi fratelli nella fede è “Camminate nell’Amore”.
 
Per la nostra Diocesi il motto, unito al tableau con le fotografie dei candidati del vescovo e superiori del seminario che hanno accompagnato il loro cammino, è una lunga e vera tradizione che accompagna il cammino di ogni classe di ordinazione nel lungo e, speriamo fecondo, cammino sacerdotale.
Nelle loro mani consacrate dal Vescovo si rinnoverà il dono della presenza di Gesù pane donato per nutrire la fede di quanti verranno loro affidati.
 
Li accompagnamo in questo ultimo tratto di strada con la preghiera da loro stessi composta:

“Padre Santo, nel tuo figlio Gesù, via verità e vita
ci hai reso figli e fratelli amati.
Effondi il tuo Spirito su questi tuoi servi
perché siano testimoni del Tuo Comandamento:
Camminate nell’amore!
Maria, madre della Chiesa custodisca il loro ministero
Amen.

A tutti una buona settimana.
Don Bruno
 
Lettera di don Bruno del 30 Maggio 2021

Carissimi e carissime,
celebriamo in questa domenica la festa della Santa Trinità, in breve festeggiamo il volto del Dio Trinità di Amore rivelato da Gesù, il figlio di Dio fatto uomo per mostrarci il volto del Padre    e per avvolgerci del suo Spirito di Risorto.
 
Certamente non è semplice parlare di Dio e tanto meno di descrivere il suo volto; a questo proposito racconto un aneddoto: una bambina, rientrando dal catechismo disse alla mamma: “Vorrei dipingere Dio. Com’è Dio?”
La mamma tentò di dire qualcosa facendo appello a quanto aveva studiato al catechismo: “Dio? Non saprei: è ciò che di più bello, di più grande, di più luminoso ci sia.” La bambina, dopo un momento di silenzio cambia parere: “Non voglio più dipingere Dio. Ho paura di sciuparlo!”
 
Nella storia dell’Arte molti artisti si sono cimentati nel difficile compito di raffigurare il Volto di Dio, ognuno con il proprio estro e la conoscenza personale ma in particolare con la profondità del proprio animo e sincera esperienza del Mistero che avvolge la conoscenza di Dio.  Forse è per questo che Gesù ha detto che solo i piccoli riescono a vedere il volto di Dio grazie alla loro semplicità.
 
Scriveva quello che per molti di noi è stato maestro e guida spirituale, il Cardinal Martini: “Il nostro cuore umano vive sempre la ricerca di Dio; cerca e non trova, trova e gli sembra di perderlo di nuovo, per cui torna a cercare e poi ritrova! Il Signore ama la tensione costante del cuore umano e si nasconde per farsi trovare. Il suo è un gioco d’Amore. Interessante è lasciarci prendere da Lui per vivere un’avventura meravigliosa.
 
Carissimi si è conclusa la tornata delle prime Comunioni, rimangono ancora tre bambini che hanno dovuto rimandarla a questa e all’altra domenica, ma in generale la maggior parte di loro ha ricevuto per la prima volta Gesù nell’Eucarestia.
Personalmente è sempre un’esperienza straordinaria che vorrei condividere con voi tutti augurando a questi fanciulli di continuare l’Incontro con Gesù nelle prossime domeniche. Rimanere uniti a Lui come i tralci sono uniti alla Vite e per questo sono in grado di portare frutti veri e abbondanti.
 
Si conclude anche il mese di maggio, nelle serate alcuni della comunità si sono ritrovati con fedeltà a pregare il santo Rosario in chiesa nelle giornate piovose o davanti alla sua statua in parrocchia.
Ringrazio don Jean che ha prestato la sua collaborazione subentrando a me nel compito di guidare la preghiera e grazie a quelle persone che sono state presenti fisicamente alla recita della preghiera mariana, che la Madonna vigili sulla nostra comunità insegnandoci sempre a fare quello che Lui ci dice e ci dirà. Entriamo nel mese di giugno dedicato al Sacro Cuore e a lui affidiamo i dieci giovani che prossimamente saranno ordinati sacerdoti per la nostra Diocesi.
 
Augurandovi una serena settimana con affetto concludo questa lettera. A tutti voi, gioia e pace nel Signore.
Don Bruno
Lettera di don Bruno del 16 Maggio 2021

Carissimi e carissime,
 
Vi comunico che il nostro seminarista accolito Francesco Alberti ha indirizzato al Vescovo Mario la domanda per essere ammesso all’Ordine sacro del Diaconato e Presbiterato.

Inizia così l’ultimo tratto del discernimento operato con il Vescovo e che coinvolge anche tutta la nostra comunità parrocchiale.
Infatti, attraverso l’indagine di una specifica Commissione Arcivescovile (Ad Promovendis ad Ordines) deputata allo scopo, incontreremo un suo rappresentante che ci verrà a visitare. Egli raccoglierà le testimonianze sul candidato unitamente alle pubblicazioni che sono state apposte all’albo della Chiesa da domenica 9 fino al 16 maggio come richiesto dal Diritto canonico (can 1041 e 1042) e comunicando eventuali notizie di irregolarità e impedimenti.
All’incontro, che avverrà domenica 23 maggio 2021 alle ore 15.00 sono invitati innanzitutto i membri del Consilio Pastorale Parrocchiale; l’incontro è aperto a coloro che lo desiderano, secondo il numero consentito dalle attuali disposizioni previste dalle norme di prevenzione pandemica.
Non facciamo mancare la nostra preghiera per Francesco e invochiamo lo Spirito Santo in tal modo preparandoci a onorarlo per la prossima festa di Pentecoste.

Il Fuoco Divino scenda su ciascuno di noi, ci rafforzi, ci spinga ad annunciare gioiosamente il Vangelo e a rispondere prontamente alle chiamate di Dio nel mondo bisognoso della sua Parola.
Affidiamo a Maria Madre di dio e della Chiesa questo suo figlio in cammino e tutti i giovani chiamati da Cristo ad amarlo.
Don Bruno
Lettera di don Bruno del 9 Maggio 2021

 
“Vi trasmetto, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto”

E’ bello sentirsi portavoce di una tradizione ricevuta, non ci appartiene ma ci è stata trasmessa dalla fede di chi ci ha preceduto, che è stata alimenta per la propria vita cristiana ed è passata di mano in mano fino a noi, anche San Paolo lo scrive ai Corinti nella seconda lettura, naturalmente si tratta del dono della testimonianza su Gesù morto e risorto che rende ogni persona unica nella fede.
 
Ringrazio il Signore per l’impegno e la testimonianza dei sacerdoti che mi hanno preceduto sullo “sgabello” (mi pare tanto dire sulla cattedra che è propria del Vescovo) di questa comunità dei Ss. Fermo e Rustico, unitamente a San Vincenzo, che la volontà di Dio ha voluto associare nella santità e nel martirio, e li ha affidati alla devozione di questa porzione del popolo di Dio che è in Cusago.
 
Ringrazio tutti quelle persone che, con un po’ di fatica, hanno voluto contribuire anche quest’anno ad animare e sostenere la festa patronale, come ho già detto, ho qualche difficoltà a ricordare il nome di tutti ma, a ognuno, rivolgo la mia riconoscenza che vorrebbe essere espressione di tutta la Comunità Parrocchiale, in particolare a quanti mi hanno coadiuvato nell’organizzazione, non semplice, di un programma che in parte voleva raccogliere l’esperienza del passato ma anche con qualche piccola variante che tenesse conto della situazione pandemica ancora in corso e, diciamolo, anche di tempi nuovi.
 
Grazie a chi ha svolto il compito di vigilare sull’urna del santo e sulla presenza numerica in Chiesa, tra questi ricordo i Templari, la signora Bambina, Mauro e i tanti collaboratori preziosi.
 
Grazie al Coro Parrocchiale e a tutti i gruppi che hanno animato le celebrazioni Eucaristiche, a quanti hanno permesso la processione a tappe che abbiamo riproposto,  il veterano Albino, e  le nuove reclute  chiamate a continuare  il suo impegno.

Grazie a Sua Eccellenza Mons. Luca che ha presieduto alla Messa di apertura che è stata molto  apprezzata, e don Gianluigi parroco di Rho che ha presieduto solennemente la celebrazione “ventosa” della domenica ricordando l’anno di presenza come seminarista nel 1981-82.

Grazie alla segreteria con Giorgio e Susanna che hanno preparato volantini, manifesti e libretti celebrativi, alla famiglia ARDENGHI che ha offerto il decoro floreale della Chiesa, che insieme ai due vasi di gladioli commissionati da Marinella, che pur in bocciolo, hanno fatto una stupenda figura davanti all’altare.
Infine un ringraziamento per la gentile presenza al Signor Sindaco e Vice sindaco, al Comandante  dei vigili, alla vigilanza e alla protezione civile che hanno collaborato per il buon andamento della festa.

Come si scrive solitamente GRAZIE a tutti e speriamo che il prossimo anno vada meglio.

Vorrei concludere con una preghiera presa da “Preghiere” di Michel Quoist, per ricordare l’importanza anche di quelle persone che pur nell’ombra sono rilevanti per le realtà dove operano, come tante mamme, di cui oggi è la festa e che sono le colonne della loro famiglia e alle quali diciamo il nostro grazie.
 
Il muratore posava il mattone sul letto di cemento.
Con gesto preciso della sua cazzuola vi gettava la copertura, e senza chiedergli il parere posava su un nuovo mattone.
A vista d’occhio le fondamenta salivano. La casa poteva così elevarsi alta e solida per ospitare uomini e donne.
Ho pensato, Signore, a quel povero  mattone  interrato nella  notte alla  base del grande  edificio. Nessuno lo vede ma lui fa il suo lavoro e gli altri hanno bisogno di lui.
Signore, non conta che io sia in cima alla casa o nelle fondamenta,  purché  io  sia fedele,  al  mio  posto, nella tua costruzione. Amen.

Don Bruno
 
 
 
Lettera di don Bruno del 2 Maggio 2021

Maggio mese mariano, ma per la nostra comunità è in particolare la festa di san Vincenzo co-patrono  della  Parrocchia  che  quest’anno  cade  il due del mese. Si tratta certamente di una occasione significativa anche se, lo scorso anno, non si è potuta celebrare ma che, a dire di quanti hanno i capelli bianchi, ha perso molto del suo fascino e coinvolgimento sia da parte del paese (che ha visto mutare i suoi abitanti) sia per i comuni limitrofi che partecipavano  in modi  diversi e a volte folcloristici alla festa, con pellegrinaggi e fervente devozione popolare.
Oggi, a parte le nostalgie di alcuni, questa solennità ha subito profondi mutamenti anche se l’affetto e la devozione verso il corpo santo del martire rimane nella tradizione e nel cuore di tante persone.

La liturgia domenicale ci propone il tema delle ultime parole, quelle di Santo Stefano con il suo discorso che precede il martirio del diacono, leggiamo anche le ultime parole (non ultimissime) di Gesù durante l’ultima cena, quasi un testamento espresso in forma di preghiera al Padre.
Mi hanno sempre colpito le ultime parole dei personaggi biblici come Isacco dopo aver benedetto il figlio Giacobbe o di Giuseppe, viceré di Egitto, che fa promettere, qualora il popolo di Israele fosse ritornato in Palestina, portare con loro il suo corpo.
Ma ricordo  anche  le  ultime  parole  di  Pietro,  che  chiede di essere crocifisso a testa in giù perché indegno di essere crocifisso come il maestro Gesù.
Così sono giunte a noi, attraverso gli atti del processo, le ultime parole dei martiri dei primi secoli e come non ricordare le ultime parole di don Bosco: “Vi aspetto tutti in paradiso!”. Oppure del beato don Gnocchi  che  prima  di  chiudere  gli  occhi  si  rivolse ai suoi collaboratori affidando quella che chiamava  simpaticamente “la sua baracca”, Il centro dove custodiva i suoi mutilatini.
Non ci sono pervenute le ultime parole del martire patrono ma penso che, come Stefano e Gesù, avrà perdonato i suoi carnefici dando testimonianza di fede e di amore.
Oggi, 2021 la Chiesa testimonia ancora la propria fede nel Signore e il servizio all’uomo attraverso il martirio. Notizia di questi giorni è il martirio della laica consacrata Nadia  De Munar, uccisa in Perù… è  l’ultima  di una lunga  serie  di  uomini  e  donne  che sono stati uccisi perché scomodi e provocatori per l’impegno al servizio dei più poveri.

Tante Parrocchie hanno, nel proprio vivere la fede, la memoria di uno o più martiri e in diverse per vari motivi, vengono conservati corpi santi il cui esempio viene proposto alla devozione popolare e spesso sono motivo di fede contagiosa e propositiva.
Il mio esempio, è uno dei tanti, ma mi ha accompagnato negli anni della fanciullezza, dell’adolescenza e da giovane mi ha aiutato nella scelta del sacerdozio.
Nella mia, così la sento ancora, chiesa di Barbaiana è conservato il corpo di santa Virginia, una piccola martire dodicenne che da più di 400 anni è lì venerata, dono alla Comunità da parte del Cavalier Galeazzo Verga, milanese del 1666, verso la quale da sempre viene espresso il sentimento di affetto e devozione ed è festeggiata la terza domenica di settembre.

Vorrei concludere questa lettera con l’invito a celebrare, per quanto possibile, la festa del  Santo chiedendo per sua intercessione il dono di sante vocazioni e di un cammino di comunione fra tutti i Cusaghesi per una testimonianza vera e sincera di fede che è fecondata dal sangue dei martiri e diventa testimonianza, come scriveva il mio parroco  don Giulio Vegezzi: ”Penso che ai nostri giorni, segnati dalla decadenza religiosa, la presenza di questa reliquia susciti una nuova ventata di impegno e di coraggio religioso nella nostra parrocchia”.
 
Termino con una frase di San Giovanni Paolo II: “…i santi non invecchiano praticamente mai, che essi non cadono mai in proscrizione. Essi restano continuamente i testimoni della giovinezza della Chiesa”.

Buona Festa in comunione fraterna
Don Bruno

Lettera di don Bruno del 25 Aprile 2021

Carissimi e carissime,
eccoci giunti ad una nuova lettera e quindi ad un nuovo incontro tra il Parroco e la Comunità parrocchiale.
Siamo ormai nella settimana che da l’avvio alla Festa di San Vincenzo Martire conservato nella nostra Chiesa, onorato e venerato da tante persone della Parrocchia e dei paesi vicini.
La situazione pandemica, ancora presente, ci  invita alla cautela e a limitare i momenti  celebrativi o a modificarne la struttura organizzativa e noi faremo tutto quello che sarà possibile.
Insieme ad alcune poche volonterose persone abbiamo, sulla falsa riga delle celebrazioni passate, steso un breve programma che ci auguriamo di poter svolgere con serenità e fede.
La celebrazione avrà inizio venerdì 30 aprile alle ore 20:45  con la Santa Messa presieduta da S.E. R. Mons. Giovanni Luca Raimondi,  neo Vescovo ausiliare e Vicario della zona limitrofa di Rho.
Conosco Sua Eccellenza dai tempi del seminario e per un breve periodo anche come Vicario Episcopale della mia ex Comunità di Bernate /Casate e lo ringrazio per avere accolto l’invito ad aprire solennemente i giorni della festa.
 
Inoltre avremo la gioia di condividere la celebrazione di Domenica 2 Maggio, con la presenza del prevosto di Rho, mio compagno di Messa che, a Cusago nel tempo del seminario con il parroco don Luigi Lesmo, ha prestato la propria collaborazione al servizio dell’oratorio. Anche a lui il mio e vostro grazie.
 
Alle celebrazioni abbiamo invitato il Signor Sindaco, la Vice Sindaco e le altre autorità civili, sia alla Messa del 2 Maggio che a quella di apertura con la presenza del Vescovo Giovanni Luca Raimondi.
Il programma lo trovate sul volantino preparato per la distribuzione e vi aspetto tutti ad onorare San Vincenzo e a stringerci attorno a lui e al Signore Gesù che è fonte di Santità.

Vorrei concludere questa breve lettera con un racconto di Bruno Ferrero che mi pare esprima bene tutte quelle realtà che vorrei condividere con voi, il racconto parla di due arditi e coraggiosi cavalieri che avevano affrontato battaglie e messo a repentaglio la propria vita per nobili cause e, tra queste, una delle diverse crociate.
 
Una sera, uno dei due disse: “Mi resta un’impresa da fare! Salire sulla montagna dove la punta tocca il cielo per parlare con Dio”.
“Per quale motivo?” chiese l’altro cavaliere.
“Voglio sapere perché ci carica di pesi e fardelli gravosi per tutta la vita e continua a pretendere sempre di più?”
Insieme i due si avviarono per il sentiero che portava alla cima del monte. Salivano in silenzio e, quando videro da vicino la vetta, sentirono anche una voce, quella di Dio che diceva: “Prendete con voi tutte le pietre che trovate sul sentiero!”
“Lo vedi?” Protestò il primo cavaliere. ”E’ sempre la stessa storia… ancora fatica, Dio ci vuole oberare ancora”.
 
L’altro cavaliere fece quello che la voce gli aveva ordinato… ci mise molto tempo, per tutta la notte. Ma quando il primo raggio di sole del giorno lo sfiorò, le pietre ammassate sul cavallo brillarono di luce limpidissima. Si erano trasformate in splendidi diamanti di inestimabile valore.
 
Preghiera

Signore, faccio più domande di quelle che fai tu.
Credo che il rapporto sia dieci a uno.
Io ti chiedo:
Perché permetti la sofferenza?
Per quanto tempo posso sopportarla?
Che scopo ha?
Hai dimenticato di essere misericordioso?
Ti ho stancato?
Oppure offeso?
Mi hai rigettato?
Vedi la mia disperazione?
Tu mi chiedi: hai fiducia in me?

Questa domenica è dedicata alle Vocazioni,  vogliamo pregare per tutte le vocazioni in cammino e quelle che sono giunte al traguardo, preghiamo per i candidati della nostra diocesi i cui volti sono appesi presso l’altare della madonna che è madre delle vocazioni, preghiamo per Francesco che si prepara al grande passo ricevendo a settembre (Dio volendo) il Sacramento del Diaconato .
Grazie e auguri.
Don Bruno
Lettera di don Bruno del 18 Aprile 2021

A volte le nostre comunità sembrano quelle città che sorgono su antichi resti del passato  delle  quali  ogni  tanto in seguito a scavi o lavori metropolitani, emergono i segni  gloriosi del passato, e che, a un certo punto, si è concluso lasciando la testimonianza nostalgica che il tempo non riesce a cancellare. Questa nostalgia rischia di creare una spaccatura e crea fatica nel proporre cose nuove e costruire rapporti veri tra le persone.
Penso alle parole di Gesù che sentiamo proclamare in questa terza domenica di Pasqua. Il suo richiamo ai discepoli: “non sia turbato il vostro cuore”, non lasciate che entri dentro di voi la nostalgia e la desolazione, ma apritevi alla fiducia aiuti a camminare su strade nuove annunciando la gioia del Vangelo.
Penso alla gioia di Paolo e Sila nel vedersi liberati dalle catene del carcere e del poter battezzare  un’intera famiglia .
Nella lettera ai Colossesi San Paolo esorta a vivere il momento della prova con fiducia per annunciare, ammonendo e istruendo ogni uomo, per farlo incontrare con Gesù.
 
Carissimi Gesù ci invita a non lasciare che il cuore venga turbato: “Il turbamento è dato dalla presenza di qualcosa che ci spaventa, ci schiaccia; non è un semplice timore ma lo proviamo quando non vorremmo pensare a qualcosa, perché non sappiamo che cosa ci può capitare, abbiamo paura! Ma il turbamento può nascere dentro di noi quando ci sembra che Dio ci sia ostile e nasconda trucchi o trappole contro di noi. Infine Turbamento può essere anche personale, quando abbiamo dentro caverne nelle quali non siamo penetrati e che ci danno fastidio, ci pesano (paure, rimorsi ecc.). Occorre esaminarsi e vedere quali turbamenti ci toccano perché essi possono andare a segnare fortemente la vita interiore. Alcuni per esempio sono molto turbati dalla situazione sociale, politica, e hanno anche ragione, purché questo però non renda il cuore come avvilito. Davanti a queste situazioni occorre alzare il capo e risollevarsi.” (C. M. Martini - Parole per vivere - Paoline 2010).
Come sento attualissime le parole di Gesù e le indicazioni dell’amato Vescovo nostro, parole che toccano il cuore e ci fanno pensare.
 
Carissime/carissimi stiamo ancora vivendo il tempo e la gioia pasquale e ci stiamo preparando a celebrare, per quanto sarà possibile, la Festa di San Vincenzo Martire. Certamente lo faremo con la liturgia Eucaristica e gli altri momenti che verranno messi in programma. Comunicheremo al più presto la proposta di calendario mentre chiedo a tutti di mettersi in gioco, non come spettatori bensì come protagonisti di una pagina di vita Comunitaria che richiede l’impegno di ciascuno per sanare quelle “ferite” che la situazione pandemica ha aperto nella vita di ognuno di noi mentre partiranno quelle iniziative  che  dovranno sensibilizzarci sul problema ormai urgente della sistemazione del tetto della Chiesa parrocchiale .
 
Grazie a tutti per quella goccia di solidarietà che sapremo versare nel contenitore comunitario a beneficio specialmente (e mi auguro non sarà l’unica) delle tegoline.
Grazie e buona settimana.
Don Bruno
Lettera di don Bruno del 11 Aprile 2021

DOMENICA IN ALBIS

Nella domenica detta in albis, la liturgia ci fa entrare nel cenacolo dove sono riuniti i discepoli per paura dei giudei e qui ricevono la visita di Gesù risorto.
Manca Tommaso e non può partecipare a questo straordinario incontro.
Tommaso è paragonabile a uno specchio dentro il quale noi tutti ci riflettiamo, specialmente in certi momenti della nostra vita, quando la fede si manifesta difficile e vorremmo vedere e capire la volontà di Dio e sentire la sua presenza viva e confortante.
Lo specchio sappiamo mette in evidenza le positività ma anche le lacune che ognuno individua in se.
C’è chi si vede affascinante altri invece pieni di difetti da correggere o eliminare.
Tommaso è il nostro fratello incredulo che davanti alla  testimonianza degli altri discepoli: “abbiamo visto il Signore!” pensa che il dolore  e la paura li porti a essere poco razionali, mentre lui vuole vedere, toccare, mettere il dito nelle piaghe.
Quanta pazienza occorre avere davanti all’incredulità e lo si sperimenta quando ci si trova davanti alla convinzione di alcuni che Dio non esiste e quello che dicono i Vangeli sono pure invenzioni e divagazioni di discepoli delusi, fantasie di una comunità che ha bisogno di trovare il proprio riferimento e sicurezza.
Nel caso descritto dal Vangelo possiamo pensare al gruppo dei discepoli che vedono Gesù e da lui ricevono il dono della pace e il potere di perdonare i peccati con il compito di annunciare a tutti il fatto della resurrezione guidati dall’ azione dello Spirito Santo.
Sette giorni dopo Gesù appare ancora ai discepoli e questa volta è presente anche Tommaso.
Ci pare di vedere la faccia dell’Apostolo che aveva dubitato, il suo stupore e il timore di essere rimproverato, ma Gesù  lo invita a essere non più incredulo ma credente.
C’è in questo dialogo tra Gesù e Tommaso tanta tenerezza e il sentirsi soggetto della misericordia di Gesù.

Papa  Gregorio Magno ha scritto che a noi ha giovato più il dubbio di Tommaso che la fede degli altri discepoli.
Non dobbiamo condannare  Tommaso ma sentirlo uno di noi  perché il suo atteggiamento lo sentiamo nostro in tanti momenti della nostra giornata… vogliamo vedere il Signore e ci lamentiamo perché non lo vediamo ne sentiamo e ci sembra di essere da lui abbandonati . Tommaso grazie perché ci sentiamo parte di una nuova beatitudine , quella che ci tocca tutte le volte che pur non vediamo  ma ci fidiamo di Dio e poniamo la nostra vita nelle sue mani.

Carissimi, vorrei invitarvi a pregare con me per tutti quei fratelli e sorelle nei quali la fede è diventata un piccola fiamma fumigante, nei quali la fatica di credere è diventata indifferenza o ricerca, a noi è dato il compito di indicare a loro il Signore con la nostra testimonianza semplice ma allo stesso tempo segno della misericordia di Gesù .                   
Vi auguro una settimana di serenità e gioia vera.
Don Bruno
Lettera di don Bruno del 04 Aprile 2021

PERCHÉ CELEBRARE LA PASQUA?

Ringrazio don Jean per la sua collaborazione  durante la Quaresima e per i preziosi suggerimenti che ha condiviso con noi.
Ricevo ancora una volta il ”testimone” per camminare insieme in questi prossimi mesi lasciandoci illuminare dalla Parola di Dio che verrà  proclamata  nella liturgia  domenicale  da  Pasqua  fino alla prossima Pentecoste.
Parto da una domanda che sento forte nel mio cuore da alcuni anni e che pongo a ciascuno di voi: "PERCHÉ FARE PASQUA?"
Parto da questa domanda che ritrovo nella tradizione Ebraica in occasione della festa di Pasqua che gli ebrei celebrano in primavera, riuniti nelle loro case, in gruppi di 12 e non più di 20 persone. La cena pasquale era un momento solenne che durava dal tramonto fino alla mezzanotte e oltre.
Durante la Pasqua essi raccontavano gli avvenimenti della liberazione e con preghiere, canti, segni e simboli e, così, ringraziavano il Signore Dio per il suo intervento in loro favore e per rinnovare l’alleanza e l’amicizia con Lui.
In questa celebrazione il più piccolo della famiglia chiedeva spiegazioni e il Padre rispondeva alle sue domande.
Sono domande interessanti che cercavano di tenere viva la memoria di una storia vissuta in passato dal popolo Ebraico ma che toccava anche il presente e animava spiritualmente la vita del cammino del popolo di Dio.
Ecco le domande del bambino e le risposte del genitore:
Perché questa sera è diversa da tutte le altre sere?”
Noi eravamo schiavi del Faraone, in terra d’Egitto, ma il Signore nostro Dio, con mano forte e braccio potente ci ha fatto uscire da lì e ci ha condotto in questo paese ordinandoci di celebrare di generazione in generazione questo giorno.
Perché il pane azzimo?
Questo pane non lievitato ricorda la fretta della partenza, quella sera infatti la pasta dei nostri padri non ebbe il tempo di lievitare perché la partenza era imminente.
Perché queste verdure amare?
Si mangiano con il sale, l’aceto e il charoset e sono un ricordo della tristezza e della sofferenza vissuta nella schiavitù in Egitto.
Perché la salsa?
Questa salsa dall’aspetto denso, richiama il cemento e la malta che veniva usata per fabbricare i mattoni e costruire le città del faraone.
Mangiavano sempre l’agnello?
Si perché in quella notte oltre a mangiare l’agnello il suo sangue servì per segnare le case degli ebrei così che l’angelo del Signore, passando, risparmiasse i figli primogeniti di Israele.
Ma c’era anche l’uovo?
L’uovo sodo fu aggiunto in seguito, esso contiene il germe della vita e la sua superficie è simbolo dell’eternità .
Perché 4 coppe?
Le coppe non furono usate nella notte della liberazione ma introdotte in un secondo tempo: esse indicano le quattro espressioni della liberazione:
Vi farò uscire”; Vi salverò”; Vi libererò”; “Vi prenderò come mio popolo”.
Ma per noi?  La Pasqua è memoria della nuova ed eterna alleanza sancita dal Corpo e dal Sangue di Gesù  che ha voluto lasciarci se stesso come dono.
Certamente nelle nostre case non avviene il rituale ebraico ma, per noi cristiani,  è la festa più importante e il cuore di tutta la vita liturgica. Abbiamo a volte trasformato questa festa, come altre occasioni, per vivere momenti di svago e di convito dimenticando che la Pasqua è vittoria, è memoria dell’amore di Dio che, nel figlio Gesù, si è donato a noi.
Auguro a tutti che questa Pasqua sia occasione per rimettere la celebrazione domenicale al centro della nostra vita di discepoli del Signore che ci ha lasciato questo comando: ”Fate questo in memoria di Me!”
Buona Pasqua
Don Bruno
Lettera di don Jean del 28 Marzo 2021

GESÙ È IL NOSTRO RE

Fratelli e sorelle in Cristo oggi celebriamo la Domenica delle Palme. I testi liturgici ci invitano da una parte ad accogliere Gesù come il re atteso e dall’altra a capire che questo re conoscerà la passione e morirà per salvarci.
 
Gesù è il re. Il re che era atteso dal popolo di Israele: "Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d'Israele”! (Gv 12, 12-16). In effetti questo gesto del ritorno di Gesù a Gerusalemme su un asino, acclamato dalla folla che esultava di gioia nel vedere finalmente il suo liberatore, evocò la speranza di un intero popolo che davvero aveva bisogno di un re salvatore come disse il profeta Zaccaria: “Esulta grandemente, figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d’asina. Farà sparire il carro da guerra da Efraim e il cavallo da Gerusalemme, l’arco di guerra sarà spezzato, annuncerà la pace alle nazioni, il suo dominio sarà da mare a mare et dal Fiume fino ai confini della terra” (Zc 9, 9-10). L'aspettativa messianica di Israele, quindi, era basata sulla figura di un re politico-religioso. Ma era il contrario; Gesù era il messia atteso, il re del popolo di Dio, tuttavia la sua regalità non è di questo mondo.
Gesù è il re nel modo più scandaloso agli occhi dell'umanità, è un re crocifisso per il suo popolo. La liturgia di oggi ci fa vedere questo contrasto: Gesù acclamato Re e Gesù che parla della sua morte ai suoi discepoli.
Fratelli e sorelle in Cristo, Gesù è il nostro re, ma non un re come quelli di questo mondo che amano comandare e usare il popolo per scopi ideologici personali, è il nostro re nell'umiltà e nel sacrificio di sé: "Non sono venuto per essere servito, ma per servire e dare la mia vita per il riscatto dell'umanità". Così il nostro re, accettando di soffrire la sua passione, di morire e risorgere per noi, rimane re per sempre. Questa regalità è prima della sua nascita, Cristo è il nostro capo ci dice San Paolo: “Egli è principio, primogenito di quelli che risorgono dai morti, perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose. È piaciuto infatti a Dio che abiti in lui tutta la pienezza e che per mezzo di lui e in vista di lui siano riconciliate tutte le cose, avendo pacificato con il sangue della sua croce sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli” (Col 1, 15-20).
 
Cristo ci lascia un esempio di amore: amarci l'un l'altro in uno spirito di umiltà e donazione reciproca. Questo amore deve essere basato su Gesù. Dobbiamo amare profondamente Gesù come le due sorelle Marta e Maria. Gesù ha anche bisogno di vedere il nostro affetto per lui, questo è molto importante. Da questo amore di Gesù nasce nei nostri cuori la vera carità. L'amore di Dio trasforma il nostro servizio in un dono. Il dono viene dal cuore, non è soltanto l'oggetto dato, ma è tutta la volontà e l'amore che lo accompagnano. Ricordate la donna nel tempio di cui parla Gesù che offrendo tutto quello che aveva anche se poco è come se avesse dato più di tutti gli altri. L'amore di Dio apre i nostri occhi al mondo e ci spinge a fare come Gesù. Non chiudiamo gli occhi sulla sofferenza di questo mondo perché il giudizio di Dio è basato sull'amore.
 Buona festa delle palme a tutti!
Don Jean
Lettera di don Jean del 21 Marzo 2021

"SONO LA RISURREZIONE E LA VITA!"

Fratelli e sorelle in Cristo, la risurrezione di Lazzaro nel Vangelo di Giovanni (Gv 11, 1-53), ci invita a credere nella potenza divina di Cristo che è in grado di liberarci da tutte le situazioni angoscianti e liberaci dalla morte. Per capire questo brano, vi suggerisco di meditare sulle tre espressioni di Gesù in questa storia originale della risurrezione del suo amico Lazzaro: “Questa malattia non porterà alla morte”, “Io sono la risurrezione e la vita”, “liberatelo e lasciatelo partire”.
 
1.“Questa malattia non porterà alla morte”: Gesù era fuori dalla Giudea quando riceve i messaggeri delle sue amiche, Maria e Marta, raccontandogli della malattia del suo caro amico Lazzaro, fratello delle due sorelle. Pensando che subito sarebbe tornato a Betania per curare il suo amico, ha detto piuttosto questa sorprendente parola: "questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio". Due giorni dopo, è lui che informa i suoi discepoli che il suo amico Lazzaro è morto: “Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma vado a svegliarlo”. Siamo tutti mortali nella nostra carne. Tuttavia, la nostra amicizia con Gesù ci rende immortali nell'anima. Nessuna malattia può uccidere la nostra amicizia con Cristo (questa malattia non porterà alla morte). San Paolo lo dice molto bene; “Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore”. la fede in Gesù Cristo quindi è il rimedio alla malattia che conduce alla morte.
 
2. “Io sono la risurrezione e la vita”: la risurrezione del suo amico Lazzaro è il segno che dà a tutti coloro che credono in lui. Ci dice: "Io sono la risurrezione e la vita, chi crede in me, anche se muore, vivrà, e chi vive e crede in me non conoscerà la morte eterna". Gesù è entrato nella nostra storia umana per combattere la morte e aprire la porta della vita eterna. Ora attraverso il nostro battesimo siamo morti e siamo risorti con Colui che è vivo per sempre. Camminiamo sulla terra come figli di Dio, liberi e vivi cioè cittadini del Cielo sulla terra. La morte non è più la fine ma un passaggio. Ecco l’autorità di Gesù sulla morte: “Lazzaro, vieni fuori! Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario”.
 
3.Liberatelo e lasciatelo andare”: Ecco il compito del nostro Maestro; liberare et lasciare andare. Gesù invita anche noi a non rinchiuderci nelle nostre tombe cioè a vivere da soli le nostre difficoltà. Gesù viene da noi per dire di fidarci a lui. Viene da noi per dirci di non aver più paura, che è vivo, che è la risurrezione e la vita. Dobbiamo avere il coraggio di amarlo veramente e di avere fiducia in lui. Ricordiamoci di questa parola del Signore: “Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero”. Infine, fratelli e sorelle in Cristo, Gesù ci invita anche ad andare a liberare coloro che sono rinchiusi nelle loro tombe della miseria, della malattia, delle sofferenze di ogni tipo. Dobbiamo dare gioia a chi non ride più, dare speranza a chi non ce l'ha più. È così possiamo resuscitare tante persone dalle loro tombe.  Cristo ci invia per continuare le sue opere nel mondo, per dare pace, gioia di vivere e felicità a tutti.
 
Don Jean
Lettera di don Jean del 14 Marzo 2021

GESÙ È LA LUCE DEL MONDO!

Il miracolo della guarigione del cieco dalla nascita al tempio è di grande importanza per l'evangelista Giovanni (Gv 9, 1-38). Gesù è la Luce per tutti gli uomini. Come si manifesta la luce di Gesù in noi? Tre gradi per arrivare alla vera luce: lo stato delle tenebre, il contatto con la luce e dubbi, la fede completa in Gesù come vera luce.
 
1. Lo stato delle tenebre: L'uomo guarito era nato cieco e non aveva la possibilità di guarire, non era né colpa sua né dei suoi genitori, ma così aveva voluto Dio, ci dice Gesù: “Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio”. Quindi egli ha agito su quest'uomo in modo che potesse recuperare la sua vista. Gesù con questo miracolo dimostra il suo potere divino: “Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo”. Gesù viene sempre ad incontrarci per aiutarci a vedere di più nella nostra vita e vedere il mondo in modo diverso. Siamo come questo cieco che aspetta che Gesù venga per essere guarito. Lasciamoci nelle sue mani e vedremo chiaro come il cieco dalla nascita nel vangelo ha si è lascato nelle mani di Gesù.
 
2. Il contatto con la luce e i dubbi: Perché questo miracolo ha messo in movimento i farisei e gli scribi? Sapevano che colui che ha guarito questo uomo, nato cieco, dovrebbe essere un inviato di Dio. Però non volevano riconoscerlo perché erano orgogliosi e preoccupati di salvaguardare i loro vantaggi religiosi. Riconoscere pubblicamente questo miracolo, era come riconoscere l'autorità di Gesù su di loro; poiché non erano pronti a farlo, trovarono i motivi per accusare Gesù di infrangere la legge del sabato: “allora alcuni dei farisei dicevano: quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato”. I farisei volevano intimidire l'uomo guarito da Gesù dicendo che è solo un peccatore quindi incapace di compiere un gesto del genere: “Da gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è peccatore”. Ma l'uomo guarito sapeva solo una cosa: “Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo”. Poi aggiunge: “che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato”. La storia di quest'uomo con i farisei possiamo paragonarla così: spesso quando incontriamo la luce di Cristo e facciamo sapere agli altri, certe persone vengono e ci dicono che ciò che crediamo è falso. Fanno di tutto per scoraggiarci perché sono gelosi di noi. Sono loro a mettere dei dubbi nella nostra testa. Dobbiamo restare saldi in questa meraviglia che il Signore ci ha mostrato.
 
La fede in Gesù come vera Luce: Tuttavia, l’uomo guarito aveva bisogno di vedere oltre. Gesù, mostrandosi a lui come il Cristo, il messia atteso, gli chiede se crede: “Tu, credi nel Figlio dell’uomo?" rispose l'uomo: “E chi è, Signore, perché io creda in lui? Gli disse Gesù: “Lo hai visto: è colui che parla con te”. Ed egli disse: “Credo, Signore!” Il cieco ha avuto la possibilità di vedere, ma in più, entra in una dinamica di fede per lasciare definitivamente le tenebre.
Fratelli e sorelle in Cristo, Gesù è la luce del mondo, l'unico in grado di illuminare l'oscurità dei nostri cuori. Gesù permise all’uomo guarito di vedere doppiamente: vedere le cose visibili e quelle invisibili, che meraviglia per quest'uomo! Questo prodigio è per tutti coloro che credono in Gesù; quello di vedere le cose di questo mondo con la luce di Gesù e anche di comunicare con l’invisibile nell'Eucaristia. Così in colui che crede in Gesù c'è questo duplice aspetto: lo sguardo delle cose visibili e lo sguardo dell'invisibile. Dio non è lontano da noi, vive in mezzo a noi, non è in uno spazio al di fuori dello spazio degli uomini, ecco perché sentiamo la sua presenza in alcuni momenti. Lasciamoci illuminare da Gesù, lasciamo il nostro oscurantismo e spalanchiamo i nostri cuori a Gesù ora e per sempre, amen!
Don Jean
Lettera di don Jean del 07 Marzo 2021

"IO SONO"

Questa piccola espressione composta da due parole è il motivo principale della condanna di Gesù. Davanti ai giudei che lo ascoltavano, Gesù ha rivelato la sua vera identità: "In verità, in verità vi dico, prima che Abramo fosse, Io Sono" (Gv 8, 31-59). "IO SONO" è il nome di Dio. Questo è il nome che Dio ha dato a Mosè quando si è rivelato a lui: "Tu parlerai così ai figli d'Israele: IO SONO mi ha mandato a voi". (Es 3, 13-14). Il nome di Dio in quattro lettere, in ebraico: YHWH. Questo tetragramma è il nome più sacro per gli ebrei e solo il sommo sacerdote potesse pronunciarlo. Gesù, identificandosi con questo nome, si fa uguale a Dio. Gesù quindi si rivela agli ebrei com’è: dall'eternità, ha preso carne e ha vinto la morte. Per loro è uno scandalo. Per noi Gesù è il Salvatore.

1. Gesù dall’eternità: San Giovanni ha questa particolarità di dire la verità su Gesù dall'inizio del suo vangelo, questa verità che è dall'eternità e per mezzo di lui tutto è stato fatto: "In principio era il Verbo e il Verbo era rivolto a Dio, e il verbo era Dio (Gv 1. 1-14). Gesù si è sempre presentato agli ebrei come il figlio di Dio Padre. Ha detto che viene da Dio ed è da Dio suo Padre che ottiene la sua missione. Nel libro della Genesi, il Signore Dio si presenta ad Abramo in tre uomini, ci dice la Scrittura (Gen 18: 1-2). E Gesù si riferisce a questo incontro dicendo: “Abramo vostro padre, esultò al pensiero di vedere il mio giorno: lo vide e ne fu felicissimo”. E la lettera agli Ebrei identifica Gesù con sacerdote al modo di Melchisedek, re di Salen (re della pace) che benedisse Abramo (Eb 7,1; Gen 14, 18-20).

2. Gesù ha preso carne: diciamo nel nostro credo che; “Per noi uomini e per la nostra salvezza è discese dal cielo”. Per salvare l'uomo dal peccato della morte ci voleva qualcuno, come il figlio di Dio, per vincere la morte. “Dio ha tanto amato il mondo che ha mandato il suo unigenito affinché chiunque crede in lui possa avere la vita eterna. (Gv 3, 14-15)”. Gesù prese davvero il nostro corpo mortale in tutto tranne che nel peccato ci dice la Scrittura. Solo Gesù aveva il potere di liberarci da questo peccato come lui stesso disse molto chiaramente: “In verità vi dico, chi commette il peccato è schiavo del peccato. Lo schiavo non sta sempre in casa, il figlio vi resta per sempre. Quindi, se è il Figlio che vi rende liberi, sarete veramente uomini liberi”.

3. Gesù ha vinto la morte: "In verità, in verità, io vi dico, se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno". (Gv 8:51). Il nostro Maestro ha vinto la morte. San Pietro, dopo aver guarito un paralitico con il nome di Gesù, disse: "il Principe della vita che avete ucciso, Dio lo ha risuscitato dai morti - noi ne siamo testimoni" (At 3: 15). La forza del Risorto opera nel corpo dei suoi discepoli. Questo è il motivo per cui la prova della vittoria di Cristo sulla morte non è nella dimostrazione scientifica, è nella forza e nella santità che accompagnano i seguaci di Cristo in tutto il mondo. Il nome di Gesù scaccia i demoni e gli spiriti impuri; il nome di Gesù guarisce i malati e soprattutto il nome di Gesù dà alla luce nuovi figli di Dio in tutto il mondo.
Le ultime parole della Bibbia sono quelle di Gesù che disse: “Ecco, io vengo presto e ho con me il mio salario per rendere a ciascuno secondo le sue opere. Io sono l'Alfa e l'Omèga, il Primo e l’Ultimo, il Principio e la Fine. "(Ap 22, 12-13).
Don Jean
Lettera di don Jean del 28 Febbraio 2021

Signore “dammi da bere".
 
In questa seconda domenica di Quaresima siamo invitati ad andare alla fontana per attingere acqua viva come la Samaritana nel Vangelo secondo San Giovanni nel quarto capitolo. A Locate Triulzi si trova il Santuario di Santa Maria alla Fontana. Questo santuario ha una fontana sotterranea. Per accedere alla fontana bisogna scendere una scalinata fino alla fonte d'acqua. Nella nostra riflessione in questa seconda domenica di Quaresima, prenderemo le scale per scendere alla fonte di acqua viva. Tre gradini per accedere alla vera acqua, Gesù Cristo, nell'episodio della Samaritana che lascia intravedere un'immersione nella ricerca di questa acqua viva. Guardando più da vicino, notiamo: l’incontro con Gesù, il desiderio di conoscere la Verità, la scoperta della Verità e l'annuncio.
 
1. L’incontro con Gesù: Gesù è l'iniziatore dell’incontro con la donna di Samaria nel Vangelo. Chiede alla donna di dargli da bere; "Dammi da bere". Con questa richiesta, il Signore introduce il dialogo con la donna che aveva più bisogno di vera acqua viva per avere una vita più serena liberata dall'angoscia che aveva in fondo al cuore. Infatti, nel dialogo con il Maestro, si apre a Gesù dicendogli la verità sulla sua vita privata; “Io non ho marito”. E Gesù le disse: “Dici bene: non ho marito; ne avevi cinque e l'uomo che hai adesso non è tuo marito. In questo hai detto la verità”. Dio non ci chiede di essere santi prima di iniziare una relazione con lui, ci chiede semplicemente di essere sinceri con lui. Ci viene incontro così come siamo. Ci conosce già molto prima che gli parliamo. Quindi il rapporto profondo con Dio inizia con sincerità di cuore. Una volta che mostriamo a Dio la volontà di chiarezza, allora ci dirà tutto sulla nostra vita e così sorgeranno domande reali nei nostri cuori.
 
2. Il desiderio di Verità: dopo questo primo passo che consiste nello stabilire un rapporto di fiducia, rassicurata di trovarsi di fronte a un uomo come nessun altro, coglie l'occasione per saperne di più. Vuole scoprire la verità: “Signore”, gli disse la donna, “vedo che sei un profeta. I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare”. Fratelli e sorelle, non esitiamo a fare domande al Signore. È il nostro confidente per eccellenza ed è pronto a risponderci. La Samaritana ponendo questa domanda a Gesù che è giudeo, quindi che adora Dio nel tempio, lo mette alla prova. Gesù gli risponde orientando la risposta in una nuova direzione più interiore: “Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità”. Gesù guida la donna verso una nuova forma di adorazione che soddisfa i criteri di spirito e verità. Questa nuova prospettiva di culto si riferisce ai tempi nuovi, cioè la venuta del Messia, in cui tutti credevano fermamente e attendevano con ansia la venuta. Questo è il motivo per cui la donna risponde a Gesù dicendo: “So che verrà un Messia chiamato Cristo. Quando verrà, ci dirà tutte le cose ".
 
3. La scoperta della Verità e l'annuncio: Quando Gesù si presenta alla donna per dirle che è il Messia atteso: “Sono io, che parlo con te”, allora lei capisce tutto. Si rende conto che quando parlava con lui, aveva la sensazione di parlare con qualcuno che è uomo e divino allo stesso tempo. Corre e va in città per condividere la buona notizia.
 
Fratelli e sorelle in Cristo, la Samaritana scopre la Verità dopo essersi lasciata incontrare da Gesù. Ha aperto il suo cuore a Gesù e ha mostrato il desiderio di conoscere la Verità. Siamo invitati, durante questo tempo di Quaresima, a incontrare Gesù. È l'acqua viva che disseta la nostra sete di Verità. Cerchiamo di conoscerlo di più. Entriamo nel suo mistero perché è vivo e presente in mezzo a noi. La Chiesa è quel luogo dove la fonte della salvezza donata da Cristo non si prosciuga mai. In lei la fonte della grazia del Signore è donata in abbondanza e gratuitamente.
Don Jean
Lettera di don Jean del 21 Febbraio 2021

La Quaresima nella “quaresima”! Imploriamo la misericordia di Dio.
 
Eccoci di nuovo nel tempo di preparazione verso la Pasqua: La Quaresima.
La Quaresima è sempre un momento favorevole per avvicinarci a Dio ed implorare la sua inesauribile misericordia. Però viviamo già nella “quaresima” dal 21 febbraio 2020, quando abbiamo saputo della presenza dei primi casi di COVID19 in Lombardia.
 
Siamo in “quaresima” da un anno, cioè da un anno facciamo penitenza accettando le restrizioni che ci impediscono di vivere normalmente perché la lotta contro questa pandemia ci obbliga a farlo. Se la Quaresima è un tempo di penitenza, lo siamo già da un anno. Così, dopo un anno di "quarantena" (per la maggior parte degli anziani) e sentendo le notizie di una nuova variante del virus, la nostra serenità resta turbata. Ma è proprio con tutte queste preoccupazioni che ricominciamo un tempo di Quaresima, un tempo di cammino con il Signore, come Mosè nel deserto ha guidato gli israeliti verso la terra promessa, così anche noi con il nostro Maestro Gesù Cristo verso la Pasqua.
 
La nostra Quaresima è un tempo favorevole per chiedere la misericordia del Signore. Mi piace questa bellissima definizione della misericordia di Dio del Papa Francesco: “la Misericordia è il cuore del Vangelo! Non dimenticate questo: la misericordia è il cuore del Vangelo! È la buona notizia che Dio ci ama, che ama sempre l’uomo peccatore, e con questo amore lo attira a sé e lo invita alla conversione”. (Dixit, Coroncina e novena alla DIVINA MISERICORDIA, ed. Shalom 2008). Definire la Quaresima come un tempo in cui imploriamo la misericordia di Dio ci consola, nonostante l'angoscia suscitata da questa presenza della pandemia. Dobbiamo implorare con fervore la misericordia di Dio, le nostre vite sono nelle sue mani. Come implorare questa misericordia di Dio in questo tempo di Quaresima? Nella preghiera, nella carità e nel digiuno.
 
Primo, la preghiera; la preghiera ci avvicina a Dio. Le domeniche di Quaresima sono molto importanti per il nostro cammino quaresimale, quindi è fortemente consigliato non perdere questo tempo favorevole. Anche in questo periodo di Quaresima è richiesta la preghiera in famiglia per implorare insieme la misericordia di Dio sulla famiglia e sulla casa. Mi è piaciuta molto questa bella preghiera del cardinale Martini: O Dio "Fa’ che nella nostra preghiera vinciamo ogni paura che ci impedisce di deciderci per te, per i fratelli, per ciò che ci costa, per ciò che ci spaventa;  fa’ che la nostra preghiera sia una vittoria della nostra fede: in essa trionfi la tua potenza che ha vinto la paura della morte."

Secondo, la carità o l’elemosina; Dio ci mostra la sua misericordia ogni giorno a nostra volta per mostrare misericordia attraverso la carità. La carità non dovrebbe essere un atto isolato nella nostra vita, ma uno stile di vita che si inserisce nel nostro cammino quotidiano. Carità nel parlare, nel guardare, carità in tutto ciò che facciamo. San Paolo ci dice nella sua lettera ai Gàlati: “Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Che questa libertà non divenga però un pretesto per la carne; mediante l’amore siate invece a servizio gli uni degli altri”. (Ga5, 12)
 
Infine, il digiuno o la penitenza; Papa Francesco definisce il significato del digiuno nel suo messaggio sulla Quaresima di quest'anno in questi termini: “il digiuno vissuto come esperienza di privazione porta quanti lo vivono in semplicità di cuore a riscoprire il dono di Dio e a comprendere la nostra realtà di creature a sua immagine e somiglianza, che in Lui trovano compimento. Facendo esperienza di una povertà accettata, chi digiuna si fa povero con i poveri e “accumula” la ricchezza dell’amore ricevuto e condiviso”. Il Papa ci invita nel suo messaggio a fare il digiuno di tutto ciò che ci ingombra, per aprire i nostri cuori al dono di Dio.
 
Fratelli e sorelle in Cristo, siamo quindi chiamati in questo periodo di Quaresima 2021 a implorare con più vigore la misericordia di Dio sul nostro mondo e su noi stessi. Con la grazia di Dio osiamo di nuovo sperare perché la speranza è la nostra forza vitale. Dobbiamo sempre tenere presente che usciremo vittoriosi dalla paura e dall'angoscia con Cristo che ha vinto la morte.
 
Vi auguriamo buona Quaresima e buona fortuna nella marcia verso la Pasqua del Signore e la nostra propria Pasqua, amen!
Don Jean
Lettera del 14 Febbraio 2021

Carissimi e carissime,
stiamo vivendo i “Giorni del cuore”, perché Gesù Eucarestia è veramente il centro di ogni persona e di ogni comunità cristiana e al centro del nostro corpo c’è il cuore che è fonte di vita, se questo ha problemi e si ammala la vita diventa difficile e complicata. Sono consapevole che per molti, anche credenti dichiarati, il cuore pulsa per altre cose, ma non mi scandalizzo più perché Dio stesso ci lascia liberi anche di sbagliare per poi poterci convertire.

La Parola di Dio spesso prende riferimento dal cuore, lo definisce a volte “fatto di pietra” e il Signore si presta a togliere questo cuore e darcene uno di carne.
Gesù stesso vede nel cuore il luogo simbolico da cui escono i sentimenti belli ma purtroppo anche quelli meno belli e invita a vigilare su di esso, è significativo che questa domenica coincida con la festa di san Valentino patrono degli innamorati che fanno del cuore il simbolo del loro affetto reciproco. Ci auguriamo che anche in questo caso il “cuore & amore” sia vivo e sincero.
Di cuore parla il Vangelo, quello di due uomini che vivono la propria esperienza in modi diversi ma la meta è la stessa: il tempio dove si incontra il volto di Dio. Uno è fariseo, ha un cuore orgoglioso e pieno di sé perché si sente a posto con la vita, in lui palpita un cuore “osservante e generoso”.  L’altro uomo è un pubblicano in lui batte un cuore che si rimprovera tanti sbagli, per questo si percuote il petto con la mano  e  sta in fondo al tempio e non davanti come il fariseo.
Qui avviene la distinzione più forte, il primo si vanta della propria vita il secondo vive quella che recita il salmo: ”un cuore affranto e umiliato tu Dio non disprezzi.”
Conclude il Vangelo il fariseo tornò a casa non giustificato mentre il secondo con un cuore riconciliato.
Stare alla presenza del Signore per sentirsi toccare nel cuore e sperimentare la gioia dell’essere perdonati e in comunione con Dio e i fratelli nella fede.

Vorrei concludere con una fraterna esortazione che attingo  da  Mons. Bregantini anche se la adeguo alla nostra riflessione:
"Carissimo e carissima  nella tua vita non vivere solo di appuntamenti con gli amici ma vivi anche l’esperienza dell’appuntamento con Dio.
Fissa un tempo nella tua giornata per ritrovarti a tu per tu con lui perché possa parlare al tuo cuore e lì imparare a crescere ed amare veramente.
Fidati di Dio, che sempre provvede, oltre le nostre forze.
Impara a ringraziare, sempre, anche delle piccole cose quotidiane. Valorizza ciò che sei e che fai senza vantarti e sminuire quello che fanno gli altri ma mettilo in comunione, i doni condivisi si moltiplicano. Il mondo diventa un prato verde come le colline di Galilea e il tuo cuore sarà un giardino fiorito."

Alla prossima, prima domenica di quaresima.
Don Bruno
Lettera del 7 Febbraio 2021

Carissimi e carissime,
desidero per prima cosa ringraziarvi per la vostra presenza e collaborazione  al  fraterno  momento  di   ringraziamento che abbiamo vissuto domenica scorsa durante la Messa delle 11:00, quando il diacono Renato ha concluso ufficialmente il suo servizio ministeriale nella nostra Comunità.

Grazie  al  gruppo  “Sorrisi  e  Consolazione” che vede un cambio di guida (ancora da fissare la successione) riconoscente a Renato per la sapiente animazione  e  sostegno dato in questi anni anche come responsabile della Caritas insieme a Luisa e altri validi collaboratori e collaboratrici.

Grazie a quelle persone che hanno collaborato con me per pensare a gesti che avevano lo scopo di sottolineare il grazie della Comunità intera a Renato.
Grazie al coretto dei bambini e bambine che hanno animato la Santa Messa con le chitarriste che li seguono con attenzione, ai Diaconi del nostro Decanato che erano presenti per l’occasione, grazie all’Amministrazione Comunale per  la  gradita  presenza  del Sindaco e Vice Sindaco, nell’aver riconosciuto il  prezioso  lavoro  che  il nostro  Renato ha svolto al servizio  della  Comunità, anche civile, nell’attenzione ai bisognosi e a chi manifestasse qualche necessità.

Grazie anche  alla  presenza  numerosa  dei  Templari  Cattolici Italiani per il prezioso servizio di vigilanza.

Grazie a tutti quelli che in modi diversi hanno voluto essere vicini alla Comunità in questo sereno e fraterno saluto.

Domenica 7 febbraio, penultima dopo l’Epifania o detta della Divina Clemenza e Giornata nazionale in difesa della Vita, un impegno grande per ogni uomo e donna specialmente se credente e che  ritiene  la Vita  di  ogni  persona, sacra e inviolabile, in un momento dove non trascorre giorno in cui sentiamo di vite tolte,  soppresse anche negli ospedali, là dove la vita di ogni persona deve essere salvaguardata anche nella debolezza  dalla malattia e che sarà al centro della XXIX giornata del malato che verrà celebrata giovedì 11 Febbraio  memoria della Madonna di Lourdes. Pregheremo per tutti gli ammalati e in particolare quelli della nostra Comunità affidandoli alla Mamma di Gesù e mamma nostra.
Mi è a cuore ricordarvi le prossime Giornate Eucaristiche che prenderanno avvio giovedì 11 febbraio al pomeriggio fino a domenica  14 con le celebrazioni Eucaristiche.

Abbiamo scelto come linea guida la frase evangelica che conclude l’esperienza del Tabor : “E NON VIDERO CHE GESU’!  Il calendario dei momenti proposti sono riportati sul programma esposto e inserito anche in questo informatore settimanale oltre che leggibile nelle Bacheche della Parrocchia.
Nonostante la pandemia, vi invito a trovare spazi da vivere nell’incontro personale e comunitario con Gesù Eucarestia, un bene prezioso per l’anima e la vita personale.
Noi sacerdoti e diacono saremo a disposizione per aiutarvi nella riflessione e nella preghiera e, i sacerdoti,  saranno disponibili, seguendo con attenzione le indicazioni di sicurezza, a celebrare il Sacramento della Confessione  nello spazio riservato della “Cappellina della Riconciliazione”.
Buona settimana a tutti
Don Bruno
Lettera del 31 Gennaio 2021

Carissime e carissimi parrocchiani,
in questa domenica celebriamo la festa della Santa Famiglia di Nazareth, è posta al termine del mese di gennaio, mese della pace, forse perché la Famiglia oggi ha bisogno di trovare veramente la sua pace, in un mondo dove questa prima cellula della società è disattesa nelle sue necessità fondamentali spesso menzionate da quanti a parole gli dedicano attenzione ma poi fanno scelte che la impoveriscono e “minacciano” perché non favoriscono quegli strumenti necessari alla serenità della famiglia stessa. Tra questi il lavoro, la giustizia sociale, la salute fisica, il benessere complessivo, l’appagamento del bisogno di amore, l’esperienza di legami saldi e solidali, il riscatto dalla sofferenza, la solidarietà davanti alla morte ecc. Io come Cristiano ho il compito di collaborare e essere, senza smanie predicatorie e furbizie di proselitismo, segno dell’inquietudine che come una spina è conficcata nel cuore dell’uomo (Mons. Tonino Bello).
 
La liturgia ci consegna l’icona di una famiglia non esente da quelle difficoltà e sofferenze che accomunano ogni famiglia umana; le pagine evangeliche ci trasmettono la testimonianza di una famiglia particolare e grande, dice il prefazio, non tanto per la proprie origini regali e discendenza dal casato di Davide, ma piuttosto per la presenza del Figlio di Dio che rende quella semplice casa il luogo dove Gesù, obbediente a Maria e Giuseppe, è il segno dell’Amore del Padre celeste per ogni uomo e donna.
 
In questa domenica vorrei pregare con voi, per tutte le famiglie della nostra comunità e non solo, per quelle che vivono in “buona salute” e per quante hanno il cuore ferito, per quelle che camminano guardando nella stessa direzione e per quelle che possono aver perso la rotta, tutte sono nel cuore del Padre perché sono care a Lui .
 
Ringrazio il Signore per la famiglia in cui sono venuto al mondo e dove ha avuto origine la mia vocazione e penso debba essere per tutti il luogo particolare dell’esperienza del sentirsi amati e dove ognuno può individuare la propria strada .
 
Vorrei con voi innalzare questa preghiera da recitare insieme :
 
Signore, dona alla nostra famiglia pace, gioia e benedizione. Aiutaci a volerci bene, ad essere generosi e accoglienti a rispettarci ed aiutarci in ogni necessità, a godere delle piccole cose, ad essere laboriosi per guadagnare quanto basta per vivere dignitosamente, aiutaci a perdonarci gli uni gli altri, pronti ad ascoltarci reciprocamente e attenti alla tua voce che ci chiama a crescere nell’Amore e rendere preziosa la nostra vita. Amen.
 
Ma in questa domenica cade anche la festa liturgica di un grande uomo,  San Giovanni Bosco indimenticabile educatore di giovani che hanno, grazie a lui, scoperto la propria vocazione al sacerdozio, alla missione e alla vita matrimoniale.
 
Voglio invocarlo in questo giorno perché rinnovi in ciascuno di noi la gioia che dà sapore alla fede. Scrive nelle proprie memorie, che il giorno in cui fece ingresso in Seminario trovò in una scritta posta sulla meridiana  che fece diventare il proprio programma di vita: Afflictis lentae, celeres gaudentibus horae  (per chi soffre le ore sono lente, sono veloci per chi ha il cuore contento).
 
Ricorderò nella sua memoria  con gioia, nella Eucarestia,  tutte le famiglie, presenterò al Signore le loro attese e desideri, affiderò ancora una volta quelle famiglie che ho accompagnato nei primi passi della loro unione presiedendo al loro matrimonio, rinnoverò la mia vicinanza a quelle toccate dalla prova della morte. Il Signore accompagni tutti sulla strada da Lui tracciata. Un ultimo pensiero lo rivolgo al carissimo diacono Renato con il quale ho camminato in questi primi anni di parroco: grazie di tutto e che il Signore ti ricompensi per tutto il Bene che hai fatto a questa Comunità di Cusago e Monzoro nei 15 anni del tuo servizio generoso .  
Grazie a tutti e buona settimana
Don Bruno
Lettera del 24 Gennaio 2021

Carissime e carissimi parrocchiani
 
è già trascorso un mese dalla celebrazione del Santo Natale e 24 giorni dall’inizio del nuovo anno, il cammino continua con l’invito a dedicare questa domenica  alla  centralità  della  Parola di  Dio, nel clima  fraterno della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani.
Un Vangelo ricco di  riferimenti e di invito a sentirci tutti sulla Barca di Pietro, chiamati per vocazione battesimale a  essere  pescatori di uomini, non in un compito di  proselitismo,  ma  di  accoglienza  di tutti gli uomini e donne sotto la guida di un solo Pastore che è Gesù.
E’ una domenica in cui il riferimento al cibo è presente nelle letture proposte dalla Liturgia e in particolare nel Vangelo di Matteo nel brano molto conosciuto della moltiplicazione dei pani e dei pesci.
Ma anche le altre letture ci parlano di cibo: nel deserto Israele vive un momento di nostalgia e di criticità. Dal cielo ogni giorno veniva a loro donata la Manna, ma il popolo si stanca subito di quel cibo e rimpiange il tempo trascorso in Egitto, tempo di schiavitù, certo,  ma con abbondanza di cibo diversificato, testualmente: ”Ci ricordiamo dei pesci che mangiavamo in Egitto, dei cocomeri, dei porri, delle cipolle e dell’aglio“ e ora chi ci darà la carne da Mangiare?
 
Nostalgia canaglia, la gente preferisce il cibo alla libertà e si fa  portavoce nostalgica del passato che diventa riferimento per piangere il passato che, non ricordavano, erano stati anni di prova e di privazioni. Dio ascolterà l’intercessione di Mosè e manderà sull’accampamento  le quaglie.
San Paolo scrivendo ai cristiani di Corinto ricorda il percorso del popolo ebraico nel deserto dove misero alla prova il Signore con la mormorazione e per questo, non solo per questo, non entrarono nella terra promessa.
Ma ritorniamo al Vangelo quello di Matteo, l’episodio è ricordato anche dagli altri evangelisti anche se con qualche differenza:
 
Mi piace sottolineare alcuni passaggi che ci fanno sentire vicini alla folla di allora e ai discepoli:
  1. La necessità di staccare ogni tanto dalla vita ordinaria, di fare qualcosa di nuovo e di bello, anche se le disposizioni vigenti vanno in altro senso e ci chiudono dentro le nostre case e i nostri paesi. Tra le cose che potremmo fare è cercare un luogo e un tempo per pregare e meditare, non sia lasciato questo privilegio ai monaci o alle claustrali, Gesù parte dalla città per stare in disparte con i suoi discepoli.
  2. L’esperienza della condivisione, del mettere se stessi e le nostre doti umane nel grande contenitore della Comunità, direbbe San Paolo: al servizio del bene comune, per andare incontro alle necessità degli altri.
  3. La compassione che Gesù ha per la gente, egli è segno di quell’Amore  che  si  fa vicinanza e concretezza nei rapporti tra persone, della famiglia, del vicinato, della Comunità in cui viviamo. Gesù si prese cura di loro e degli ammalati.
  4. La fame! È una sensazione tremenda che tormenta, fiacca, rende a volte irritabili …50.000 persone erano presenti quel giorno, non bandierine che erano state piantate per rappresentare la gente che in America, per motivi di sicurezza, non hanno potuto essere presenti al grande evento! Ma gente in carne e ossa accorsi per dare sollievo a una fame che era interiore, la fame di Dio e della sua Parola. Ma se è vero che di solo pane non vive l’uomo ma della parola che esce da Dio, quella moltitudine aveva certamente anche fame di cibo.
  5. Gesù coinvolge i suoi discepoli, anche questa volta, come a Cana Gesù chiede aiuto ad altri e questa volta sono i più vicini, proprio gli apostoli, che lo invitavano a congedare la folla perché in qualche modo si arrangiassero a trovare qualcosa da mangiare.
  6. La responsabilità verso gli altri è di tutti, ce lo ha ricordato anche il nostro Arcivescovo nel discorso alla Città dell’ 4 Dicembre 2020. Dove in conclusione ringraziava, elogiava e incoraggiava tutti quelli che si fanno avanti e dicono “Eccomi! Tocca a me!”…sanno di essere servi e anche bersagli, talora di critiche fondate e costruttive, talora polemiche ingenerose, aggressive e offensive .Ma si fanno avanti perché sono convinti che tocca a noi! (Mons. Delpini pp.39-40).
  7. Gesù prende quel po’ il pane e i pochi pesci donati, li benedice e li fa distribuire alla folla… essi mangiarono a sazietà e portarono via dodici ceste di pane. Impariamo anche noi dal Vangelo e invece di lamentarci che siamo rimasti in pochi a collaborare e non vediamo persone più giovani affacciarsi alla porta per dire “avete bisogno?”. Impariamo da Gesù a mettere il nostro poco a disposizione e lasciamo fare a lui… lo scrivo per tutte quelle persone che soffrono per la situazione comunitaria, di loro, come l’Arcivescovo faccio l’elogio, esprimo la gratitudine, incoraggio il loro compito.

Il Signore vede e provvede, lasciamo a Lui il compito.
Buona settimana.
Don Bruno
Lettera del 17 Gennaio 2021

Carissime e carissimi parrocchiani,
in questa III domenica di gennaio la liturgia ci invita a partecipare a una festa di nozze a Cana di Galilea. Due giovani coronano il sogno della loro unione matrimoniale insieme a parenti e amici. Tra gli invitati ci sono due personaggi di particolare spessore, Maria e Gesù e pensiamo anche alla presenza dei discepoli visto che a ricordare l’avvenimento è uno dei dodici, appunto Giovanni Evangelista autore del IV Vangelo, presumiamo la presenza anche degli apostoli.
Questo episodio posto all’inizio del ministero pubblico di Gesù, è un’altra occasione, la prima attraverso un miracolo, per manifestare la presenza del Regno di Dio nel Verbo fatto uomo.
La festa è occasione di gioia ma rischia di essere turbata dal venire meno del Vino e la narrazione sembra portare a una situazione di particolare imbarazzo per i festeggiati e le loro famiglie.
   Giovanni mette “in gioco” Maria, la madre di Gesù, questa si rende conto della situazione e interviene chiedendo al figlio di evitare che i due giovani sposi si trovino nel mezzo di critiche e giudizi che possano contaminare la gioia di quella bella occasione. Sappiamo tutti cosa significhi essere sulla bocca della gente, specialmente di quella parte di critici della serenità degli altri. Gesù è in un primo momento titubante ma poi agisce facendo il suo primo miracolo (segno), mutando l’acqua messa nelle giare per la purificazione rituale in ottimo vino lodato da chi dirigeva il banchetto e che nemmeno si era accorto della situazione di difficoltà.
Vorrei aprire una breve parentesi per un invito a pregare per quelle giovani coppie che avevano messo in programma di celebrare la propria unione sacramentale ma hanno dovuto rinviarla a causa della situazione pandemica.
A loro il nostro affetto e il nostro fraterno augurio perché questo desiderio, che hanno nel cuore, si possa realizzare al più presto.
Sento, nel parlare comune, che oggi abbiamo bisogno di segni, ci mancano tantissimo quelli che erano i comuni gesti di famiglia o di amicizia, gli abbracci, le strette di mano che sancivano anche gli accordi e le relazioni in atto, ecc.
   Augurandoci ancora una volta che la situazione possa cambiare facciamo nostro il messaggio di questa domenica impegnandoci a essere uomini e donne: segni di speranza e di gioia vera. Con questo desiderio nel cuore, ci uniamo alla preghiera per l’unità di tutti i cristiani che inizierà lunedì 18 gennaio e si prolungherà per otto giorni: tema per quest’anno: “Rimanete nel mio amore: produrrete molto frutto”.
Perla di saggezza: Un giorno un giovane chiese ad un anziano: “Come è possibile sapere se si è saggi, bravi e virtuosi?” Rispose l’anziano: “Sapere cosa fare è saggezza; sapere come farlo è bravura; farlo veramente e fino in fondo è virtù!”.
Carissimi, buona settimana a tutti e che il Signore vi accompagni e soprattutto impariamo ad ascoltare la voce di Maria che dice ai servi (e anche a noi) “fate quello che lui vi dirà!”
Alla prossima.
Don Bruno
Lettera del 10 Gennaio 2021

Un anno vecchio è finito, uno nuovo è iniziato ma che ne sarà? Da cosa dipenderà?
Dal nostro impegno! Dal nostro coinvolgimento personale magari espresso con maggior entusiasmo di come lo stiamo vivendo? …
Penso da tutto questo e anche da altre cose, ma come Comunità Cristiana come pensiamo di costruire il cammino che è davanti a noi? Personalmente considero che tante belle cose si hanno nel cuore e solo la situazione attuale ci impedisca di realizzarle e dobbiamo procedere passo dopo passo. In questa domenica si celebra la festa del Battesimo di Gesù al Giordano, quante cose aveva nel cuore il maestro che vedeva nel mondo attorno a sé, alcune cose le riteneva importanti altre le aveva certamente guardate con occhi pieni di amore ma anche di desiderio di poterle cambiare o almeno riconsiderare perché non erano scelte fatte per il bene delle persone, ma puramente tattiche, per salvaguardare il potere di chi comandava.

Giovanni Battista lo riconosce come l’Agnello di Dio e come colui che avrebbe dovuto continuare il processo di rinnovamento da lui iniziato ma, il suo grande zelo e la sua volontà di snidare le vipere che erano tra la gente lo hanno, portato al sacrificio della sua vita. L’occasione per noi è importante, è fare memoria del dono del battesimo che abbiamo ricevuto, per molti senza decisione personale, ma per diversi è il punto di partenza o ripartenza per le scelte importanti della vita. Ringraziamo i nostri genitori per averci portato al fonte battesimale, per essersi impegnati in prima persona per collaborare con Dio a costruire un cammino di umanità santificata dalla grazia e, ogni tanto, fermiamoci davanti al fonte battesimale, forse non è proprio quello della chiesa dove abbiamo ricevuto il Battesimo ma è certamente il “segno” di quei tanti fonti dal quale ogni giorno rinascono i figli dell’uomo e della donna a una vocazione di Gioia e di Santità.

Il mio ricordo battesimale è assente da testimonianze viventi, per le regole di allora il Battesimo era conferito entro gli otto giorni, e in quel tempo ero ancora in ospedale, mamma non c’era e non può ricordarselo, papà non c’è più e con lui sono venuti a mancare il mio padrino e la mia madrina e di quel giorno neanche una fotografia ricordo… allora assai rare. Di quel giorno solo uno scritto inviato dalla Clinica Mangiagalli alla Parrocchia per registrare l’avvenuto Sacramento. Qualche anno fa mi ritrovavo per una visita medica presso l’ospedale e ho potuto pregare davanti al fonte che mi ha reso cristiano.
Tuttavia, ho fatto sempre del fonte battesimale delle chiese dove sono  strato mandato, un luogo privilegiato per sostare, ringraziare e benedire coloro che sono stati artefici della mia vita spirituale. Penso che ognuno possa fare questo gesto fermandosi, oltre che davanti al tabernacolo, anche davanti al fonte per pregare e ritornare con la mente e il cuore alle fondamenta della propria vita Cristiana. In questa domenica faremo Festa insieme a quei bambini che il Battesimo lo hanno ricevuto da alcuni mesi, altri avrebbero dovuto riceverlo ma i genitori hanno preferito rimandarlo a tempi migliori. Li accompagniamo con la preghiera e la vicinanza di una comunità che è presente e cammina, anche con qualche limite, nel desiderio di dare testimonianza della propria fede.

Concludo con un fatto che assomiglia molto a episodi che mi sono capitati nelle varie parrocchie dove sono stato.
“In un paesino si sparse la voce che era cambiato il parroco della parrocchia. Subito si presentò alle porte della Parrocchia un povero male in arnese che individuato il parroco gli si avvicinò: - Padre - gli disse - conoscevo bene il vecchio parroco che era molto generoso con me. Spero che lo sia anche lei?... - Certamente, fratello. Solo che, vedi, io sono il vecchio parroco.

Il nuovo arriverà tra una decina di giorni! Solo Dio ci conosce veramente, perché ci ha adottati nel giorno del Battesimo! Lui sa chi siamo e conosce il nostro cuore e ci riconosce anche in mezzo a tanta folla e si ricorda sempre di noi. In ogni momento.
Buona domenica.
Don Bruno
Lettera del 1° Gennaio 2021

BUON ANNO 2021

Buon Anno 2021
 
Abbiamo da poco salutato l’anno 2020 e iniziato il 2021 con il desiderio che il vecchio porti con via con  se quello che di negativo ci ha donato e il nuovo possa essere un tempo di ripresa e di speranza per tutti .
Le restrizioni imposte dalle autorità hanno limitato i festeggiamenti comunitari limitandoli  a nuclei  piccoli ma la speranza non ha confini e sa superare i muri, e le montagne perché, anche senza WhatsApp, è in grado raggiungere il cuore di ognuno e nel signore Gesù ogni augurio diventa certezza di benedizione.
Con augurio abbiamo teso le mani verso le persone vicine con l’intenzione di abbracciare tutti quelli che conosciamo o sappiamo bisognosi di un ricordo e di una preghiera ma che erano fisicamente lontani.
 
“Non c’è nulla di più sacro di quelle mani tese a un abbraccio perché esprimono una volontà di amore, di apertura, di dialogo, di impegno a costruire un comunione di solidarietà tra tutti gli uomini, nella giustizia e nella fratellanza” (monsignor Tonino Bello)
 
Se ognuno di noi, per rendere il mondo più umano, mettese, nel corso di tutto l’anno lo stesso impegno e la stessa forza con cui ha donato e riceve gli auguri, la causa che cerca la pace nel mondo sarebbe già in parte risolta.

Tocca a noi, tocca a me, a tutti, essere messaggeri di speranza in un mondo che soffre di indifferenza e egoismi; che ha bisogno che ognuno si impegni a costruire un mondo diverso da quello che abbiamo tra le mani e che non è certamente quello che dio ha voluto agli inizi della creazione Insieme costruiremo questo nuovo anno perché sia migliore di quello passato perché ognuno si impegnerà a essere migliore di come è adesso.   auguri fraterni.   
Don Bruno
   Anno 2020 - "Una Lettera da don Bruno"
Lettera del 20 Dicembre 2020

LA MIA RICETTA PER UN NATALE VERO E SERENO PER QUANTO SIA POSSIBILE

Carissimi  e Carissime,
desidero, in occasione del Santo Natale, rivolgere a tutti voi il mio semplice e fraterno augurio e lo faccio attraverso un racconto a tema che desidera esprimere il sincero sentimento che ho nel mio cuore… ascoltate!

Cerca un angolo vuoto nel tuo cuore, non tanto grande, non serve strafare, ma che sia veramente libero da ogni compromesso e in particolare dai vincoli del tempo: deve poter viaggiare in tutto il mondo, dall’oriente all’occidente, come recita il nuovo testo della preghiera eucaristica della Messa, essere aperto all’oggi e al futuro. Cerca un angolo vuoto e costruisci il tuo presepe. Riempi il laghetto di azzurro profondo, come gli occhi di un neonato e fai in modo che in esso anneghino tutte le tue tristezze e paure.
Dal lago fai partire un sentiero di ghiaia sottile, che non renda difficoltoso il cammino del viandante, circondalo di un pascolo e di piante ombrose per il riposo dei pastori e anche per te stesso.
Alla fine del sentiero costruisci una grotta di cartapesta e all’interno mettici una mangiatoia abbastanza grande da ospitare un bambinello e accanto fai posto a due genitori pronti ad accoglierlo. Fai in modo che uno dei due abbia il tuo viso.
Sopra la capanna c’è una stella, se la vedi seguila ed esprimi un desiderio, ma che sia grande e bellissimo. Adesso apri la tua mano e lascia cadere farina bianca, fa che nevichi nel tuo presepe, lascia che i fiocchi leggeri coprano tutti i dolori e i mali del mondo e li congelino in un freddo abbraccio che neppure il sole d’estate possa scioglierli. E lascia che il sentimento di pace con tutti scenda nel tuo cuore … allora sarà un vero Natale.  
Auguri a tutti!
Il vostro parroco
Don Bruno
Lettera dell' 8 Novembre 2020

Carissimi e carissime,
 
l’anno liturgico Ambrosiano si conclude con qualche domenica d’anticipo rispetto al Rito Romano e con la celebrazione della Regalità del Signore Gesù che, risorto da morte e asceso al cielo, ha ricevuto dal Padre “ogni potere in cielo e in terra”.
Sappiamo che non si tratta di una regalità umana, terrena, perché Gesù stesso dice a Pilato che il suo regno “non è di questo mondo”.
Certamente ci domandiamo di che regalità si tratta, anche perché ne siamo coinvolti anche noi in quanto “popolo sacerdotale, profetico e regale”.
Gesù parlando ai suoi discepoli mette a confronto i Re della terra che si fanno servire e riverire… “ma tra voi non sia così!”
L’invito di Gesù è quello di una regalità che si fa servizio dei fratelli, che si mette a disposizione delle necessità degli altri “perché nessuno resti indietro”.

Mi sembra di rivedere alcune scene che ho vissuto qualche anno fa quando accompagnavo l’oratorio in montagna. Quelle stupende passeggiate sui monti del Trentino. Ma c’era sempre il solito problema… chi aveva la gamba lunga andava avanti quasi correndo e chi faceva più fatica e aveva il fiato corto camminava a rilento e arrivava in cima dopo qualche ora rispetto ai primi, a volte derisi dai provetti “camosci” della montagna.
 
Ma la cosa bella che si vedeva era il mettersi a diposizione di chi faceva fatica offrendosi di portare lo zaino dell’altro fino in cima e cercando di mantenere lo stesso passo del compagno di viaggio.
Interpreto così quella regalità che oggi ci viene mostrata da Gesù, Lui che era Dio si è messo al passo nostro, rispettando il cammino di ognuno, portando sulle sue spalle i nostri “pesi” perché, appunto, ”nessuno” resti indietro.
In questa domenica la Comunità rinnoverà ad alcune persone il Mandato Caritativo, riconoscendo il servizio prezioso che svolgono nella comunità.  Non riceveranno statuette, targhe, o altri riconoscimenti ufficiali ma verrà rinnovata la fiducia e la gratitudine dell’intera Parrocchia per la solidarietà  e l’impegno verso le persone che fanno fatica a camminare sulla strada della vita quotidiana.
Il regno di Dio si ritrova nelle opere di misericordia attuate verso i deboli, gli ultimi ed gli esclusi.  
 
Concludo questo ultimo incontro dell’anno liturgico, mi prendo un po’ di tempo per riflettere, visto che ci è imposto una sosta forzata, per preparare il Santo Natale. Ci sentiremo in prossimità della festività, per ora auguro a tutti di vivere un sereno tempo di attesa “nel lungo” Avvento Ambrosiano.
P.S. “Come non c’è amore verso Dio senza carità verso il prossimo, così non è facile arrivare a Dio se un prossimo non ci mostra un segno qualsiasi della divina bontà.”  Don Primo Mazzolari    
Alla prossima
Don Bruno                           
      
Lettera del 1° Novembre 2020

Carissimi e  carissime,
si conclude il mese di Ottobre, mese dedicato alla Beata Vergine del Santo Rosario ed entriamo in novembre, mese della memoria e d’inizio di un nuovo anno liturgico con il tempo di Avvento.
Ma restiamo a questa domenica 1° Novembre che fa un tutt’uno con il giorno dopo: la memoria di tutti i defunti.
Un decreto dell’Arcivescovo nella sua qualità di Capo rito ha previsto che la domenica 1° Novembre,  liturgicamente la “II Domenica  dopo  la  dedicazione del Duomo”, si possano celebrare più Messe nella festa di tutti i Santi.
La liturgica della parola ci propone alcuni testi biblici che mettono in evidenza il concetto di Santità, che il Vangelo definisce Beatitudine, quale naturale conseguenza di una vita fatta di opere di misericordia o di sincera spiritualità evangelica.
Così leggeremo nella pagina delle Beatitudini, secondo l’Evangelista Matteo,  dove la  conclusione  è una esortazione a rallegrarsi nel Signore perché grande è la ricompensa nei cieli.
Ma come realizzare questa Santità nella vita? Vediamo che di Santi proposti dalla Chiesa ce ne sono a migliaia, e ognuno con proprie caratteristiche, sensibilità, scelte personali o di comunità per il bene della Chiesa e delle persone.
Il nostro Arcivescovo Mario, indica una strada per raggiungere  questa  meta  ed  è  il  vivere  con  pienezza la propria vocazione e richiama l’importanza di ogni vocazione che porta  a sentirsi pienamente realizzati.
Ma tu lo hai mai incontrato un Santo? Penso a una risposta positiva… c’è chi ricorda di aver conosciuto il Beato Cardinal  Schuster, chi ricorda di aver ricevuto la Cresima da San Paolo VI e chi, come me, ha avuto la gioia di incontrare personalmente per due volte (una alla vigilia dell’ordinazione sacerdotale e l’altra qualche anno dopo) il Santo Giovanni Paolo II. Incontri straordinari e significativi, ma la Santità non è per poche migliaia di persone, è una chiamata per tutti e la festa di tutti i santi ce lo ricorda ogni anno e certamente di Santi “normali“ ne abbiamo incontrati diversi, persone del vicinato, o del nostro nucleo familiare, impegnati nella Parrocchia o nella vita sociale. Testimoni di una Amore che si è fatto presente nelle famiglie, nelle comunità dove viviamo dove sono stati  uomini e donne di comunione e di pace alla luce del Vangelo. La Chiesa non li conosce tutti, ma li venera e invoca con fiducia, ce li indica come modelli di vita cristiana.
Accanto alla memoria dei Santi la Chiesa unisce anche quella di tutti i defunti e in questi giorni si svolgono diverse celebrazioni a suffragio di quanti ci hanno lasciato per fare ritorno alla “Casa del Padre di Tutti”.
Vorrei concludere riportando un testo di un sacerdote già citato in altre lettere, Giuseppe Magrin, la poesia si intitola  la Vita è uno spartito:
“La vita è uno spartito senza note,/ne scrivi alcune e poi ti trovi al termine/senza fiato/per riprovarne il canto senza udito, per rigustarne l’eco.
Quaggiù la vita/resta pur sempre un’opera incompiuta/un inno inevidente o zoppicato/un inno impoverito dal peccato…
Quel Dio che ti genera ogni giorno/riempirà di note tutte sue i vuoti che hai lasciato nel cammino…/lo rivedrai lassù nel tuo spartito cantate dall’intera umanità…
Allora finalmente esploderà/nell’armonia di un’agape infinita/ il coro dei frammenti ricomposti/ e riconoscerai che pure tu sei stato sulla terra per alcuni una voce inconfondibile d’un canto riscritto dalla sua misericordia..."
Alla prossima
Don Bruno
Lettera del 25 Ottobre 2020

Carissimi e Carissime,
celebriamo in questa domenica 25 ottobre, nella nostra Diocesi di Milano, la Giornata Missionaria. Il titolo proposto dal papa nel suo messaggio è espressamente vocazionale: ECCOMI, MANDA ME!     
E’ la risposta generosa alla richiesta del Signore: ”Chi manderò?”
La risposta nasce da una lettura della storia presente,  che chiede che sia il cuore a guidare la nostra vita in un tempo in cui l’attuale crisi mondiale interpella tutta l’umanità e la Chiesa stessa.
Come i discepoli nel Vangelo, siamo stati presi alla sprovvista da una  tempesta inaspettata,  furiosa e ci siamo trovati a sperimentare le  nostre  fragilità, il  disorientamento e le paure, confortandoci a vicenda; ci siamo messi a gridare “Siamo perduti” e, sperimentando che ognuno ha bisogno degli altri - dei fratelli e delle sorelle - li abbiamo cercati,  chiamati,  desiderati con i social o dai balconi delle case. In questo contesto il messaggio missionario è un invito a non chiuderci ma a renderci disponibili ad annunciare la vicinanza e la presenza di Dio.
Questo vuoto lo hanno sentito anche gli apostoli dopo la Pasqua di Gesù, che apre loro la mente perché comprendano quanto hanno sperimentato e promette loro lo Spirito Santo perché li accompagni nel loro compito di Testimoni e Missionari del Vangelo.
Qualche tempo dopo Pietro testimonierà, nella sua predicazione, l’esperienza dolorosa e poi gioiosa, che ha vissuto fino a comprendere che “Dio non fa preferenze di persona ma accoglie tutti coloro che lo temono e praticano la giustizia”.
Ogni battezzato riceve dal Signore un mandato che chiede una risposta generosa e libera per il Vangelo.
In settimana, insieme al gruppo Sorriso e Consolazione, abbiamo ascoltato la testimonianza di don Jean, dell’origine della sua vocazione nata in una famiglia cristiana, di giovani radici, in una terra dove la maggior parte della popolazione è costituita da persone di altre religioni.
L’incontro con un sacerdote missionario ha segnato profondamente la sua vita fino a condurlo alla scelta di diventare sacerdote.
La sua presenza, tra noi,  è segno di uno scambio di chiese sorelle la nostra di antica tradizione e la sua che sta muovendo i primi passi, con qualche fatica e difficoltà, ma sperimentando nel cammino la vicinanza del Signore.
Di esperienze simili ce ne sono tante, ogni missionario potrebbe raccontare vicende ambientate in quelle terre dove sono stati inviati per annunciare il dono del Vangelo.
La Giornata Missionaria, a mio semplice parere, ci ricorda che ogni uomo ha diritto di conoscere Gesù e la sua Parola di Vita Eterna!
Invito tutti voi, e me per primo, a rinnovare nella preghiera la risposta al Signore: manda me!  Guidami nella vita di ogni giorno a essere segno di fraternità e di comunione
Concludo con un breve scritto di Mons. Bruno Maggioni biblista: “Il primo annuncio che devi fare è là dove non conoscono Cristo! Ma ti accorgi che devi farlo anche qui perché molti non lo conoscono ancora. Ma non solo: comprendi che l’annuncio deve essere continuamente fatto anche ai credenti, perché non è una cosa fatta una volta per sempre e devi continuamente ripeterlo."
Alla prossima
don Bruno

Lettera del 18 Ottobre 2020

Carissime e carissimi,
dopo le indicazioni preziose date dal diacono Gabriele su come curare le patologie di quei terreni che sono i nostri cuori, ringraziandolo per averci donato il testo della sua omilia fatta domenica in occasione dei festeggiamenti del suo XX di ordinazione Diaconale, ci imbattiamo nella  Festa  liturgica  “del  Cuore” di  tutta  la  Diocesi; la dedicazione della Chiesa Cattedrale casa di tutti gli ambrosiani che in comunione col Vescovo  celebrano  e  fanno festa per quel luogo,  che è  il  simbolo  non  solo  per  i  credenti  ma  il riferimento per  tutti coloro che abitano in terra ambrosiana.
Vorrei, come al solito, partire dalle letture proposte per questa celebrazione,  con San Giovanni che contempla la città santa, la nuova Gerusalemme che scende dal cielo, dimora e tenda di Dio tra gli uomini.
Il Duomo non scende dal cielo ma è costruito da mani di uomo per raccontare la bellezza della presenza di Dio tra noi ed essere un riferimento, sia perché è la sede del Vescovo, ma anche perché luogo di incontro e di preghiera per tutte le genti,  anche per quelle che vi entrano solo per gustare la festosità delle sue opere e bellezze artistiche.
San Paolo ricorda che abbiamo bisogno di solide fondamenta e che resistano alle intemperie. Fondamenta sulle quali è costruita la casa dove ogni pietra porta il sigillo che fa si che apparteniamo al Signore.
E’ bella coincidenza che in questa festività, nella nostra Parrocchia, si celebrino le Cresime:  su  ogni cresimando il ministro recita queste parole: “Ricevi il sigillo dello Spirito Santo che ti è dato in dono.”
Così ci viene ricordato che tutti noi siamo pietre preziose con le quali viene costruito il “tempio santo” dove ognuno è chiamato a essere collaboratore di Dio a gloria sua e beneficio nostro.
Infine il Vangelo: che parte dalla domanda della città di Gerusalemme: “Chi è costui?” E la gente rispondeva: “É il profeta Gesù!”  Poi il suo entrare nel Tempio, quel luogo santo e sacro per gli Ebrei, dove almeno una volta all’anno vi si recano in pellegrinaggio gli ebrei devoti... entra e se la prende con i venditori che occupavano una parte del tempio ricordando che il Tempio è Casa di preghiera.
Molti mi dicono che trovano sollievo, nelle ore del giorno, sostando nel  silenzio  della  Chiesa per  pregare e riflettere, altri però fanno presente che spesso è un luogo di confidenziali e inutili chiacchere, che più che luogo di preghiera diviene  un mercato recando disturbo a chi cerca il silenzio della preghiera e del ringraziamento.
Lodando e incoraggiando i primi a far diventare preziosi quelle occasioni  di  silenzio  mattutino  o  pomeridiano per colloquiare un po’ con il Signore, inviterei quanti hanno forse perso il significato della casa-chiesa come luogo di preghiera. Con  spirito fraterno e non di facile condanna a cercare all’esterno il luogo dove fare commenti o  chiacchiericci  che possano disturbare chi cerca di pregare.
Lo so che si tratta di un malcostume che è presente in quasi tutte le chiese, ma penso che sia importante trovare il modo di evitarlo, in quello spirito fraterno e dovrebbe accompagnare il cammino delle nostre comunità.
Concludo facendo un augurio a tutti i cresimandi che hanno o dovranno  ricevere  la  Cresima  in questo  sabato  17  Ottobre o  Domenica 18. Un augurio anche ai loro padrini e madrine che si assumono il compito importante e significativo di guide nel cammino dei ragazzi e ragazze loro affidati.
 
Alla prossima
Don Bruno
Lettera del 11 Ottobre 2020

Carissime e carissimi,
eccoci al consueto incontro settimanale su questa prima pagina dell’informatore parrocchiale…
Voglio parlare del Vangelo di questa strana pagina del seminatore, una parabola seguita da altre parabole per parlare del Regno di Dio.
Parlava da una barca in mezzo al lago di Tiberade perché tutti potessero sentirlo, un pulpito strano da dove, con immagini vive, annunciava l’Amore grande del Padre e la sua proposta di salvezza.
Gesù parte dalla vita quotidiana, quella scuola che tutti potevano vedere e capire … “E’ difficile”, scriveva il Cardinal Martini, “capire il Vangelo, Dio e il suo messaggio senza immagini che lo spiegano.” E Gesù parlava in Parabole anche se non tutti, compresi i discepoli, le comprendevano subito… e lui, con pazienza, le spiegava a loro e oggi a noi.
Questa parabola parla di un agricoltore, uno come quelli che hanno contribuito a costituire Cusago e Monzoro, che abitavano e abitano nelle cascine circondate dai campi coltivati con cura e duro lavoro.
Anche a me, nipote di contadini della bassa bresciana, è capitato di vivere i momenti significativi della semina e del raccolto, del taglio dell’erba e della sua essicazione, per il nutrimento degli animali che stavano nelle stalle.
La semina del frumento e del granoturco che non seguiva il modo del Vangelo ma fatto con cura perché ricordo che il terreno era preparato con attenzione perché la semente potesse trovare una condizione ottimale per crescere e portare molto frutto.
Il Vangelo tiene presente che in Palestina i terreni non sono tutti uguali e accoglienti come i nostri ma spesso occorre strappare una manciata di terra sottraendola alle pietre o ai rovi.
Ma Gesù usa le immagini per parlare di terreni che sono in realtà persone in carne ed ossa. Parla di un contadino che lancia con fiducia e larghezza i semi su terreni diversi dove il seme caduto forse potrà crescere oppure verrà soppresso senza arrivare a maturazione. Avviene così nella vita e così nelle storie di Fede…  Il seme che Dio generosamente dona potrà trovare terreno fertile o verrà meno tra le difficoltà del suo percorso.
Ma all’origine c’è il desiderio di Dio di giungere a tutti sperando che il seme gettato trovi accoglienza e porti frutto.
Se il terreno è ingombro, in preda alla superficialità delle cose materiali. Alle ambizioni della carriera, all’inganno della ricchezza, la Parola non troverà spazio o, se lo troverà, subito morirà.
Ognuno si chieda … “Che ne è della Parola che mi è donata? Dei doni che il Signore mi ha dato?”
Vorrei avere nel cuore, in questo momento, quella magnanimità che Gesù mi insegna e mi dice di non preoccuparmi tanto di dove va la Parola seminata, ma di seminarla con fiducia e coraggio e di sostenere, con le mie povere capacità, il cammino di ogni fratello e sorella che mi è stato affidato. Madre Teresa mi suggerirebbe: “Hai seminato con troppa fiducia... tu continua a seminare perché in fondo a raccogliere sarà il Signore”.
Concludo con una breve poesia di un Sacerdote poeta, don Giuseppe Magrin:
SPIGHE
Le spighe di frumento
ormai mature                        
si lasciano cullare al primo vento,  
sognando già un morbido abbandono                                                    
che  accolga i loro chicchi e li destini                                                                                      
ad un futuro nuovo…

Alla prossima.
Don Bruno
Lettera del 4 Ottobre 2020

Carissime e carissimi,
vorrei comunicare a voi, questa settimana, alcune considerazioni prendendo come spunto  l’intervento del nostro Arcivescovo .
Il riferimento è all’omelia  pronunciata in occasione delle ordinazioni  Diaconali di sabato 26 Settembre.
L’Arcivescovo partendo dal motto scelto dai diaconi per la loro ordinazione “Camminate nell’Amore!” prende in considerazione tre parole:
 
1)La prima alla Chiesa stanca!
che vive la delusione perché soltanto alcuni dei suoi figli camminano nella verità. La Chiesa è stanca perché le sue molte iniziative l’hanno logorata, i secoli della sua storia le gravano addosso e sembra che la costringano a portare il peso di tutti gli errori della storia e ad affrontare tutti i pregiudizi. La Chiesa è stanca e ogni  proposta  sembra  suscitare una sorta di insofferenza, ogni  cosa che viene proposta alla comunità crea sofferenza, ogni cosa che si propone trova la comunità sulle difensive “ancora una cosa da fare! Ancora un altro impegno!”...
A pensarci bene anche questa nostra comunità, come tante altre risentono di questa stanchezza e sono sempre meno quelle persone che si rendono disponibili per collaborare e fare un cammino di Comunità e a servizio di questa.
 
2) La Parola ai battezzati vecchi.
(non per età) ma quelli che hanno scelto di vivere nell’uomo vecchio, ma dice il Vescovo, siamo un po’ tutti uomini vecchi rassegnati alla mediocrità, inclini a conformarsi alle abitudini mondane, a essere nel mondo più portati a una certa omologazione che a seminare la parola del Vangelo…
Siamo chiamati a essere nuovi in Cristo, a essere testimoni della resurrezione. Chiamati a lasciarsi rinnovare e camminare nella vita nuova…
Mi piace ricordare una frase del prossimo beato Carlo Acutis, quando diceva che ognuno di noi nasce originale ma si rischia di vivere come fotocopie…
 
3)  Parola il Messaggio ai cristiani muti.
Non siamo muti noi cristiani, parliamo un po’ di tutto, abbiamo valutazioni e  giudizi  su  quello  che capita, abbiamo, come tutti, lamentele  e  critiche  per chiunque, ci  fermiamo volentieri  per chiacchierare e per scambiarci luoghi comuni e informazioni che tutti già sanno perché tutti attingono agli stessi strumenti di informazione. Ma i cristiani diventano muti quando devono parlare dell’essenziale. Quando ci viene chiesto: “Ma in sostanza cosa dite voi cristiani alla gente di questo tempo? Cosa dite di cristiano ai vostri colleghi di lavoro, ai vostri compagni di scuola, ai vostri vicini di casa? Allora c’è il rischio di essere cristiani muti.
 
Conclusione:
Una parola alla Chiesa stanca: non c’è niente in più, niente di nuovo da fare, solo camminare nell’Amore.
Una parola ai battezzati vecchi: camminate su una vita nuova, vivere come Gesù servi gli uni degli altri.
Una parola ai cristiani muti: abbiate una parola da dire agli altri: abbiamo trovato il Messia, abbiamo trovato Gesù.
 
Il Vangelo di questa domenica ci parla di servi inutili, non perché  il nostro lavoro non abbia valore,  ma perché lo si è fatto con gioia,  con impegno e generosità.

Cari amici e amiche in questa domenica accogliamo in modo ufficiale don Jean per inserirlo nella nostra Parrocchia dove cercheremo di fargli sentire l’affetto di casa con la nostra stima e amicizia.
Alla prossima
Don Bruno
 
                                                                   
 
 
Lettera del 27 Settembre 2020

Carissime e carissimi,
RICOMINCIAMO! Diceva il testo di una canzone e lo facciamo alla grande, anche perché tra feste e oratorio feriale la Comunità ha sospeso solo per  qualche  settimana  il suo ritmo  per  riprendere  con  le  celebrazioni che non si sono potute tenere a maggio: le Prime Comunioni, due turni già celebrati sabato e domenica scorsi mentre in questo fine settimana vivremo il III e IV turno e ad Ottobre celebreremo solennemente  il  Sacramento della Cresima.
Ora, con l’inizio della scuola e delle varie attività possiamo dire di aver ripreso il cammino e auguro a tutti di poter vivere in serenità questo nuovo anno pastorale che il nostro Arcivescovo Mario ha voluto porre sotto il segno della Sapienza.
La parola di Dio che ascolteremo nella domenica IV dopo il martirio di San Giovanni il Battista, ci consegna il Comandamento principe dell’Amore: Ama il Signore tuo Dio con tutto il cuore, la tua mente e le tue forze e ama il tuo prossimo come te stesso”
“Gesù, da bravo ebreo, conosceva quanto diceva la Legge e i profeti anche perché, per ben due volte viene interrogato sull’argomento e in tutte due le volte supera benissimo l’esame.
La prima volta a interrogarlo è un giovane, uno di quelli ai quali piace viaggiare sicuri dal momento che la vita terrena l’aveva assicurata con un conto in banca di tutto rispetto, voleva garantirsi anche quella eterna.
Gesù vuole fargli capire che la vita dell’uomo è un tutt’uno e gli dice: “se vuoi entrare nella vita (né eterna, né terrena: vita e basta!) osserva i comandamenti! Il giovane insiste “Quali?” e lui li snocciola anche se, con un po’ di attenzione, non li dice in fila e non ricorda i primi che riguardano Dio, ma Gesù li conosceva benissimo e lo dimostra nel secondo interrogatorio questa volta per opera dei professori ufficiali, come fosse un esame di maturità,  i farisei, che volevano prenderlo in errore e fare la brutta figura dei sadducei ai quali Gesù aveva chiuso la bocca, loro vogliono andare sul sicuro: Maestro qual è il più grande comandamento della legge? E Gesù risponde con sicurezza “amerai il Signore Dio tuo, con tutto il cuore, con tutta l’anima e la tua mente. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso.”
Gesù osservava i comandamenti? Certamente ma liberandoli dalla muffa, dal ritualismo esteriore dei sacerdoti, scribi e farisei che non erano in accordo con Gesù.
Gesù riempie di novità e freschezza i comandamenti che non sono una gabbia o un peso da caricare sulle spalle degli altri, ma li colora di Amore, dono del Padre per i suoi figli e vuole indicare la strada per arrivare a Lui.
Certamente occorre dare a questa Parola un giusto contenuto senza fermarci a puri significati poetici e sentimentali.
Gesù declina questo amore nel Discorso della Montagna riassunto nelle Beatitudini.
In settimana abbiamo letto nella Messa le lettere di San Giacomo, e ho proposto che diventino contenuto delle prossime giornate Eucaristiche 2021, per aiutarci a comprendere come la fede sia una risposta d’amore che allarga il cuore verso Dio che non vediamo e il prossimo che ci è vicino, vedremo se ci verrà permesso celebrarle dalla situazione in corso.
Auguro una buona settimana e vorrei terminare con alcuni auguri:
Il primo al Diacono Gabriele che mercoledì ricorderà i 20 anni di Ministero Diaconale il secondo al carissimo Renato che domenica ha festeggiato l’anniversario di matrimonio, e infine auguri al carissimo Lorenzo… nominato Presidente Nazionale della Fuci, Universitari Cattolici, auguriamo un buon lavoro al servizio della Chiesa Italiana.

Alla prossima.
Don Bruno

Lettera del 28 Giugno 2020

 
Carissime e carissimi parrocchiani di Cusago e Monzoro
questa lettera era iniziata con  uno scopo particolare, quello di essere vicino a voi durante il tempo della pandemia, quindi,  ho scritto una lettera settimanale che veniva pubblicata sul notiziario  che poteva essere letto solo sul nostro sito internet o sui social;  poi, con la riapertura,  abbiamo ripreso anche la  stampa cartacea che poteva essere ritirata in chiesa.   Questo è  l’ultimo numero di giugno e con questo terminiamo , per ora, l’appuntamento settimanale che riprenderemo  a settembre dopo le vacanze. Ringrazio quanti mi hanno aiutato in questo compito, a volte non facile, in particolare il diacono Gabriele, Susanna e Giorgio che hanno svolto il compito affidato di norma a una redazione. Grazie di vero cuore e anche a voi tutti un giusto meritato tempo di tranquillità.
Invito tutti, in queste domeniche, ad immaginare la visita a un castello dove si incontrano ritratti di personaggi di famiglia e vengono narrate le loro gesta, più’ o meno famose, ma che tracciano il percorso di una storia che noi chiamiamo storia della salvezza.
Ci accompagna in questa domenica la vicenda di Noè, scelto da Dio, per costruire una grande arca dove potessero salire le varie specie di animali prima che il diluvio distruggesse ogni cosa sulla terra . La motivazione di questa decisione, da parte di Dio - e descritta dal testo della Genesi: “Noè vive in un mondo dove la malvagità degli uomini è grande e che ogni intento del loro cuore era male, sempre”.
Da qui l’intento di Dio: liberare la terra da ogni creatura compresa l’umanità .
Per fortuna Noè si evidenziava tra tutti per la propria giustizia e integrità: camminava con Dio.
La decisione di Dio davanti alla condotta degli uomini,  giunta alla perversione,  è quella di distruggere ogni cosa ma, per fortuna nostra, individua in Noè e la sua famiglia  la possibilità di un nuovo inizio e lo invita a costruire l’arca e ad eseguire le indicazioni da lui volute.
Tutti conosciamo come prosegue la storia e cosa avvenne ma tutto è racchiuso in un segno, quell’arco che dopo giorni di pioggia collega un estremo all’altro della terra:  segno di riconciliazione e di pace ritrovata.
San Paolo, nella seconda lettura,  invita a seguire le indicazioni dello Spirito Santo e rifiutando quelle opere della carne che distruggono l’uomo,  per accogliere quei frutti che rendono l’uomo libero e pieno di gioia e corrispondente al cuore di Dio.
Gesù, nel vangelo,  istruisce i suoi discepoli, curiosi di sapere quanto riguarda la fine dei tempi, a vivere ogni giorno con sapienza,  usando dei beni ma non diventandone schiavi  delle cose materiali, ma vivere la propria vita con semplicità e impegno,  contrassegnandola con quelle virtù che fanno di un uomo e di una donna,  creature grandi agli occhi di Dio, così come ci ha ricordato San Paolo nel prezioso elenco consegnato ai cristiani della Galazia,  ma ancora attuali per noi cristiani del 2020.
Cari amici è l’ultima mia  lettera prima delle vacanze, auguro a tutti voi un periodo di serenità, augurandoci che, il prossimo Anno Pastorale, sia occasione di una maggiore collaborazione pastorale e iniziandolo sotto la materna protezione di Maria Bambina,  patrona del nostro Duomo e, per quanto ci riguarda,  anche della porzione di quella chiesa di Dio che è in Cusago-Monzoro.
A settembre, ci attende una ripresa non facile, ma importante per ridare alla nostra Parrocchia uno slancio e una testimonianza forte e fraterna.
Vorrei affidare a voi l’invito di una preghiera particolare ( come quella che mi sento richiedere da tante persone per loro intenzioni ) una preghiera che raggiunga con fiducia il cuore del Padre per due intenzioni:
*la prima è per due sacerdoti che domenica riceveranno l’ordinazione episcopale per un particolare servizio nella chiesa e, in specifica, nella nostra diocesi come Vescovi Ausiliari  del nostro Arcivescovo Mario, e sono Sua Eccellenza Monsignor  Giuseppe Vegezzi (mio compagno di ordinazione) e  Sua Eccellenza Monsignor Luca Raimondi.
*La seconda è per i 23 diaconi che si preparano all’ordinazione sacerdotale rinviata ai primi giorni di settembre.
Accompagnamo questi fratelli verso il pronunciamento del loro “si” al Signore con la preghiera dei candidati 2020:
Padre, Dio vivo e vero,
hai glorificato il figlio tuo Gesù Cristo
perché  il mondo creda che Tu lo hai mandato.
Con il dono dello Spirito Consolatore,
santifica nell’unità questi tuoi figli,
perché  siano fedeli testimoni
dell’amore che salva.
Maria, umile serva del Signore,
li renda docili all’ascolto della Tua Parola.
Amen

Auguri a questi amici e a tutti  noi un “a presto”, su questo Settimanale,  cercando di non perderci di vista durante l’estate.        
Don Bruno
Lettera del 21 Giugno 2020

Carissimi e carissime,
dopo la ripresa delle celebrazioni delle Sante Messe, anche l’oratorio ha “ripreso” il suo corso pur gestendosi tra i limiti della situazione di un virus che ancora fa sentire la sua presenza e molti non riescono a uscirne e ad uscire da casa. Comunque la piccola ripresa degli ambienti oratoriani è simile al seme che, dopo  l’inverno, inizia il suo percorso di crescita, anche se il risveglio è tristemente accompagnato dalle lamentele e dall’intolleranza di alcuni  vicini  che vorrebbero l’oratorio simile a una  casa  di  riposo e che si lamenta  se  si  fa qualche momento di gioiosa ricreazione (come se non fossero bastati i tre mesi di forzato silenzio).
 
La Parola di Dio in questa III domenica dopo la Pentecoste riprende e rimette al centro l’uomo continuando la riflessione iniziata domenica scorsa.
L’uomo è  secondo Genesi 2, 4b-17, il vertice della creazione chiamato da Dio ad amministrare il Creato con l’impegno di custodirlo e trasmetterlo alle generazioni future facendo meno danni possibili.
 
Papa Francesco nella sua “Laudato sii” ci ricorda che siamo custodi del disegno di Dio, scritto nella creazione,  custodi del prossimo e dell’ambiente. Custodire il creato vuol dire avere rispetto e amore per ogni creatura di Dio. Lodarlo e avere cura di tutto, rendere l’ambiente più bello,  affinché tutti possano sentirsi bene, a casa. Una bella indicazione che ci viene dalla Sacra Scrittura e anche dall’esperienza e vita di San Francesco D’Assisi.
 
Il papa si pone e ci pone la domanda: “Quale mondo vogliamo?  Non è forse un mondo dove regna l’armonia, la pace con noi stessi e con gli altri? Pace nella famiglia,  nell’ambiente in cui viviamo, nella società?”
Se l’uomo pensa solo a se stesso, si mette al posto di Dio e rompe l’armonia e rovina le relazioni. Il mondo voluto da Dio è quello dove ognuno si sente responsabile dell’altro.
Ma c’è un altro tema che sta facendo preoccupare non poche persone e famiglie ed è  la dignità del lavoro che è minacciato dal rischio di chiusure delle ditte e quindi  di ventilati  licenziamenti.
Papa Francesco,  rileggendo il racconto della creazione,  dove Dio ha affidato all’uomo e alla donna il compito di coltivare la terra,  richiama alla dignità e all’importanza del lavoro, anche questo fa parte del piano amorevole di Dio:
Il “coltivare e custodire” i beni del creato ci rende collaboratori di Dio e, fra noi, ci fa partecipi dell’opera della creazione.

In conclusione ci sono due inviti:
1) quello di imparare a perdonare, Papa Francesco continuamente sollecita a chiedere misericordia. Il Signore è Padre buono,  ricco di bontà e di pazienza. Non dobbiamo stancarci  di pregarlo, perché lui non si stanca di perdonarci. Sperimentare la misericordia di Dio ci rende misericordiosi verso i fratelli e le sorelle.

2) Custodire il cuore. Ci esorta il Papa a vigilare sui sentimenti!
Non dobbiamo avere paura della bontà e della tenerezza. Custodiamo il nostro cuore perché da lì, nascono le buone opere e le buone intenzioni.

Scriveva San Francesco: “Lodate e benedite il Signore, ringraziatelo e servitelo con umiltà!”  (alcuni passi sono stati presi dal testo “Custodi del creato” edizioni paoline)
Carissimi sentiamoci vicini a quanti vivono situazioni di difficoltà e, se possiamo,  facciamo  qualche  gesto di vicinanza,  segno  di  persone  e di una comunità che è viva e attenta al bene del mondo in cui agisce.
 
Buona settimana!  
Fraternamente  don Bruno
Lettera del 14 Giugno 2020

Carissime e carissimi,
la solennità della Pentecoste e quella del Corpus Domini che abbiamo festeggiato giovedì nel modo più bello e grande che avevamo a disposizione: la Celebrazione dell’Eucarestia  e l’Adorazione  nelle due Chiese della Parrocchia,  la preghiera serale fatta sul sagrato della Chiesa  voluta, sia per ricordarci che quello spazio è - come diceva S. Ambrogio - terra santa che introduce nel luogo privilegiato dove la comunità o la singola persona possono incontrare, nel silenzio, la presenza di Dio e quindi  va rispettato da tutti. La bellezza, scriveva Monsignor Tonino Bello,  non è qualcosa di effimero ma sarà quella che salverà il mondo. Dio è la bellezza che salverà il mondo.
Ma anche come gesto di testimonianza a chi, passando, si è interrogato su quel sostare di persone a distanza che fissavano, con fede e consapevolezza, l’Ostensorio con Gesù Pane di Vita.
 
La liturgia del tempo dopo la Pentecoste ci invita a meditare sul grande progetto d’amore del Padre che, attraverso Gesù, raggiunge ciascuno di noi rendendoci protagonisti di una Storia di Salvezza  che ci coinvolge,
Per iniziare questo cammino viviamo le prime due tappe, questa e la prossima domenica, dove ci fermeremo a riflettere sul soggetto fondamentale di questo progetto: L’uomo!
Si tratta della creatura più bella e grande del Creato, fatta per essere immagine di Dio: Li rivestì di una forza pari alla sua e a sua immagine li formo”( Siracide 17,3).
Dio ha fatto dono all’uomo dell’intelligenza per apprendere, discernere e scavare nel mistero della vita: delle orecchie per mettersi in ascolto; del cuore per amare.
Ma qual è la facoltà dell’uomo che lo rende di più immagine di Dio ?  Guardatevi da ogni ingiustizia, dice il Siracide che declina il messaggio del Vangelo che oggi suona così “Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate  figli del Padre vostro che è nei cieli”
L’uomo è immagine di Dio quando applica la legge dell’amare come fa Dio stesso. Certamente il nostro sarà un cammino faticoso e difficile perché l’Io prende spesso il posto di Dio e, come ci spiega, san Paolo nella seconda lettura, il motivo per cui l’uomo non segue il progetto di Dio è il ritenere non importante la sua presenza nella propria vita, di poterne fare a meno  costruendo così un mondo che soffre per la sua continua distruzione e per lo sfruttamento incontrollato.
E’ necessario trovare uomini e donne che aderiscono al progetto di Dio e diventino esempio e sappiano essere testimoni attraverso la propria umanità vera che possa  costruirsi ogni giorno ad immagine di Gesù.

Ecco allora l’importanza che la Chiesa attribuisce ai Santi e ai Martiri, la loro vita è piena di immortalità e diventano, non tanto coloro che distribuiscono grazie come le macchinette delle bibite ma, piuttosto, coloro che ci indicano una strada di perfezione e di comunione che si fonda sulla Parola e sull’Eucarestia: fonti di amore e di pace.
Ecco il significato della festa che celebriamo in memoria dei santi martiri Fermo, Rustico e Vincenzo, associati nello stesso martirio che li ha resi cari a Dio ed esempio per tutti di vita cristiana, nel servizio generoso, nell’attenzione ai fratelli e alle sorelle più fragili e poveri.

La vita dei santi Fermo e Rustico  giungono a noi  tramandate la leggenda e realtà. Si sa che subirono il martirio sotto l’imperatore Massimiliano, per essere cristiani, a Verona dove sono custodite le loro reliquie .
I Santi Patroni, di cui facciamo memoria e festa in questa domenica, ci aiutino a camminare sulla strada dell’amore vicendevole e ci insegnino a dare, alla vita di ognuno, il valore grande che Dio ha dato ad essa.
Ma vorrei concludere con un ultimo riferimento ai numerosi martiri del nostro tempo che, nel mondo, hanno dato la vita per il Vangelo e per i fratelli. Ricordiamoli in questa nostra festa
Buona FESTA!   
Don Bruno
Lettera del 7 Giugno 2020

"Santa Trinità"
Carissimi e carissime,
stiamo vivendo il tempo liturgico dopo la Pentecoste che abbiamo celebrato domenica scorsa e in questa prima dopo la Pentecoste, la Chiesa ci invita a volgere il nostro sguardo all’Amore trinitario. Questo è  un mistero che completa il messaggio cristiano che l’anno liturgico ci ha fatto vivere e gustare fino a questo momento.
La Chiesa, che il dono della Pentecoste ha generato, vive ponendosi in ascolto della Parola di Dio, amandola e approfondendola, cercando di comprendere cosa il Signore dice e invita a vivere in questo momento.
Chi è Dio? È questa una domanda fondamentale che scaturisce in ogni uomo e donna  di ogni epoca e che è stata declinata in diversi modi,  cercando  di  identificare  e riconoscere la sua presenza nella storia e nella vita di ogni essere umano.
La questione del Mistero di Dio emerge nell’episodio di Mosè e nella sua chiamata a essere strumento per far uscire Israele dall’Egitto.
È una richiesta impossibile per un uomo che si sente fallito, costretto ad andare in esilio e che, ormai,  ha posto la propria tenda nel deserto e vive la propria vita come pastore nella famiglia di Ietro. Tuttavia, proprio in questa situazione,  Dio si rivela  e ascolta il grido del suo popolo e intende liberarlo.
In questa Chiamata c’è la rivelazione del mistero di Dio, egli è il Dio della promessa fatta ai patriarchi, ad Abramo, Isacco e Giacobbe e a tutto il popolo di Israele.
È un legame che mostra la sua misericordia e il desiderio di fare una alleanza con quel popolo fragile e prezioso ai suoi occhi.
Al termine di questa rapporto di Amore c’è il grande mistero della Incarnazione: “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna”. (Gv 3 – 16 - 17)
Se c’è un figlio, c’è anche un Padre che lo ha generato e lo ha rivelato presente nel mondo come al Giordano e sul monte della Trasfigurazione e il Figlio ci ha mostrato il volto del Padre: “chi vede me vede il Padre”
Ma il mistero di Dio ci ha rivelato la presenza dello Spirito Santo che è Dio ed agisce nella storia della Chiesa; dice Gesù nel Vangelo di questa domenica: “Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità”.
Parlare di Dio è difficile, noi ci proviamo con umiltà e cautela perché siamo dentro di Lui e viviamo immersi in Lui.

Amo le Icone  ma ce  ne è una  in particolare ed è quella della Trinità di AndreJ Rubief figlio spirituale di San Sergio: un dipinto che, come tutte le icone, nasce dal cuore e dalla contemplazione di chi la dipinge. Questa è un’Icona molto conosciuta perché spesso riprodotta ed è stata definita l’Icona delle Icone dal Concilio dei Cento Capitoli del 1551.
Tre personaggi seduti attorno a una mensa con al centro un calice.
I tre angeli, di colore diverso sono iscritti in una circonferenza e pertanto nella stessa  successione  rotatoria.
Punto centrale è quel calice posto al centro. Secondo il giudizio di alcuni studiosi (interpretazione che a  me  piace) l’autore ha voluto porre in quel calice, simbolo della Eucarestia,  il proprio volto per dichiarare di voler essere dentro quella Comunione Divina, al centro del suo Grande Amore. Naturalmente altri danno diverse interpretazioni.
La Festa di oggi ci ricorda proprio questo grande Mistero di Comunione in cui ognuno di noi è entrato a far parte dal momento in cui qualcuno (Diacono, sacerdote e volte un semplice fedele) facendo quanto la Chiesa insegna, ha riversato per tre volte sulla nostra fronte l’acqua  nella quale siamo rinati e diventati figli di  Dio nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Auguro a tutti noi di sentirci sempre al centro dell’Amore di Dio in quella comunione che ci rende fratelli e sorelle.

Buona Domenica e buona settimana durante la quale vivremo momenti importanti in occasione della festa dei Santi Patroni  Fermo e Rustico e di San Vincenzo e vi invito a partecipare con gioia e ad invocare la loro intercessione sulla nostra Comunità.
Don Bruno
Lettera del 31 Maggio 2020

Carissime e carissimi,
siamo a Pentecoste,  festa delle genti. Cinquanta giorni dopo la Pasqua , come  Gesù  aveva  promesso,  giunge  sugli  apostoli riuniti con Maria nel cenacolo, il dono dello Spirito Santo perché accompagni la Chiesa nel cammino che sta iniziando e che la vede protagonista dell’Annuncio del Vangelo a ogni uomo.

Come si presenta questo dono importante?
La Bibbia usa un linguaggio particolare quello del “come” e ne rivela la presenza come  vento  impetuoso libero e generoso, come  fuoco  d’amore sorgente di vita , e in altre pagine dei Vangeli come una colomba.
In un piccolo testo di catechesi, il sacerdote Pino pellegrino, lo definisce Il Gigante invisibile.
Far entrare quotidianamente l’invocazione dello Spirito fa sì che ci si apra innanzi, la presenza di Dio che accompagna e guida la storia di ognuno di noi e della Chiesa intera.
 
Certo che lo Spirito Santo ha bisogno di una buona campagna promozionale perché spesso lo abbiamo poco considerato e relegato  all’ultimo posto della Trinità.
Le pagine più belle che ci parlano dello Spirito Santo oltre a quella dell’Annunciazione a Maria, la sua presenza con il Padre al Giordano,  lo ritroviamo all’inizio del libro degli Atti degli Apostoli al capitolo secondo dove San Luca racconta i fatti del giorno di Pentecoste e gli effetti di quella immersione nello Spirito da parte degli Apostoli. È il giorno della rinascita dopo la Pasqua di Gesù, dove la paura si trasforma in coraggio ed entusiasmo, dove la Chiesa trova l’inizio ufficiale  del proprio mandato.
 
Forse la nostra difficoltà nasce dal non poterlo vedere ma tuttavia è possibile notare gli effetti importanti della sua azione nella vita e nella storia di noi uomini e donne, sempre tentati di essere i protagonisti principali di ogni evento.
Se pensiamo attentamente e per qualche volta deponiamo le nostre armature di artefici della storia, possiamo vedere come nel duplice millennio che la  Chiesa  ha vissuto, lo Spirito Santo ha suscitato nella storia dell’umanità  personaggi  rivoluzionari nella Verità e nell’Amore,  che hanno saputo attuare iniziative, edificare strutture e progetti al servizio dell’uomo e della società.
 
Chi si lascia guidare dallo Spirito e non lo riduce a semplici occasioni di festa familiare o parrocchiale - pensiamo alle nostre  celebrazioni  del  Battesimo  e della  Cresima - si mette in buone mani e trova nello Spirito Santo un buon alleato per camminare su quella strada che è la santità, i santi sono coloro che si sono fidati e affidati a Dio e di esempi ne abbiamo moltissimi. La devozione, per loro, è presente tuttora nella semplicità del cammino di ognuno.

In questa domenica di Pentecoste vorrei chiedere, vi invito ad unirmi a me, che lo Spirito Santo illumini il cammino delle nostre comunità, susciti vocazioni al servizio generoso della società e che ci aiuti ad uscire dal pantano in cui siamo finiti, per ritrovare acque pulite dove possiamo diventare persone in grado di scelte nuove e coraggiose.
 
In seminario ho avuto la gioia di avere come guida, figure di preti incisivi e innovatori, ricordo Padre Zanoni, lo stesso Cardinale Corti (recentemente scomparso) e una figura particolare che era Padre Baj.  Costui, tutte le volte che veniva a celebrare la Santa Messa tra noi seminaristi, terminava con questa richiesta: “Aiutatemi a chiedere al Signore una scintilla di Pentecoste”.
In verità non ho mai compreso in cosa consistesse questa richiesta e se alla fine sia  mai arrivata, ma ognuno dovrebbe coltivare in se, questa esigenza e richiedere  una  scintilla  di  Pentecoste, un dono dello Spirito Santo.
 
Concludo questa lettera invocando lo Spirito Santo su di noi e vorrei terminare con il ritornello di un canto che a me piace molto e ci indica lo Spirito Santo :  “Sei come vento che gonfia le vele, sei come fuoco che accende l’amore, sei come l’aria che si respira libera, chiara luce che il cammino indica”.
 
Buona festa della Pentecoste a tutti
Don Bruno
Lettera del 24 Maggio 2020

“Lo abbiamo atteso perché ce lo aveva detto!”               
 
Questo doveva essere nel cuore degli undici apostoli che, il giorno in cui Gesù risorto, davanti ai loro occhi ascese al Padre. Non era un fatto imprevisto, forse tenuto lontano fino al momento in cui tutto si sarebbe realizzato e avrebbero visto il Signore ritornare al Cielo ed era, a prima vista, un distacco  per sempre!

Celebriamo la festa liturgica dell’Ascensione di Gesù al Cielo come ci viene testimoniata dai Vangeli e dal Libro degli Atti degli Apostoli ed evidenziato in diversi passi delle Lettere Apostoliche.
 
Il Cielo è nella tradizione biblica il luogo in cui Dio aveva la Sua dimora… il salmista nel salmo 115,3  invita l’orante a guardare in Cielo: “Il nostro Dio è nei cieli” dove il Signore risiede con tutta la sua corte regale (1 Re 22,9).
Dio, per entrare in contatto con gli uomini, deve discendere dal Cielo, lo recitiamo anche nel Credo, per poi risalirvi.
 
Il desiderio dell’uomo è quello di salire al Cielo, ma ha bisogno di un aiuto, di una mano tesa che lo afferri per portarlo in alto. Gesù lo promette: “Tornerò e vi porterò con me!”
 
Il segno di Gesù che si alza verso l’alto indica che lui appartiene ormai al mondo divino e partecipa della signoria di Dio.
Riflettendo sulle pagine della Liturgia della Parola dedicata a questa festività, mi si riempie il cuore di gioia e di speranza.
Sappiamo che l’ascensione di Gesù è il momento del passaggio, “Vado ma vi manderò lo Spirito Santo!”, che noi accoglieremo nel giorno della Pentecoste.
È un giorno di congedo, ma anche di invito a diventare noi stessi messaggeri del Lieto Annuncio nel mondo.
 
Leggendo i messaggi scritti  da alcune persone nei giorni di pandemia, di chiusura e spesso di isolamento, ne ho trascritti sul mio quaderno “speciale” alcuni che mi sembrano significativi.
La prima frase la prendo dalla Divina Commedia ed è la conclusione del canto XXXIV dell’Inferno dove il sommo poeta Dante, uscendo da quella visione dannata, così si esprime: “E quindi uscimmo a rimirar le stelle!
È una visione liberatoria che apre lo spirito alla luce nascosta dalle ombre, rinchiusi per mesi nelle nostre case in un coprifuoco quotidiano e serale imposto per salvaguardare la salute di tutti, forse avevamo dimenticato la bellezza del cielo.
 
“Una realtà bella di Cusago - mi ha rivelato una persona - è la possibilità, a differenza della vicina città di Milano molto luminosa, di poter gustare, nelle serate limpide la bellezza del cielo e delle stelle… è una visione che apre il cuore alla contemplazione e alla speranza”.
 
Così prega il salmo: “Se guardo il cielo, opera delle tue mani, la luna e le stelle che tu hai fissato…”.
Una seconda frase la prendo da Cinzia Coppola: “Bisogna saper guardare il cielo con gli occhi del cuore per poterlo contemplare”.
E un’ultima citazione da Ilaria Spes: “Quando penso di avere perso tutto, il cielo mi riempie gli occhi di stelle”.
Siamo invitati a guardare al cielo non per dimenticare che abbiamo i piedi sulla terra ma per vedere in esso la nostra meta e la nostra gioia.
Pensando a quanti fratelli e sorelle della nostra comunità ci hanno lasciato per tornare al Cielo, lasciamoci guidare da questo pensiero scritto da Antonio Cuomo, è un messaggio di gioia che anche la festa dell’Ascensione ci consegna: “La gioia più bella della vita sta nel rivedere sorgere il sole, là, dove si era persa ogni speranza.”
 
Pensando a questo mese di maggio dedicato a Maria, voglio affidare ciascuno di noi specialmente quelli ammalati, a lei Stella del Mattino, che assunta in Cielo, come madre ci attende per stare con Gesù per sempre.
Buona settimana a tutti voi e prepariamo il cuore al dono della rinnovata effusione dello spirito santo nella pentecoste.
Don Bruno
Lettera del 17 Maggio 2020

Carissime e carissimi,
molte volte ci meravigliamo che il tempo scorra veloce e quando penso a questo mi vengono in mente tre immagini legate alla mia vita sacerdotale.

La prima è il traffico del Sempione dove ho fatto per la prima volta il parroco, non si fermava mai ed era un continuo via vai senza soste nemmeno durante le feste comandate o nelle domeniche ecologiche, inoltre, separava in due la parrocchia che poi io ribattezzai, in onore della santa Patrona Rita da Cascia, Rosa rossa e Rosa bianca.

La seconda immagine è quella delle acque del Canale Villoresi, quanta acqua è passata sotto i ponti… e ogni volta che nelle brevi passeggiate mi fermavo a guardare quello scorrere veloce, pensavo alle mie giornate, a quanto ero riuscito a fare di bello o di sbagliato in tutto quel tempo mentre l’acqua a volte chiara a volte torbida portava via con se quei pensieri e quei ricordi.

La terza immagine parla ancora di acqua ma quella del Naviglio  Grande  dove  il suo scorrere  veloce,  in  parte pericoloso, non impediva ai ragazzi di buttarvisi dal parapetto del ponte per un bagno ristoratore nei pomeriggi d’estate. Il Naviglio grande raccoglie, pur nel suo veloce andare verso Milano, memorie, racconti che ha potuto ascoltare dalla gente seduta sulle sue rive nelle sere calde  e dove storie e fantasia si intrecciavano per rendere più interessante la narrazione mentre, le stelle e la luna, si rispecchiano timidamente nelle sue acque.

Il tempo passa, che lo vogliamo o no e rimangono i sogni illusori, i progetti realizzati o abbandonati per tanti motivi, ma ci lascia ancora tanto spazio per le nostre azioni,  ai desideri e alle attese di eventi futuri che vorremmo accadessero.
 
Così il Vangelo di questa domenica.
La scena si svolge ancora nel Cenacolo durante la cena dell’addio, dove Gesù apre ai discepoli  il suo cuore  “Vi ho detto queste cose mentre sono ancora con voi”.
Certamente nella mente degli apostoli sarà tornato alla memoria quello che hanno vissuto per tre anni stando con Gesù; hanno ascoltato le sue parole, non sempre le hanno capite, hanno assistito  con stupore ai suoi miracoli, hanno passato con lui momenti belli e altri difficili; ma ora il loro cuore è in subbuglio, che ne sarà di loro dopo Gesù? Che ne sarà del tempo passato con lui? Tutto sarà, forse, disperso?
Gesù li rassicura, lo Spirito Santo che verrà mandato farà chiarezza dentro la loro mente  e li sosterrà nel momento della testimonianza . E mentre li rassicura,  invoca su di loro la pace perché sconfigga il turbamento che si annida nei loro animi.

La liturgia ci consegna un messaggio di fiducia e di speranza facendoci pregare con il salmo 117,  l’immagine della pietra scartata e diventata pietra angolare, perché l’Amore di Dio è per sempre.

Vorrei  concludere  con alcune parole  prese da una lettera che  mi ha scritto personalmente il nostro Arcivescovo Mario e che  sento di condividere, in parte, con tutti voi:
 
“Prego per te e ti benedico, confidando nella potenza dello Spirito Santo  perché possa trarre dalla prova tanto bene . Forse da questa situazione verranno tante forze e risorse che non  pensavamo di avere; e forse verranno disponibilità possibili. Il Signore ci aiuti. Pregheremo gli uni per gli altri. Gareggeremo nello stimarci a vicenda! (+Mario Delpini)

Augurandovi una settimana piena di gioia e di luce vi saluto nel nome del Signore Gesù. don Bruno

Ps. Desidero rivolgere un ringraziamento particolare :
 
a quanti hanno voluto essere presenti, in diversi modi, alla celebrazione in onore di San Vincenzo Martire che si è svolta a il 10 maggio a porte chiuse, con la presenza di alcuni rappresentanti della Parrocchia  anche se molti hanno potuto seguirla attraverso i social. Ringrazio il Sindaco e la Vicesindaco  per la loro presenza, Jacopo di Lainate e Francesco  seminarista, che hanno accompagnato con musica e canti la celebrazione. Ringrazio gli operatori che hanno fatto sì che la Santa Messa potesse arrivare in diretta nelle case. Grazie e speriamo che San Vincenzo sia stato contento della nostra manifestazione di affetto  un po’ ristretta sperando di poter celebrare solennemente la sua festa il prossimo anno.
Don Bruno
Lettera del 10 Maggio 2020 - V Domenica di Pasqua

V domenica di Pasqua. Siamo a metà della festa ci ha ricordato giovedì la liturgia della Parola.
 
Vorrei prima di tutto ringraziare quanti in queste prime sere di maggio si sono collegati con la parrocchia per recitare insieme il santo rosario e ringraziare anche il nostro seminarista Francesco che ci propone ogni sera uno schema nuovo per pregare e riflettere partendo dalle parole di alcuni personaggi noti e non della Chiesa che trasmettono il fervore e l’affetto per Maria la mamma di Gesù e madre nostra.

Se il vangelo di domenica scorsa ci proponeva l’immagine del buon pastore oggi quella immagine viene amplificata, l’amore di Gesù provoca una trasmissione dei suoi sentimenti, e conduce il discepolo ad amare come Lui ci ha amati aiutati dal dono dello Spirito Santo.
Veramente lo Spirito santo è autore di cose meravigliose che i nostri occhi possono contemplare e il nostro cuore gioire.

Vorrei in questa domenica raccontarvi un fatto vero che mi ha raccontato, ma è stati poi anche scritto in un libretto, Mons.  Virginio Pante un vescovo missionario in Kenia che ho conosciuto in questi anni quando era in Italia per cure, veniva a casa di un parrocchiano e volentieri celebrava una Santa Messa in una della due parrocchie e che abbiamo aiutato spesso con iniziative come l’ultima della costruzione di una scuola-fattoria.

Quando il 6 ottobre 2001 venne ordinato vescovo , come ogni nuovo episcopo ha dovuto scegliere il suo personale stemma.
Si è seduto con la Bibbia e ha aperto il libro del profeta Isaia 22,6-9 dove è scritto che Dio manderà il suo Salvatore che porterà la pace e la riconciliazione tra i popoli e persino tra gli animali. I leoni e i leopardi giaceranno pacificamente con i vitelli e gli agnelli (etc.).
Ritenne che questo fosse un messaggio per le tribù dei Samburu, Turkana, Pokot... sempre in lotta tra di loro una situazione che sembrava non trovare pace.
Il vescovo Pante da buon Friulano ideò il suo stemma con raffigurato un leone sdraiato accanto ad un agnello, con una colomba, simbolo di pace, che si alza sopra il monte Kenya.
Inizialmente quello stemma fu preso come oggetto di sorriso da parte degli anziani, e in effetti ogni pastore potrebbe dire con sicurezza che i leoni e i leopardi amano divorare sia gli agnelli che i vitelli.
 
Tuttavia, nulla è impossibile, specialmente a Dio. Tre mesi dopo la consacrazione del Vescovo fu segnalato uno strano avvenimento nella riserva di caccia. Il sette di gennaio una leonessa ha adottato una giovane antilope. Le guardie della riserva e perfino i turisti hanno potuto vedere con i loro occhi una leonessa che passeggiava e de ne stava sdraiata con una giovane antilope.
Il vescovo in visita alle parrocchie più lontane, dopo i cerimoniali di benvenuto fu avvicinato dal gruppo dei saggi anziani e gli hanno detto:
“Vescovo, il tuo Dio deve essere un Dio molto potente e forte. Lui ha fatto si che l’immagine dipinta sulla tua macchina si sia realizzata. Non abbiamo mai visto una leonessa adottare una giovane gazzella al posto di ucciderla e mangiarla. Questo non è mai successo prima. Il tuo Dio ama la pace e noi lo onoriamo. D’ora in poi i Samburu vivranno in pace con i Pokot. Gli animali selvaggi ci hanno dato un grande esempio “ogni cosa è possibile a Dio”. Se pensate che sia la fine della storia, vi sbagliate.
Quando il Vescovo Virgilio ha ricordato che questo miracolo ha aiutato lui e i suoi missionari a portare la pace in varie tribù nomadi che lottano costantemente per i pozzi e per la terra dove far pascolare il gregge.

Un grande e bell’esempio di amore che ci consegna la natura e le sue leggi , Gesù stesso ci ha dato le sue Parole e i suoi comandamenti, ci ha detto che se li osserviamo verremo amati dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo, cioè dalla Trinità che  entrando nella nostra vita la trasformerà, porterà la pace in essa e saremo in grado di accoglierci , stimarci e amarci nel nome di Gesù. Questo mi aspetto da una comunità cristiana che si definisce tale, perché dice Gesù: “da questo sapranno che siete miei discepoli, dall’amore che avrete gli uni per gli altri”. E’ un augurio e un impegno che  assumiamo forti del Battesimo che abbiamo ricevuto.
 
Pregiamo insieme allora, in questo mese di maggio, la mamma celeste perché aiuti la nostra comunità a uscire dalle paure della situazione presente e vivere l’attenzione reciproca con serenità   e amore fraterno e preghiamo San Vincenzo Martire che benedica e ci sproni sulla strada del servizio che come Diacono esercitò nella Chiesa del suo tempo ma   è esempio di testimonianza  anche per questa nostra Chiesa del 2020.
Un saluto a tutti voi.
Don Bruno
Lettera del 03 Maggio 2020 - IV Domenica di Pasqua

Carissime e carissimi parrocchiani,
eccoci giunti al nostro incontro settimanale che non ha grandi pretese ma solo quella di far sì che la comunità si senta unita nella fraternità, convocata dall’amore di Dio, considerata in ogni sua persona da tutti  e, specialmente, da  coloro che si sentono parte attiva  e in comunione con colui che il vescovo ha posto a guida della parrocchia per il servizio del Vangelo.
 
Ci accompagna in questa quarta domenica di pasqua l’icona del buon pastore, immagine che Gesù attribuisce a se. Certamente era, ai suoi tempi, una consuetudine vedere i greggi al pascolo  e, ci dice il Vangelo, che Gesù stesso guardando la gente che lo segue, soffre perché erano “come pecore senza Pastore”.
 
In questa domenica la chiesa tutta è invitata a pregare per il dono delle vocazioni  sacerdotali e consacrate. Il Buon Pastore che conosce le proprie pecore ha bisogno di persone che siano a lui  di aiuto e vicinanza nello stare in mezzo al gregge... papa Francesco direbbe che “abbiano addosso l’odore delle pecore...”.
 
Il messaggio del papa per la 57ª giornata ha come titolo: “Le parole della vocazione”.
 
Io mi limito a ricordarle in quanto il testo chiede di essere letto con calma.
 
La prima parola della vocazione è gratitudine: ogni vocazione nasce dallo sguardo amorevole con cui il signore ci è venuto incontro e ci rassicura: ”Coraggio sono io, non abbiate paura”
 
La seconda parola è dolore, che il papa traduce con fatica. Ogni vocazione comporta un impegno e il Signore ci chiama ad affidare la vita al servizio del Vangelo nei modi concreti e quotidiani che egli indica nelle diverse forme di vocazione laicale, presbiterale e di vita consacrata… e ci tende la mano quando, per la stanchezza o la paura,  rischiamo di andare  a fondo come gli apostoli nella barca sul mare in tempesta. Ci dona lo slancio necessario per vivere la nostra vocazione con gioia ed entusiasmo.
 
La nostra vita sperimenta così la presenza del Signore che ci tende la mano e, in questo modo, la vita si apre alla lode e al coraggio, ci invita a coltivare  l’atteggiamento interiore di Maria: grata per lo sguardo di Dio che si è posato su di lei che consegna nella fede le paure e i turbamenti per abbracciare con coraggio la chiamata di Dio, facendo della propria vita, un eterno canto di lode.
 
Il papa ci invita a pregare per le vocazioni perché’ sia possibile scoprire da parte di tanti giovani, la chiamata che Dio  rivolge a loro e, così, trovare il coraggio di dire “si” e vincere la fatica nella fede in Cristo Gesù. (Naturalmente vi invito a leggere il messaggio nella sua stesura completa).
 
Compito del Pastore è guidare il gregge che gli è stato affidato, difendendolo  e  amandolo, non  come  il  mercenario  che  fugge davanti  alle   difficoltà, mostrando  il  volto  dell’unico  e vero Pastore che è Dio, Egli ci incoraggia a camminare con fiducia sulla strada che ci indica.

La speranza! Vorrei riportare un breve scritto del nostro arcivescovo Mario Delpini, sulla speranza (vocabolario della vita quotidiana) stampato nel 2017 che sembra scritto oggi ai tempi del coronavirus... e che questa lettura ci aiuti a riflettere!

Adesso la speranza la vendono per poco. È crollata la fiducia nelle statistiche e nelle proiezioni che assicuravano la fine della crisi, la cosiddetta «ripresa» che dovrebbe chiudere come una parentesi da dimenticare anni di difficoltà e autorizzare a spendere e spandere «come prima» alla faccia dei poveri. Perciò adesso si dice: «Speriamo». Le promesse della scienza che assicurava di trovare un vaccino per tutto e di garantire una vita lunga e felice si sono rivelate piuttosto problematiche e a proposito della scienza si comincia a dubitare che sia tutto bene quello che riesce a fare e disfare. Perciò i malati dicono: «Speriamo». I discorsi dei politici sono venuti a noia a molti e quasi non si ascoltano più i progetti per rendere più sopportabili le cose, mentre si vive ingarbugliati in complicazioni irritanti. Perciò la gente dice (o piuttosto sospira): «Speriamo». La speranza si vende a poco: è un modo per dichiarare una aspettativa minima, una immaginazione piuttosto fantastica che domani le cose vadano meglio di come vanno oggi. Si dice «speranza» per intendere una maniera vaga di fidarsi della vita, un modo di dire per dare una scusa alla pazienza. La speranza che vale, la virtù cristiana che ha sostenuto i santi e generato i martiri, non è l’ingenua aspettativa a proposito del futuro, ma la fiducia nelle promesse di Dio e nella sua salvezza. Non riguarda l’indice della borsa, ma la gioia perfetta ed eterna; non si accontenta di una terapia che illude il medico e il paziente, ma vive nella certezza di un compimento; non confida nella diminuzione della tasse, ma aspetta il ritorno del Signore Risorto. E poiché si sente autorizzata a puntare il dito in alto non ha paura di niente e si appassiona alla missione.; come quel servo che vive aspettando il ritorno del Signore.” (Mons. Mario Delpini)
  
Carissimi tra pochi giorni entreremo nel mese di maggio che tradizionalmente è dedicato a Maria e le comunità erano solite celebrare  in  questo  periodo i sacramenti dell’Iniziazione Cristiana della Eucarestia e della Cresima, inoltre la nostra parrocchia viveva la gioia della Festa di San Vincenzo diacono e martire… Purtroppo, questi momenti verranno rinviati o limitati nella loro programmazione secondo i suggerimenti del Consiglio Pastorale Parrocchiale e del consiglio dell’Oratorio .

Tuttavia vorrei tenere viva la tradizione del “Rosario nel Cortile” della canonica davanti alla statua della Madonna di Lourdes.
Da casa, potremo metterci in collegamento spirituale alle ore 21:00, a partire dal 5 maggio, non essendo possibile ancora riunirsi in presenza.

Per altri momenti, fare riferimento alla Home Page del sito dove verrà pubblicato quanto stabilirà il Consiglio Pastorale Parrocchiale.
 
Tuttavia vorrei  tenere viva la tradizione del Rosario nel Cortile della canonica davanti alla statua della Madonna di Lourdes .
 
Concludo con questo pensiero/preghiera:

Signore,
se ci amiamo senza finzioni,
se fuggiamo il male,
se cercheremo il bene,
se gareggeremo a stimarci l’un l’altro
se cercheremo insieme la verità,                     
se invocheremo il tuo spirito
se canteremo lieti nella speranza
se resisteremo forti nelle tribolazioni
se saremo perseveranti nella preghiera.
Sapremo accogliere i fratelli,
costruire l’ospitalità,
gioire con chi è nella gioia
piangere con chi è nel pianto
aspirare alle cose semplici,
vivere in pace con tutti.
  
Questo è il mio augurio e invito per la IV settimana di Pasqua.
Don Bruno
Lettera del 26 Aprile 2020 - III Domenica di Pasqua

AI PARROCCHIANI DI CUSAGO E MONZORO
 
Sono vicino a tutti voi in questo difficile percorso che stiamo compiendo, in questo clima di chiusure e perdite, non solo economiche, ma soprattutto di persone che sono state vittime del tremendo virus che ancora contagia e crea smarrimento nel cuore di tante persone.
 
Stando alle promesse di chi è preposto a coordinare questo periodo, dovremmo iniziare presto a ritornare a una vita che non sarà, purtroppo, normale come prima, ma rivista e reiventata, e mi viene alla mente una frase: “Alzate i vostri occhi perché la vostra liberazione è vicina!” Ma quale liberazione?
 
Questa pandemia ci è cascata addosso e, poco a poco, ha preso silenziosamente piede in tutte le realtà; ha messo in crisi tanti progetti, ha portato a rivedere i rapporti tra le persone, ha diviso chi era abituato a stare molto tempo insieme. Penso ai nonni e ai nipoti. Ora tutto è cambiato, suscitando nel cuore tante domande che spesso restano senza risposta.
 
Come prete vi confesso di essermi messo in discussione più volte sul ruolo che, oggi, questa nuova situazione mi impone… Penso che la mia scelta di diventare sacerdote sia stata certamente una risposta ad una chiamata, quella di Gesù. A questa chiamata ho cercato, in questi anni, di corrispondere nonostante le situazioni di umana difficoltà che si incontrano strada facendo: una Parrocchia, un oratorio, una pastorale che mi permetteva di stare con la gente e che mi ha concedeva di vivere esperienze molto belle, in iniziative dove ho condividevo la mia fantasia e operosità con le persone che il Signore mi metteva accanto.
 
Di difficoltà ne ho affrontate tante, ma il Signore mi è sempre stato vicino e mi ha sostenuto con il suo aiuto.
 
Ma non volevo parlare di me, ma di noi, perché oggi siamo chiamati tutti a vivere insieme un cammino nuovo dove tutto sarà da rivedere e reimpostare ma senza rinunciare a quelle realtà che sono parte della nostra identità e personalità.
 
Quanto abbiamo pregato in questo tempo e ancora lo facciamo, in tante case, compresa la mia, si avvicendano Messe e Rosari quasi in successione, intervallate dai servizi speciali sulla situazione sanitaria del giorno.
 
Quante Messe celebrate a porte chiuse ma riprese e trasmesse in streaming e che, in tanti, hanno suscitato il rammarico e la sofferenza di non poter essere personalmente presenti. Tuttavia abbiamo sperimentato che il “silenzio” è un tempo importante che non conoscevamo più, per via del ritmo caotico della nostra società.
 
E le nostre famiglie?  Le hanno chiuse in casa, tra le mura domestiche che per molte di loro erano già strette per le dimensioni ridotte dei locali e per il numero degli residenti, dove ora è necessario l’alternarsi di momenti di lavoro e di vita scolastica e ludica dei bambini.
 
E quante coppie hanno dovuto confrontarsi, dopo anni in cui ci si vedeva un attimo al mattino per colazione e alla sera per la cena, verificando e rafforzando così la propria unione.
 
In tante famiglie si è riscoperta la bellezza di quella definizione dove si afferma che “la famiglia è la piccola chiesa domestica”.
 
Alle famiglie dedico questa mia lettera della III domenica di Pasqua con una preghiera che ho preso da un piccolo libretto: “Preghiere di Marito e Moglie” (Ed. Gribaudi), ma che contiene anche preghiere per i figli, i nonni, i nipoti e anche per i preti!
 
È una preghiera adatta al tempo odierno e parla della Pazienza, la vorrei riportare pensando anche a quel sacerdote milanese, don Diego Pirovano di 56 anni, che prima di buttarsi dalla finestra di casa aveva scritto esasperato su un foglio un messaggio per il proprio papà: “Non ce la faccio più!”
 
Preghiamo per lui e per quanti in questo tempo di prova hanno sentito la tentazione della disperazione e in alcuni casi sono diventati vittime di questa situazione che ha colpito tutto il mondo.
 
Alzo gli occhi verso il cielo da dove mi verrà l’aiuto? Il mio aiuto viene dal Signore che ha fatto cielo e terra!”
Sono parole del salmo per aprirci sempre alla pazienza che è fonte della speranza.

Ora la preghiera :      
Mio Signore,
la Pazienza è il sigillo del tuo amore.
Sia così anche per noi.
La Pazienza abbrevia le distanze,
fa fiorire il deserto,
addolcisce e tempera.
Così sia anche per noi.
La Pazienza è creatrice,
è la più forte seduzione,
nulla le può resistere.
Sia così anche per noi.
Pazienza di Dio Padre,
Pazienza della Carne di Dio che è Gesù
Pazienza dello Spirito di Dio,
siate ispiratrici della nostra sapienza,
sempre così sia.

A tutti auguro una buona settimana in attesa di ritrovarci ancora insieme.
Con affetto don Bruno

Lettera del 19 Aprile 2020 - Domenica in Albis

CARI AMICI VI SCRIVO, COSI MI RILASSO UN PO’

 
In questi  giorni di sosta forzata si prende l’occasione  per sistemare cassetti e armadi dove nel corso del tempo si sono accumulate scatole di ogni tipo e dimensione e può capitare che nel fondo di una di queste si ritrovino vecchie lettere del tempo in cui questa era una delle abitudini sostituite da messaggini o  WhatsApp che a volte, con fatica, si riescono a decifrare sia per gli errori di scrittura o, come  capita  al  mio  amico  Beppe, per i lunghissimi intervalli tra una risposta a una  sua domanda e un nuovo contatto e cosi ecc.

Ma è bello ritrovare le lettere che sono segno di una corrispondenza intrisa di amicizia e che descrivono stati d’animo belli o difficili come quelli che nascono da un cambiamento di parrocchia che spesso capita oggi a noi preti, ma che toccano anche le persone più vicine con le quali hai camminato insieme per un certo tempo.
 
Anche gli apostoli quando Gesù parlava della “sua Pasqua”, dopo una iniziale contestazione da parte di Pietro che si sentì dare del “satana” perché pensava secondo gli uomini e non secondo Dio, cambiavano discorso o facevano finta di non sentire.
 
Lo capiranno dopo la Pasqua, quando verranno arrestati e messi in prigione e affermeranno (vedi I lettura) che è più giusto obbedire a Dio piuttosto che agli uomini.
 
Così posso leggere lo sfogo di questa ragazza vedendo in queste parole quello che potrebbero aver pensato i discepoli ascoltando le parole del maestro, stando anche a quello che raccontano a Gesù risorto i due discepoli sulla via di Emmaus (Lc 24)

Così scriveva: “Ho aspettato fino all’ultimo prima di scrivere questa lettera perché credevo potesse esistere l’ultimo atto di quella speranza che rende i film a lieto fine, che fa tanto sospirare, ma poi tutto si aggiusta. Speravo che almeno una volta ciò che desideravo potesse avverarsi ma… non è successo! Anche questo è finito, tutte le cose belle finiscono lasciando solo un’esperienza fantastica di tanti ricordi, di tante esperienze passate tutti insieme come il primo capodanno o la prima castagnata o l’esperienza del campeggio dove facevamo a turno a portare il tuo zaino pieno di così tanta roba che sembrava contenesse sassi.
 
Questi sono parte dei miei ricordi e sono la mia predica, ne ho sentite tante da te e ora ascolta la mia; vorrei che non buttassi questo “lungo pensiero” perché magari tra molti anni ti potrà ricordare questa bella esperienza.”
 
Dopo trentasei anni in una busta ormai ingiallita dal tempo messa tra le varie lettere ricevute e accantonate (tra ingressi in parrocchia e cambiamenti ne ho accumulate diverse) mi ha fatto piacere rileggere queste e altri ricordi e alla luce della Parola di Dio ritrovato quei sentimenti che certamente gli apostoli hanno sentito nei giorni della Pasqua.                

La parola di Dio è ricca di Lettere specialmente nel Nuovo Testamento (ma anche nell’Antico Testamento); nei Vangeli come nelle Epistole apostoliche troviamo testi che consideriamo lettere importanti, che sono giunte fino a noi e parlano di esperienze significative che hanno cambiato la vita di molte persone. Queste lettere che sono espressione di testimonianza come scriveva San Paolo ai Corinzi Cap, 3, 3: “La nostra lettera siete voi scritta nei nostri cuori conosciuta e letta da tutti gli uomini.  È noto infatti che voi siete una lettera di Cristo composta da noi, scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, non incise su tavole di pietra ma sulle tavole di carne dei vostri cuori”

Essere messaggeri di Speranza e di Misericordia. Assomigliare a Tommaso che credendo dopo aver Visto i segni della passione ha riconosciuto in Gesù il proprio Signore e il proprio Dio.
 
Quel Signore Gesù che ha parlato a Santa Faustina colmi il nostro cuore di fiducia avvolgendolo di Amore e pregando con le parole, di questa Santa polacca davanti alla effige della divina Misericordia raccolte nel suo Diario, diciamo: “Misericordia di Dio che ci sollevi da ogni miseria e sei sorgente della nostra felicità e della nostra gioia dà riposo ai cuori e serenità in mezzo alla paura. (Dal quaderno di Santa Maria Faustina Kowalska 12.2.1937)

Vorrei concludere con delle frasi poste al termine della lettera citata che mi sembrano propizie per il nostro cammino di credenti:
 
*Dio scruta l’abisso e il cuore umano e penetra tutti i suoi segreti. (Eccli,42,18)
 
* Non essere finto con gli uomini e bada bene a quello che dici. (Eccli 1,37)
 
* Tutto ciò che ti manda Dio ricevilo, e tra le tue dolorose vicende, impara da Lui la Pazienza e la Misericordia.

Pace e bene e Buona settimana
Don Bruno
 

Lettera del 12 Aprile 2020

Carissimi Parrocchiani,
vorrei raggiungere tutti voi, volti conosciuti e altri ancora da incontrare, per augurarvi una Santa Pasqua.
Nonostante le limitazioni richieste, vorrei stringervi idealmente la mano per esprimere quella vicinanza che non ci è consentita fisicamente, ma che non può venir meno nella stima e nella fraternità che ci unisce e ci rende parte del popolo nuovo nato dalla Pasqua di Gesù.
 
San Paolo ci scrive nella prima lettera ai Corinzi cap. 5,8: “Togliete via il lievito vecchio perché siete pasta nuova”
 
Quanto sta succedendo non può che indicarci una nuova strada per stare insieme, dell’essere comunità che, nata dalla Pasqua di Gesù risorto, diventa testimone di vita nuova che tocca tutte le situazioni dell’esistenza.
Il mio pensiero e vicinanza nella preghiera è rivolto a coloro che questa Pasqua la vivranno senza la presenza di una persona cara, sia perché ammalata - a casa o in ospedale - oppure perché il lutto ha toccato la propria famiglia e il buio è calato come un velo sul cuore.

Cristo è la Pace! Cristo è la Vita! Cristo è la Resurrezione!
 
Il mio ricordo è anche per quanti soffrono per le ristrettezze economiche, conseguenza anche della chiusura di fabbriche, negozi o altre realtà lavorative. Sappiamo tutti che gli effetti già visibili, saranno più forti nei prossimi mesi e pertanto si rafforzi in tutti noi il valore cristiano della solidarietà.
Ma vorrei raggiungere tutti, anche i bambini e bambine, ragazzi e ragazze, adolescenti e giovani che vivono con fatica questa “clausura” richiesta dalle esigenze sanitarie.
Una vicinanza particolare ai bambini di IV che hanno nel cuore il desiderio di ricevere per la prima volta Gesù Eucarestia e vedono allontanarsi di qualche mese la data di questo incontro. Ai ragazzi e ragazze di V elementare che invito a invocare con fiducia il dono dello Spirito Santo che scenderà su di loro nella Cresima e che potranno ricevere nel pomeriggio del prossimo 18 di ottobre 2020.
Un augurio anche a tutti i collaboratori della Parrocchia a quanti sono guidati dal senso profondo della corresponsabilità, ai nostri Diaconi Renato e Gabriele a Francesco seminarista che ha dovuto confrontarsi, unito a tutto il seminario, con la quarantena. Ai membri del C.P.P. e C.A.E.P., ai catechisti e alla segreteria. A tutti insomma Auguroni!
 
Vorrei concludere con un testo preso da un libretto, è solo un parte ma molto bella per il modo singolare di augurarci una Buona Pasqua:
 
Corre veloce l’Amore, sempre!
L’amore fa correre Maria al sepolcro, ma il Signore non c’è, l’hanno portato via. Maria si sente persa. Nella sua disperazione non ricorda le parole del Signore: “Il terzo giorno Risorgerò!”. Ha ancora il ricordo della croce e della morte.
E’ venuta a cercare un uomo morto per vegliare su di lui.
E’ venuta a portare mirra e aromi a un cadavere!
Ha dimenticato le sue parole di assoluta speranza e sente l’assenza del suo Signore.
Che dolore tremendo! Andrà a cercarlo e griderà: dove Sei? Domanderà agli altri “dove lo avete nascosto?" E non smetterà di piangere finché l’assenza si trasformerà in incontro, l’infelicità in gioia piena. La grande missione della Chiesa è nata da un incontro con il Risorto che ci invita ad annunciare ai nostri fratelli quello che Lui ci ha detto in un mattino di Pasqua. (Tratto da “Chi cerchi?” di Prado Gonzales Heras – ed. Monache Agostiniane)
Don Bruno
Lettera del 4 Aprile 2020

Carissimi parrocchiani
Eccoci!   Dopo i giorni della Quaresima siamo giunti alla porta di Gerusalemme una delle sette che si aprivano nel grande muro che circondava la città di Davide e Salomone.
Non sappiamo quale di esse sia, ma rimane il significato dell’ingresso solenne di Gesù nella Città Santa nei giorni che precedono la Pasqua ebraica.
Nella liturgia ambrosiana di questa domenica si racchiudono due schemi di vangelo, uno legato alla narrazione dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme, l’altro è un invito a volgere lo sguardo sulla Cena che si tiene a Cafarnao narrata da Giovanni al cap.11,55-12,11.

L’invito della diocesi attraverso il vicario generale è quella di leggere nelle celebrazioni a porte chiuse, come richiede il tempo di clausura che stiamo vivendo, il vangelo del giorno e pertanto lascio alle riflessioni che ascolteremo dal nostro Arcivescovo e anche dal sottoscritto durante le omelie.
Mi soffermo pertanto sul testo del Vangelo, sempre di Giovanni al cap.12, nella celebrazione con il rito della benedizione degli ulivi e la processione che quest’anno non potrà tenersi.
La parola di Dio ci parla di un clima di festa! Accogliendo nella Città Santa Gesù come il Messia. Facciamo festa a un Dio che viene a trovarci che ha il forte desiderio di percorrere le nostre strade, di entrare nelle nostre case facendosi vicino a noi.
È Gesù il Signore della Vita, colui che ci dà luce, speranza, vita e coraggio e di questi tempi ne sentiamo fortemente il bisogno quando il cuore si riempie di tristezza e ci sentiamo partecipi di una situazione che ha bisogno di attingere alle fonti della Speranza.

Nonostante le limitazioni di questi giorni siamo invitati ad esultare ed essere nella Gioia. Le palme, che i fanciulli agitavano davanti a Gesù, rappresentano la vita, il coraggio del domani; rappresentano il desiderio di una mondo più bello, di un Dio che si fa vicino a noi perché possiamo cambiare, crescere, migliorare e fiorire.
Fiorire come fioriscono gli alberi in questi giorni, fiorire come fiorisce il cuore di chi è innamorato, di chi coltiva una speranza dentro di sè.
Ecco perché’ possiamo vivere questa festa come esperienza bella, sempre nuova e sempre fresca.
Veniamo da una Quaresima, ciascuno con la sua croce, la sua sofferenza, la propria fatica, le tribolazioni quotidiane e le paure emerse dalla situazione provocata dal diffondersi del coronavirus.
Ma il cristiano non vive fuori dal mondo e dalla sua realtà ma ha imparato da Gesù a leggere la vita in un modo nuovo per crescere e andare avanti affrontando con fiducia anche le difficoltà.
Pertanto ci invitiamo reciprocamente ad accogliere Gesù che entra in Gerusalemme. Ed i protagonisti non sono i sapienti, non sono i grandi, non gli studiosi ma coloro che sono semplici come i fanciulli.
E noi adulti lasciamoci trascinare dalla gioia e dalla fede dei giovani. In questa domenica dove viene celebrata la giornata della gioventù che, proposta a livello diocesano e che mette in pratica il messaggio di Papa Francesco: “Giovane, dico a te, alzati!” (Lc 7,14). I giovani che sanno guardare a Gesù Cristo, che non sceglie mezzi potenti per manifestarsi, ma semplici: umile cavalca un asino, Re di giustizia e di pace che porta e dona la Pace.

Con le palme gridiamo: "Hosanna al figlio di Davide!" e con fiducia ci introduciamo nella Settimana detta Autentica, la Settimana Santa che ci porterà a vivere e celebrare la Pasqua del Signore.
(Riferimento e libero adattamento del testo "La chiesa tra gli ulivi" di mons. Giancarlo Bregantini).

Come vivere la settimana santa?
In seguito alle limitazioni che sono giunte dalla diocesi per aiutarci a vivere al meglio questa Pasqua, potremo seguire le celebrazioni attraverso il canale 195, e se riusciremo cercheremo di rendere disponibili le celebrazioni che verranno fatte nella nostra parrocchia a porte chiuse.  Nelle festività sarà a disposizione il foglietto delle letture.
Il rito della Benedizione degli Ulivi viene sospeso e verrà celebrato quando la situazione sarà cambiata anche come gesto di ringraziamento e l’ulivo portato da una colomba sarà segno della serenità ritrovata.
Non essendo possibile accostarsi al Sacramento della Confessione le disposizioni ricevute sono di sostituirlo, provvisoriamente, con un Atto di Pentimento e si scelga un gesto di penitenza che in qualche modo ripari al male commesso e rinnovi il desiderio di seguire il Signore.
Appena la situazione cambierà si cerchi un confessore per la Confessione individuale che è il Sacramento dove Dio agisce con la Sua Grazia e il Suo Perdono.

In questo periodo difficile per tante persone, mancando le celebrazioni delle Sante Messe, sono venute meno anche le offerte dei fedeli per le necessità della parrocchia. Faccio appello alla generosità di tutti per aiutare la comunità a far fronte alle spese che non vengono meno anche in tempo di scarsità economica. È possibile portare in chiesa una busta con la propria libera offerta. (È possibile confrontare la situazione sul rendiconto del mese di marzo).

Auguro a tutti voi di vivere questa Settimana Santa con cuore sereno e fraterno.           
Don Bruno
Lettera del 29 Marzo 2020

V DOMENICA DI QUARESIMA
La lettura del brano della resurrezione di Lazzaro si inserisce quest’anno in un contesto di necessità, di speranza e di fede, pensando alle tante persone che sono morte a causa del coronavirus e per le quali preghiamo.
Cerchiamo di trasformare per un momento le case dove si sperimenta il lutto e un clima di sofferenza per il distacco dall’affetto dei propri cari, nella casa di Betania dove Gesù e i suoi discepoli sostavano per vivere momenti di tranquillità e di sana amicizia. Dove Gesù vivrà anche i giorni che precederanno la sua passione, in quella casa di consolazione com'è il significato del nome Betania.

Gesù è distante, lontano da Betania e gli viene comunicato che l’amico Lazzaro è gravemente malato. Ma Gesù risponde che “quella malattia non è per la morte ma per la Gloria di Dio”
Solo dopo alcuni giorni Gesù si avvia verso Betania dove trova che Lazzaro è morto ormai da tempo ed è stato già sepolto.
E' umanamente comprensibile, per le sorelle di Lazzaro, il rimprovero verso Gesù “Se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!”

Gesù le rassicura: “io sono la Resurrezione e la Vita chi crede in me, anche se muore, vivrà “credi tu questo?” e San Giovanni mette sulla bocca di Marta la risposta del credente: "io credo!".  Anche se le circostanze sembrano dire altro: Lazzaro è morto e il suo corpo, soggetto al disfacimento, è all’interno di un sepolcro scavato nella roccia e chiuso da una pietra.
Gesù sembra chiedere a Marta la collaborazione della Fede.  Egli, nel Vangelo, compie i miracoli là dove trova nel cuore la Fede, cioè la fiducia, perché la disperazione è la vera morte del cuore.
Si sente fortemente l’invocazione pronunciata da Gesù al Padre - parole di fiducia - accompagnate anche dalle lacrime, ma piene di certezza: "Lazzaro esci dalla tomba!" e ci dice il Vangelo che il mistero del Dio della Vita si rivela con il ”restituire” e ridonare colui che era morto a coloro che lo amavano.
 
Quante volte in questi 36 anni di sacerdozio mi sono trovato ad affrontare scene di vita familiare segnate dalla morte di una persona cara. Io stesso ho sperimentato questo “vuoto” con la perdita di persone amate, questo lo penso anche per la maggior parte delle persone per le quali il dolore non è di circostanza e le parole con le lacrime non sono protocollo e trovano nella Fede il luogo dove ricevere ristoro e sostegno.   Per questo, penso ai gesti da fare, anche insieme, quando la situazione ci garantirà la sicurezza.  Ma si può vivere quel cuore solo e un anima sola, di cui parla il testo degli Atti degli Apostoli, anche a qualche metro di distanza e sentire nostro il dolore di tante persone che conosciamo, condividendo con loro fraternamente sentimenti di comunione e di amicizia.
 
Questo Vangelo ci suggerisce qualche gesto che potremmo vivere una volta terminato questo tempo, limitandoci per ora alla preghiera personale, a una telefonata, a un biglietto affettuoso.
Il primo suggerimento: lo indico nello stare vicino a chi vive un lutto, spesso accade che dopo il primo momento si lascino le persone in una certa solitudine, motivati dalla paura di disturbare.
Pensare a un momento di preghiera del condominio, con gli amici e i parenti, anche a distanza di qualche giorno, potrebbe essere un modo per testimoniare la nostra vicinanza, rimane anche la classica partecipazione a qualche celebrazione eucaristica fatta celebrare durante l’anno.
 
Suggerisco anche un altro bel modo che ho applicato nella parrocchia di Santa Rita in Pogliano: una cassettina in chiesa durante il funerale e dove ognuno mette quanto si sente di dare.
Il ricavato da spedire ai sacerdoti ammalati perché celebrino Sante Messe per il defunto o defunta.  La conferma da parte dell’associazione garantisce l’avvenuta celebrazione a suffragio, oppure secondo la volontà della famiglia a qualche associazione conosciuta. (Oratorio, Caritas, Unitarsi ecc.)
 
Secondo suggerimento: la televisione ci ha mostrato gesti di vicinanza, di incoraggiamento attraverso cartelli, disegni fatti dai bambini, striscioni ai balconi per incoraggiare: "Andrà tutto bene!”
Personalmente, anche per disinnescare la miccia accesa da alcuni poco responsabili, suggerisco di aggiungere un altro cartello con quella scritta molto cara a don Milani “I caremi interessa! ho a cuore, cioè non alzo le spalle ma mi unisco con il mio comportamento responsabile a sostenere l’impegno di tante persone che sono sensibili al bene di tutti.
 
Carissimi parrocchiani, pur fisicamente lontano, vi sono accanto e ricordo tutte le persone della nostra parrocchia specialmente gli ammalati, gli anziani e i giovani e assicuro la mia vicinanza di pastore nella preghiera e invoco su di voi la benedizione del Signore.     
Fraternamente, don Bruno
Lettera del 22 Marzo 2020
 
Carissimi e Carissime,
siamo alla Quarta Domenica di Quaresima. L'Immagine che Gesù usa per definire se stesso è quella della Luce: IO Sono la luce del Mondo! Dice Gesù. (Gv 8,12)
Il Vangelo di S. Giovanni come le sue lettere hanno come sfondo e tema quello della Luce e la sua mancanza diventa cecità, il non poter vedere.
Giovanni ci dice che Gesù è a Gerusalemme per la festa delle capanne, festa dell’acqua e della luce e vede un uomo cieco che domanda l’elemosina. Lui vede mentre i suoi discepoli discutono di peccati. “Chi ha peccato, lui o i suoi genitori perché sia nato cieco?”  

Occorre sempre trovare il colpevole o la colpevolezza per definire un fatto. Ma per Gesù non è così, egli pone al centro la persona e, penso, anche la sofferenza che porta nel cuore. Il non poter vedere lo ostacola sulla via delle relazioni con gli altri facendo di lui un soggetto rassegnato al proprio stato di cecità, al ruolo di mendicante e il peso di essere giudicato come possibile causa della propria situazione o di scaricarla sui propri genitori. Mentre i discepoli, ma anche poi gli altri farisei, gli uomini della religione hanno a cuore le proprie tradizioni e, il Vangelo ce lo ricorda, si scandalizzeranno ogni volta che Gesù, rompendo le tradizioni degli uomini, ricorderà che al primo posto c’è il comandamento dell’Amore che chiede di amare Dio sopra ogni cosa ma anche il prossimo che incontriamo, come amiamo noi stessi.
In questa situazione di oscurità che sta vivendo, occorre portare la luce e Gesù inizia con quell’uomo un percorso di riabilitazione partendo da un gesto: “gli mise il fango sugli occhi e lo invitò ad andare alla piscina di Siloe per lavarsi. Questo andò, si lavò e tornò che ci vedeva”.
Ma è solo l’inizio di un percorso che lo mette a confronto con quelli che lo conoscevano, come il cieco elemosiniere, e che pongono solo domande e giudicano secondo i propri parametri “sei nato tutto nei peccati e vuoi insegnare a noi?”

Lui non sa dare risposte teologiche ma solo mette in evidenza che un tale ha plasmato i suoi occhi con del fango e a Siloe, dopo essersi lavato, ha riacquistato la vista. E’ un uomo concreto, parla di Gesù come di un profeta anche se di lui conosce solo la voce e quelle mani di compassione che si erano fermate sopra i suoi occhi fino al momento in cui, scacciato dal tempio, lo vedrà e lo riconoscerà come il Signore.
Carissimi, in questi giorni critici è facile cadere nel “buio” del pessimismo o dell’indifferenza… il pessimismo porta a chiudere il cuore alla speranza, l’indifferenza lo chiude agli altri e al bisogno di una collettività che soffre, e può soffrire, anche a causa della superficialità di alcuni.
A queste forme di chiusura si contrappone il cammino quaresimale che ha sempre letto nel brano del cieco nato, che dalle tenebre giunge allo splendore della luce, il modello di una fede in crescita e in maturazione, aperta alla fiducia e alla corresponsabilità.

Cosa possiamo imparare da questo Vangelo perché ci aiuti a vivere da “illuminati” questa settimana (ricordiamo che il Battesimo agli inizi era chiamato Illuminazione)?
Mi viene in mente, tenendo conto della situazione presente, che ci invita a non avere contatti fisici tra noi se non a distanza regolamentare, che potremmo fare un semplice esercizio alzando la cornetta o il cellulare per sentire le persone che conosciamo non solo quelle care e prendere atto della loro salute specialmente se sono malati.
Mi viene in mente il gesto di un giovane che, a casa per la chiusura delle università, ogni giorno telefona a una parte dei suoi compagni per prendere coscienza della loro situazione e mantenere i contatti. E questo ogni giorno! Un gruppo, e così via. Rompendo per qualche minuto eventuali solitudini forzate.
Oppure possiamo fare una lista delle persone che conosciamo per pregare ogni giorno per ognuna di loro, come fosse un rosario e a ogni grano corrisponda una persona.
Vi faccio l’esempio di come faccio io davanti a Gesù usando la formula breve dell’Ave Maria, quella del Vangelo per intenderci, le parole dell’Angelo. Solo la prima parte aprendo la decina con il Padre nostro e chiudendola con il Gloria al Padre al Figlio e allo Santo.
1) Ti saluto Maria, piena di Grazia il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno Gesù: ricordati di Mario e della sua famiglia…  
2) Ti saluto Maria… ecc. per 10 volte.

Per molti forse è strano recitare il rosario in modo non “canonico”, ma lecito e biblico, affidando alla Madonna e a Gesù i nostri cari, gli amici, i conoscenti e i nostri defunti.
Vorrei concludere con brevi racconti presi da testi senza pretese, ma che fanno sorridere un po’ e, come scrive l’autore:
"In un’epoca di nevrosi come la nostra, quale miglior medicina che la compagnia, sia pur immaginaria, di persone che, proprio perché tennero i piedi per terra, seppero toccare il cielo con ambedue le mani? "
(Dal libro: “Arguzie e facezie dei padri del deserto” R. Ken – Ed. Gribaudi) - (La Numerazione corrisponde a quella del testo)
214) Disse un santo anziano “Io non so pregare. Mi limito a fare i complimenti a Dio”
216) Voglio seguirti nella tua santità - disse un fratello al grande Giovanni - Rispose questi: bada che preferisco essere superato che seguito…
253) Al sacerdote che doveva fare la sua prima predica, un anziano disse: Ricorda fratello che un’omelia non è mai del tutto cattiva se chi l’ascolta la trova più breve di quanto si aspettava”

Buona e serena settimana a tutti e specialmente agli ammalati e ai ragazzi e ragazze dell’oratorio.
Don Bruno
Lettera del 15 Marzo 2020

Carissimi e Carissime,
la terza domenica di Quaresima ambrosiana ci porta ogni anno a leggere il dialogo/scontro tra Gesù e coloro che si dicono religiosi e frequentano il tempio, che sono pronti ad affermare anche il falso nel tentativo di mostrare che la verità è dalla loro parte, ma in realtà sono "schiavi" delle tradizioni e dei simboli che hanno svuotato la loro fede dell'autentico contenuto.
Gesù invita a tornare al Cuore del Padre, a una conversione che libera la vita e la rende esperienza di gioia e al sentirsi figli amati da Dio che diventa il nostro primo riferimento: "Io sono il signore Dio tuo!"
Forse in questo tempo di prova e di restrizioni facciamo esperienza delle nostre piccole o grandi schiavitù alla quali abbiamo legato il ritmo delle nostre giornate. Come è possibile fare a meno di alcune cose che abbiamo reso indispensabili per noi? Gesù ci direbbe: perché vi affannate e vi domandate che cosa mangeremo, come vestiremo? Guardate i gigli del campo, gli uccelli del cielo non tessono e non seminano ma a loro pensa il Padre celeste.

Abbiamo visto persone in coda davanti ai supermercati e uscirne con carrelli strapieni nonostante le rassicurazioni che i rifornimenti fossero garantiti, ho visto persone in fila, sempre più chiuse nel rapporto intimo con il proprio cellulare, e alzare la voce con il vicino se questo cercava di agire da furbetto e passare davanti.
Abbiamo visto persone alla finestra cantare insieme per un attimo di condivisione ma poi le finestre si sono chiuse e la vita ha ripreso il suo corso all'interno delle case dove il Coronavirus ci ha rinchiusi.
Ma ci sono anche gesti che vanno contro corrente di giovani che si rendono disponibili per fare la spesa a chi è anziano, chi si presta per fare da Tata ai bambini di genitori impegnati nel lavoro, e altri ancora e aggiungo in finale l'impegno di tanti ammalati che telefonandomi, mi assicurano la preghiera per la mia povera persona e per questa comunità di Cusago/Monzoro, grazie a questi fratelli e sorelle che si sentono parte viva della nostra parrocchia e dal loro letto di sofferenza offrono al Signore quello che sono e che hanno. Pensiamo anche a quanti, medici e infermieri e personale volontario stanno vicino a chi soffre negli ospedali.
Ma cosa centra con il Vangelo di questa Domenica? Gesù rimprovera ai suoi interlocutori di dichiararsi figli di Abramo, ma poi di non fare le opere di Abramo, le opere di una fede viva e concreta.
Mi sono posto la domanda? Che figlio sono? Ogni giorno invoco più volte Dio come Padre mio ma poi sono capace di essere all'altezza di questo ruolo? Sento come importante riconoscere le mie umane povertà e cercare in Dio quella salvezza e libertà dalle cose materiali che mi appesantiscono il cammino.

Scriveva una teologa: "Dovremmo imparare a non fermarci al crocifisso di legno che è appeso alla parete di casa, ma imparare a partire da questo per vedere i tanti crocifissi che camminano per le nostre strade e che non riconosciamo e degniamo di uno sguardo."
Che il Signore ci liberi dai nostri egoismi, dalle convinzioni che ci paralizzano e ci aiuti a camminare, con l'aiuto vicendevole, verso la grande esperienza della Pasqua.
Buona settimana a tutti
Don Bruno
Parrocchia Santi Fermo Rustico Cusago - C.F.: 80063510152
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